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martedì 26 marzo 2013

Nè eretici né rivoltosi a Racalmuto

Brisa pe' critiché, dicevano grosso modo a Modena. Non è per voglia di criticare. Dio me ne guardi sono l'uomo più remissivo del mondo. Ma sono disorientato. Credo di conoscere adeguatamente la storia di Racalmuto. Alla Matrice poi ho potuto seguire la cronaca minuziosa di questo che ormai tutti vogliono che si chiami Regalpetra, e per giunta paese di tenace conecetto; ma  io questo puzzo di tenace eresia a Racalmuto non l'ho mai riscontrato. E' venuta fuori d'improvviso una tal La Bosca. L'ho beccata negli archivi parrocchiale ma quale innocua signorina virgo in capillis sino a tarda età. Credo che il suo inconveniente sia stato quello di qualche favore sessuale a pagamento in quel di Palermo. Il notaro Jacobo Damiano, che peraltro racalmutese non era ma veniva da Giorgenti, sì il sanbenito fu costretto a portarlo, ma per quello che siamo riusciti a ricostruire non tanto per questioni di eretiche faccende ma solo per avere adulterato un testamento di un conte a nome Giovanni Del Carretto; nè più nè meno di quello che fece un notaio racalmutee con le terre di un mio bisnonno a nome La Rocca. (Ma a questo notaro nulla di male venne e la terra rapinata se la godono ancora i suoi discendenti. Cosa questa che mi fa apprezzare il Sant'Uffizio che bene faceva a considerare peccato perseguile da santa romana chiesa le adulterazioni, le truffe e i falsi che notari furbetti sapevano redigere magari a testatore già morto.)
Si sa che il sottoscritto crede di avere dimostrato che il diacono che chiamano fra Diego La Matina giustiziato a Palermo non è quello che Sciascia crede di avere individuato sempre nei begli archivi della Matrice che le publiche autorità si ostinano a negligere, perché tanto Baiamonte non li considera importanti.
Sì, è vero il conclamato canonico Mantione, finché fu arciprete di Racalmuto, puntigliosaente annotava sempre in quegli artchivi della Matrice tutti quelli che non si comunicavano a Pasqua e li segnalava al Caracciolo, esistendo la Legazia Apostolica, per l'irrogazione di esemplari punizioni civili. Basta questo per qualificare Racalmuto sentina di eretici?
Nell'Ottocento le scomuniche fioccarono contro tutti coloro che osarono acquistare i beni della Chiesa per via della notoria espoliazione sabauda dei beni eclesiastici. Ma si dà il caso che la scomunica colpì la sorella dello stesso arciprete Tirone e non è ancora chiaro se non addirittura lo stesso arciprete Tirone. Ma fu cosa generale in tutta la Sicilia. Quegli scomunicati lì io non me la sento di tacciarli come eretici e addirittura rivoltosi.
Magari una bella rivolta eretica ci fu a Grotte, ma fu faccenda di cum quibus e solo certa pubblicistica cattolica vuole fare apparire la voglia di restare arciprete di qualche prete grottese come addirittura lo Scisma di Grotte, guarda caso rientrato miseramente nelle sacrestie della Matrice di Racalmuto, ragion per cui Racalmuto si considera meritevole guardiana della integrità della Fede. Altro che eretici.
Non me la sento manco di considerare eretica la buona Morreale del Seicento, quella con una sclava negra dalle prosperose minne negrette che fecero perdere la testa (meglio gli occhi) a tanti racamutesi che anche allora passeggiavano davanti al Casino dei Galantuomini,. A dire il vero il casino allora non c'era ma il palazzetto accanto, quello di Mulè, sì; ed appunto là stava la Morreale con quella eccitante sclava negra (da qui il nome a certi succulenti fico).
Quanto al tenace concetto, Racalmuto - suvvia - non ce l'ha avuto mai. Figuriamoci in politica. Le ultime vicende non ci dicono nulla? Di qua, di là, di giù, di sù, i racalmutesi li mena la politica. E posso affermarlo senza tema di smentita: il racalmutese è così avveduto da calari la schina ad ogni nuovo potente che si asside negli scranni del potere. La rivoltà del 1862? Se non un'invenzione, di certo una esagerazione del prefetto Falconcini, incapace ma loquace e comunque inidoneo a quel loquace silenzio che ha dato gloria e merito al nostro bravo romanziere Tanu Savatteri. Ma forse ora il grottese Vassallo lo supererà. Sono contenti
Una bella manifestazione popolare con una virago (si fa per dire) a capo a dire il vero l'ho potuta cosstruire sui documenti dell'archivio di stato di Agrigento, s'intende quando è aperto e il il direttore per contrasti con il suo mnistero non fa sciopero. Ma gira e rigira era una fazione di galantuonimi che voleva colpire la contrapposta fazione sempre dei galantuomini.  I galantuomini a Racalmuto sono stati sempre in contrasto fra loro. Farrauto contro Matrona, Matrona contro Tulumello, Giudice contro Savatteri, Scimè e Bartolotta contro Nalbone. Nalbone a favore del Duce prima e dei vescovi dopo, Achille Vinci contro Burruano, Burruano contro don Rricu Macaluso, altri Burruano persino contro don Peppi Matina e lo stesso Leonardo Sciascia. ed anche mettiamoci Dinu Casucciu contro Geniu Messana. Quellid'oggidì non li conosco; credo che ci dovrei mettere Guaglianu contro Totu Pitruottu, ma qui più che guerra fra galantuomini mi pare piuttosto una lite in famiglia  spiattellata in pubblico, una specie di letto in chiazza. Giratela come volete, spirito rivoltoso contro l'autorità costituita a Racalmuto né ieri né oggi e mi auguro neppure domani c'è mai stato. Salvo errore ed omissione, si diveva in banca.

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