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lunedì 12 gennaio 2015

Una chicca per gli storici della città di Naro



...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.

mercoledì 12 giugno 2013


Immagine di copertina


 

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LA NARO DEL SEICENTO

Davvero posseggo un archivio di vetuste carte intriganti e preziose. Mio nonno è di Naro. Vi è una storia da scrivere sulla famiglia Saccomando di Naro. Non tutta luce, sia chiaro come avviene per gli uomini nella norma.... Un certo padre La Nuza, spagnolo di Licata, nel Seicento faceva miracoli "a migliaru". Cercarono di santificarlo, ma per il fatto che il padre non aveva potuto sposare la madre in quanto potente signorotto ma monaco gerosolimitano la canonizzazione non avvenne, la pratica restò a marcire.

Un ponderoso faldone sta in Vaticano. Potei consultarlo. Per la storia di Racalmuto vi rifulge il nostro Marco Antonio Alajmo che va a testimoniare fatti miracolosi atti a beatificare il padre gesuita Lanuza ma non certo ad esaltare la scientificità degli assunti medici del ritenuto (a torto) protomedico Alajmo.

Rovistando fra le fotocopie trovo questa testimonianza giurata che briciole di microstoria ne riverbera su Naro, come dissi paese nativo di mio nonno materno Jacumu Saccumannu.

Bisogna che in qualche modo trascriva la fotocopia per dimostrare anche che insomma mi industrio un po' negli stili pontifici

Respondit: per gratia del Signore mi confesso e mi Communico più volte la Settimana .

Tertio fuit monita, che avvertisse bene di non fare qualche giuramento falso.

Resondit. Io mi stimo l'anima, e non mi voglio dannare.

Quarto fuit petita, d'onde s'havesse conosciuto il detto P. Lanuzza.

Respondit. Lo conosco qua a Naro dove vinni a fare la missione e veramente era un gran servo di Dio, et haveva gran carità con Dio, e con li prossimi, et io sempre l'haio tenuto per Santo.

Quinto fuit illi dictum che raccontasse quello che sapeva del P. Luigi Lanuzza.

Respondit. Io nell'anno 1660 happi una grandi flussioni, la quali mi durau per lo spatiu di sei misi, incominciandu dallu misi di Agusto di lu 1650. Qista flusione mi caggiunava un duluri grandi per per tutti li .... incominciando auricchi, e mi pariva chi tutti li ganghi  erano saltati dal suo loco, non poti mangiari cosi ordinarij, ma sulamenti mangiava cosi liquidi e bivia con una canneluzza per non tuccari con l'acqua li ganghi di li denti, pirchi autramenti si l'acqua tuccava li denti o li ganghi io sentia duluri di morti, Anzi lu giornu di S. Andria non potti mangiari nenti per la grandizza di lu duluri. Hora un giorno di Sabbato la sira nellu misi di Gennaro essendo io aggravata assai di lu duluri

............

[segue da altro foglo]

li reliqui di lu p. Lanuzza a mia soru cioè una carta dove c'era un pizzetto di la cammisa di lu P. Lanuzza lassati da lu P. Farruggia quandu vinni a fari la missioni.....

Chi era la teste? Ne facciamo qui la trascrizione del suo stesso presentarsi ai padri inquirenti:

Io mi chiamo Francisca Giubilaro sono Vergine per grazia del Signore d'anni 63 in circa della Città di NARO sorella di lu Patre Francisco Giubilaro, e figlia di Giuseppe Giubilaro sono venuta in questo luogo per istanza fattami dal padre Michele Frazzetta della compagnia di Giesù, venuto a Naro per raccogliere le memorie del P. Luiggi Lanuzza di felice memoria, e fui citata dal Clerico Giovanne APALILLA nunzio ad effetto di testificare tuttu quillu io sacciu di lu ditto P. Lanuzza.

Squarci autentici di vita, espressioni dialettali genuine, la raffigurazione insomma di una Naro del Seicento con le sue vergini per grazia del Signore, le sue credenze, la sua religiosità popolare traspaiono da questa e da altre testimonianze del fascicolo che abbiamo sotto mano. Mi va di pensare che gli storici di Naro - per tradizione tanti e diligenti - dovrebbero pure dare uno sguardo a documentazione come questa che qui additiamo. Forse il padre di mio nonno ne sarebbe fiero.

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