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martedì 31 marzo 2015

IL VERO CASTELLO DELLA PIAZZA OMONIMA D RACALMUTO HA PER LO MENO QUATTRO CORPI DI DIVERSA DATAZIONE (DAL 1375 ALLA FINE DEL XVIII SECOLO)




domenica 29 marzo 2015


Parliamo del falsato castello medievale di Racalmuto.

 
 
 
Egregio signor Sindaco di Racalmuto, avv. Emilio Messana,
non so a chi ho fregato queste due foto, non so se a Regalpetra Libera o a Piero Carbone.
Le ho fregate per agitare un problema, per rivogerle un quesito, per sapere chi sono certi finanziatori.
 
Qui - è indubbio - siamo dentro al più grosso scempio edilizio che è stato commesso nel nostro conclamato castello dell'omonima piazza. Chi lo diceva svevo, chi fridericiano, chi arabo, chi protocristiano. Ora esigenze museali e procacciamento di fondi sono divenute ragioni incontrastabili e tutti a dire CASTELLO CHIARAMONTANO.
 
Lei, però, signor Sindaco, si trova in una vecchia ala del castello per la quale bisogna passare dalla fine del XIV secolo (Chiaramonte) alla fine del XVI secolo (Giovanni Del Carretto).
 
Lei si trova qui signor Sindaco in un ributtante e afono sfracello di tre ambienti in uno contro ogni rispetto storico ma anche contro ogni funzionalità acustica. Qui non si sente nulla manco se ci metti i microfoni.
 
 
Sotto abbiamo una sala che è un gioiello di sonorità. Per me quella  era la Cappella Palatina dei Carretteschi. Là vi hanno fatto lo stenditoio di impresentabili bandiere; qui l' auditorium di un sordo ambiente per riunioni di gente distratta.
 
Ho ripreso le foto dell'escatollo per queste mie bizzarrie polemiche.
 
Lei signor sindaco ha dietro un festone di Regalpetra. L'amico Piero dietro ha l'altro festone sempre di Regalpetra. A ben guardare si leggono bene: sono i festoni del parco letterario Leonardo Sciascia.
 
Mi hanno detto: perché quell'obbrobrio edilizio che doveva mettere in campana gli uffici tecnici del Comune, checché ne potesse pensare il Carbone dei Beni Culturali di Agrigento, è stato finanziato con fondi del famoso parco.
 
Mi punge vaghezza di chiederle. ma se  così che fine hanno fatto i tanti tantissimi fondi europei e di diversa estrazione  con i quali ci hanno ammannito questo falso castello medievale ridipinto con un falso ducotone, come mi fece un tempo osservare un mio amico del Consiglio di Stato che di processi amministrativi contro falsari del genere ne aveva celebrati tanti.
 
E lei sotto due vesti dovrebbe rispondere (non a me, ma alla cittadinanza): come sindaco e come presidente della Fondazione Leonardo Sciascia.  Anche se tutto fa pensare che la risposta per ciò che riguarda la Fondazione ce la darà tra breve il Cavallaro che avete eletto all'unanimità.
 
 

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