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venerdì 30 agosto 2013

finché volli feci brillante carriera. La mia vita cambiò in meglio: non così penso per alcuni grandi banchieri d'assalto, dai Fabbrocini ai Sindona e contorni.

Sarò quel satanasso che tutti dicono (e che io non nego) ma una foto così voglio vedere chi ce l'ha. Quello con la freccina sono io. I miei anni? manco 25. E già, mi sta di fronte Papa Giovanni e parla con me. Mi chiede chi ero, e quando gl...i dico che sono di Agrigento (ad un Papa, futuro santo, per giunta, uno mica gli va a dire che è di Racalmuto) si mette con tocco poetico a parlarmi della valle dei Templi. Questa meraviglia del mondo - mi dice - che ti appare d'improvviso davanti appena lasci le valli interne. Erano i primi mesi del 1959. Eravamo in udienza privatissima. Io stavo in ginocchio ed è l'unica volta che non mi vergogno di essere stato genuflesso avanti un altro uomo. Stavamo facendo un corso di aggiornamento politico e sociale come assumendi dirigenti delle ACLI. Ci accompagnavano gli assistenti religiosi mons. Santo Quadri - futuro vescovo di successo e mons. Boschini - Non scorgo nella foto Livio Labor, un quarantenne fervoroso e dalla parola coinvolgente, che qualche ruolo nazionale ce l'ha avuto in politica (ma a dire il vero senza tanto successo). Era il presidente delle ACLI di allora che tendevano a divenire un'accolta di comunistelli di sagrestia non tanto bene accetti sugli alti scranni cardinalizi vaticani, come dire il cardinale Ottaviani. Il presidente era Dino Penazzato, un veneto pacioso che passò al parlamento con una qualche evidenza.
Io finii nelle ACLI e per conto loro dimorai per nove mesi in via Ulisse Seni, 2 in un grazioso convento di monache di fronte a Villa Sciarra a Roma per generosità di 'Gnaziu Pitrottu e di Lillo Savetteri: erano loro due che con una olivetti 22 stavano nei locali del Santissimo come addetti al locale patronato. Cercavano di sistemarsi, insomma ed allora non era facile. Toccava ad uno di loro partire per Roma per questa opportunità lavorativà. Generosamente me la passarono. Gli sono eternamente grato. A Roma, docente una sfiorita ma molto brava signorina, potei imparare qualcosa di economia politica e di politica economica che se stavi spranza di Mirabella all'università di Palermo, quando è che imparavi qualcosa.
Forte di quegli insegnamenti aclisti, potei fare un buon tema di economia nel concorso a segretario in esperimento della Banca d'Italia e vincerlo quel concorso. Finii a Modena anziché ad Agrigento come sarebbe piaciuto a mio padre, perché l'Istituto di Emissione di Via Nazionale 91 mi ha voluto far capire subito che un posto là imponeva serietà assoluta. Mi ero improvvidamente fatto raccomandare da padre Scimé presso il massone on. Martino per l'assegnazione nella filiale agrigentina. L'unica volta nella mia vita che sono ricorso ad una raccomandazione. Il risultato, ammonitore, eccolo là. Finii per la festa di San Geminiano tra la neve, questa tremenda cacchina degli angeli, in quel di Modena di fronte al bel teatro comunale, vicino alla non simpatica accademia militare. Buon per me, comunque; finché volli feci brillante carriera. La mia vita cambiò in meglio: non così penso per alcuni grandi banchieri d'assalto, dai Fabbrocini ai Sindona e contorni.

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