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venerdì 9 agosto 2013

Vorrà dire che staranno insieme non tollerandosi chi prega la sua Madonna e chi cercherà di capire come vanno le cose di questo mondo leggendo il Kapital di Karl Marx.

foto di Rita Grazia Mattina.
  • Calogero Taverna Calogero Taverna

    circa un'ora fa

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    ...Altro
  • Rita Grazia Mattina Calogero, diciamo che a Maria SS di questi fatti importa si poco ma devo dire che la notizia mi lascia quasi a bocca aperta. Sottolineo "quasi " considerando le notizie odierne dei Tg riguardanti le pensioni d'oro !!! 90 mila euro un tizio della telecom le prende mensilmente...che dire...a confronto del lavoro svolto in un anno e per di più diviso per tre ,sembrano bruscolini....ormai non mi meraviglia più nulla.....io mi affido a Dio e sto serena !
  • Calogero Taverna Carissima Rita Grazia: diciamo che a me non importa nulla di cristi e madonne che neppure esistono e siamo pari. Ho trovato una finestra aperta per un messaggio politico e vi ho buttato la mia letterina. Per conoscenza. Le pensioni d'oro, gli emolumenti del Tg ed altre scempiaggini io le lascio a chi vi ammoglia lu panuzzu. Questi commissari non so quanto prendono all'anno. Non ne ho notizie precise. So solo che sono appannaggi che si aggiungono ai loro lauti stipendi (se prefetti o vice prefetti come questa signora regalataci da Alfano) o a non indifferenti pensioni (doppio incarico. Bello, no?) In che misura il Ministero li ricompensi con siffatti extra non so. Non mi pare che il Ragioniere generale dello Stato ne sappia molto. Forse se ne impipa come la tua Madonna e il R.G.S fa male e credo commetta anche cosa simile a omissione di qualcosa di doveroso. Non so su che basi tu possa dire "lavoro svolto in un anno e per di più diviso per tre". Scusami, per me la solita supponenza clericale. Comunque, visto che in ultimo per ragioni tutte tue (e tutte plausibili) latiti con me, ti chiedo qui di rispondermi con verità e sincerità se sei ancora dell'idea di intrupparti nella mia lista (cattiva, miscredente e che non perdona niente). Io sto facendo sul serio sai? Devo capire se debbo ancora contare su te o se disposizioni di sagrestia siano divenute ostative.
  • Rita Grazia Mattina La sagrestia non c'entra niente, tu sai che non mischio il "mio " sacro al "tuo " profano. Io nella tua lista ci entrerei anche se questo puo' servire al mio paese, ma devo dirti con sincera sincerita' che non sono una che porta voti. Diciamo che mi considero una perdente e siccome ti voglio bene (anche se mi ferisci quando infanghi il mio credo ) questo voglio che ti sia chiaro . Sarei una gran delusione per te !
  • Calogero Taverna ed io per te. Non sono popolare e mando tutti a quel paese. Ultimamente è capitato con un sagristanello che pur so tuo amico (e non critico questo aspetto). Per associazione di idee me la son presa con la sagrestia. Sacro, profano, morale, etica, peccato, politica, qualunquismo, comunismo, fascismo, fanno l'essere uomini ( nel senso di maschio e femmina senza distinzione). Io cerco di non offendere la tua fede, ma tu mi provochi figlia mia. E io alla battuta iconoclasta non resisto. E' il bello di questo nostro essere amici e reciprocamente rispettosi nella totale diversità delle visioni religiose, etiche e politiche. Tu non riuscirai mai a convertire me. Ed io mi permetto solo qualche puntura di spillo su quella che credo tua ingenua e quindi ammirevole credulità.
  • Calogero Taverna La lista che presenterò, se ancora vivo, non chiederà voti per chicchessia; solo per un modo nuovo, responsabile, creativo, innovativo per salvare il paese. Ho già annunciato il programma. Prendere o lasciare. Il paese vorrà continuare a votare per un suo miserabile tornaconto personale? Si accomodi pure. Come l'anno scorso, verrà tassato per tre volte il suo PIL. Gli ammortizzatori sociali (LSU e impiegati di comodo al Comune) a casa (se hanno capito quello che dice la nuova vice prefetta ai suoi amici di Malgradotutto). Tra breve solo paese dormitorio. Ho scritto proprio oggi che Racalmuto però non è il paese degli imbecilli. Sono sicuro: questa volta sceglie verità giustizia e prosperità. E farà piazza pulita dei "queruli sicofanti del teatrino politico di questo paese". Vorrà dire che staranno insieme non tollerandosi chi prega la sua Madonna e chi cercherà di capire come vanno le cose di questo mondo leggendo il Kapital di Karl Marx.

  • giovedì 8 agosto 2013

    RETTIFICA



    RETTIFICA Ero male informato, stasera mi hanno rasserenato. Dal Ministero sono giunti oltre 90 mila euro a ristoro degli anticipi corrisposti ai signori commissari. Insomma saranno a carico del nostro macilento cash flow, ma magari con un annetto di ritardo gli euri nazionali a questo titolo arrivano. Ringraziamo quindi il ministero (non so quale) che questi "eroi" romani ce li paga lui, qualunque sia la loro resa, e noi comunardi risparmiamo i soldi che diversamente dovremmo dare a sindaco assessori e consiglieri. Non so a quale titolo il Ragioniere generale dello Stato giustifichi questi esiti per giunta a pro dei paesi sudici. Per nostra fortuna Bossi, quello di Roma Ladrona, si è fatto travolgere lui da certe forse solo dicerie e nulla può più dire: altrimenti chissà che avrebbe detto a fronte di un comune che mentre viene dichiarato "mafioso" viene quindi premiato on l'abbuono delle spese d'amministrazione, quelle che tanto dispiacciono ai nostri queruli sicofanti fascisti. Dopo questa rettifica, di che sono colpevole? di quale calunnia?. Per favore ditemelo presto perché ad ottant'anni potreste perseguire solo i miei eredi che non ho.

    Racalmuto la farà pagare anche a 'Ngilino che sine titulo ci regala neghittosi del retrobottega del Viminale! Non gli basterà il solitario plauso di qualche sicofante neo fascista.



    Antonino Lapaglia Come per tanti paesi, l'impressione è che nonostante gli sforzi di qualcuno, sia la cittadinanza ormai ad essere rassegnata e "amorfa", e l'amore verso la propria città, se c'è...non si vede, perchè non si trasforma in attività e impegno!
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    Calogero Taverna Conosco da ottant'anni Racalmuto; ho scritto e confermo che questo paese non ha mai avuto bisogno di eroi per non avere guai e di guai ne ha avuto tanti per non avere mai auto bisogno di eroi. Purtroppo gli eroi glieli li hanno imposto e sono risultati eroi di cartapesta. Vi è poi il teatrino della politica e i teatranti appaiono davvero dei guitti senza cervice e senza pudore. Smemorati che pertanto credono di potere vantare una coscienza tranquilla. Racalmuto dalla storia gloriosa, giammai rivoltosa ma neppure acquiescente, lì per lì lascia correre, ma poi sa fare tremendi repulisti. Che cosa ne è stato della ampollosa classe dirigente fascista? E di quella insidiosa democrista? e di quella parasocialista? e di quella furbescamente qualunquista? Racalmuto la farà pagare anche a 'Ngilino che sine titulo ci regala neghittosi del retrobottega del Viminale! Non gli basterà il solitario plauso di qualche sicofante neo fascista.
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    martedì 6 agosto 2013

    APPUNTI PER UNA MOSTRA SU UN ARDUO CONNUBIO SCIASCIA-AGATO BRUNO: LE FAVOLE (LE TAVOLE) DELLA DITTATURA

    Studio 98 parte con la puntata sesta di LE PARROCCHIE DI GIRGENTI [ritocchi nei titoli di testa.]
    Inizia il PIANO CONCERTO n. 1 di Chiajkovkij
     
    a sottolineare il titolo
    APPUNTI PER UNA MOSTRA SU UN ARDUO CONNUBIO SCIASCIA-AGATO BRUNO: LE FAVOLE (LE TAVOLE) DELLA DITTATURA
     
    Breve apparizione di Palermo-Taverna dell'esordio delle sesta puntate delle PARROCCHIE
     
    Palermo intervista TAVERNA
     
    Palermo
    - sappiamo dunque che lei con il professore Agato Bruno intende lanciare una mostra inconsueta: il connubio letterario-pittorico tra il nostro grande Leonardo Sciascia e il pittore-preside di fama internazionale Agato Bruno.
    Taverna
    Appunti, e siamo qui a Srudio98 a riprendere nostre antiche e felicili collaborazioni.
    Palermo
    Iniziamo da Sciascia: a quale opera si riferisce?
    Taverna
    Alla sua prima opera: le favole della dittatura
    Palermo
    Quando Sciascia le scrisse queste favole, che non ci risultano molto reclamezzate
     
    Taverna
    infatti non sono molto note: Sciascia scrisse le sue Favole della Dittatura in un arco di tempo che un punto d’origine molto arretrato, pensiamo attorno al 1944 e un dies ad quem, che per noi sfiora ma non supera il 1949, quando si sucida il fratello che segnò profonda cesura stilistica, etica, umorale e altro ancora per Leonardo Sciascia.
    [Proiettare il passo della sesta puntato ove leggo i versi in latino della tomba del fratello]
     


    Palermo

    in che ossasione e con quale spirito Sciascia compose le sue FAVOLE DELLA DITTATURA?

     

    Taverna


    Mentre si annoiava al Consorzio Agrario, ad ammassare frumento anche requisito, in ufficio di vago sapore poliziesco, lui animo pacifico, lungi da ogni violenza persino verbale. Credo che pochi lo poterono cogliere in un attimo di veemente ira.

    Palermo

    Eppure in quel periodo scrisse una poesia sul fastidioso amico che gli butta una mosca nel "piatto povero" appena volta le spalle.

    Taverna

    Sì, e' vero! ma neppure allora si arrabbiò: sorrise è infilzò il collega (crediamo di rastrellamento granario prima e in veste di maestro elementare - annoiatssimo– dopo); già tentava di mettergli "nel piatto povero .. lo schifo di una mosca".

    Crediamo che sia stato don Pino a molestare tanto il nostro Sciascia. Il quale però dovette saper ben nascondere il suo dispetto tanto da far credere a chi fastidiosamente gli stava appiccicato di essere il suo più grande amico. Come si sa essere in Sicilia.

     


    [inizia la carrellata da DVD delle pubblicazioni Bardi prima e della sesta puntata di Le Parrocchie di Girgenti. Come commento sonoro Lettura e musica del fratello di Agato Buono, tolta la designazione di ROBERO SCIASCIA che è errata. Utilizzare il DVD].

    Taverna

    [interrompendo quanto prima]

    Erano tempi in cui l’Autore "imparava a scrivere". E su quali sillabari? Savarese, Cecchi e Barilli. Barilli con il suo raffinatissimo ma estetizzante gusto musicale lasciò tracce sparute. Ancor meno Cecchi. Ad eccezione di qualche foglio sparso non trovo nulla che possa avvicinarsi alla imperante (allora) prosa d’arte. Invece Savarese lascia impronte indelebili: nel capolavoro di Sciascia, LE PARROCCHIE, gli echi dell’Ennese ci stanno e come persino quasi nel titolo (chiunque l’abbia messo) ."In quache modo volevo – puntigliosamente annota Sciascia, persino in contrasto con Pasolini - rendere omaggio a Savarese, autore dei FATTI DI PETRA", La seconda ragione per consentire il ribattezzo di Racalmuto in Regalpetra.

    Diciamolo subito: Savarese, che muore nel 1945, fu scrittore fascistissimo come quasi tutti quelli della Ronda. E Sciascia si confessa: ha imparato a scrivere «proprio sugli scrittori "rondisti"». Nato e cresciuto fascista, in famiglia fascista, ama scrittori fascisti e si cimentò con loro, anzi si esercitò su di loro.Dirà: "per quanto i miei intendimenti siano maturati in tutt’altra direzione, anche intimamente restano in me tracce di un tale esercizio" ed, aggiungiamo noi, della sottesa fede politica.

     

     

    [A questa punto: carrellata da DVD delle tavole di Agato Bruno. In sottofondo lettara del fratellocome prima e sua misica come prima. Intenzionalmente non colegare tavola e pittura]

     

    [ finita la carrellata, tornano Taverna e Palermo]

    Palermo

    abbiamo sentito i versi di Sciascia, abbiamo ammirato la traslazione pittorica di Agato Bruno; ottima lettura e commento musicale di Peppe Agato, fratello del pittore, qual è il suo contrappunto?


    Taverna

    Due chiese Sciascia odiò con sincerità: la cattolica e la comunista, tout court la politica politicante. Amico di un professore marxista, di Mannino, di Andreotti persino dopo una inziale frizione; e possiamo dire anche di Craxi e Cossiga; con Guttuso finì male e con Pannella non diciamo tutta la verità per paura di querele.Si pensi che ci confidarono che in ultimo lo allettò la profferta di una candidatura da parte di Almirante. L’immatura morte ci precluse imprevedibili evoluzioni politiche del Nostro.

    Sciascia amò la Racalmuto delle adunate, le sfilate delle giovani italiane, gli ammiccamenti che il regime con la maestra Taibi consentiva in una Racalmuto sotto la musoneria di preti ed arcipreti sessuofobi (a prescindere dalle loro private ma ben ascose birichinerie). Sciascia non amò i preti specie quelli che gli si strisciavano addosso ammaliati dal suo ateismo. Sì, ieri alle ore 10,25, credetti in Dio …… Che è colpa mia se ho conosciuto un solo prete degno! Leggere FUOCO ALL’ANIMA per capire e annuire.

    Arrivano gli americani, arriva la Kermesse; Sciascia rabbrividisce. Esplode rabbia, cattiveria, violenza in paese. Per Sciascia la fattoria di Orwel gli si para davanti, ora. A Racalmuto- durante il fascismo, sotto Mori, solo un paio di omicidi prontamente perseguiti – ora dopo la "liberazione"un morto aggiorna ogni mattina, sentivo dire nella mia infanzia. Il caos, l’invidia, l’esecuzione crudele del nuovo sindaco, per tanti versi benefattore e protettore di Sciascia. Un mondo di bestie, di furbi, di cattivi, di imbecilli, popola la mente e la fantasia di Sciascia: sono i veri spunti delle Favole della Dittatura, con brutto neologismo diremmo le favole della "post-dittatura". Pasolini nel 1951 non capì. La valentia scrittoria del grande linguista ebbe il sopravvento sul giudizio riduttivo che siffatte false favole contro la presunta dittatura fascista a chi conosce Sciascia nell’intimo ispirano.

    Aggiungasi l’evidente stridore lessicale; la ricerca del vocabolo da prosa d’arte, alla Cecchi. Ma a Sciascia quella lingua ricercata non è consona. Qualche esempio. Se deve descrivere un lupo a Racalmuto – dove di lupi non ce ne stanno e tantomeno di ruscelli -ricorre ad un artato "torbo" da coniugare con specchio: una endiade un po’ troppo cerebrale. E dopo sofismi antitetici a quelli del favolista latino di Superior Stabat lupus non sa dirci altro che un termine non favolistico come "lacerare": il lupo "d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo". E se una lezione politica vogliamo cogliere è una lezione politica ribaltata: nella dittatura razionalità anche nella bestialità, nel nuovo corso, solo violenza senza ragione, violenza raccapricciante come quel "lacerare" le candide carni del tenero agnellino. Erano tempi di uomini qualunque schiacciatt e di merli gialli e di becchi gialli vituperanti.Sono ora le scimmie a predicare l’ordine nuovo: si vuole "un tripudio dolcissimo, una fraterna agape vegetariana". Chi non ricorda – se ha l’età mia – "per un mondo migliore" di padre Lombardi S.J.?

    Già, ma se un topo si mette a giocare con un gatto, "si trova rovesciato sotto le unghie del recente amico". Allora capisce "che la cosa si mette come per l’antico". «Con tremula speranza – sempre Sciascia – ricordò al gatto i principi del nuovo regno. "Sì", rispose il gatto, "ma io sono un fondatore del nuovo regno". E gli affondò i denti nel dorso.»

    Favole, certo; ma non contro la cessata dittatura – di cui anzi si ha nostalgia – ma contro il preteso "ordine nuovo", quello che da un lato macchiava Portella delle Ginestre di sangue rosso, ma dall’altro poteva anche esserci violenza sotto le bandiere rosse persino di un Li Causi.

    Ovvio che noi non accettiamo questo manicheismo: dittaura=ordine sociale: ordine nuovo=caos violento. Giustizia che latita: un’ossessione che a dire il vero Sciascia si portò coerentemente sino alla morte.

    Agato Bruno, pittore maturo, non in cerca di una qualsiasi cifra espressiva. Ma con gnosi politica radicata, col possesso di un’arte di fascinosa attrattiva cromatia, con vezzo georgico virgiliano, ebbro di sole, di luce, di vita quale ispirazione può suggere da siffatte implumi favole alla Fedro rovesciato? Nessuna, avremmo voglia di affermare. Ma, forse senza volerlo, il pittore, l’artista Agato Bruno una consonanza la trova in Sciascia ma è lo Sciascia raro, pudico, quello idillico che traspare solo in uno scritto minore de GLI AMICI DELLA NOCE.