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martedì 17 marzo 2015

Cerchiamo di mettere un po' d'ordine nella storia di Racalmuto, non per fare intelletualistica CONTROSORIA come mi accusa Malgrado Tutto, per per amore della verità, della schietta ricerca storica, disinteressata.


Ma a questo punto scoppia il caso Tulumello. Il San Martino de Spucches non segue bene le vicende feudali di Gibillini.  Comunque nel successivo volume IX - quadro 1454, pag. 221 - intesta: “onze 157.14.3.5 annuali di censi feudali - GIBELLINI - Cedolario, vol. 2463, foglio 204” ed indi rettifica:

«Giulio GIARDINA GRIMALDI, Principe di Ficarazzi s'investì di due terzi del feudo di GIBELLINI a 3 dicembre 1787 come figlio primogenito ed indubitato successore di Diego GIARDINA e MASSA (Conservatoria, libro Investiture 1787-89, foglio 25).

1. - Quindi vendette agli atti di Not. Salvatore SCIBONA di Palermo li 22 luglio 1796 a D. Giovanni SCIMONELLI, pro persona nominanda annue onze 157, tarì 14, grana 3 e piccioli 5 di censi sopra salme 57, tumoli 11 e mondelli 2 di terre, dovute sul feudo di Gibellini; e ciò per il prezzo in capitale di onze 3500 pari a lire 44.625. Il detto Scimoncelli dichiarò agli atti di Notar Giuseppe ABBATE di Palermo che il vero compratore fu il Sac. D. Nicolò TOLUMELLO. Per speciale grazia accordata dal Re a 29 aprile 1809 fu confermato lo smembramento di dette onze 157 e rotte dal feudo di GIBELLINI già effettuate senza permesso Reale (Conservatoria, libro Mercedes 1806-1808, n. 3 foglio 77).

 

2. - D. Giuseppe Saverio TOLUMELLO s'investì a 7 giugno 1809 per refuta e donazione a suo favore fatte dal Sac. D. Nicolò sudetto agli atti di Notar Gabriele Cavallaro di Ragalmuto li 22 aprile 1809 (Conservatoria, libro Investiture 1809 in poi, foglio 40). Questo titolo non esce nell'«Elenco ufficiale diffinitivo delle famiglie nobili e titolate di Sicilia» del 1902. L'interessato non ha curato farsi iscrivere e riconoscere.»

 

·     *   *

Le vaghe fonti storiche sembrano dunque assegnare l’erezione del Castelluccio a Manfredi Chiaramonte: la data sarebbe quella del primo decennio del XIV secolo, qualche decennio prima sa del Castello eretto entro il paese. Manfredi era il fratello di Federico II Chiaramonte, ritenuto l’artefice “di lu Cannuni”. Perché due fratelli abbiano deciso di erigere due castelli diversi in territori così contigui, resta un mistero. Forse la tradizione - tramandataci dal Fazello e dall’Inveges - è fallace. Quello che è certo che sia il feudo di Gibillini (da Sant’Anna al Castelluccio sino alla contrada dell’attuale miniera di Gibillini), sia il feudo di Racalmuto (da Quattrofinaiti al confine con Grotte; dalla Montagna al Giudeo sino alla Difisa) erano possedimenti della potente famiglia chiaramontana, e tali sostanzialmente rimasero sino al loro tracollo, alla fine del XIV secolo, allorché il duca di Montblanc ebbe modo di tagliar la testa ad Andrea di Chiaramonte. Il feudo di Gibillini passa alla famiglia Moncada, ma per breve tempo, e quindi alle scialbe case baronali dei Marino, prima, e Giardina, poi. Il feudo di Racalmuto viene redento da Matteo del Carretto con astuzie diplomatiche, quanto attendibili Dio solo sa.

 

Il feudo di Racalmuto

 

Le contrade che, grosso modo costituivano, il feudo di Racalmuto vero e proprio, sono così riepilogabili:


 

          N.°
CONTRADA
NOTA
TOPONIMO ATTUALE
N.° pr.
N.° Mappa
1
Cava
Racalmuto
   ==
 
 
2
Fico (o Fontana della Fico)
Racalmuto
Fico
43
31
3
Malati
Racalmuto
Malati
70
47
4
Padre Eterno
Racalmuto
Padre Eterno
85
18
5
Pernici
Racalmuto
Pernice
90
3
6
Petra dell'Oglio
Racalmuto
Pietra dell'Olio
94
22
7
Rina
Racalmuto
Arena
6
17
8
Rocca
Racalmuto
 
 
 
9
San Gregorio
Racalmuto
San Gregorio
121
31
10
Scacci
Racalmuto
Scaccia
125
47, 66
11
Zaccanello
Racalmuto
Zaccanello
143
63
12
Fico Amara
Racalmuto (confinante con le terre dello Stato di Racalmuto e con il fego dello Chiuppo)
Fico Amara
44
75
13
Cuti
Racalmuto (confinanti con li terri dello stato di Racalmuto)
Cute
35
67
14
Bovo
Racalmuto (fego)
Bove
12
41,42,43
15
Canalotto
Racalmuto (fego)
Canalotto
15
45
16
Cannatuni
Racalmuto (fego)
Cannatone
16
1
17
Carcarazzo
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
18
Carmine
Racalmuto (fego)
Carmelo
19
42,44,45
19
Casa Murata
Racalmuto (fego)
  ==
 
 
20
Casali Vecchio
Racalmuto (fego)
Casalvecchio
21
47,48
21
Colmitella
Racalmuto (fego)
Culmitella
34
64
22
Cortigliazzo
Racalmuto (fego)
 
 
 
23
Difisa
Racalmuto (fego)
Vallone della Difesa
24
Donnaphali (o Donnagali o Donnaxhala)
Racalmuto (fego)
Donna Fara
37
2,3
25
Garamoli
Racalmuto (fego)
Garamoli
52
60,61,69
26
Gazzella
Racalmuto (fego)
Gazzella
54
57,59
27
Jacuzzo
Racalmuto (fego)
Jacuzzo
64
4
28
Judio
Racalmuto (fego)
Giudeo
58
46
29
Laco
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
30
Manchi
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
31
Marcatelo
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
32
Marcianti
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
33
Marzafanara (o Marzo Fanara)
Racalmuto (fego)
Fanara
40
57, 58, 60
34
Menz'Arata (o Mazzarati)
Racalmuto (fego)
Mezzarati
78
65,66,67
35
Montagna
Racalmuto (fego)
Montagna
80
41,42
36
Nina
Racalmuto (fego)
Vecchia Nina
138
71, 72
37
Nuci
Racalmuto (fego)
Noce
82
68,70,71,75
38
Petranella
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
39
Pidocchio
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
40
Pini di Zicari
Racalmuto (fego)
Piedi di Zichi
92
44
41
Pinnavaria
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
42
Rocca Russa
Racalmuto (fego)
Rocca Rossa
108
59
43
Rovetto
Racalmuto (fego)
Roveto
11
46
44
San Giuliano
Racalmuto (fego)
San Giuliano
120
21
45
Santa Domenica
Racalmuto (fego)
 
 
 
46
Saracino
Racalmuto (fego)
Saracino
124
21
47
Savuco
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
48
Scala
Racalmuto (fego)
Scala
126
62
49
Scavo Morto
Racalmuto (fego)
Arena
6
17
50
Scifitello
Racalmuto (fego)
Scifi di S. Bernardo (?)
127
25
51
Serrone
Rcalmuto (fego)
Serone
28
4,46,62
52
Stazzone
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
53
Surfara
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
54
Troiana
Racalmuto (fego)
Troiana
133
18
55
Turri di Barba
Racalmuto (fego)
   ==
 
 
56
Zubio
Racalmuto (fego)
Zubbio
144
33
57
Granci
Racalmuto (fego) confinante con 'finaita della Scintilia)
Granci
59
68,69
58
Carcia
Racalmuto (fego) confinante con le terre dello  stato
   ==
 
 
59
Granci
Racalmuto (fego) nel fego della Scintilia
 
 
60
Baruna
Racalmuto (fego) ottobre 1714
Barona
8
21
61
Carpitella (anche P.ta Carpitella)
Racalmuto (stato)
Carpitello
20
0
62
Casalivecchio
Racalmuto (stato)
 
 
 
63
Nuci e Menta
Racalmuto (stato)
Menta
77
61,63,71,72
64
Vallone della Difisa
Racalmuto (stato)
Vallone della Difesa
135
20
65
Santa Maria di Gesù
Racalmuto fego)
Santa Maria
122
19, 20

 

 

Contrade del feudo di Gibillini.

 

Le contrade del feudo di Gibillini possono, invece, venire così segnalate:

 

          N.°
CONTRADA
NOTA
TOPONIMO ATTUALE
N.° pr.
N.° Mappa
1
Filippuzzo
Gibbillini (fego)
   ==
 
 
2
Funtanelli
Gibbillini (fego)
Fico Fontanella
45
18, 30
3
Macalubbi
Gibbillini (fego)
   ==
 
 
4
Mandra del Piano
Gibbillini (fego)
Mandra di Piano
73
39
5
Muluna
Gibbillini (fego)
Mulona
81
35,36,51,52
6
Puzzo
Gibbillini (fego)
Puzzo
103
35,48,49
7
Sant'Anna
Gibbillini (fego)
Sant'Anna
115
33
8
Serrone
Gibbillini (fego)
 
 
 
9
Castello
Gibbillini (fego) [1687]
Castelluccio
22
27
10
Ferraro
Gibillini
Ferraro
41
6,9,23,25

 

 

Le altre contrade

Dagli antichi atti emergono anche le seguenti altre contrade:

          N.°
CONTRADA
NOTA
TOPONIMO ATTUALE
N.° pr.
N.° Mappa
1
Carmine
Grotti (fego)
   ==
 
 
2
Nuci
Menta (fego)
 
 
 
3
Pumi (contrata delli Pumi)
Menta (fego)
Portella di Puma
100
63, 64
4
Funtana Dulci
Nadore (fego)
 
 
 
5
Mindulazza
Nuci (fego)
Mendolazza
76
68,69

 

Le terre della Noce e della Menta vengono ambiguamente designate: talora come feudo a parte, talaltra come pertinenze della contigua contea dei  del conte del Carretto. Invero, a ben riguardare la questione sotto il profilo giuridico, sembrerebbe indubitabile che si tratti di terre allodiali dei Del Carretto, finite prima ad un ramo cadetto e poi, nel Seicento, rientrate nella sfera feudale di quella famiglia.

 

La genesi del feudo di Racalmuto

 

Ripuliti gli esordi feudali dai vari Malconvenant, Abrignano, Barresi e Brancaleone Doria, resta la vicenda di quel Federico Musca che risulta primo proprietario del casale di Racalmuto attorno al 1250. Era costui un immigrato che per abilità propria o per successione poteva disporre di tre centri nell’Agrigentino: Rachalgididi, Rachalchamut e Sabuchetti. Ci riferiamo all’indiscutibile diploma che custodivasi negli archivi angioini di Napoli [1] e precisamte a quello che reca il n.° 209 il cui sunto recita in latino:

Executoria concessionis facte Petro Nigrello de BELLOMONTE mil., quorundam casalium in pertinentiis  Agrigenti, vid. Rachalgididi, RACHALCHAMUT et Sabuchetti, que casalia olim fuerunt Frederici MUSCA proditoris, et casalis Brissane, R. Curie dovoluti per obitum sine liberis qd. Iordani de Cava, nec non domus ubi dictus Fridericus incolebat.   [2]                                               

 

Era dunque un’esecutoria della concessione che veniva fatta da Carlo d’Angiò a Pietro Negrello di Belmonte, milite, di tre casali siti nelle pertinenze di Agrigento, e cioè Rachalgididi, Sabuchetti ed il nostro Racalmuto, chiamato - non si sa per errore di trascrizione o per più precisa denominazione - RACHALCHAMUT. Quei tre casali erano appartenuti (olim) a Federico Musca che Carlo d’Angiò considera un traditore. Quanto al passo successivo che investe la storia di Brissana, a noi qui nulla importa.

Federico Musca viene privato del feudo nel 1271: ribadiamo, è questa la data di nascita della storia racalmutese, almeno fino a quando non si trovano altre fonti scritte o archeologiche. Per quel che abbiamo detto prima, gli esordi racalmutesi medievali possono retrocedersi di una ventina d’anni, ma non di più.

Un Federico Mosca, conte di Modica, è noto: a lui accenna Saba Malaspina colui che l’Amari considera “diligentissimo cronista” [3] per non parlare del Montaner, del D’Esclot, di Nicola Speciale, di Bartolomeo di Neocastro, del Sanudo. [4]

La vicenda viene dal Peri [5] così sintetizzata ed interpretata:

«Federico Mosca conte di Modica acquistava benemerenze in guerra. Nel novembre del 1282 passò in Calabria e conseguì buoni successi con una comitiva di 500 almogaveri (le truppe a piedi che nel corso della guerra del Vespro prospettarono la validità dei reimpiego della fanteria, che sarebbe salita a clamore europeo a non lunga distanza di tempo sui fronti di Fiandra).»

E successivamente (pag. 46):

«Se la reazione immediata di Carlo d’Angiò fu più minacciosa che vigorosa, se la cavalcata di re Pietro, nel settembre del 1282, da Trapani a Palermo, a Messina, a Catania, fu più prudente che difficile, il conflitto poi si spostò prontamente fuori Sicilia. Nel novembre, il conte di Modica Federico Mosca portava la guerra in Calabria.»

Annota, peraltro, l’Amari: [6]«Il Neocastro, cap. 56, accenna anch’egli ad una fazione degli almugaveri, diversa da quella di Catona. Dice mandatine 500 presso Reggio e 5.000 alla Catona. Aggiunge poi che Pietro il dì 11 novembre mandò il conte Federigo Mosca a regger la terra di Scalea, che si era data a lui. ...»

Se Federico Mosca, conte di Modica, è, dunque, lo stesso di quello del diploma angioino riguardante Racalmuto, sappiamo ora che costui dopo l’esonero del 1271 non tornò più in questo casale. Anche per Illuminato Peri, neppure tornò - almeno stabilmente - a reggere la contea di Modica che (pag. 31). A lui «sembra essere succeduto nel titolo di conte di Modica il genero Manfredi Chiaromonte marito della figlia Isabella», quello che avrebbe edificato il nostro Castelluccio.

Ma a quale ribellione di Federico Mosca si riferisce il citato diploma angioino? Non abbiamo notizie aliunde. Dobbiamo quindi supporre che trattasi degli eventi del 1269. Li abbozziamo qui sulla falsariga del racconto dell’Amari.[7] Le truppe angioine riconquistano il castello di Licata, che era stato assediato dai Ghibellini, nel dicembre del 1268. Nel 1269 si sparse la falsa notizia che il re di Tunisi stesse per sbarcare. Frattanto Fulcone di Puy-Richard, sconfitto a Sciacca nei primi del 1267, comandava a poche città che gli prestavano volontaria ubbidienza. Un frate, Filippo D’Egly dell’ordine degli Spedalieri, venuto in Sicilia da tempo a cambattere per Carlo con la scusa che stessero per sbarcare i Saraceni d’Africa, agiva da capitano di ventura e crudelmente (vedasi Bartolomeo de Neocastro, cap. VIII). Ma ai primi d’aprile del sessantanove re Carlo, ormai sicuro in Continente ove gli mancava solo di conquistare Lucera per fame, combattè di persona i Saraceni e si accinse a riportare all’ubbidienza la Sicilia. Nel volgere di pochi mesi cambiò due volte il vicario dell’isola: prima sostituì Puy-Richard con Guglielmo de Beaumont, poi costui con Guglielmo d’Estendart. Un grosso esercito agli ordini del solo D’Egly, in un primo momento, e poi di questi affiancato dal Estendart, ed indi di quest’ultimo soltanto,  fu mandato per sterminare le forze di Corrado Capece. L’Estendart risultò un feroce capitano che comunque riscuoteva la fiducia del re, che non mancava di colmarlo di ricchezze e di onori. Saba Malaspina lo chiama uomo più crudele della stessa crudeltà, assetato di sangue e giammai sazio (Lib. IV, cap. XVIII). 

L’Estendart condusse nell’isola millesettecento cavalieri con grande numero di arcieri e vi furono associati oltre 800 cavalieri che stanziavano nell’isola, tra siciliani e stranieri. Ricominciò davvero la guerra.

Quel condottiero andò da Messina per Catania all’assedio di Sciacca, ma qui gli piombarono addosso oltre 3000 cavalieri provenienti da Lentini; sopraggiunse Don Federico con cinquecento soldati scelti spagnoli, chiamati Cavalieri della Morte, e gli angioini furono tricidati. L’Estendart e Giovanni de Beaumont, con altri baroni, vi trovarono la morte. Ne seguì un tal terrore che Palermo e Messina trattarono la resa, ma la trattativa non andò in porto. Il racconto - desunto dagli Annali ghibellini di Piacenza - non convince del tutto l’Amari che puntualizza: «Manca la data di questa battaglia; falsa la morte dell’Estendart e fors’anche quella del Beaumont; Sciacca fu assediata di certo dagli Angioini sotto il comando dell’ammiraglio Guglielmo, non Giovanni, de Beaumont, poiché ricaviamo che gli riscosse le taglie pagate da vari comuni invece di mandare uomini a quell’impresa.» Sappiamo altresì dagli annali genovesi che Sciacca fu conquistata dagli Angioini.

Anche Agrigento fu assediata dai francesi, dopo la conquista di Sciacca, che vi avrebbero però subito una sconfitta. I Ghibellini, astretti da varie parti, riuscivano ancora a mantenere il controllo di Agrigento, Lentini, Centorbi, Agusta, Caltanissetta.

Gli eventi evolvono con l’assedio di Agusta. Carlo d’Angiò ordina all’Estendart di portarsi a ridosso della città siciliana per il colpo di grazia. Vi si erano insediati 1000 armati e 200 cavalieri toscani che la difendevano valorosamente. Il re fece costruire apposite galee per quell’impresa e le affidò all’Estendart il 29 settembre 1269. L’ordine era di passare a fil di ferro quanti si trovassero nella città. Essa fu presa per il tradimento di sei prezzolati che di notte aprirono una porta. Guglielmo d’Estendart fu feroce: non rispettò «né valore, né innocenza, né ragione d’uomini alcuna.»

Cessata la guerra di Sicilia, Carlo d’Angiò rimise nell’ufficio di Vicario, il 18 agosto 1270, Fulcone di Puy-Richard «con carico di perseguitare i traditori e confiscare loro i beni», annota l’Amari. [8]

In tale frangente, ebbe dunque a verificarsi lo spossessamento del feudo di Racalmuto che dal “traditore”  Federico Musca passò al fedele - estraneo e francese - Pietro Negrello de Beaumont, chissà se parente dei tanti Beaumont che abbiamo avuto modo di citare.

Sempre l’Amari ci fa sapere che in quel tempo «agli altri fragelli s’aggiunse la fame. In alcuni luoghi di Sicilia il prezzo del grano salì a cento tarì d’oro la salma e anche oltre; nei più fortunati arrivò a quaranta tarì, che vuol dire nei primi almeno al quintuplo, ne’ secondi al doppio o al triplo del valore ordinario.» Non pensiamo che Racalmuto sia stato coinvolto in quella sciagura: le sue ubertose terre avranno fornito pane sufficiente. Ma il nuovo signore de Beaumont avrà potuto razziare a man bassa per le solite speculazioni granarie. Si pensi che anche la vicina Milena - all’epoca chiamata Milocca - finisce in mani di un omonimo: quel Guglielmo di Bellomonte [9] di cui abbiamo parlato sopra.

Sfogliando i registri angioini, apprendiamo che il padrone di Racalmuto dal 1271 al 1282, Pietro Negrello di Belmonte, era il conte di Montescaglioso e il Camerario del Regno del 1271. [10] Non pensiamo che il conte di Montescaglioso sia mai venuto a visitare queste sue lontane terre, site in una terra dal nome strano, Racalmuto. Avrà mandato qualche suo amministratore. Solerte, comunque, nello sfruttare quei contadini di origine araba, usciti da non molto tempo dalla condizione di “villani”, una sorta di schiavitù a mezzo tra la servitù della gleba e la remissiva subordinazione della fede cattolica, vigile nell’inculcare il sacro rispetto del padrone per il noto aforisma “omnis auctoritas a Deo”. Ogni autorità vien da Dio. Ed il lontano Negrello era pur sempre un padrone caro al Signore Iddio. Bisognava ubbidirgli e basta, come al ribelle conte di Modica.



[1] ) I REGISTRI DELLA CANCELLERIA ANGIOINA - VOL. VIII - A CURA        DI JOLANDA DONSI' GENTILE -(Ricostruiti da Riccardo FILANGIERI con la collaborazione degli Archivisti Napoletani) vol. VIII 1271-1272 Napoli 1957 
 
[2] )  Reg. 1271.A, f. 246. Fonti: De Lellis l.c. Dal Secreto Sicilie - cfr. op. cit. pag. 65 La località viene nell'indice, a pag. 333, riferita a Racalmuto (veramente  sta scritto: Racalnuto). Per De Lellis l.c. bisogna intendere: Carlo De Lellis, Notamenta ex registris Caroli I. Trattasi di un manoscritto. Il documento trovavasi già pubblicato in una analoga opera: REGESTA CHARTARUM ITALIAE - 'GLI ATTI PERDUTI DELLA CANCELLERIA ANGIOINA' - transunti da Carlo de LELLIS, pubblicato sotto la direzione di Riccardo Filangieri, a cura del R. Istituto Storico per il Medio Evo - Roma 1939 - Vol. I a cura di Bianca Mazzoleni - Il testo palesa molte difformità, sia pure solo formali. [v. pag. 55]
 
                                      
967 - Petro Negrello de Bellomonte militi, exequtoria concessionis casalium in pertinenciis Agrigenti, videlicet Rachalgididi, casale Rachalchamut et Sabuchetti et casale Brissane, nec non domus in qua habitat Fredericus Musca        proditor; que casalia Rachalgididi, Rachalchamut et Sabuchetti et dicta domus fuerunt Frederici et casale Brissane devolvit per obitum  sine liberis quondam Iordani de Ceva. - (f. 246)
 
        Vi appunta la sua attenzione ( ma con qualche inesattezza): Illuminato PERI: Uomini, città e campagne in Sicilia dall'XI al XIII secolo - Laterza, Bari 1978. Nella nota n. 6 al cap. XXI (cfr. pag. 331 e 332) riduce in questi termini l'assegnazione di Racalmuto:  La nuova lotteria feudale dai Reg. ang.  (e cioè: I Registri della Cancelleria angioina, ricostruiti da R. Filangieri di Candida e dagli Archivisti napoletani, Napoli 1950 sgg. - cfr. pag. 294) .......RAHLHAMUD e altri casali già di Federico Mosca e Giovanni de Ceva ( VIII, pag. 65, a Pietro Nigrel de Bellomonte) ...                                                
        La nota riguarda il seguente passo di pag. 266: «Erano espressione, nell'insieme, e con maggiore evidenza i secondi, del movimento nella cerchia dei feudatari di Sicilia verificatosi sotto Carlo d'Angiò: una lotteria che toccò        intiere terre e casali; ma che, se non mise in circolo una  feudalità irriguardosa per ambizioni fondate su reale potenza, non creò neppure un solido aggangio alla dinastia. Anche perchè i nuovi signori non foruno accompagnati da un seguito che avesse presa sul tessuto demico o valesse quanto meno a contenere prevenzioni e risentimenti, nostalgie seppur strane e aspettative magari vaghe ...»
 
[3] ) Michele Amari - La guerra del Vespro siciliano - Milano 1886 - vol. I - cap. X  pag. 3.
[4] ) Michele Amari - La guerra del Vespro siciliano - Milano 1886 - vol. I - cap. IX pag. 339 e pag. 340. Cfr. in particolare la nora sub 1) di pag. 339 che bene inquadra la questione del diploma del 30 dicembre 1282, base della narrazione dei fatti che vedono tra i protagonisti appunto il nostro Federico Mosca, indicato come conte di Modica.
[5] ) Illuminato Peri - La Sicilia dopo il Vespro - Uomini, città e campagne 1282/1376 - Bari 1981, pag. 31.
[6] ) Michele Amari - La Sicilia dopo il Vespro ..., op. cit. p. 345.
[7] ) Michele Amari - La Sicilia dopo il Vespro ..., op. cit. p. 55 e segg.
[8] ) Michele Amari - La Sicilia dopo il Vespro ..., op. cit. p. 65.
[9] ) Arturo Petix - Da Milocca a Milena - Milena 1984, pag. 27.
[10] ) Nell'inventario dei Registri Angioini compilato nel 1568 al n.12 leggiamo: «Item uno altro registro di carta ut supra intitulato Registrum Regis Caroli I° anni 1271, comincia 'Scriptum est Bayulis' e finisce 'ultimo augusti XV indictionis' di carte  n. 248.» Cfr. pag. 248: PROVISIONES SEQUENTES DIRIGUNTUR SECRETIS SICILIAE. - Cfr. pag. 250 : N. 966 Petro Negrello de Bellomonte ...  etc. c.s.  Pietro, Conte di Montescaglioso, Camerario del Regno, BEAUMONT (de) o BELMONTE ( cfr. pag vol. VIII 127, 128, 145, 173, 187, 191, 199 etc.) NEGRELLO PETRO DE BEAUMONT (cfr. pag. 65 e 182).  Cfr. pag. 145 (n. 246) - Mandatum pro mutuo unc. C cum Petro de      BELLOMONTE, Montis Caveosi et Albe Comite, Regni Siciliae Camerario. Reg. 1272, XV ind. f. LXVIII, t) De Lellis l.c. n. 580.                                                          
      

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