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sabato 23 febbraio 2013

Il mio addio a Ivo Turchetti, con grande pena nel cuore


Prefazionavo il mio La DONNA del MOSSAD – Apologo sul caso Sindona non mancando di ringraziare un uomo che mi aveva salvato da guai gravi, da licenziamenti persino forieri di miseria: «Se non fosse stato per Ivo Turchetti – scrivevo – il sottoscritto sarebbe stato stritolato, messo alla gogna, mandato forse in galera dai vari Oteri, Ciancaglini ed un flaccido calvinista di cui mi sono scordato persino il nome».

 

Oggi, giornata di grandi fastidiose piogge a Roma sono stato al suo scarno, intimissimo funerale. Caro Ivo tu sei stato l’uomo che nella congiuntura più tragica della banca d’Italia hai saputo tenere la compagine impiegatizia di questo glorioso ma ambiguo istituto nella parte giusta, né istericamente ribelle né sornionamente plaudente.

Nei tuoi vari e diversificati ruoli puoi dirti colui che molto contribuì all’immagine del candido apparire della Banca d’Italia. Se democrazia, se apertura all’irrompente accesso nelle stanze dei bottoni della classe operaia, se senso civile, se bando alla iattante separatezza di Palazzo Koch vi furono, tu tanto contribuisti.

Oggi in quell’algida stanzetta della Residenza Salus non c’erano bandiere (e ti spettavano) non c’erano fiori d’alto bordo (e ti spettavano), figure rappresentative del potere, del governo dell’economia, del partito dei combattenti rossi (e ti spettavano). Ne fui felice, l’artefice di tante battaglie civili e democratiche era rimasto puro, candido, immacolato. Vi eravamo, oltre a tuoi cari parenti stretti, pochisimi che davvero ti avevamo voluto bene.

In una delle tue divagazioni professionali della Banca d’Italia, venisti con noi in una ispezione di vigilanza alla Cassa di Risparmio di Vercelli nel 1969. Non fosti fortunato: il capo missine (impersonava una lunga evanescenza  nordica) da una parte, ed il sottoscritto, una crisalide allora in cerca della sua stazza ispettiva dall’altra. Ci stavi in mezzo, dignitosissimo ma estraneo. Ti spiegavo una volta cosa avevo trovato: un “sussidiario del conto economico” tra gli “effetti ricevuti per l’incasso”. Si adirò Guasco e ci redarguì imponendoci il silenzio come se fossimo due scolaretti. Certo che non gliela lasciai passare liscia. Stavo diventando il ribelle che poi sono stato fino ad essere cacciato via dalla Banca d’Italia. Ma senza infamia, per la tua difesa (potente e sapiente).

Al culmine delle assurdità: ad un rifornimento dell’autostrada, ci gridarono (erano gli anni di piombo): “fascisti, borghesi, ancora pochi mesi”. Ricordo che ti ci arrabbiasti davvero. A me .. dicevi; a me! Eri stato anche partigiano ed eri rosso integro.

Ora debbo dirti, carissimo Ivo: Addio, Addio per sempre , con tantissima pena nel cuore.

Calogero Taverna

IN CRUCIVERBA IL GENIO DI SCIASCIA ANATOMIZZA GUTTUSO

Non so perché dovrei dire cose scontate. Se dico che il Circolo unione si astenga dall'onorare Sciascia, la cosa colpisce. In effetti volevo dire che onorandolo non lo onora(avevo tra le mani un altro termine, ma me ne ASTENGO).


PROPRIO OGGI HO DOVUTO SPREMERE TUTTE LE MIE MENINGI PER CAPIRE UNO STUDIO DI ECCELSA LEVATURA DI SCIASCIA A COMMENTO DI GUTTUSO IN CRUCIVERBA.

MI SONO DETTO: MA SCIASCIA E' DAVVERO UN GENIO, UN FILOSOFO ED UN FILOSOFO DELL'ARTE. NON è FACILE  SEGUIRLO. IPOTATTICO SINO ALL'INCOMPRENSIBILITA'; ERMENEUTICO SINO ALLO SPASIMO DELLO SPIRITO, ERMETICO PIU' DI OGNI ALTRO PUR SUBLIME POETA  ED AL CONTEMPO "RONDISTA" MEGLIO DEL FONDATORE, DI CARDARELLI CIOE'.

MA TUTTA QUELLA PLETORA CHE GLI FACEVA GINNASIO, CON QUEGLI SCARSI LUMI DI UN INTELLETTO SENZA COSTRUTTO, COME POTEVANO CAPIRLO. DICO CHE MANCO GUTTUSO POTE' COMPRENDERE QUELLA FICCANTE ANALISI CHE LO SPOGLIAVA MENTRE LO RIVESTIVA DI GENIALITA' DI CUI IL PITTORE SICILIANO NON POTEVA AVERE CONTEZZA.


SVIILUPPERO' I CONCETTI IN ALTRI TEMPI

venerdì 22 febbraio 2013

Per completezza pubblico la prima parte della lettera a suo tempo inviata ad Angelo De mattia


Carissimo Angelo,

ricevo e commento gli articoli di cui mi hai inviato le fotocopie.

A farti i debiti elogi, più che cosa scontata, diviene impari eloquio. Non ti scopro certo io: sei di razza superiore e poi rappresenti il meglio della cultura Bankitalia, che di per sé è il meglio che c’è (ma ho voglia di dire: c’è stato) nel settore.

Nel 1960, quando in quel febbraio misi piede nella filiale di Modena, c’era Menichella, che nel suo intimo sarà stato quel pozzo di scienza che tutti dicevano, ma aveva ridotto il personale BI ad un’accolta di austeri cassieri in frack di crassa ignoranza e tutto si riduceva a gestire la distribuzione del contante o il pagamento della congrua ai preti con soldi del Fondo Culto ed altre diavolerie della tesoreria provinciale (che per due anni mi martorizzò, sotto un bolso capufficio che ogni sera dovevo accompagnare a casa). E ometto qualche altra cosa, ma non di estrema importanza. Venne Carli e tutto rivoluzionò, sviluppò, aristocratizzò, in primis il servizio studi, in secundis la consulenza legale. L’ispettorato Vigilanza languì ancora per più di un decennio, anche perché non molto gradito al principe del San Sebastianino.

Intrusioni di emergenti e sommergenti fatti personali, per dirti che sono rimasto basito per lo stile e l’eleganza con cui seppellisci il “soft touch” che ti confido non so che cosa sia. Colpa della mia vecchiaia e della mia scarsa incultura in materia di moderna ingegneria istituzionale creditizia extra moenia.

Non colgo appieno la interrelazione tra i vari passaggi del tuo dire e come si attagli alla vicenda giornalistica che tu perentoriamente dichiari chiusa nel tuo riquadro aggiuntivo.

Mi aiuti lei prof. Umberto Eco, mi aiuti a capire il rapporto BI su MPS


Peccato che non ho confidenza alcuna con Umberto Eco, diversamente l’avrei pregato di spiegarmi la significatività di questo passo della nuova letteratura economica della Banca d’Italia:
«L’esigenza di recuperare margini reddituali ha indotto a perseguire strategie di carry sull’intero bilancio e  d’investimento a leva in titoli governativi italiani che hanno richiesto il reiterato dei limiti interni a determinato un’elevata esposizione  al rischio al tasso di interesse.»

E perché  saputo una cosa del genere la Tarantola deve andare in galera? Davvero è legittimato il Rizzo banchiere ad affermare che lui nulla aveva da dire: solo confermare la rappresentazione di fatti gravi che un ispettore BI aveva effettuato alla Tarantola?

Non conosco l’inglese, anzi lo odio: quindi ho preso un vecchio vocabolario e trovo due significati alla voce CARRY, il primo non mi dice nulla, il secondo mi diverte: “portata di cannone , di fucile, di palla da gioco, di un fiume di un battello  - posizione del ‘present  arm’.

Ma questi del MPS che si sono messi a sparare cannoni e fucili con la loro “politica di bilancio”. Vecchia faccenda quella della magistratura di Milano che nulla sapendo di bilancio pontificavano sul divieto di siffatta politica. Ed il buon ONIDA, reduce da una scuola che risaliva al buon Luca Pacioli, controbattevano che il bilancio “è una realtà pensata e nessuno può fornirne la formula matematica “come non si può dare " la formula chimica dell’acqua sporca che corre  sulla strada”.
Ai magistrati allora appariva mistificazione connivente. Alla Banca d’Italia vi fu una repentina conversione alle concezioni aliene anglosassoni del bilancio quotidianamente verità e alla sottomissione anche degli enti pubblici economici alle ferree leggi del mercato, all’aziendalismo privatistico.
Solo che dopo, anche per poter far fingere di “vigilare” “controllare” “prevenire” “punire” si inventò una evanescente “vigilanza prudenziale” di cui il buon dottore Vincenzo Cantarella (e crediamo anche il suo valente numero due) un per lucido espemio in questo rapportino tanto divulgato, tanto incriminante secondo l’attuale imperante vulgata.

Così si legge impunemente:
In un lettera pubblicata oggi dal «Giornale» Antonio Rizzo, ex manager Dresdner Bank - ora alla Bcc di Carate Brianza - e principale teste d'accusa nei confronti dei vertici Mps ascoltato ieri in Procura in merito alla banda del 5 per cento, ha cercato di ridimensionare il proprio ruolo nella vicenda: «ho denunciato il malaffare nel 2008 e il sistema per il quale lavoravo ha cercato in tutti i modi di farmela pagare», esordisce. Precisa anche che non è un martire perché per anni ha incassato lauti stipendi e bonus.

Nella sua lettera al quotidiano milanese Rizzo dice innanzitutto che ormai le leggi non riescono a disciplinare «in tempo reale» la materia dei prodotti finanziari, che si evolvono in modo veloce. Ma nonostante ciò boccia la proposta di Bersani della «commissione d'inchiesta sui derivati» bollando la vicenda Mps come «un chiaro caso di falso in bilancio, malversazione e probabilmente approvazione indebita ai danni degli azionisti grandi e piccoli».

Per arrivare a questo scarica barile:

«Non sono io il supertestimone ma la dottoressa Tarantola» - dice Rizzo -, l'ex vicedirettore generale della Banca d'Italia che nel novembre 2010 lesse la relazione dei propri ispettori su Mps non trovando nulla da eccepire. Di diverso avviso sembra essere la Procura di Trani, orientata all'archiviazione della posizione dell'attuale presidente Rai.

Rizzo attacca anche il ministro delle Finanze, Vittorio Grilli, per non avere saputo spiegare le responsabilità politiche e istituzionali sui buchi nei conti Mps. Riserva infine due siluri all'operazione Casaforte - approvata dalla Vigilanza - e secondo lui volutamente tenuta sotto traccia, e ai Monti bonds, operazione di «trasferimento di ingenti capitali dall'economia reale e dallo Stato alle banche con la complicità dei loro amici» e il più grande derivato stipulato a danno del contribuente italiano.

La dottoressa Tarantola si doveva impressionare per il fatto che in MPS vi era stato “un investimeto a leva in titoli governativi italiani”?.
Che doveva fare il MPS investire in titoli governativi francesi o meglio tedeschi (così la Merkel era contenta) o affidarsi a  quei marpioni dei banchieri olandesi di rito scozzese?

L’ho detto mille volte e lo ripeto: la Tarantola non mi è simpatica, piace troppo a Bertone, Berlusconi e Tremonti. Solo così dalle filiali (sia pure anche dalla sede di milano) è approdata a quel tritacarne che è la Banca d’Italia dell’Amministrazione Centrale romana. Ma aveva raggiunto un ruolo di massima  immedesimazione organica nel settore della Vigilanza.
Verrà dalla Bocconi, ma non ha vissuto il melodramma della trasformazione della vigilanza tradizionale (triplice profilo: saldezza patrimoniale, equilibrio negli indici di liquidità e buona capacità di  reddito) a quella c.d. “prudenziale” delizia dei tanti Basilea, pedina di lancio di tanti rampanti funzionari di Palazzo Koch.

Tutto sommato la Tarantola era ferma a quello che scrivevo a De Mattia:

Obnubilo ogni mia voglia chiosante dei tuoi intricanti passaggi d’alta analisi istituzionale di questo modernissimo groviglio del controllo sopranazionale del credito, imperante un rutilìo di saggezze svizzere, canonizzate a Basilea.

 Mi fermo solo su questo tuo affermare:

… Ciò … non significa cadere nell’eccesso opposto secondo una visione rigoristica e dimenticare che la Vigilanza e chi ne è a capo non sono meri arbitri – come un’errata impostazione di alcuni giudici penali vorrebbe – non sono insomma, solo organi di una magistratura economica, ma hanno anche una funzione propulsiva  per  la stabilità aziendale e sistemica, esercitano un compito anche di indirizzo, possono ricorrere alla moral suasion, attivano tutte le misure disponibili per la sana e prudente gestione del credito; rispondono agli obblighi fissati dall’art. 47 della Costituzione sulla difesa del risparmio.

In ogni caso, costatato il fallimento del soft touch occorrerebbe provvedere …

 Magistrale, scultoreo, esaustivo, indilazionabile.

Mi accorgo però di essere davvero obsoleto. Certi tuoi incisi ai miei tempi sarebbero stati eretici. E siccome tutto tu sarai ma non chierico vagante, quello che dici origina da ben consolidate riforme che ovviamente mi sono sfuggite.

Ti chiedo quindi alcune spiegazioni.

A)      essere arbitri legali per un governatore avrebbe un fondamento, solo che non bisognerebbe eccedere in visioni rigoristiche. Ho presente lo strillare di Carli alle prese con il banchiere di Dio, con il caso Bazan e ai miei tempi con magistratura meneghina piena di grevi giudici all’Urbisci e Viola, prima, Colombo, dopo, martellante il concetto che tentazioni volte a considerare in qualche misura un magistrato speciale il Governatore della Banca D’Italia, quello della vecchia legge bancaria, precedente la costituzione ma non rinnegata da questa, era follia giuridica: il governo dell’economia monetaria, creditizia e finanziaria provava disgusto dei lacci e laccioli del formalismo leguleio. Tanta, possibilmente sola, moral suasion e se qualcuno sgarrava, bastava chiudergli i cordoni della borsa, quella a presidio del credito di ultima istanza di cui aveva l’esclusiva il banchiere centrale, il famoso risconto tanto per intenderci e semplificare. Non è più così? Ricordo un accigliato Antonio Fazio dichiararsi prosecutore della linea Carli. Non fu capito, qualcuno derise ma era un imbecille.

B)      Pensare solo che ci possa essere “una magistratura economica” mi pare attentato alla Costituzione. Qualche norma l’ha fatto? Qualche accordo di Basilea si è surrogato al lungo percorso necessario qui in Italia per sovvertire la Costituzione? Esagero?

C)      Ecco che mi viene rifilata la storia dell’aziendalismo: la banca mera e semplice impresa privata, senza dover adeguarsi alle esigenze di giovare al “pubblico interesse”. Già nella riforma del Titolo quinto della Costituzione, anche noi di sinistra cademmo nell’abbaglio che sfoderare l’interesse nazionale era da fascisti. Sbagliammo. Correggiamoci.

D)     Impresa, bilancio, verità di bilancio: gridavo a De Sario & C. che abbandonare lo sciatto linguaggio italico era dissennati e che era minchioneria parlare anglosassone o dover pensare tedesco perché e dovere rinnegare la nostra gloriosa cultura ragionieristica in quanto robaccia obsoleta. Citavo Onida: esistono tante verità di bilancio quanti sono gli obiettivi che ci si prefigge; non si può dare la formula della verità di bilancio come non si può dare la formula chimica dell’acqua sporca che scorre per le strade. Soggiungevo, sempre forte dell’Onida, che la verità di bilancio è una verita PENSATA. Giammai la contabilità di per sé fa istantaneamente BILANCIO. A fine anno, per lo meno per un trimestre successivo hai bisogno di fare le scritture di assestamento per le valutazioni – verità pensate – che anche il codice civile ti impone. Basilea, per quanto ne so, se ne infischia: Bastano i ratios. Di cui tutti sono maestri a farne ghirigori da modelli microeconomici. E così, per me, hanno mandato in galera (o meglio quasi in galera), il più galantuomo dei governatori che abbia avuto la Banca d’Italia.

E)      Senza assunzione di rischio non si fa banca. I concetti di IMMOBILIZZI, INCAGLI, SOFFERENZE, Ammortamento di sofferenze in base misurazioni aritmetiche sono imbecillità. Potrei sollazzarmi e sollazzare con esempi da me vissuti in ispezioni di grande risalto che mi hanno voluto improvvidamente affidare i grandi del passato della Vigilanza di Via Nazionale 91. Non ho cultura anglosassone, disprezzo Basilea… ma mi si accordi un minimo di irripetibile esperienza.

Caro Angelo. Spero in una tua formidabile stroncatura – una di quelle di cui tu sei impareggiabile maestro: così potrò mettermi l’anima in pace, all’occaso, davvero, del mio esistere.

Calogero Taverna

Ecco perché finisco con  solidarizzare con la clericalissima Tarantola. Aggiungiamo che essendo l’unica donna ascesa al Direttorio, l’imperante maschilismo di via Nazionale è ben felice di fracassarla e il femminismo imperante non sa difenderla.

Rapporto ispettivo BI su MPS

Questo  è  il rapporto che sono riuscito ad avere dai mass media,diciamo che è solo la parte aperta e forse non completa mancando qualche allegato.S'è vero con questi dieci rilievi non si va lontano


L'ispettore nulla contesta di significativo. Quello che lui riesce a contestare sono "risultanze parzialmente sfavorevoli, da limitare ad una eleusina "revisione prudenziale" .Forse il MPS è stato non molto prudente. Giudizio di valore che nelle scienze sociali dovrebbe essere bandito. O c'è del marcio in Danimarca o è come la confessione dei puberi: "non commettere atti impuri".
Notiamo che i responsabili del MPS non hanno nulla da osservare a difesa, perchè non avevano da difendersi in alcunché. Poi avranno dovuto fare le controdeduzioni, e statene certi che lì vi è pane per i denti lattei degli ispettori e per la banca d'Italia.
Se la Tarantola ha ricevuto solo queste "risultanze ispettive" nessuna incombenza doveva esplicare, non aveva atti di ufficio da compiere.
Il Governatore del tempo non si difenda attaccando. Se ha disposto l'ispezione, ha ricevuto il "memorandum" e dopo l'intero rapporto. Aveva tempo per ponderarlo, ma scattava il dovere per operare ed adempiere i compiti del suo alto ufficio. Se nel memorandum non c'era nulla di significativo e tanto veniva confermato dall'intero rapporto allora dica che non si era limitato a disporre l'ispezione ma che si era dovuto acquietare perchè nell'intero rapporto dal solo Vincenzo Cantarella  non era emerso alcunché di penalmente rilevante o di tale gravità da richiedere le sanzioni gravi quali lo scioglimento degli organi amministrativi e di controllo. Certo ora l'antico art. 67 del TULB è sparito. Il nuovo Tulb è davvero operante, visto che legge delega adeguata e dispositiva delle radicali riforme e modifiche della vecchia legge non mi pare che ci siano? Forse si dovrà aspettare un giudizio di incostituzionalità. Già la crisi della Vigilanza è quella che è, figuriamoci se dovesse sorgere questa questione di non lieve momento., quella della incostituzionalità del nuovo TULB (diremmo ironicamente di Capriglione) per difetto di delega.
Andiamo alla Tarantola: le si pesenta il dr. Vincenzo Cantarella e le sottopone in visione l'intero rapporto MPS. Lo legge. La parte aperta è innocua; non avrebbe nulla da compiere. Ma c'è la parte chiusa. Non è pubblica e quindi non so cosa c'era scritto. Là effettivamente vi sono sproloqui che spesso hanno fatto scattare denunce per calunnia, appena nota.
Siamo sicuri che la parte chiusa è ora in mano alla magistratura e se questa ci capirà qualcosa saprà fare il proprio dovere. Non si può interferire.
Precisiamo l'iter di un rapporto ispettivo. I collaboratori presentano al capo missione le loro carte di lavoro e si dichiarano fuori. Il capo missione studia le carte dei collaboratori - mi dicono che nel caso di specie molto competente era l'ispettore numero due per abilità professionale - rielabora soprattutto i suoi appunti e redige una BOZZA di rapporto. Dicono che quelle carte di lavoro vanno subito in archivio come carte senza valore. Personalmente non ne ero per nulla convinto e quando fui al SECIT chiedevo quelle carte e soprattutto quello che allora si chiamava FAI (fascicolo analisi ispettiva). Mi dicono che hanno abolito il FAI.
Il povero ispettore capo missione diviene a questo punto uno scolaretto che deve passare tre ordini di esami. primo un senior studia, controlla e corregge  la BOZZA, secondo la COMMISSIONE CONSULTIVA DELLE SANZIONI si asside in cattedra e fa correggere "errori concettuali e giuridiche improprietà", terzo ritorna il  tutto al capo servizio che la sua parola la mette e come. Ricordo che per la mia ispezione Sindona, avendola fatta franca per i due gradi di controllo, un paio di "attenuazioni" dovetti subirle da parte del capo servizio e poi non sapevo che dire ai magistrati.
A questo punto parte il memorandum per il Governatore che non può più dire: io non ne sapevo nulla, c'era il vice direttore generale con delega (in questo caso la Tarantola). Il prosieguo:consegna della parte aperta, controdeduzioni, sanzioni (lievi) etc. non credo che riguardino più il rapporto di cui sopra. Altra ed alta attività amministrativa sottratta all'ispettorato vigilanza è ora tutta monopolio dei servizi di Vigilanza c.d. amministrativa.
Sapranno  i giudici districarsi in questo sapientissimo dedalo?

Perché onorare Sciascia al Circolo Unione se costui non amò il circolo unione?


So che ormai le mie ricerche microstoriche sono obsolete. Mi libero di un fardello fastidioso. Posso passare ad altro. Solo che chi mi supera deve essere stato almeno capace di decifrare queste pergamente vaticane che la dicono lunga sulla storia medievale racalmutese,sul Castello e sul Castelluccio.. Debbono sapere di paleografia, debbono avere il polso della storia d’Europa di quel tempo, dottissimi del ritorno da Avignone dei papi, dicono per le battaglie di Santa Caterina da Siena.


Detto questo, passo al circolo unione. Fottendosene delle mie ricerche nell’archivio parrocchiale della matrice anche là si blatera su un diacono di tenace concetto, mai stato a Racalmuto. A Racalmuto c’era solo un buon clericus  pare non sposato vissuto ben oltre la morte di quello che dicono diacono e che chiamano fra Diego La Matina. Dicono che lo fanno per onorare Sciascia.

Che motivo ha il mio circolo unione di onorare Sciascia? Questi in sincerità scriveva quel che riporto in foto. Forse diceva la verità, ma appunto per questo siccome la verità offende come tra i più anziani soci del Circolo mi sento offeso e non ho voglia di onorare chi mi offende, dicendo magari la verità.

Era il periodo in cui Sciascia scriveva:  Quando saremo lontani da questo piccolo paese in cui siamo nati e viviamo … [dalle] cose che oggi ci circondano e mortalmente ci annoiano – d[a] queste queste povere case amucchaite, d[a]  queste persone che ogni giorno incontriamo [come dire al circolo unione] il nostro ricordo riuscirà  forse a comporre una di quelle infantili e amorevoli costruzioni in cui i cubetti di legno e le figurine di coccio hanno affettuosa armonia.

Signori miei Sciascia non amava Racalmuto, aveva in dispetto l'amico famoso della mosca nel piatto,aveva tedio per il circolo unione.
Queste cose non voleva per testamento che venissero rese note, ma gli eredi disubbidirono ,pronubo Adelphi ,con il testo postumo Il Fuoco nel mare: quegli eredi che non sentirono neppure il dovere di saldare il debito sociale con il circolo unione che arbitrariamente condonò.

Perché onorare chi non ti amava?
Ma se gli onori nulla costano al circolo transeat, ma se trovo a fine anno come dire spese non inerenti dirò che si addebitino a chi questo danno (evasione per il Fisco) ha procurato.

giovedì 21 febbraio 2013

Dalle code di gente ... al 42% di Grillo

   Stamani una direttrice di una rivista femminista radical-chic mi ha fatto uscire letteralmente dai gangheri perché le donne quando hanno torto non vogliono mai ammetterlo e quando contestano qualcuno che credono meno agguerrito di loro sono di una insolenza intollerabile. La signora non ha capito che insistendo nei suoi punti di vista, mi costringeva a riaprire gli occhi su qualla grande mefitica cloaca che è la finanza della cosiddetta sinistra. Dire che quella di destra è peggio non è molto importante. Io sono di sinistra e delle faccende di destra non me ne frega niente. So che la prossima settimana noi comunisti non sapremo dove nascondere la faccia per quella raffica di comunicazioni giudiziarie da tempo pronte e tenute autorevolmente ferme  per non inquinare le elezioni Come se gli italiani fossero fessi. Hanno capito già tutto e stasera c'è chi gongola ma chi piange sulle dirute mura di gerico. Grillo al 42%  non è una bufala. L'altra sera vado da Milioto per un drink dopo cena; viene Bobo Craxi: un funerale. Si mette a inveire contro Grillo. Grillo gli fa saltare tutti calcoli e l'intesa con Bersani per andare a fare il ministro; ciò lascerà il tempo che trova.
        A questo punto dovrei gridare: ma io voto Grillo come mio fratello che è uomo molto saggio e questa decisione l'ha presa da anni. Lui aveva già capito, io no.
        Sono stato fiero avversario di Grillo e del grillismo. Mi sono sbagliato. Solo che non voglio essere il solito italiano che corre in soccorso del vincitore. Allora grido NON VOTATE GRILLO. Ma credo che nel segreto delle urne disubbidirò. Frattanto a mia scusante ecco quello che scrivevo questa mattina, quando non c'era ancora l'euforia dei grillini e Bersani era ancora il vincitore.


Code di  gente agli sportelli con la lettera di Berlusconi per il rimborso Imu.
Chiudiamoli dentro fino a martedì, che sono tutti elettori suoi!

I

nizio modulo

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o   A Tommaso Fabrizio La Cognata piace questo elemento.

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Calogero Taverna Non mi pare che questo sarebbe un grande atto di democrazia. Lasciamo votare la gente come vuol votare. Proprio oggi ho avuto un grande alterco con una direttrice di un sito femminista radical-chic. Mi ha costretto a riaprire gli occhi su nauseabonde cloache della sinistra affaristica. Credo che abbia avuto la forza di farmi pensare che si potrebbe e forse si dovrebbe votare per Grillo.Ed io so bene quello che dico. Tutta 'sta ciarla elettorale è mistificatoria. Siamo all'uscita di un tunnel, dobbiamo affrontare una palingenesi politica, civile, sociale e soprattutto economica e stiamo a far battute e a dire insulsaggini, come certi montedoresi che nulla sapendo della condizione miseranda del basso clero racalmutese, pontificano in forza di stpidaggini dette da uno stalliere della lady Chatterly di Montedoro-


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Tommaso Fabrizio La Cognata Sta comprando letteralmente i voti e ki lo vota è letteralmente un venduto


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Calogero Taverna Se dovevo dare una spiegazione, eccola qui sopra. Del resto Bisanzio brucia, sia pure nel modo a me gradito: Grillo al 42%. Roma è allo sbando. L'altra sera ad un drink di Miiioto,  Bobo Craxi sprizzava terrore da tutti i pori. Parlava solo di Grillo. Questi lo spazza via. Io dovrei strillare che gongolo ma sembrerebbe che salgo sul carro del vincitore Ed io sono stato sempre con i perdenti.


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Calogero Taverna I voli pindarici sono scempiaggini di eruditi incolti (non c'è contraddizione). La circolarità poetica di Pindaro non viene compresa da chi crede che tutto avviene per linea retta. Per questioni di coerenza.


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Calogero Taverna Se si vuol arrestare la gente perché simbolicamente contesta una imposta patrimoniale vietata dalla costituzione per IMU, c'è poco da capire. E' frase antidemocratica. Da chiunque essa provenga fosse pure mio padre ed io contesto, pur essendo agli antipodi di Berlusconi. Quando ero in Banca d'Italia non potevo essere comunista perchè dovevo essere dei partiti dell'ordine. Ostentatamente feci il comunista, senza magari esserlo, fui fregato ma ne sono fiero. Se è capace Bersani vinca si faccia eleggere ma senza dire che i suoi avversari vanno arrestati. Ma Bersani questo non dice: sa bene dove porta l'oltranzismo oscurantista.


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Calogero Taverna Un montedorese - non certo mio cugino Nicolò Falci, oltretutto raca-montedorese e quindi intelligentissimo ad onta degli augelli di lady chatterley. è stato insulso contro di me e senza manco conoscermi mi ha anche offeso. Non sono capace di perdono

ECCO PERCHE' VOTARE PER L'ON. MILIOTO


L’on. Vincenzo   Milioto già deputato nazionale per un partito socialista che era risorto dalla grandissima crisi craxiana, lasciò il suo grande amico e compagno di lotte politiche De Michelis per una responsabile  disgregazione a fianco di Bobo Caxi: ciò gli costò la rielezione nel Parlamento, cosa indubbia se restava con l’ala fiancheggiatrice di Berlusconi.

Ritorna nell’agone politico nazionale con questa coraggiosa candidatura al consiglio regionale del Lazio. Concorre con il partito socialista collegato con Zingaretti nel collegio della Provincia di Roma.

Uomo sagace e tenace, a suo modo di indefettibile fede socialista, gli va tributato questo empito ideale, di grande apertura per la giustizia sociale, di lotta per la redenzione dei deboli, per l’ascesa dei ceti umili, per l’affermazione dei valori dell’equità, della indiscriminazione,  persino per scelte libertarie che sono i tratti più nobili del socialismo nenniano.

Iniziò a Racalmuto, in momenti di transizione da un regime di ottusa sopraffazione del locale clericalismo clientelare e familiare  al risveglio delle classi emarginate di un paese contadino e minerario: Fu artefice del loro ingresso in quelle che allora si chiamavano stanze dei bottoni (naturalmente limitate alle vicende di un piccolo paese già noto per l’ambientazione in quella plaga dell’agrigentino delle Parrocchie di Ragalpetra di Sciascia).

Fu vincente; resse la cosa pubblica comunale per anni.  Passò alla Provincia e Racalmuto ebbe dignità e spinte nel progresso e nella crescita anche economica. Poi la vicenda parlamentare.

L’On. Milioto è anche apprezzato cardiologo e quindi bene addentro nella purtroppo infelice stagione della crisi sanitaria.

Questo gli permetterebbe in Regione di dare un apporto di prim’ordine, competente ed illuminato. E Dio sa quanto questo sia indispensabile in una disastrata regione come il Lazio, in tema di mala sanità.

Va aggiunto che l’on. Milioto, pur potendo anche lui prosperare con la casta, ne è totalmente immune. Onesto e probo, magari solo un tantinello fanatico, ma ciò non guasta e per quanto mi riguarda non disturba pur essendo io di diversa sponda politica, naturalmente molto a sinistra dell’on. Milioto.

Tanto non mi impedisce di caleggiare un voto, qui in provincia di Roma,


 per l’On. Vincenzo Milioto in lista con il partito socialista italiano collegato con ZINGARETTI

mercoledì 20 febbraio 2013

Punti di vista diversi tra l'architetto Antinoro e me

Nel Cicolano, la Baronia






Foto di famiglia: siamo a Baccarecce settantudue anni fa. Baccarecce è simpatico borgo arrampicato sulla cima di una altura a 850 metri d'altezza. Siamo im provincia di Rieti, nel Cicolano o meglio nella parte del Cicolano ch e rivendica con altezzosità la propria autonomia. Il Cicolano si dipana tra le due sponde del vecchio fiume Salto ora trasfomato in un aprico lago artificile. La porzione prende il nome di Baronia.Vi ho trascorso splendide estati, fresche eppure solatie, da che ho sposato mia moglie.


...'ssù taverna


‘ssù taverna

Un qualcuno nel telefonarmi, quasi per acquisire meriti, mi viene a dire che lui è un eroe perché parla (rectius: parlava ed ora non più per mio volere), nonostante che gli avessero detto: ma chi ti minti cu su taverna: lassalu stari.

Non so che pensare! Non è la prima volta che anche chi si professa mio amico a Racalmuto poi, fingendo di riferire cose altrui, mi spiattella cose non proprio carine.

Così dall’albatro sono passato alla ragliata dell’asino cervantesiano in versione Sciascia, pronubo un tale Scimé.

I miei paesani devono sapere che forse perdono ma dimenticare mai. Ed al momento opportuno la mia non proprio benevola vendetta, scatta. Come dicono i cinesi, quello lì è un patto che è meglio gustare freddo.

A Racalmuto sono e mi vanto di essere lu figliu di Peppi Taverna: a Roma – purtroppo per loro - sono chi sono. Già gli storici sanno che qualche mia ispezione a Milano nel 1974, che qualche libro foriero addirittura di una inchiesta parlamentare, quella sul caso Sindona, certi subdoli incroci di fissati bollati (roba da supertecnici) hanno determinato una svolta epocale nei corsi e ricorsi della supremazia bancaria.

Mi pare di leggere che i miei testi sulle figure dei Del Carretto vanno al macero perché novelli microstorici sanno meglio di me l’evolversi della dinastia carrettescha a lu Cannuni. Sono curioso di leggere i miei superamenti e le obsolescenze delle mie ricerche. Spero però che non si bleffi. Un tal Messana montedorese, non sapendo quanto sono perfido di coda, credo che si stia leccando le piaghe fatte dalle mie frustate (letterarie).
Mi dispiace per lor signori: è certo che la polemica salace, e spesso il sarcasmo denigratorio sono pane per i miei denti. Credo che a Racalmuto l’abbiano capito da qualche tempo e mi lasciano in pace con i loro abituali commenti stronzi. Nonostante che mi esponga qui e là ed in tanti luoghi. Spero che non ci riprovino adesso

Lettera al dottor Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza bancaria


Egregio dottore Carmelo Barbagallo,

innanzitutto e soprattutto i miei rallegramenti per il suo assidersi al massimo scranno della Vigilanza Bancaria della Banca d’Italia, massimo s’intende mettendo da parte la competenza del Direttorio che in materia può regnare ma non può governare come si compete ad una realtà d tipo monarchico quale è ancora  il nostro glorioso istituto di palazzo Koch.

Bene ha fatto il nostro novello Governatore a presceglierla derogando da quella sorta di diritto consuetudinario secondo il quale a reggere le fila del governo del credito (e se crisi oggi c’è, si deve alla inettitudine di certi uomini di governo che hanno creduto superata la saggezza di via nazionale 91) debba essere uno studioso, erede di Baffi, emulo di Sarcinelli e non so chi altro l’abbia preceduto di provenienza Servizio Studi.

Non so se il signor governatore conosce il giudizio che autorevolmente ha dato di lei il docente della Sadiba, secondo il quale pur dommatico nel suo volere, sa poi essere capace di pratica contezza. E Lei è chiamato a prendere tanta contezza per una svolta dell’attività ispettiva.

Rapporti ispettivi come quelli di Clemente misero alla gogna un signor galantuomo come l’ex governatore della Banca d’Italia Dottor Antonio Fazio, un anglo-italiano rapporto (solo parte aperta) sul MPS finirà per far percorrere una dolorosissima ed infamante via crucis giudiziaria alla meritevole (e per me incolpevole) signora Tarantola: e non so che gliene importerà del Menichella che piuttosto sornionamente ieri la nuova dirigenza della Banca d’Italia (che in definitiva l’aveva giubilata) le ha ieri conferito.

So bene che ella è fuori da questi giochi; non però il ruolo che le hanno assegnato.

Forse un eretico come me andrebbe sentito, informalmente, senza nulla accordare (anche perché nulla chiederei). Per De Sario ero un evitando “pericolo pubblico” perché sempre in cerca dei “cadaveri nell’armadio”. Per Il nuovo governatore (e non ho parole per ringraziarlo ancora una volta) non sono poi quel Mephisto come mi firmo in WOMEN IN THE CITY se mi ha degnato di una doppia risposta ad personam. Non reputa lei di ascoltarmi? I problemi che le sottoporrei sono quelli ce illustro in questo mio blog CONTRA OMNIA RACALMUTO.

Riveduta e corretta questa mia missiva al dottore Angelo De Mattia è stata pubblicata in ARTICOLO 21. Cosa volevo dire? Tante tantissime cose, ammonitrici, preveggenti. Credevo persino che andava esaltato il rag. Cesare Geronzi. Non sono stato preso in alcuna considerazione. Era loro diritto. Hanno agito come hanno agito e ne è venuto fuori un Confiteor che mette in ginocchio la Banca d’Italia. Perché gli altri sanno leggere. Penso che quel Confiteor in un contesto come qiello di queste ore può dissolvere l’intera istituzione cui sono legato con rabbiosa tenacia. Scherzo se dico che ci va di mezzo la integrazione pensionistica (è poca cosa, in quanto il buon Occhiuto con un colpo di mano che son sicuro lei ignora, ci mise tutti al riparo passando un esiguo paio di miliardi di lire all’INPS. (C’è però chi parla d’altro).

Mi leggera non mi leggerà? faccia Lei!. Mi convocherà, non mi convocherà?  Rimetto tutto al suo buon cuore. Io un uomo dell’esperienza (anche ispettiva) e delle competenze anche bancarie e della persino suicida onestà come il il dottor Calogero Taverna lo convocherei (sia pure con tutte le riserve e le riservatezze del caso). Ma debbo aggiungere: nemo iudex in causa propria.

Con sincera deferenza

Calogero  Taverna

Via L. Rocci, 68 - Roma  


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Carissimo Angelo,
faccio seguito all’incontro di oggi. Francamente non avrei dubbi sul fatto che una speculazione valutaria dell’ordine di


$ 3.659.511.933 - DM: 2.905.097.000 - Lgs. 10.000.000 -Frb. 175.000.000

di acquisti a termine contro


$ 4.036,975,594 - D.M-  1.153.650.000 - Lgs. 25.000.000

di vendite a termine, (cfr. pagg. 46-47 del mio rapporto sulla Banca Privata Finanziaria)


finiva col determinare alle scadenze un tale sconquasso valutario e borsistico che non poteva non venire registrato dalla Banca d’Italia e dell’UIC. Infatti, le Autorità sapevano. Tacevano? No. Non potevano che essere gli artefici occulti di ciò che ritengo una contro speculazione del concerto delle Banche Centrali (Unione Sovietica in testa). Ma ciò sarebbe acqua passata se la storia non si ripetesse. Allora le Autorità riuscirono a fare apparire il tutto come una insana diavoleria mafiosa del Sindona. Non era un santo. Se fu suicidato, pace all’anima sua.
Quel che mi interessa è l’attualità. Allora di questa immane speculazione valutaria la magistratura non capì o non le fu fatto capre alcunché. Non vi è un accenno nelle sentenze delle varie condanne. Eppure avevano (tra l’altro) il mio rapporto ispettivo. Eppure potevano leggere il libro (da me ispirato) Soldi truccati, ove l’aspetto valutario del crack Sindona è tutto spiattellato.

Il nostro Presidente dovrebbe non considerare peregrina la mia tesi della contro speculazione, che ovviamente è molto più articolata (e documentata), se non altro per tranquillità della mia coscienza di … storico.

Oggi una domanda si impone: perché allora tanta sonnolenza mentale della magistratura milanese e perché invece oggi si inventano colpe stratosferiche di intelligenti, saggi, avveduti grand commis dello Stato. Il Governatore della Banca d’Italia ha mansioni costituzionali di difesa della moneta, della avveduta politica bancaria. Il Governatore è anche il banchiere dei banchieri: deve agire in armonia con le peculiarità dei mercati e delle borse, necessariamente aperti alle aggressioni speculative mondiali. Se è impari, perché astretto dai lacci e laccioli di cui parlava Carli, beh! Povera economia finanziaria nazionale.
Ed un Governatore non può non servirsi di banchieri ultraabili e competenti del taglio di un Cesare Geronzi (al quale qualche pizzicotto ebbi a dargli, ma spero me l’abbia perdonato). Sono troppo pirandelliano per non avere il gusto del gioco delle parti. Questo però non mi impedisce di capire e di stimare. Diceva Sarcinelli che solo tre ispettori la Vigilanza era riuscita a forgiare ( e non poteva privarsene). Dell’Uva, De Sario e (bontà sua) Taverna. Solo che quando stizzito avevo voglia di sparare paradossi sghignazzavo: vero, solo che per gli altri due Sarcinelli si sbaglia. La modestia non è il mio forte.

 Il mio Dio (o il mio demone) protettore mi perdoni. Se il giornalista Enzo Biagi (colpevole invero di un fallace articolo sul Corrierone del 29 giugno 1974) ebbe a dire che solo io avevo capito il puzzle Sindona , forse una qualche ragione ce l’aveva.
2) Ed allora? Bisogna costituire un gruppo di studio presso qualche prestigiosa Fondazione in grado di ricostruire una verità storica per un ammonimento attuale e per una riparazione di gravissime ingiustizie togate. Se i giudici ignorano, vadano a scuola; se imbecilli, vadano a casa. La politica, i presidenti della Repubblica, la Vigilanza democratica esistono per svolgere anche questa mansione. Un giornalista del calibro di Ferrara, saprebbe bene tuonare i tamburi della giustizia bancaria. Nessun tribunale speciale, sia chiaro, ma tribunali competenti, sì. Il Consiglio superiore della magistratura, esiste per questo. Se occorrono leggi specifiche, siano chiamate a farlo le forze politiche non cialtrone.

 3) Ti dicevo dello sconquasso economico di una terra come la mia: la Sicilia Meridionale. Abbiamo un aeroporto costato decine di miliardi di vecchie lire ed affossato per non dovere chiedere il rendiconto a dissennati amministratori (di ovvia provenienza politica). So che i capitali cinesi sarebbero ben disposti a prendere in mano l’iniziativa e portarla a buon fine magari solo per consentire lo scalo delle loro esportazioni. Un banchiere come il Presidente saprebbe ben parlare ai cinesi dell’ambasciata romana: ha autorevolezza, prestigio, affidabilità. Del pari ciò vale per una grande impresa cementificia di Campofranco, certo in esordio inquinata da certa mafia palermitana. Basta ripulire il management. Risanarla amministrativamente, recuperare l’immane credito che vanta, superare il gap di liquidità Ma le filiali bancarie siciliane e quelle racalmutesi in particolare stanno per essere chiuse. Oggi si paga la spregiudicata politica delle concentrazioni volute da governatori che non stimo. . Qui basterebbe forse solo il capitale nazionale. Ma ci vuole un banchiere d’altissimo profilo. Allora? V’è il peso antieconomico del costo del personale. Dico: se si dà oggi in appalto e subappalto tutto, guardare a Telecom o all’Enel per capire, perché non dare in appalto oltre che i servizi per le pulizie anche quelli della gestione bancaria: servizio di cassa. servizio istruttorie, servizio gestioni titoli e via discorrendo. Forse si salverebbero gli sportelli, il finanziamento radicato nel territorio, si avrebbe ili superamento di crisi come quella scaturita dalla cosiddetta trasparenza. Chi ha pratica di banche sa che vi sono le dilazioni dei pagamenti che si incorporano in titoli di credito (volgarmente chiamati assegni postdartati). Sono (o erano) titoli che i direttori delle filiali custodivano nelle loro casseforti a garanzia di apparenti anticipi su fatture e mandati all’incasso a tempo debito. Forse si è stroncata una prassi non lineare (i miei vecchi colleghi ispettori, mai ne hanno trovati perché o non sapevano o – come me – non volevano). Il risultato? Un crollo del PIL che non giova a nessuno.
Mi si dirà: Ma a te chi telo fa fare? Non lo so: credo solo la voglia di non sprecare una saggezza accumulata in mezzo secolo di attività e di esperienze uniche.