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sabato 29 novembre 2014

NE’ CASALVECCHIO NE’ SANTA MARIA

[Articoletto n.° 13]
NE’ CASALVECCHIO  NE’ SANTA MARIA
di Calogero Taverna

Le origini di Racalmuto sono pervicamente incrostate da due falsi storici, peraltro in contrasto fra loro. Da un lato, si indica Racalmuto insediato a Casalvecchio con questo improbabile toponimo in lingua volgare sin dai tempi post-arabi; dall’altro, si vuole il centro sito nei pressi di Santa Maria per volontà di Roberto Malconvenant, sin dal 1108.

Per il primo falso, la più antica testimonianza che siamo riusciti ad individuare risale al 1869, quando un tal prof. Amato Amati raccoglieva l’imbeccata che a tal proposito gli forniva il sindaco di Racalmuto di quel tempo, che crediamo essere stato il notaro Michele Angelo Alaimo (cfr. DIZIONARIO COROGRAFICO DELL'ITALIA a cura  del prof. Amato AMATI - Milano -Vallardi, 1869). Vi si legge: « Antica è l'origine di Racalmuto: il suo nome è di origine arabica. Fu distrutto dalla peste del '300, indi nel ripopolarsi non occupò il luogo primitivo, che si trova ora alla distanza di un chilometro, e si chiama Casalvecchio.» La notizia viene, per esplicita ammissione, riecheggiata dal nostro Tinebra-Martorana, che invero non ha la pretesa di dare ragguagli incontrovertibili. P. Girolamo M. Morreale S.J. - ricercatore serio e da noi particolarmente apprezzato - si lascia purtroppo andare in arbitrarie congetture nella sua storia di “Maria SS. del Monte di Racalmuto” [pag. 24] e tenta di accreditare la tesi secondo la quale «cessata la peste [del 1355] i Racalmutesi superstiti non tornarono più nelle loro antiche abitazioni, ma attirati dall’acqua del Raffo costruirono le nuove case nei dintorni; il paese abbandonato ed il territorio circostante ebbero il nome di Casalvecchio». Ma a  intorbidare del tutto le acque è stato - a nostro avviso - L’Assessorato Turismo Comunicazioni e Trasporti della Regione Sicilia che nel n.° 39  del 22 dicembre 1991 de “L’Amico del Popolo” propina infondatezze su Racalmuto come la seguente «Distrutto Casalvecchio, come riferisce Michele Amari, il nuovo centro abitato venne spostato di alcuni chilometri e dagli Arabi venne denominato Rahal Maut...». Il passo dell’Amari non è citato ed è quindi impossibile chiarirne la fondatezza. Noi crediamo che ci si rifersca alla Storia dei Muslmani, vol. II, pag. 64. Se è così, l’arbitrio è totale. Vi si parla, sì, di CASTEL VECCHIO ma è località a quattro miglia da Agrigento, chiamata Raqqâdah (Sonnolenta). Comunque la si giri, non mi sembra proprio che Racalmuto c’entri proprio. Come nulla ha a che fare - almeno secondo me - con Casalvecchio. Ritrovamenti archeologici provano magari indediamenti greci e romani in quelle parti. Nulla di arabo fiinora risulta. Men che meno reperti attestanti presenze abitative collocabili nel Basso Medio-Evo. L’arcidiacono  Bertando Du Mazel, che ebbe a fare censimenti nel 1375 (29 marzo) proprio a Racalmuto, nella documentazione rimessa ad Avignone, attesta l’esistenza di un centro abitato (appena 136 “fuochi” in case per la gran parte coperte di paglia)  che appaiono sparse nei dintorni della fortezza, quella che noi racalmutesi chiamiamo “lu Cannuni”.

L’altro plateale falso è l’erezione di una chiesa nel 1108 là dove oggi stanno i ruderi di Santa Maria di Gesù. E qui la colpa è tutta dei canonici agrigentini, protesi ad accaparrarsi talune rendite racalmutesi, sotto il nome di Santa Margherita. Su loro interessate segnalazioni, il PIRRI, attorno al 1641, ebbe a scrivere: “antiquissimum est templum olim majus S. Margaritae V. ab oppido ad 3. lapidis jactum, anno 1108, de licentia Episc. Agrig. à Roberto Malconvenant  domino illius agri extructum...” (pag. 758 delle Notizie della Chiesa Agrigentina). A tre lanci di pietra da Racalmuto sorge un’antichissima chiesa che un tempo era quella maggiore, fabbricata nel 1108, su licenza del vescovo di Agrigento,  da Roberto Malconvenant, signore di quel territorio, attesta dunque l’abate netino. Solo che la notizia si basa su documenti dell’Archivio Capitolare di Agrigento, che, in base a studi del 1961, si riferiscono ad altra località, molto probabilmente sita nei pressi di S. Margherita Belice, come più dettagliamente vedremo in seguito.


IL NOME DI RACALMUTO di Calogero Taverna

[Articoletto n.° 11]
IL NOME DI RACALMUTO
di Calogero Taverna
Mi si controbatterà che buia per quanto sia la pagina araba racalmutese, arabo è indubitatamente il toponimo.
Già nel XVI secolo il colto Fazello attestava l’origine saracena di Racalmuto. «Castello saraceno - lo definiva - dove è una Rocca edificata da Federico Chiaramonte». Più in là non andava. Tra il 1757 e il 1760, il monaco benedettino Vito Maria Amico  nel suo “Lexicon topographicum siculum”  rivestiva purtroppo di patina scientifica la funerea etimologia di paese “diruto, morto” e simili relativamente a Racalmuto. L’avv. Giuseppe Picone, agrigentino ma del ceppo dei Picone del nostro paese, s’inventava addirittura la derivazione da due termini arabi: Rahal (‘Villaggio’ e sin qui correttamente) e Maut (‘della Morte’ e qua invece cervelloticamente). Il Nostro Tinebra Martorana, con fervore giovanile, vi correva dietro. Leonardo Sciascia, ovviamente poco incline alle pignolerie terminologiche, vi dava plurimo ed autorevolissimo avallo.
Diviene difficile  per chicchessia procedere ora alle debite rettifiche. Vi tentò, ma flebilmente, il compaesano gesuita padre Antonio Parisi: «... emerge la probabilità, se non la certezza - scrive il dotto gesuita - che fosse stato un Hamud [...]  a dare il nome all’abitato. Rahal, pronunziato Rakal [ ...]; Hamud, pronunziato Kamud o Kamut [...] dava Rakal-kamut; ed a togliere la cacofonia si soppresse il secondo “ka” e rimase “Rakal-mut” = Ralmanuto!». Quando ignoravamo questo scritto, seguendo altre nostre personali argomentazioni, siamo arrivati a conclusioni analoghe che abbiamo affidate alla locale biblioteca comunale.
Di certo, con la sua indiscussa autorità, ci aveva pensato il Garufi a debellare la fantasiosa etimologia di Racalmuto quella lugubre di “Paese dei Morti”. In un suo studio del 1947 (Carlo Alberto Garufi, PATTI AGRARI E COMUNI FEU­DALI DI NUOVA FONDAZIONE IN SICILIA, parte II dell'articolo, in ARCHIVIO STORICO SICILIANO, anno 1947, pag. 34) troviamo, infatti, questa illuminante nota: «soggiungo che l'unica e più antica notizia di Racalmuto, che ci permetta d'indagarne l'origine al di fuori delle cervellotiche etimologie di R a h a l m u t, casale della morte, si ha nella pergamena greca originale conservata tut­tavia nel Tabulario di S. Margherita di Polizzi, la quale contiene l'atto di compra-vendita, dell'a. m. 6687, e. v. 1178, feb. ind. XII, di un fondo sito in Rachal Chammout. Sin dalle sue origini il casale fu denominato da Chammout, nome codesto di persona che per due volte ricorre fra i  g a i t i  testimoni saraceni nel diploma originale, greco-arabo, di Re Ruggiero dell'a.m. 6641, e.v. 1133 feb. ind. XIa ».     
Va detto che la lezione del Garufi, purtroppo, non è stata recepita dai moderni storici alla Henri Bresc. Ispirato forse da quest’ultimo, un grandissimo arabista contemporaneo si è data la briga di riesaminare l’etimologia del toponimo “Racalmuto”. Non accetta la versione tradizionale. Ed ci dà una nuovissima lettura: Racalmuto come ‘Paese del moggio’. Ci riferiamo a quanto pubblicato nel 1990 nell’opera rispettabilissima: Giovan Battista Pellegrini, in Dizionario di Toponomastica - i nomi geografici italiani - UTET 1990.
Vi leggiamo che “Racalmuto”: «deriva dall'arabo Rahl al Mudd = uguale Casalis Modi (Cusa 24, 25 e 221) 'sosta, casale' del Mudd <latino modium 'Moggio' ". "Paisi di lu Munnieddu", dunque, alla siciliana. Ma di modii e mondelli Racalmuto non ha la configurazione. L'immagine potrebbe valere per il vicino Monte Formaggio di Sutera. Del resto, può escludersi qualsiasi vecchio fonema che suoni simile a Racalmuddo o Racalmullo ed analoghi.
Ma almeno, niente più accenni mortuari che ci tornano indigesti. E’, dunque, un passo avanti.
Dipanata in qualche modo la questione del significato, nasce quella del periodo in cui si ebbe ad affermare quel nome arabo. Fu durante il periodo della dominazione berbera, come propende il p. Antonio Parisi? O va spostato nei tempi immediatamente successivi alla caduta dell’Emiro di Girgenti, Hamùd (25 luglio del 1087), come noi siamo inclini a credere?
Insediatosi Ruggero il Normanno, presso gli abitanti arabi del territorio di Racalmuto permase l’uso di chiamarsi quelli del Casale di Hamùd e, tardivamente, i notai e gli uomini colti dell’agrigentino - preponderantemente, ebrei - finirono 

Le origini racalmutesi di Ettore Messana

Eugenio Napoleone Messana si dilunga un po' troppo sulla figura di don Serafino Messana, letterato, patriota, crispino, repubblicano ed altro;  don Serafino è pure il padre di don Napoleone Eugenio, quindi pensiamo antenato del nostro maestro e grande microstorico racalmutese. Non so se l'attuale sindaco ne è pure lui un discendente.
Il microstorico E. N. Messana abbandona a questo punto la sua genealogia. Si dedica più che altro ai Savatteri, suoi  novelli parenti acquisiti. Quando passa a descrivere il dopoguerra di Racalmuto, accenna al capitano in congedo Amedeo Messana, "uomo onesto sino allo scrupolo e capace di reggere il paese, travagliato dalle carenze di un dopoguerra senza confronti"  (pag. 409). Ma ormai Genio pensa a se stesso. Ora il protagonista è lui. Già democristiano con Dino Casuccio passa tra i comunisti e naturalmente come neofita è fanatico nel descrivere meriti a iosa dei compagni rossi. Oddio qualche merito l'avevano, ma non  erano stinchi di santo.
Quel che invece sorprende in Eugenio Napoleone Messana è l'assenza di ogni sia pur piccolo accenno alla stella allora splendente in Racalmuto, non f'oss'altro per gli onori che a quel tempo gli si tributavano magari a dispetto dei comunisti, di un Montalbano ad esempio e soprattutto di un Li Causi. Eppure un filo di parenbtela tra Eugenio Napoleone Messana e l'ispettore generale di PS dottore EttoreMessana c'era. Ma allargatasi la parentela scoppiavano invidiuzze e malevolenze. Così va il mondo.
Noi ritorniamo indietro e ci avventuriamo in nostre ricostruzioni sapendo che potremo sbagliare e subito gli eredi Messana ci bacchetteranno (e faranno bene).
Dunque tra i cinque figli dello speziale don Calogero Messana abbiamo un Luigi che diviene dottore in medicina. Eugenio Napoleone Messana null'altro ci dice di questo dottore in medicina. Noi crediamo che abbia avuto tre figli maschi: Emilio, Clemente e Adriano Francesco.  Da Emilio nacque il celeberrimo don Luigino Messana che Sciascia assurse ad epico personaggio nelle vesti di don Ferdinando Trupia, il più classico dei galantuomini del Circolo della Concordia quale rievocato nelle Parrocchie di Regalpetra. Adriano Francesco, bell'uomo ma fragile e sfortunato in amore ebbe per figlia la nota Elettra Messana. Ma per noi il più importante è il figlio di don Luigino don Clemente Messana perché il padre dell'eroe che per ora ci occupa il tempo e la mente, cioè a dire l'Ispettore Generale di PS, collaboratore di De Gasperi, gr. uff. e comm.. di San Maurizio e San Lazzaro il dottore Ettore Messana. 

Ma per noi il più importante è il figlio di don Luigino don Clemente Messana perchè il padre dell'eroe che per ora ci occupa il tempo e la mente, cioè a dire l'Ispettore Generale di PS, collaboratore di De Gasperi, gr. uff. e comm.. di San Maurizio e San lazzaro il dottore Ettore Messana.

Eugenio Napoleone Messana si dilunga un po' troppo sulla figura di don Serafino Messana, letterato, patriota, crispino, repubblicano ed altro;  don Serafino è pure il padre di don Napoleone Eugenio, quindi pensiamo antenato del nostro maestro e grande microstorico racalmutese. Non so se l'attuale sindaco ne è pure lui un discendente.
Il microstorico E. N. Messana abbandona a questo punto la sua genealogia. Si dedica più che altro ai Savatteri, suoi  novelli parenti acquisiti. Quando passa a descrivere il dopoguerra di Racalmuto, accenna al capitano in congedo Amedeo Messana, "uomo onesto sino allo scrupolo e capace di reggere il paese, travagliato dalle carenze di un dopoguerra senza confronti"  (pag. 409). Ma ormai Genio pensa a se stesso. Ora il protagonista è lui. Già democristiano con Dino Casuccio passa tra i comunisti e naturalmente come neofita è fanatico nel descrivere meriti a iosa dei compagni rossi. Oddio qualche merito l'avevano, ma non  erano stinchi di santo.
Quel che invece sorprende in Eugenio Napoleone Messana è l'assenza di ogni sia pur piccolo accenno alla stella allora splendente in Racalmuto, non f'oss'altro per gli onori che a quel tempo gli si tributavano magari a dispetto dei comunisti, di un Montalbano ad esempio e soprattutto di un Li Causi. Eppure un filo di parenbtela tra Eugenio Napoleone Messana e l'ispettore generale di PS dottore EttoreMessana c'era. Ma allargatasi la parentela scoppiavano invidiuzze e malevolenze. Così va il mondo.
Noi ritorniamo indietro e ci avventuriamo in nostre ricostruzioni sapendo che potremo sbagliare e subito gli eredi Messana ci bacchetteranno (e faranno bene).
Dunque tra i cinque figli dello speziale don Calogero Messana abbiamo un Luigi che diviene dottore in medicina. Eugenio Napoleone Messana null'altro ci dice di questo dottore in medicina. Noi crediamo che abbia avuto tre figli maschi: Emilio, Clemente e Adriano Francesco.  Da Emilio nacque il celeberrimo don Luigino Messana che Sciascia assurse ad epico personaggio nelle vesti di don Ferdinando Trupia, il più classico dei galantuomini del Circolo della Concordia quale rievocato nelle Parrocchie di Regalpetra. Adriano Francesco, bell'uomo ma fragile e sfortunato in amore ebbe per figlia la nota Elettra Messana. Ma per noi il più importante è il figlio di don Luigino don Clemente Messana perché il padre dell'eroe che per ora ci occupa il tempo e la mente, cioè a dire l'Ispettore Generale di PS, collaboratore di De Gasperi, gr. uff. e comm.. di San Maurizio e San Lazzaro il dottore Ettore Messana. 

Le ascendenze di Ettore Messana

Lo confesso: ho pasticciato molte volte sulle ascendenze di Ettore Messana. Vedo di fare un po' d'ordine. Inizio consultando il ponderoso tomo autoesaltante di Eugenio Napoleone Messana. Mi soffermo a pag. 202. Per il maestro prima democristiano e poi comunista all'acqua di rose di Racalmuto, le glorie della sua schiatta sarebbero rinverdite con Giuseppe Messana un poeta elegiaco a soli 18 anni,  nato il 3 maggio del 1816.
Ma a dire il vero, il  capostipite della svolta economica dei Messana di Racalmuto sarebbe stato mastro Luigi Messana, un "borghese arricchitosi nell'ultimo '700 attraverso il commercio degli zolfi, l'amministrazione del Conte, che tenne per molti anni, e l'esazione, più tardi, della tassa del macinato". Come dire, mercante solfifero, campiere d'alto bordo, e infine esattore dell'odiata tassa sul macinato.
Ma i figli, tanti non lo seguirono.  Calogero si fa speziale, sposa donna Lucia Nalbone, si nobilita, fa l'intellettuale, fa politica irredentista, accede in giunta negli anni venti e con altri due suoi fratelli entra in rivolta nei moti del '48 siciliano.
Lo speziale racalmutese fu abile nel recepire la grande ricchezza del padre Luigi e così sposa "con lauta dote" l'unica figlia "Maria Angela al barone Giuseppe Tulumello" e fa laurerare gli altri cinque figli maschi: "Luigi in medicina, Biagio, Giuseppe ed Arcangelo in legge, e Searafino in chimica e filosofia medica".

Biagio Messana nacque il 3 febbraio 1812, studiò legge a Palermo, fu giudice supplente a Racalmuto fino al 1848. Con i fratelli Luigi e Serafino  promosse i moti e divenne il primo presidente del comitato rivoluzionario del paese. Dopo l'unità d'italia, segnalato da Michele Amari, ebbe l'incarico di costituire il corpo di polizia in Emilia.  Biaggio Messana dall'Emilia tornò a Racalmuto dopo pochi anni e fu consigliere comunale e in testa ai concittadini nelle battaglie politiche. Morì il 13 gennaio 1882, "dopo avere  dilapidato gran parte del patrimonio paterno, lasciando molti figli che vendettero tutto e si sparsero per il mondo".

[segue]

Sinite pargulos ad me venire!




DA PARLOINFOTO DEL DOTTORE SALVATORE ALFANO, 


la foto che (ir)ride

identici e scomposti

ca..volo che pugno!

il pio comunista, il magistrato dagli occhi in cielo e Felice... felice! 



ma che ci sta a fare mio cugino in palco? Chi punta?



la triade dell'amore: il bello, l'accigliato e l'uomo dalle braccia conserte 

sinite pargulos ad me venire: ve ne ricorderete quando sarete grandi?


sempre accanto al potere del momento



il futuro presidente della Repubblica tra Sciascia (lo scrittore stradaiolo  della 630) e il sindaco rosso in fascia tricolore


il passo marziale non ci appartiene


no comment!



assopito o assorto?


MA CHE DICI? SANTA INNOCENZA!

Dalla Posta all'Agorà, un tripudioi di poliziotti e guardie del corpo

 Lillo Taverna In questo giorno di grande bruma racalmutese, come dire contrappositiva al giulivo sole di Sicilia ritorno al mio Tchaikowky, alle sue contrapposte ma consone brume esistenziali. Oggi sabato mentre qualche mia virtuale giovane troppo giovane amica si commuove ai pedagocici versi danteschi del non potere vivere come bruti ma solo per seguire "virtude e conoscenza", io mi rannicchio nella mia torbida scorticante malinconia, reduce da sonni turbolenti del duro letto schiacciante le mie artrotiche ossa che mi stanno piegando la schiena che per tutta la mia ormai lunga vita ho tenuto dritta costi tutto quanto mi è costato.
Lillo Taverna Ieri Racalmuto ha vissuto una ilare beffa. Ha avuto l'onore di ospitare per mezza giornata (meno male) la seconda "carica dello Stato". Racalmuto di solito neghittoso è divenuto ancor più apatico. Se ne è stato a casa ed ha lasciato il diafano signore con gentile consorte in mezzo alla folla della sua guardia del corpo più o meno celata. Pare che quello che fu il magistrato alla fine gradito a Berlusconi sol perché tamponava l'ostile Caselli si mise a parlare di palme che si seccano e di pulizia mafiosa in quella cattedrale nel deserto che dicono Fondazione Sciascia, osannato dal solito estraneo Felice Cavallaro, l'inventore dei quattro scrittori della comunista superstrada sempre più collabente, sperperatrice di fondi che consentono a sette o ad otto ineffabili imprese cementizie di fare buoni affari in questi calamitosi tempi descritti in perniciosa crisi di liquidità delle famiglie, come acutamente redarguì l'inclito Baffetto Massimo di rossa estrazione in piena televisione. Povero Nanà Sciascia ridotto a far da tappo alla più invereconda speculazione paraautostrafale, dissolvitrice di arcgheologici beni e di preziosi bacini acquiferi in questo esordio di millennio!

Lillo Taverna Ironia della sorte: avevo una palma bella florida chiomata: l'ho lasciata rigogliosa per la gioia degli occhi e per l'esultanza dello spirito ed ecco che appena Grasso parla di palme in decomposizione la mia vera unica palma. E la mafia pare che non si sia seccata, anzi! L'altro giorno di primissima mattina un racalmutese su una imponente macchina stava recandosi a Canicattì. Trova sassi per la strada. Scende per levarli. Si vede puntata una pistola. E' costretto a consegnare le chiavi del suo mezzo. Quattro banditi che avevano lasciato il furgone pieno di refurtiva ad un posto di blocco, rimasti a piedi, avevano con un siffatto marchingegno da far west trovato di che ritornarsene tranquilli a casa loro. E le forze dell'ordine che so ormai dotati di sofisticate tecnologie da monotorizzarci tutti? Ieri se ne stavano nella Centrale elettrica di Racalmuto a gambe scompostamente a cavalcioni come argutamente ha immortalato con la sua infallibile macchina fotografica il dottore Alfano.
Frattanto a Racalmuto siamo condannati a cellofanare i nostri rifiuti solidi urbani: la megaraccolta coffariana di Siculiana si è supersaturata e

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Profumo Di Terra Ti saranno pesanti le ossa, ma non la bocca.

Buongiorno!

Coltivatore di pensieri piuttosto che di palme direi.

Mi piace che mi definisci "amica giovanissima" quasi ci credo!
Dante era un presuntuoso antipatico ma, in quel pensiero ci ha azzeccato.



Ti abbraccio col pensiero.


·        
Lillo Taverna non accoglie più - o non lo permette - la ulteriore monnezza. Noi a Racalmuto abbiamo pagato per certa sudditanza di vecchi consiglieri comunali fior di milioni per questo dissennato smaltimento dei nostri rifiuti. Il pietoso nuovo sindaco si accolla supplice l'insorgenza di circa un milione e mezzo di euro per arretrati monnezzari che benevolmente la Corte dei Conti di Palermo pare ci abbia spalmato nei prossimi due anni. Io per una ventina di giorni che sporco Racalmuto vengo quest'anno chiamato a pagare per monnezza il doppio di quello che mia moglie paga a Roma in pieno quartiere signorile e per una dimora estesa 150 mq. tanti quanti il catasto ha detto a Vittorio Lauricella per questa ia abitazione fuori paese, senza acqua perché hanno fatto un ripartitore più basso rispetto a queste case al Serrone sorte con concessione comunale quali abitazioni in verde stagionale ma dopo aver pagato fior di Bucalossi e ciò nonostante restino prive di fogne e anche di gas. Dico e ripeto al Sindaco, se prono dinanzi ad ignari magistrati della Corte dei Conti di Palermo, hai riconosciuto il debito pregresso per oneri né certi né liquidi, perché non hai fatto emergere i 15 milioni di crediti comunali certi liquidi ed esigibili? Ma il mio Caro Emilio si è messo ad esaltare quei commissari viminaleschi che in articulo mortis, il 21 maggio 2014, eruditi dal costituzionalista Vittorio Lauricella che letteramente scrive che "l'imposta municipale propria (IMU) [è] di natura PATRIMONIALE”

Profumo Di Terra  Aiuto! .. Se non ci riesci tu a farti valere Calogero, possiamo tutti alzare bandiera bianca.

Lillo Taverna quei commissari, dunque,   mandano al macero il vecchio regolamento che sino al giorno prima figurava nell'Albo Pretorio come fonte giuridica di tutti i gravami monnezzari e così l'articolo primo " il gettito complessivo della tassa non può superare il costo del servizio, a carico dell'utilizzatore [ed è] destinato alla copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento".
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Lillo Taverna Che pacchia per i signori commissari ed anche per il solitario loro predecessore, che pacchia per l'Ufficio tributi di Racalmuto, che pacchia per l'ufficio ragioneria di Racalmuto. Qualsiasi onere di qualsiasi natura ora è legittimo basta che abbia una larvata attinenza all'opera monnezzara! Prima no? Prima c'era il vincolo per il quale "il gettito complessivo della tassa non poteva superare il costo del servizio ... determinato in base a legge ]. LSU si erano rifiutati di passare sotto i signori di Agrigento, restavano come inutilizzabili spazzini del comune e questo per me è per affare loro; ma se ne rivenivano costi aggiuntivi per 420 mila euro davvero codesti "costi" potevano finire tra quello della spazzatura e venire anche ripartiti tra gli onesti fruitori del servizio monnezzaro? No. Il meno che ti poteva capitare era che qualcuno - e non mi escludo - considerava quello un onere non inerente del bilancio pubblico del Comune e invocava sanzioni penali durissime. Infatti i Commissari quella stecca pare che l'abbiano lasciata a questi liliali fanciulletti e fanciullette del nuovo consiglio comunale; almeno la minoranza aveva in primo momento aveva contestato (e guarda caso il rifiuto di approvare cose altrui non poteva costituire colpa per la destituzione) ma poi aveva approvato all'unanimità dei presenti.
Sennonché mi vengono a dire che l'hanno fatto per "senso di responsabilità" in quanto diversamente avrebbero riconsegnato il Comune a nuovi commissari. Ma non fatemi ridere, lo avete fatto perché temevate di perdere il posticino che continuate a sostere essere gratis.

Lillo Taverna Il vecchio articolo due prevedeva ben tre classi di riduzioni a seconda dalla distanza dalla perimetrazione dei cassonetti (che invero se l'avevano fatta non la resero pubblica) di meno di 500 metri, tra cinquecentun metri  e 1000 metri e oltre mille metri. Sornionamente ora scrivono "per le utenze ubicate fuori dalla zona servita, purché di fatto non servite dalla raccolta, il tributo da applicare è RIDOTTO del 60% se la distanza dal più vicino punto di raccolta ubicato nella zona perimetrata di fatto servita è superiore a 1.000 metri lineari , calcolati su strada carrozzabile” 
I furbi: san bene che non vi è alcuna zona perimetrata ufficiale: poco male: hanno insidiosamente aggiunto quel "o di fatto servita"! Quale certezza del diritto? nessuna. Comma Impugnabile di certo. Ma chi lo fa? Costa chiedere giustizia in Italia. E poi cosa è la "strada carrozzabile". Certo la superstrada lo è. Ma i viottoli interpoderali lo sono visto che oggi vi passano anche auto sgangherate?.


Profumo Di Terra Ne convieni Calogero, che a questo punto siamo in uno stato dittatoriale?
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Profumo Di Terra Ne convieni che a questo punto, i lupi non sono né di destra né di sinistra?
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Profumo Di Terra Ora io da giovine qual sono, mi rimetto ai tuoi consigli, se ne hai..
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Lillo Taverna Domanda: da quando è in vigore un siffatto punitivo regolamento? Mi risponderebbero: "articolo

60: il presente regolamento ha effetto dal primo gennaio 2014" E così ecco retroattivamente tutta una serie di gravami tributari. Non vi è dubbio che sino al maggio 2014 le obbligazioni tributarie monnezzare dei racalmutesi erano

quelle molto più agevolative del regolamento del 1995, riaffisso  peraltro sotto i Commissari in questa primavera nell’Albo Pretorrio.

Ma si era in incubazione, si doveva prodromicamente restare in attesa che arrivasse il parto afflittivo dei signori commissari datato 21 maggio 2014. E il brocardo recepito
persino dalla Costitizione del “nulla poena sine lege”? Il signor Presidente del senato, già insigne magistrato, invece di passeggiare a piede dal Municipio
alla brutta statua di Sciascia con rischio mafioso suo e nostro, non ci poteva
sciogliere almeno questo dilemma di legittimità persino costituzionale?
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Lillo Taverna Mi sono stancato e per il momento mi fermo qui. Devo non solo continuare il mio discorso ma soprattutto correggere e unificare. Promesso, lo farò;datemi un po' di tempo- Del resto credo che il succo del discorso l'avete afferrato. Per la sciatteria delle bozze scusatemi se vorrete. Se no? vuol dire che alle prossime elezioni non mi voterete.
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Profumo Di Terra E va be' ... Attenderemo i tuoi aggiornamenti. O meglio, i racalmutesi attenderanno l'evoluzioni scritte, provate inoppugnabili che andrai a srotolare..

Tutto il mondo e' paese!

Io mi limito a recintarlo nel mio.

Tu, ti ostini a recintarlo nel tuo (molto più piccolo) .

Grasso a Racalmuto

 Lillo Taverna In questo giorno di grande bruma racalmutese, come dire contrappositiva al giulivo sole di Sicilia ritorno al mio Tchaikowky, alle sue contrapposte ma consone brume esistenziali. Oggi sabato mentre qualche mia virtuale giovane troppo giovane amica si commuove ai pedagocici versi danteschi del non potere vivere come bruti ma solo per seguire "virtude e conoscenza", io mi rannicchio nella mia torbida scorticante malinconia, reduce da sonni turbolenti del duro letto schiacciante le mie artrotiche ossa che mi stanno piegando la schiena che per tutta la mia ormai lunga vita ho tenuto dritta costi tutto quanto mi è costato.
Lillo Taverna Ieri Racalmuto ha vissuto una ilare beffa. Ha avuto l'onore di ospitare per mezza giornata (meno male) la seconda "carica dello Stato". Racalmuto di solito neghittoso è divenuto ancor più apatico. Se ne è stato a casa ed ha lasciato il diafano signore con gentile consorte in mezzo alla folla della sua guardia del corpo più o meno celata. Pare che quello che fu il magistrato alla fine gradito a Berlusconi sol perché tamponava l'ostile Caselli si mise a parlare di palme che si seccano e di pulizia mafiosa in quella cattedrale nel deserto che dicono Fondazione Sciascia, osannato dal solito estraneo Felice Cavallaro, l'inventore dei quattro scrittori della comunista superstrada sempre più collabente, sperperatrice di fondi che consentono a sette o ad otto ineffabili imprese cementizie di fare buoni affari in questi calamitosi tempi descritti in perniciosa crisi di liquidità delle famiglie, come acutamente redarguì l'inclito Baffetto Massimo di rossa estrazione in piena televisione. Povero Nanà Sciascia ridotto a far da tappo alla più invereconda speculazione paraautostrafale, dissolvitrice di arcgheologici beni e di preziosi bacini acquiferi in questo esordio di millennio!

Lillo Taverna Ironia della sorte: avevo una palma bella florida chiomata: l'ho lasciata rigogliosa per la gioia degli occhi e per l'esultanza dello spirito ed ecco che appena Grasso parla di palme in decomposizione la mia vera unica palma. E la mafia pare che non si sia seccata, anzi! L'altro giorno di primissima mattina un racalmutese su una imponente macchina stava recandosi a Canicattì. Trova sassi per la strada. Scende per levarli. Si vede puntata una pistola. E' costretto a consegnare le chiavi del suo mezzo. Quattro banditi che avevano lasciato il furgone pieno di refurtiva ad un posto di blocco, rimasti a piedi, avevano con un siffatto marchingegno da far west trovato di che ritornarsene tranquilli a casa loro. E le forze dell'ordine che so ormai dotati di sofisticate tecnologie da monotorizzarci tutti? Ieri se ne stavano nella Centrale elettrica di Racalmuto a gambe scompostamente a cavalcioni come argutamente ha immortalato con la sua infallibile macchina fotografica il dottore Alfano.
Frattanto a Racalmuto siamo condannati a cellofanare i nostri rifiuti solidi urbani: la megaraccolta coffariana di Siculiana si è supersaturata e

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Profumo Di Terra Ti saranno pesanti le ossa, ma non la bocca.

Buongiorno!

Coltivatore di pensieri piuttosto che di palme direi.
Mi piace che mi definisci "amica giovanissima" quasi ci credo!
Dante era un presuntuoso antipatico ma, in quel pensiero ci ha azzeccato.



Ti abbraccio col pensiero.


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Lillo Taverna non accoglie più - o non lo permette - la ulteriore monnezza. Noi a Racalmuto abbiamo pagato per certa sudditanza di vecchi consiglieri comunali fior di milioni per questo dissennato smaltimento dei nostri rifiuti. Il pietoso nuovo sindaco si accolla supplice l'insorgenza di circa un milione e mezzo di euro per arretrati monnezzari che benevolmente la Corte dei Conti di Palermo pare ci abbia spalmato nei prossimi due anni. Io per una ventina di giorni che sporco Racalmuto vengo quest'anno chiamato a pagare per monnezza il doppio di quello che mia moglie paga a Roma in pieno quartiere signorile e per una dimora estesa 150 mq. tanti quanti il catasto ha detto a Vittorio Lauricella per questa ia abitazione fuori paese, senza acqua perché hanno fatto un ripartitore più basso rispetto a queste case al Serrone sorte con concessione comunale quali abitazioni in verde stagionale ma dopo aver pagato fior di Bucalossi e ciò nonostante restino prive di fogne e anche di gas. Dico e ripeto al Sindaco, se prono dinanzi ad ignari magistrati della Corte dei Conti di Palermo, hai riconosciuto il debito pregresso per oneri né certi né liquidi, perché non hai fatto emergere i 15 milioni di crediti comunali certi liquidi ed esigibili? Ma il mio Caro Emilio si è messo ad esaltare quei commissari viminaleschi che in articulo mortis, il 21 maggio 2014, eruditi dal costituzionalista Vittorio Lauricella che letteramente scrive che "l'imposta municipale propria (IMU) [è] di natura PATRIMONIALE”

Profumo Di Terra  Aiuto! .. Se non ci riesci tu a farti valere Calogero, possiamo tutti alzare bandiera bianca.

Lillo Taverna quei commissari, dunque,   mandano al macero il vecchio regolamento che sino al giorno prima figurava nell'Albo Pretorio come fonte giuridica di tutti i gravami monnezzari e così l'articolo primo " il gettito complessivo della tassa non può superare il costo del servizio, a carico dell'utilizzatore [ed è] destinato alla copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento".
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Lillo Taverna Che pacchia per i signori commissari ed anche per il solitario loro predecessore, che pacchia per l'Ufficio tributi di Racalmuto, che pacchia per l'ufficio ragioneria di Racalmuto. Qualsiasi onere di qualsiasi natura ora è legittimo basta che abbia una larvata attinenza all'opera monnezzara! Prima no? Prima c'era il vincolo per il quale "il gettito complessivo della tassa non poteva superare il costo del servizio ... determinato in base a legge ]. LSU si erano rifiutati di passare sotto i signori di Agrigento, restavano come inutilizzabili spazzini del comune e questo per me è per affare loro; ma se ne rivenivano costi aggiuntivi per 420 mila euro davvero codesti "costi" potevano finire tra quello della spazzatura e venire anche ripartiti tra gli onesti fruitori del servizio monnezzaro? No. Il meno che ti poteva capitare era che qualcuno - e non mi escludo - considerava quello un onere non inerente del bilancio pubblico del Comune e invocava sanzioni penali durissime. Infatti i Commissari quella stecca pare che l'abbiano lasciata a questi liliali fanciulletti e fanciullette del nuovo consiglio comunale; almeno la minoranza aveva in primo momento aveva contestato (e guarda caso il rifiuto di approvare cose altrui non poteva costituire colpa per la destituzione) ma poi aveva approvato all'unanimità dei presenti.
Sennonché mi vengono a dire che l'hanno fatto per "senso di responsabilità" in quanto diversamente avrebbero riconsegnato il Comune a nuovi commissari. Ma non fatemi ridere, lo avete fatto perché temevate di perdere il posticino che continuate a sostere essere gratis.

Lillo Taverna Il vecchio articolo due prevedeva ben tre classi di riduzioni a seconda dalla distanza dalla perimetrazione dei cassonetti (che invero se l'avevano fatta non la resero pubblica) di meno di 500 metri, tra cinquecentun metri  e 1000 metri e oltre mille metri. Sornionamente ora scrivono "per le utenze ubicate fuori dalla zona servita, purché di fatto non servite dalla raccolta, il tributo da applicare è RIDOTTO del 60% se la distanza dal più vicino punto di raccolta ubicato nella zona perimetrata di fatto servita è superiore a 1.000 metri lineari , calcolati su strada carrozzabile” 
I furbi: san bene che non vi è alcuna zona perimetrata ufficiale: poco male: hanno insidiosamente aggiunto quel "o di fatto servita"! Quale certezza del diritto? nessuna. Comma Impugnabile di certo. Ma chi lo fa? Costa chiedere giustizia in Italia. E poi cosa è la "strada carrozzabile". Certo la superstrada lo è. Ma i viottoli interpoderali lo sono visto che oggi vi passano anche auto sgangherate?.


Profumo Di Terra Ne convieni Calogero, che a questo punto siamo in uno stato dittatoriale?
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Profumo Di Terra Ne convieni che a questo punto, i lupi non sono né di destra né di sinistra?
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Profumo Di Terra Ora io da giovine qual sono, mi rimetto ai tuoi consigli, se ne hai..
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Lillo Taverna Domanda: da quando è in vigore un siffatto punitivo regolamento? Mi risponderebbero: "articolo

60: il presente regolamento ha effetto dal primo gennaio 2014" E così ecco retroattivamente tutta una serie di gravami tributari. Non vi è dubbio che sino al maggio 2014 le obbligazioni tributarie monnezzare dei racalmutesi erano

quelle molto più agevolative del regolamento del 1995, riaffisso  peraltro sotto i Commissari in questa primavera nell’Albo Pretorrio.
Ma si era in incubazione, si doveva prodromicamente restare in attesa che arrivasse il parto afflittivo dei signori commissari datato 21 maggio 2014. E il brocardo recepito
persino dalla Costitizione del “nulla poena sine lege”? Il signor Presidente del senato, già insigne magistrato, invece di passeggiare a piede dal Municipio
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Lillo Taverna Mi sono stancato e per il momento mi fermo qui. Devo non solo continuare il mio discorso ma soprattutto correggere e unificare. Promesso, lo farò;datemi un po' di tempo- Del resto credo che il succo del discorso l'avete afferrato. Per la sciatteria delle bozze scusatemi se vorrete. Se no? vuol dire che alle prossime elezioni non mi voterete.
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Profumo Di Terra E va be' ... Attenderemo i tuoi aggiornamenti. O meglio, i racalmutesi attenderanno l'evoluzioni scritte, provate inoppugnabili che andrai a srotolare..

Tutto il mondo e' paese!

Io mi limito a recintarlo nel mio.
Tu, ti ostini a recintarlo nel tuo (molto più piccolo) .