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lunedì 12 gennaio 2015

Anch'io non più tardi dell'altro giorno ho predicato che occorre smantellare tutte le grandi raffinerie di Milazzo, per esaltare le quali, come dipendente della Banca d'Italia, avevo elevato auspici e plausi.


Lillo Taverna A chi mi chiedeva ragguagli sul ROBERTO-PENSIERO avevo risposto riservatamente così:
Credo che voglia dire: Sciascia avrebbe ritenuto tutta questa polemica sul congiungimento di Racalmuto con Grotte, "una cosa da cretini". Ma Sciascia andava capito. Mai avrebbe detto che la industrializzazione della Sicilia era una cosa da cretini. Ha scritto certi pezzi mirabili di segno opposto. Bisogna vedere come gli si porgeva una domanda. Del resto Sciascia non era un affabulatore. Stentava moltissimo a parlare. Ci doveva pensare molto. Nelle more poteva scappargli qualche grossa minchiata.
Mi sono sbagliato?

Roberto Salvo Io non so se gli è scappata una minchiata, ma eravamo almeno in quattro qualdo alla noce lo affermò.

Lillo Taverna Lillo Taverna Sempre minchiata resta. Contrapporrei un articolo sulle speranze dell'iniziata industrializzazione della Sicilia apparso addirittura su un giornale economico. Ma Sciascia si sa: contradisse e si contraddisse. Mi riferisco all'ubbriacatura ermeneutica dell'Ambroise, che osa magari esordire nella sua intervista a Sciascia: tra i vari approcci ai tuoi libri ... il più convincente mi pare la tua volontà di fare della morte un'esperienza narrabile". Sia chiaro: Sciascia non accetta una minchiata del genere, una domanda a minchia cioè e infatti risponde, sornionamente: Tutte le interpretazioni delle cose da me scritte ... mi si insinuano suggestivamente e finiscono col convincermi. In ciò - debbo ammetterlo - c'è anche della pigrizia - o qualcosa di simile. Sto parlando dei libri ... che una volta pubblicati, non mi interessano più". La "inutile questione" che avrei sollevato con il dottore Butera, mi ha costretto a leggere e rileggere come legge lo spagnolo Montalban Sciascia. Mi pare un altro Sciascia rispetto a tutti i cultori, specie nocini, che mi hanno stordito in tanti anni.
Ora ecco, lo Sciascia che vive la distanza tra realtà e ragione, E così, incidentalmente, resto colpito da affermazioni come le seguenti:: " il suo [di Sciascia] atteggiamento morale e la sua architettura letteraria si identificavano, nell'insieme formale, con un accanito smascheramento di fondo della condotta individuale e sociale, partendo dall'inquietudine, addirittura dall'angoscia, procurata dalla scoperta che definitivamente le apparenze ingannano e che percepiamo le ombre di una realtà guidata da centri di emissione non controllati da noi ma da qualcosa che potremmo chiamare potere, il quale ci implica, ci adopera e ci integra in un gioco dalle carte truccate."

Non posso qui dilungarmi oltre. Mi pare che viene fuori dalla lezione montalbaniana un "altro" Sciascia, quello "suo" non "mio" né di nessun altro, men che meno quello "nocino". E mi piacerebbe che codesta per ora inutile Fondazione racalmutese si trasformasse in una sorta di scuola alternativa, ove Sciascia venga studiato da quest'altra angolazione, come dire non iperrealista all'Agnello, non "nocina", non "familistica". Ma in totale contrapposizione. CONTRA OMNIA. In una scuola cioè che elargendo magari qualche decimale di punticino ai tanti precari e precarie in cerca di una sistemazione permanente nell'insegnamento statale, porti avanti approcci diversi contrapposti della storia più o meno locale, a cominciare magari dal buon Ettore Messana malgrado MALGRADOTUTTO. Banalità? inutili cretinerie? Forse che sì; ma voglio credere preminente il "forse che no".

Maria Pia Calapà Una" relatività generale" quella di SALVO, che fa letteralmente a pugni con la "meccanica quantistica" di TAVERNA.

Roberto Salvo Caro Lillo, credimi! Non ho nessuna intenzione di polemizzare né con te né con altri, ma lasciami credere che l’affermazione di Sciascia non è per niente una minchiata ma una lucida ed intelligente riflessione. Pensi veramente che la Sicilia abbia bisogno di industrie tipo le raffinerie che hanno inquinato , distrutto parte del nostro territorio e fatto ammalare tanti siciliani, causando anche nascite di bambini deformi? Forse dovremmo riflettere sull’intelligente affermazione di Joe Castellano nel suo blog “LA SICILIA PUO’ VIVERE DI TURISMO, ARTE E CULTURA”. Penso che le bellezze naturali e la storia di questa terra valgono più di mille industrie. Abbiamo dodici mesi di sole l’anno, spiagge e mare da fare invidia alle Seicelle, basterebbe non versarvi direttamente le fogne, un patrimonio artistico e culturale da fare invidia a chiunque. Non credi che Sciascia pensasse proprio a questo? Buona serata.

Lillo Taverna Carissimo Roberto, polemizzare serve e serve a tutti. Non dobbiamo avere mai paura di polemizzare. E tra persone intelligenti quali siamo si può dir tutto. Tutto del resto è nobilitato dalla stima profonda che si nutre tra contendenti intelligenti. Tutto purché l'imbecillità, che staziona in varia misura in tutti noi, non superi l'intelligenza. Nella mia trasmissione di una decina di anni fa Le Parrocchie di Girgenti citavo appunto un articolo se non ricordo male su Sole 24ore in cui Sciascia plaudiva alla industrializzazione mineraria racalmutese. Che vuoi che ti dica , sarà stato un articolo ben pagato. Ma il pensiero economico di Sciascia non fa testo. Non era affar suo. Scendendo dal pero e parlando ora tra noi, ti dirò che un conto era la corsa all'industrializzane nel tempo in cui visse Sciascia, un conto oggi dopo, giustamente, l'esodo cinese. Oggi nessuno invoca in Italia alcuna forma di industrializzazione: l'industria inquina, quindi regaliamola ai cinesi. Anch'io non più tardi dell'altro giorno ho predicato che occorre smantellare tutte le grandi raffinerie di Milazzo, per esaltare le quali, come dipendente della Banca d'Italia, avevo elevato auspici e plausi.

 

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