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lunedì 3 febbraio 2014

Quelli degli studi volevano ripartiti per settori economici in Italia. Stronzate. Io le inventavo in dieci minuti. I miei colleghi vi passavano mesi a diarie allora altissime

Carissimo Antonio, tra noi il discorso è di reciproco rispetto e stima ma sempre molto franco. A me del modello americano non me ne frega un cavolo, non lo conosco e non lo voglio conoscere, come idem per ogni altro modello. Di queste stupide superfetazioni me ne sono sempre sbattuto. Anzi ironizzavo su quelli del servizio studi della banca d'Italia dei quali dicevo che erano i chierici medievali che tutte le posizioni del Kamasutra avevano sondate: solo,  commettevano un errore, quella certa cosa la credevano orizzontale invece è verticale. Perché non l'avevano mai vista!!! L'economia italiana ha una struttura sua propria unica, non esportabile con modelli c.d. econometrici. Ha una caratteristica di base: non siamo mai stati nell'epoca moderna colonialisti anzi all'opposto siamo stati spesso colonie. Quindi non abbiamo capitali accumulati sfruttando per secoli i popoli minori. Ma ora dobbiamo stare alla pari con stati reduci da secolari sfruttamenti del terzo del quarto e forse del quinto mondo. Non avendo noi capitali stratificati abbiamo una sola via d'uscita: farceli prestare. Tutto il mondo della grande finanza ha voglia di prestarci i loro molto sporchi capitali a tasso pressoché zero. Vecchia storia: non olet. Certo con voi cattolici che storcete il naso salvo a benedire l'IOR (che io ho ispezionato - dall'esterno - e lo ho conosciuto bene. Mi dispiace per un cugino tardo prete di un  mito) etc. Ora ci viene Grillo e compagni che mi vogliono impressionare con la  faccenda della Banca d'Italia. Ma che cazzo ne sanno. Vogliono sapere la verità? Mi mettano ad una pubblica gogna --- li fracasso. Tu sei persona molto in gamba molto preparata ed io ho profonda stima di te. Con te facciamo un pubblico dibattito. Credo che ti convertirei alla mia marxistica visione pragmatica. LETTA è solo un grande. Sta canonizzando il passaggio dell'Italia dalla settima alla sesta grande potenza economica del mondo: le potenze vere non quelle scemenze della statistica. Facevo ispezioni alle banche. Quelli degli studi volevano ripartiti per settori economici in Italia. Stronzate. Io le inventavo in dieci minuti. I miei colleghi vi passavano mesi a diarie allora altissime

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