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giovedì 6 novembre 2014

LEONARDO SCIASCIA, poeta

martedì 11 giugno 2013
Esile il mandorlo, vigile l'ulivo ma aspro il roveto per il racalmutese Leonardo Sciascia del secolo scorso
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UN VELO D'ACQUE

Un velo d'acque tiepido di sbocci
smemora ora la terra. Il lungo inverno
ha lasciato vigile l'ulivo, aspro il roveto,
e il mandorlo esile
tracciato contro il cielo luminoso.
E la linfa cerca il secco rancore,
scioglie nodi del gelido cruccio.
Musicalmente una pietà remota
accende sua figura: come una luce
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di verde e di argento
che mi chiude nel cuore di uno specchio.
[Leonardo Sciascia, da Sicilia, il suo cuore].


Mi sforzo nell'ermeneutica di questi periodi dispari, mi si staglia contro uno Sciascia indecifrabile. Impaniato ancora nel suo latinorum rondista, alterna sapida lingua ad un dire paesano. Immagini raffinate sino all'incomprensibile su una sintassi ardita e talora tronca affiancano contadine visioni arboree, degli altofusti consueti nelle lande della Noce, a Racalmuto provincia di Agrigento. Contiamo: ulivo, roveto ed ovvio il mandorlo esile che tale in paese non è. Non so poi come Nanà potesse racchiudersi "nel cuore di uno specchio". Virtuosismo o sdrucciolevole caduta nel non onirico?

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