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giovedì 26 settembre 2013

Ma ora mi domando: Racalmuto è ancora il paese del sale per quel che si intende paese del sale?

Quando son umile, rarissimamente, canto con Omero i versi dei vecchioni che dicono di essere ormai solo frivoli uccellini (non i riddilii di Totò) che sulle cime degli alberi cinguettano saggezza vetusta, dopo scarnificanti aggressività dell’età che si dice matura. Ma di ciò in altro tempo. Spero nel mio blog, tutto mio, senza censori, senza censure.

Ma ora mi domando: Racalmuto è ancora il paese del sale per quel che si intende paese del sale?
Mi è sembrata idiozia pura la pretesa di una suppongo vezzosa signorina che esigeva il nulla osta per potere io fare microstoria. Nell'aprile del 1950 giovani spasimanti di signorine use ad affacciarsi troppo al balcone per farsi "taliare" decisreo di metter su una filodrammatica. Interdetto il teatro ricorsero alla sacrestia della matrice di Racalmuto. Pur di fare proseliti l'arciprete ed arcigno Casuccio acconsentì. In scena ovvio cose di Dio. Ho ucciso mio figlio fu scelto, un monito per chi osa frapporre ostacoli alle chiamate del Signore che pare sussistano ancora. Bisognava scegliere un regista. I maghi erano Giugiu Agrò e Toto Falbo; ma non si dimostrarono disponibili, presero però uno della loro cerchia, ufficialmente MSI ma notoriamente covo di fascistissimi (nostalgici, di diceva) e ce lo prestarono. Mi si dice ora che non posso fare il nome e non posso svelare che pur "fascistissimo" fu ammesso dal Casuccio a fare il regista. Fu molto bravo, apprezzato. Ne canto le lodi. La famiglia mi vuole persino querelare per averne parlato non bene ma benissimo. Ma c'è dell'intelligenza ancora a Racalmuto?

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