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venerdì 18 gennaio 2013

Mi chiedo perché debbo pagare IMU stratotesferiche, monnezze netta tasche per la gioia di preti, pizzocchere e sacristi?


Quando gli asini di cervantes ragliano, quando gli imberbi fanciulli friniscono, quando gli evirati cantori salmodiano credete voi che noi poveri vecchi omerici possiamo aver voglia di ammonire, redarguire? ci rimane il sogghigno di una saggezza rappresa, di un disdegnoso sorridere. Se qualche trombettiere mi investe con la sua stridula cornetta che faccio? Passo oltre. Non lo degno.  Ad altri dico le chiese le riparino i fedeli: i protestanti le loro,i maomettani le loro, i buddisti  le loro, i cattolici le loro, Noi laici non credenti problemi del genere non ne abbiamo ; non abbiamo né vogliamo chiese; abbiamo diuturni contrasti con il nostro intimo essere per aver voglia di andare a sgranar rosari assolutori in spazi a croce latina o greca o con alti minareti o con candelabri a sette o a nove   bracci. Noi siamo persone serie. Rispettiamo però i diversi che tanta voglia di rispettarci non hanno: loro hanno la VERITA’, gliel’ha rassegnata un barbuto vecchiardo abitante nell’alto dei cieli.

In Italia la storia di una religione privilegiata, accaparratrice di fondi pubblici, fruitrice di un fallace 8 per mille che quanti sottoscrivono non si riesce a sapere (pochi comunque ma si finge che siano orde forse più della stessa popolazione dei censimenti), parte da un concordato fatto più di transazioni economiche che di reciproci rispetti ideali. Comunque, in questo nostro paese un arciprete che molto popolare non fu quando volle bella la sua chiesa – ad usare il linguaggio di Sciascia – mise fondo ai suoi risparmi ed a quelli di gentili signore di una piccola crestomazia di paese e senza nulla chiedere alle pubbliche casse fece bella la Matrice (o almeno così apparve agli estasiati parrocchiani). Quell’arciprete si chiamava mons. Giovanni Casuccio.

Al contempo un altro prete venuto da Milocca voleva emulare in amplitudine il vecchio convento di San Francesco. Raccolse risparmi di vecchie madri che ricevevano rimesse dai loro figli d’America in vista dell’agognato ritorno in patria: il prete disse loro che era come versare quei soldi in banca o alla posta;  la chiesa remunerava di più. Mio zio Nicolò La Rocca ammonì mia nonna: guai a te a farlo. Quelli son soldi perduti. Ebbe tragica ragione. Il prete falli, le rimesse degli emigranti in America si dispersero, l’ambiziosa propaggine di San Francesco rimase un insenso cortile. Ora scavalcando leggi e divieti compagni ex comunisti ebbero a consegnare ad un misticheggiante sacerdote soldi del Comune per riparare quelle cadenti mura. La consegna a privati non è ammessa dalla finanza locale e se opera pubblica va fatto pubblico e trasparente appalto. Ma non è opera pubblica. Quei signori in rosso del comune commettevano peculato ed anche se in abito talare si è soggetti ai rigori del nostro codice penale.
Mi chiedo perché debbo pagare IMU stratotesferiche, monnezze netta tasche per la gioia di prete, pizzocchere   e sacristi? Non debbo e non voglio: Davvero non riuscirei a tenere testa ad eterni giovincelli?  



 

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