Profilo

sabato 21 febbraio 2015

Sono in attesa di moderazione: sai che pacchia!

Fondazione Sciascia, le idee di Felice Cavallaro: “Operazione porte aperte”

|




CULTURA. Felice Cavallaro, eletto componente del Cda, anticipa su Malgrado tutto le linee-guida del suo progetto per il rilancio e il rinnovamento della Fondazione Leonardo Sciascia. “Tutti dovremmo essere pronti a scuotere una struttura spesso meno attiva rispetto alle attese.  Con un obiettivo prioritario: avvicinare sempre di più la Fondazione alla città di Racalmuto e viceversa”. 

u fondazione mt
Felice Cavallaro
Adesso che il Consiglio comunale ha fatto la sua scelta davanti alla terna proposta dal consiglio di amministrazione della Fondazione Sciascia, il pensiero va al poeta Nino De Vita e al critico letterario Giuseppe Traina indicati insieme con me per subentrare al professore Salvatore Restivo, colonna portante di quel gruppo di sinceri amici dallo scrittore apprezzati sin dalla loro infanzia.
Quando appresi della “terna”, cosciente delle grandi qualità del poeta e del critico, sperai nella saggezza dei grandi elettori che in consiglio comunale avrebbero potuto rafforzare la componente letteraria della Fondazione. Ma, leggendo le indicazioni venute dal documento dei consiglieri comunali di minoranza, in tanti punti vicini alle pressanti richieste di rilancio emerse nella maggioranza, capisco che un po’ tutti hanno preferito orientarsi sull’ingaggio di un artigiano chiamato altre volte ad accendere i riflettori su Racalmuto.
Ed è con questo spirito di servizio che penso, che spero di potere accettare la nomina al termine del primo consiglio di amministrazione al quale sarò invitato a partecipare.
Pur preoccupato dalle attese che sembrano concentrarsi con questo voto sull’“artigiano” scelto, ringrazio tutti i consiglieri comunali, la presidente Ivana Mantione, il sindaco Emilio Messana che ricopre per statuto la carica di presidente pro tempore della Fondazione, gli assessori, a cominciare da Totò Picone, cresciuto all’interno di una squadra come quella di Malgrado Tutto, coscienza critica di una comunità che vorrei si identificasse sempre di più con il meglio da offrire all’esterno: dalla stessa Fondazione al Teatro, dal Castello alle nostre Parrocchie, dalle miniere alle cantine, ai taralli, alle attività produttive che resistono nella bufera di tempi ostili.
Fondazione Leonardo Sciascia
La sala lettura della Fondazione Sciascia
Ringrazio tutti i componenti di un Consiglio di amministrazione che vede in prima linea amici fraterni di Sciascia come Aldo Scimè, memoria storica di una Istituzione che ha saputo proteggere, insieme con i generi dello scrittore, anche loro consiglieri, con protagonisti della vita culturale come il direttore letterario Antonio Di Grado, con volenterosi collaboratori come Giovanni Bufalino o come la bibliotecaria Linda Graci.
Ma, pur non conoscendone bene le dinamiche, so che lo stesso Consiglio ha registrato in passato reiterate assenze. Spero che si possa ritrovare l’entusiasmo di riaccendere tutti insieme quei riflettori. Ovviamente cominciando con chi dentro è chiamato ad operare sempre di più, primi fra tutti le figlie di Sciascia, Annamaria e Laura, con i mariti che, appunto, figurano in Consiglio, l’ingegnere Nino Catalano e il professore Salvatore Fodale.
A loro vorrei chiedere se possibile di rispondere a quelle pressanti richieste con i fatti, con una presenza costante, con la disponibilità ad aggiornare assetto e statuto della Fondazione. Pronti come tutti dovremmo essere a scuotere una struttura spesso meno attiva rispetto alle attese descritte anche nel documento di minoranza che ho citato perché, prima degli encomi, preferisco fare tesoro degli stimoli critici. Con un obiettivo prioritario che vorrei indicare allo stesso Consiglio: avvicinare sempre di più la Fondazione alla città di Racalmuto e viceversa.

Una sorta di “operazione porte aperte”. Una linea di marcia già intrapresa talvolta in passato. Ma da rafforzare, credo, unendo le forze (poche, pochissime) a disposizione.

So per esempio che l’asfissia dei sostegni economici sempre più ridotti crea problemi alla sopravvivenza stessa del bene più prezioso della Fondazione, la biblioteca con i volumi donati da Sciascia, una miniera in gran parte inesplorata, con migliaia di libri e di documenti ancora non catalogati. Anche per rendere omaggio alla memoria di Maria Andronico Sciascia, la signora che avviò il riordino delle carte del marito, spero sia possibile affiancare o unificare questi servizi a quelli della biblioteca comunale, facendo lavorare insieme funzionari e impiegati, coinvolgendo anche istituzioni come il Circolo Unione con la sua dotazione libraria.
Vedrei nella Fondazione il motore unificante di questo settore che dovrebbe consentirci di avere biblioteche sempre aperte a scuole, studiosi, altri enti culturali, turisti, visitatori occasionali offrendo loro, sia nella sede della Fondazione che al Circolo Unione o al Castello Chiaramontano, una accattivante attrattiva con l’offerta di testi, video e film tratti dai libri di Sciascia, occasioni di incontri teatrali e musicali, il tutto in aree Wi-Fi capaci di conquistare l’attenzione, la presenza dei giovani. Prevedendo anche degli angoli in cui potere comprare i libri. Senza aspettare che un attore come Pino Caruso si lamenti di non avere trovato una libreria nel paese di Sciascia. Come sanno bene i tanti scrittori che maturano in questa area, a cominciare da Gaetano Savatteri, fiore all’occhiello di una comunità che sa esprimere spesso al meglio un certo genio racalmutese.
La sede della Fondazione Sciascia
La Fondazine Leonardo Sciascia
Lo stesso che ritrovo in tanti campi. Prendi la fotografia ed ecco Alessandro Giudice Jyoti e Andrea Sardo, o nell’area Franco Carlisi e Angelo Pitrone. Prendi la musica ed ecco il tenore Salvatore Salvaggio, ovvero il grande Joe Castellano, il cuore a forma di jazz, le radici in Contrada Noce, nel buen retiro di Sciascia che vedeva da bambino.
E poi gli artisti racalmutesi, docenti all’Accademia di Belle Arti, da poco nominati dal sindaco componenti della Commissione scientifica per le nuove attività culturali del Castello Chiaramontano: Giuseppe Agnello, Sergio Amato, Giuseppe Cipolla, Piero Baiamonte, Nicolò Rizzo. Le “porte aperte” vanno spalancate nel progetto di rilancio. Anche ai ragazzi di “Tenace concetto”, il blog dei più giovani, anticipati da un blogger di lungo corso come Sergio Scimè, animatore di “Regalpetra Libera”. Ed ancora la redazione della TV con lo zoom sempre puntato su Racalmuto, Studio 98. E la Pro loco, con l’albo delle associazioni in via di costituzione con il tocco del vice sindaco Carmela Matteliano. Grande risorsa i tanti giovani che animano compagnie teatrali, gruppi folk, movimenti sportivi, musicali e sociali. Di qui l’importanza del coinvolgimento degli insegnanti delle scuole di Racalmuto, Grotte e centri vicini.
Maestri in questo campo, direi protagonisti da coinvolgere in pieno, sono certamente animatori culturali come il versatile Piero Carbone o Angelo Cutaia, l’ingegnere del Castelluccio. E ancora storici come Calogero Taverna, caustico ed ironico censore pronto a proporre la mia nomina a conte e ad alloggiarmi al Castello Chiaramontano. Lo cito divertito assicurandogli l’assoluto distacco dalla corsa che considero in questo momento una possibile prova, pronto ad interromperla se non ci saranno le condizioni del rilancio.
Per me Fondazione significa Racalmuto. E Racalmuto non può essere solo un luogo che comincia e finisce nella piazza del paese perché per esistere e resistere deve necessariamente collegarsi a quanto di produttivo c’è tutt’intorno. Di qui la mia adesione all’unificazione almeno di tanti servizi con Grotte. Ma bisogna andare oltre creando un cartello unico di interesse culturale, artistico, eno-gastronomico su un’area che coincide con quella che ho chiamato la Strada degli scrittori.

Si tratta di eliminare le distanze e i confini che a volte disegniamo nella nostra testa senza renderci conto che Tv, Internet, social ormai li annullano.

Se a Grotte c’è il Racalmare di Savatteri, da Racalmuto non posso considerarlo il premio di un altro paese. Se a Favara riescono a metter su la Cultural Farm, da Racalmuto debbo cercare di costruire un’intesa per un’offerta comune. E così con il Centro Russello di Favara, con il costituendo Centro per Tomasi Lampedusa a Palma di Montechiaro, con le Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, con il Parco archelogico della Valle dei Templi, con la Kolimbetra del Fai, con le Ferrovie per il treno storico che da Racalmuto può portarci alla Porto Empedocle di Pirandello e Camilleri.
Da sx: Felice Cavallaro, Giuseppe Traina, Nino De Vita
Da sx: Felice Cavallaro, Giuseppe Traina, Nino De Vita
Siamo al tema della Strada degli scrittori che oggi ha un suo comitato all’interno del quale c’è la Fondazione Sciascia, animato dal Distretto turistico Valle dei Templi, già in contatto con l’Istituto del dramma antico di Siracusa, l’Inda presieduto da Gioacchino Lanza Tomasi, grande recente opportunità che ci riporta con il figlio adottivo del grande scrittore ai percorsi del Gattopardo, a Palma di Montechiaro, partendo da Palermo dove ha sede il Parco culturale del Gattopardo presieduto da Michele Anselmi, proseguendo per Santa Margherita Belice.
Ecco il percorso sul quale abbiamo incrociato la piene disponibilità della Scuola di cinematografia sperimentale presieduta da Roberto Andò e diretta da Ivan Scinardo per documentari già proiettati a settembre a Racalmuto, in piazza e in teatro per l’esordio della “Strada”.
Siamo al tema prospettato a ministri, assessori regionali, presidente dell’Assemblea regionale spesso venuti a Racalmuto, il paese che considero il cuore delle iniziative, come ripeto ai rettori delle università siciliane, a cominciare dal rettore di Palermo Roberto La Galla. E vedo crescere una attenzione che, con l’arrivo del presidente del Senato Pietro Grasso, ha coinvolto gli assessori al Turismo e ai Beni culturali Cleo Li Calzi e Antonio Purpura.

Il tema prioritario resta quello di coniugare tutto ciò che rappresenta cultura e turismo per produrre una miscela capace di far scattare nuove occasioni di sano onesto business, quindi opportunità di lavoro. E tutti sanno quanto ce n’è bisogno, pensando ai precari e ai tanti giovani che lo cercano senza trovarlo.

Per fare questo occorrono tanti “artigiani” disposti ad accendere i riflettori. E io farei appello a tutte le forze fresche, ai ragazzi, ma senza dimenticare come ci potrebbe aiutare chi conosce la storia di Racalmuto, segnata dall’infamia (forse sovradimensionata rispetto ai guasti reali) dello scioglimento del consiglio comunale, ma anche dalle speranze di una ricostruzione alla quale hanno partecipato funzionari generosi dello Stato, come Enrico Galeani.
Anche se va di moda, rottamare è verbo che preferisco sostituire con ricostruire. E quando ricostruisci lavori su qualcosa di forte che c’è sotto. Come io penso ci sia stato nella storia recente di questo paese dove le (piccole) cose migliori che mi capitò di fare le feci in una stagione popolata da “grandi vecchi” come Lillo Sardo, oggi imprenditore, Enzo Sardo, anche lui ex sindaco, Vincenzo Milioto, Lillo Bongiorno, tanti, tanti altri fra i quali Federico Martorana, Salvatore Sardo, Pippo Di Falco, Carmelo Mulé, Carmelo Collura, tutti protagonisti che possono raccontare sogni, errori, utopie di epoche policrome. Ecco perché faccio tesoro, ringraziandolo ancora, delle parole del professore Restivo quando richiama Sciascia: “Guardando al futuro, bisogna sempre essere un po’ conservatori”. Conservando il meglio.
Altri articoli della stessa

2 Responses to Fondazione Sciascia, le idee di Felice Cavallaro: “Operazione porte aperte”

  1. anonimo Rispondi
    20 febbraio 2015 a 8:50
    Signor Cavallaro apprezzo la sua genorisita e l’impegno di coinvolgere tutti per valorizzare Racalmuto,pero coinvolgere Carbone e Taverna persone che contestano lapiu piccola decisione mi sembra fuori luogo.
  2. Giuseppe Guagliano Rispondi
    20 febbraio 2015 a 17:06
    Vorrei chiedere all’Anonimo delle ore 8,50:
    -se dovesse scegliere tra chi (a suo dire) eccede nella critica e chi non comunica assolutamente nulla anche quando avrebbe il dovere morale e materiale di farlo cosa deciderebbe?
    E’ gradita una risposta.
    -Sulla gestione della fondazione Sciascia sin dal momento della sua costituzione, ci sarebbe stato molto da dire,ridire e da criticare.
    Pochi, anzi pochissimi, ne hanno avuto il coraggio; e per di più, molte volte, la critica si è rivelata interessata.
    -Su un certo atteggiamento invasivo e pervasivo di alcuni esponenti della famiglia dello scrittore ci sarebbe molto da riflettere.
    -Sul palese deficit di trasparenza ci sarebbe molto da parlare.
    La sensazione in questi anni è stata quella che la Fondazione da simbolo di rappresentanza di un messaggio illuminista universale, quale doveva essere, sia diventata una sorta di “mausoleo” dove tale messaggio è stato di fatto imprigionato e sepolto.
    La speranza oggi è quella che l’ingresso in Amministrazione del dott. Cavallaro unitamente ad una nuova compagine politica di recente eletta, possa finalmente iniziare a colmare quel deficit di trasparenza che irrita la sensibilità dei Racalmutesi e contrasta con gli insegnamenti e il pensiero del nostro compaesano.
    Staremo a vedere.
    G. Guagliano V.P.Consiglio Comunale.
  3. 20 febbraio 2015 a 23:31
    Il tuo commento è in attesa di moderazione.
    Anonimo perché non si firma? Vuol nascondere il sasso? Quanto è misero il suo gesto! Per quel che ne so Cavallaro mentre associa Piero Carbome all’ing. Cutia, giustamente si dissocia da me. Sa bene che non sono servo né leccapalle quale Ella mi appare. Si immagina lei il sottoscritto alle dipendenze di Cavallaro l’uomo della piangente Cancelieri che ci ha affossato con un triennio di mala gestio commissarile; o di un tal Di Grado tutto preso dal cuore cavo della figlia, o del centenario Scimè quello che si accingeva a querelarmi pretendendo 500 milioni di vecchie lire per via della bagascia del nisseno, o dei due non si sa più chi sono se ancora generi o altro, e neppure non si offendano dei due pallidi virgulti di questa sciagurata amministrazione che credo lei con la sua scarsa saggezza e senza lungimiranza si è affrettato a votare. Se si rivelasse le fare la sfottente stratigrafia genealogica sino al 1554. Non sia vile, si sveli così la ragguaglio. E sappia che Piero Carbone mi è amico, l’apprezzo per la sua grande valentia scrittoria, moralmente mi sopravanza. Io amo essere cinico e malvagio. Se mi capita lei sotto e posso farle del male glielo faccio e con gusto così impara a rispettarmi per quel che merito.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *
È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>



 

Nessun commento:

Posta un commento