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giovedì 3 luglio 2014

Sono forse prove serie quelle che la Cernigoni dice di trovarsi a Lubiana, redatti un paio di anni dopo da parte di inviperiti nemici di questa Italia e scritti per giunta in sloveno e basati solo su postume dichiarazioni tanto vaghe quanto sospette? Se si è antitaliani: subito e si mette anche la mano sul fuoco!!



«Fui mandato in Sicilia a capo dell’Ispettorato Generale di P.S. per la Sicilia nel maggio 1945 e vi

rimasi fino a tutto luglio 1947. Il decreto che istituì l’Ispettorato è dell’aprile 1945 e funzione di tale

organo fu quella di integrare l’opera repressiva e preventiva nell’eliminazione del banditismo ed in

genere della delinquenza associata in Sicilia».

D. R. «Io ebbi a mia disposizione 750 carabinieri, 350 agenti e 14 funzionari, che distribuii in tutte le

province della Sicilia da Messina a Trapani. Fui io che istituii i nuclei di carabinieri e polizia nei

centri dove a me sembrò che dovessero essere istituiti. Le mie prime operazioni feci nelle province

di Agrigento e di Catania. Verso la fine del 1945 incominciò ad affiorare l’attività della banda

Giuliano. Tale fatto fece aumentare la mia attività tanto più che la banda Giuliano e quella di Avila

si erano poste al servizio dell’Evis».

D. R. «Ebbi notizia dei fatti di Portella nelle ore pomeridiane del 1° maggio 1947. Mi recai ad una

riunione indetta dal prefetto Vittorelli, dove si stabilì una certa azione da svolgersi. L’indomani mi

recai a Piana degli Albanesi ed a San Giuseppe Jato, ove già si era proceduto all’arresto di quattro

persone ad opera di un nucleo dipendente dall’Ispettorato e dove si era proceduto a largo

rastrellamento arrestando centinaia di persone sospette, le quali però furono quasi tutte rimesse in

libertà. Non essendo emersa a loro carico alcuna responsabilità».

D. R. «Tutto ciò venne fatto ad opera della questura che si limitò poi a denunciare solo i quattro

arrestati».

D. R. «In una riunione tenuta anche alla presenza dell’Ispettore Generale di P. S. Rosselli, inviato a

Palermo dal Ministero, fu deciso da quest’ultimo che la direzione delle indagini dovesse essere

affidata al questore Giammorcaro e fu così che io passai alle dipendenze di costui».

D. R. «Si venne frattanto a conoscenza che il 1° maggio era stato sequestrato, dopo la sparatoria, un

campiere, certo Busellini, del quale non si seppe nulla per tanti giorni e che poi fu trovato ucciso in

un fossato da un nucleo alle mie dipendenze».

D. R. «Non so se il ritrovamento del cadavere del Busellini avvenne a mezzo di cani poliziotti od a

mezzo solo di ricerche».

D. R. «Mi sembra di ricordare che sul petto del cadavere del Busellini fu trovato un cartello con la

scritta «questa è la fine dei traditori», la qualcosa ci convinse che il delitto era stato consumato dalla

banda Giuliano. Tale convinzione ci facemmo anche per il delitto di Portella poiché ci convincemmo

che colui che aveva ucciso Busellini era uno di quelli che aveva sparato a Portella».

D.R. «Noi dell’Ispettorato, fin dal primo momento, pensammo che la strage di Portella era da

attribuirsi alla banda Giuliano, perché il fatto era avvenuto nella zona così detta d’imperio della

banda stessa, mentre l’Angrisani ed il Guarino avevano orientamento diverso».
 
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Il NOSTRO dunque inizia la sua esperienza quale ispettore generale di PS in Sicilia e subito deve risponderne a Ferruccio Parri che proprio destrorso e filofascista non era.
 
 Se con Bonomi è pur sospettabile una qualche frequentazione massonica (e quale grande commesso dello Stato Italiano non è stato massone?) le insinuazioni di Casarrubea non  hanno più fondamento alcuno dal momento che il Messana transita riverito ed ascoltato sotto Parri sino al 9 dicembre del 1945, sotto  Romita sino al i° luglio 1946 (DE GASPERI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO), sotto lo stesso DE GASPERI quale ministro degli Interni sino al 1° febbraio 1947. E guarda caso appena Scelba - sì proprio Mario Scelba - sale allo scranno di Ministro degli Interni, quello che doveva essere il suo protettore, il nostro Messana viene invitato ad accomodarsi fuori, ma fuori per modo  di dire visto che torna al Ministero a Roma e al Viminale vi resta oltremodo autorevole e rispettato sino al suo pensionamento per raggiunti limiti di età. 
 
MINISTRI DEGLI INTERNI 
BONOMI prof. Ivanoe , dal 18 giugno 1944 al 20 giugno 1945 
PARRI prof. Ferruccio , dal 21 giugno al 9 dicembre 1945[ » ]
ROMITA ing. Giuseppe, dal 10 dicembre 1945 al 1° luglio 1946 
DE GASPERI dott. Alcide , dal 10 luglio 1946 al 1° febbraio 1947 
SCELBA avv. Mario,dal 2 febbraio 1947 al 16 luglio 1953[ » ]
FANFANI dott. prof. Amintore, dal 16 luglio 1953 al 18 gennaio 1954 
ANDREOTTI dott. Giulio , dal 18 gennaio 1954 al 10 febbraio 1954


Gentilissima signorina Cernigoi, se Lei è o si dichiara solerte e coscienziosa Storica crede davvero che un arcigno De Gasperi poteva rendersi compiacente di quel Messana quale il Ricciardelli - che mi pare di nessun prestigio godette e che comunque rimase impalato al suo basso ruolo nonostante volesse accreditarsi, dopo essere stato capo della Politica del fascismo, protettore degli ebrei.?
 
Se Lei è una ricercatrice seria dovrebbe convenire con me che le insinuazioni del Ricciardelli, con solo tutti quei "si dice" "pare" "qualcuno afferma" " a ben pensare" e via discorrendo e mai uno straccio di fatto documentato e provato, meritavano di finire nel cesso come tutto indecorosamente vi finì.
 
 
E De Gasperi poi fu Ministro degli Esteri e dovette occuparsi di quella calunniosa congerie di accuse a TUTTI i nostri funzionari in Slovenia che Titini, pronubi gli Americani, confezionarono senza alcuna prova, obiettività, credibilità. E anche quella falsa congerie di calunnie di una Nazione Estera che cercava vendetta e non giustizia  finì nel cesso, archiviata con un non luogo a procedere.
 
E così il duro grintoso non malleabile De Gasperi si tenne vicino e si affidò e officiò il Messana  fregandosene degli strilli di un Li Causi che per giunta avrebbe dovuto alzare un monumento al Messana che informato dal suo confidente Fra Diavolo seppe che Giuliano stava ordendo un agguato alo stesso Li Causi per ucciderlo. E se a Li Causi nulla successe lo deve prorio a Messana che lo protesse e lo avvisò del pericolo. Leggersi gli atti provessuali per darmi ampiamente ragione. 
 
Qualche mio amico e parente vorrebbe chissà quali documenti a comprova di quanto ho riscontrato a discolpa del Messana. Come si fa a documentare che una calunnia è una calunnia se non dimostrando che non  vi sono prove documentali ma che vi sono sentenze passate in giudicato di Tribunali persino Militari persino Stranieri che tanto affermano!
 
Sono forse prove serie quelle che la Cernigoni dice di trovarsi a Lubiana, redatti un paio di anni dopo da parte di inviperiti nemici di questa Italia e scritti per giunta in sloveno e basati solo su postume dichiarazioni tanto vaghe quanto sospette? Se si è antitaliani: subito e si mette anche la mano sul fuoco!! 

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