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domenica 19 aprile 2015

Antiqua



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Salvatore Petrottoha pubblicato qualcosa sullaCalogero Taverna


Scoprire con triste ed amara meraviglia che certi personaggi, davvero inquietanti, che hanno segnato, assai negativamente, la storia d'Italia sono di Racalmuto, mi rattrista non poco.
Mi riferisco al mafioso vero e non presunto tale, Jò Macaluso, braccio destro di Sindona, una sorta di factotum siculo-americano che aveva le porte aperte persino alla Casa Bianca, ai tempi di Nixon!
Od ancora, ad Et...tore Messana, il terribile questore, fascista della prima ora, già alle prese con le stragi di centinaia di operai e contadini durante il famoso Biennio Rosso, tra il 1919 e 1920.
Lo stesso Messana che, vent'anni dopo avere represso nel sangue le lotte sindacali di moltitudini di poveri disgraziati, fece sterminare migliaia di iugoslavi a Lubiana, in Slovenia, con la scusa che erano comunisti.
Un criminale di guerra che, anziché essere condannato per le torture ed i numerosi eccidi perpetrati, dopo la caduta del Fascismo, viene, inspiegabilmente, riabilitato e nominato capo della polizia in Sicilia, dal governo Bonomi, di cui faceva parte anche Alcide De Gasperi. Una volta in Sicilia il Messana si accorda con la mafia, la stessa mafia che fece uccidere centinaia di inermi contadini e che perpetrò la prima strage di Stato in Italia, all'indomani della caduta del fascismo, quella di Portella delle Ginestre. Mafia che fece uccidere i sindacalisti Accursio Miraglia e Girolamo Li Causi. Quest'ultimo, Li Causi, tra l'altro, proprio a proposito del Messana, ebbe modo di dire che era il capo dei banditi, mentre Giuliano una sorta di capo della polizia. Tutto a ruoli invertiti! Stato ed Antistato, mafia ed antimafia, sono spesso allora come oggi la stessa cosa! Che tristi ed amare verità, un pò sciasciane ed un un pò troppo racalmutesi, visto che tali protagonisti, di queste terribili storie d'Italia, sono di Racalmuto! Sciascia ed i suoi contrari, potremmo concludere, se ci riferiamo al questore aguzzino, poi divenuto capo della polizia in Sicilia, Ettore Messana, od ancora al mafioso Jò Macaluso.Visualizza altro

Lillo Taverna Carissimo Totò, ti piace il tono acuto anzi acutissimo e figurati se puoi troare un censore nel sottoscritto che se può ha voglia di gridare più di te. Trattandosi ora ell'onore diRacalmuto cui tengoin modo spasmodico sino a bittare natemi a figli di amici miei che mi sono sari e cui debbo persino gratitudine, mi permetto di contraddirti.


 

Lillo Taverna Joe Macluso non fu (anzi non è visto che è ancora vivo) quel truculento boss della mafia siculo-americana che fu comodo far credere. Le ciarle dei giornali e dei mass-madia sono comiche di disinformati. Personaggio folklorico quanto ti pare, capace di andare a S. Francesco e cercare di liberare il padre dal tetto, ma niente di più. Quanto a Sindona - e credo di saperne e di sapere cose in esclusiva - fu utile idiota, tanto più utile quanto più idiota. Ci rimise persino la pelle per la sua insipienza. Sai che Occiuto ed io restammo disorientati dal fatto che codesto signor Presidente di ben quattro banche (tre a Milano ed una a Messina) non aveva manco apposto la firma nei più scottanti verbali dei consigli di amministrazione e non per furbizia, solo per non essere stato manco inviato.

 

Lillo Taverna Sul Messana le mie ricerche storiche dicono ben altro. Ma ho scritto qui troppo e non mi riesce più a contrapporti fatti, vicende e verità storiche anche per l'ora tarda e ad ottant'anni occorre andare a letto. Non fu l'aguzzino che si dice altrimenti l'accordo segreto De Gasperi Togliatti avrebbe saputo frantumarlo. Dovrei almeno correggere i tanti errori di battuta commessi, ma non mi va. Vogliami comunque sempre bene Calogero Taverna

REGALPETRA LIBERA EBBE A PUBBLICARE QUESTO MIO COMMENTO.

INVIATI I DEBITI RINGRAZIAMENTI, TORNO QUI A RIPRENDERMI IL PENSIEOO D'ALLORA.

SI E ' E DI MOLTO APPROFONDITO. MOLTO NE HO SCRITTO IN QUESTO BLOG. FORSE UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SCATTA A CONCLUSIONE DELLE MIE RICERCHE.

ARRIVATO COMUNQUE AL PRESENTE PUNTO NODALE, INCOMBENDO UNA MANNAIA TRIBUTARIA SUI RACALMUTESI MALE AMMINISTRA...TI NEL PASSATO, RIGORASAMENTE IUGULATI NEL PRESENTE, FORSENNATAMENTE CONSIGLIATI IN QUESTO FRANGENTE, VOGLIO RAMMENTARE CHE IO QUESTO HO SCRITTO GIA' MOLTO TEMPO FA. NON SONO STATO SEGUITO. ERA DIRITTO DEI CITTADINI DI RACALMUTO. SOLO VOGLIO METTERLI SULL'AVVISO: NON FATEVI ANCORA FRASTORNARE. SE ACCEDETE A QUESTO FALSO DONO DI RATEIZZARE IN SEI VOLTE IL TRIBUTO INDEBITO PERIL 2006 POI VI APPIOPPERANNO I TRIBUTI ULTRAGONFIATI PER SANZIONI ONERI E ADDIZIONALI PER I SUCCESSIVI SEI ANNI DI ARRETRATO. SARETE GIA' REI CONFESSI. POVERI VOI. I BLOG DIMENTICHERANNO QUELLO CHE HANNO SCRITTO E VOI CANDIDAMENTE LA PRENDETE LA' DOVE NON BATTE IL SOLE.

CALOGERO TAVERNA

Dal succedersi dei precedenti pregevoli interventi mi pare però che non sia ancora molta chiaro questo disastro tassaiolo per l’INDEBITO recupero di un’imposta che impropriamente si chiama TARSU. Quando il Comune trasla – perché sotto minaccia di commissariamento – il SERVIZIO ad un’azionaria cui potrà partecipare magari come socio con prospettive di incarichi remunerati, esce dalle strette regole dell’ordinamento tributario della finanza locale per potere operare con le ampie libertà di una normale società di capitale di natura PRIVATISTICA. Quando l’avvenente signora concedeva un’intervista ad un valido giornalista locale poteva far scattare il suo cache a tanti zeri, per le godurie accordate nel 2002 dalla riforma del diritto societario regalataci dal duo Berlusconi- Castelli; già era bello potere avere scranni nel CdA con le modifiche del 2389 c.c. e dato un calcio al culo ad un comma del 2630 c.c. Se ero io ad intervistarla, quell’avvenente signora, le avrei chiesto a quanto ascendeva il suo EMOLUMENTO e perché mai dovevo sostenerlo io che avevo magari ereditato un bagliu a li Pantaeddi e a richiesta (potrei provarlo) di chiarimenti all’ufficio tributi di Racalmuto – ammesso che riuscivo a farmi ricevere in alto loco – mi si rassicurava che case di campagna e piani terra non erano soggetti a tassa sulla monnezza (per ovvie ragioni oltre che per pronunciamenti unanimi dei nostri baldi amministratori comunali) così come le ubertose terre della Menta o della Noce erano esenti da imposte per avere carpito una certa estensione di un provvedimento voluto da un tale Bonomi della Coldiretti a solo vantaggio delle terre montane.

Io tranquillo me ne tornavo a Roma. Povero me! Oggi vengo dichiarato EVASORE dal Dirigente dell’Ufficio Tributi di Racalmuto; non avrei diritto alle decurtazioni pur previste dal regolamento del 1995 (che soggiungo non c’entra più un cavolo) e attesa la mia malafede debbo sopportare anche le penalità di legge (quale legge, bohh!: ma, intanto paga). Per giunta sarei un evasore dal 1995 secondo questo loro dire, ma l’ufficio dormiva; si sveglia il 31 dicembre del 2012 e non avendo più tempo non fa alcun contraddittorio di legge, semplicemente afferma di avere operato un ACCERTAMENTO (quando, come on chi? Omissione di atti di ufficio? Abuso di potere? Boh!) e scarica sull’ufficio postale per farsi timbrare in fretta e furia sotto la data del 31 dicembre del 2012 pare tremila cartelle esattoriali. Ora quell’ufficio ha un anno di tempo per ripetere l’operazione per il 2007, due per il 2008, tre per il 2009, quattro per il 2010, cinque per il 2011 e sei per il 2012.

Qui non si tratta di cercare un avvocato – in questo campo non li trovi manco se li cerchi con il lanternino. Parola di Calogero Taverna, già super ispettore del SECIT di Franco Reviglio, quello buono!

Qui si tratta di fare una valida ed efficace DIFESA CIVICA. I partiti? buoni quelli!: in questo momento tremano per paura che i loro eletti al Comune possano subire le mannaie della Corte dei Conti; noi poveri blogger non abbiamo né competenza, né autorevolezza; quelli del Web debbono tenersi buone le fonti governative: diversamente non avrebbero più interviste autorevoli in esclusiva. Allora? Di proposte ne faccio in un mio blog. Potremmo una volta tanto stare uniti, senza baruffe chiazzotte?

Calogero TavernaVisualizza altro

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Cliente Questa sequela di dati mal riportati e dispersivi valgono solo per gli incliti che così capiranno ben bene che chi discetta in questo post non è un cialtrone e sa quel che dice (almeno in questo caso). Proprio oggi improvvisamente, inopinatamente, inaspettatamente (per taluni amici miei) viene nominato gran capo della Vigilanza sulle Aziende di credito il dottore Carmelo Barbargallo.Succed...e a colossi come Sarcinelli (il nostro compaesano Pùtano lo escludiamo per carità di patria). De Sario Frasca ed altri che non conosco. Entò in Banca D'Itaia il dottore Carmelo Bargbagallo - già ufficiale della Guardia di Finanza - quando io ne uscivo. Credo di averlo incrociato come numero due di ispezioni in quel dell'Irpinia. o adiacenzae. Per me è un illustre sconosciuto. Ma non nell'ambiente. Visco a quanto pare comincia a raddrizzare la schiena della Vigilanza Bancaria. Oltre ai miei complimenti, il mio fiducioso augurio. Ce n'è bisogno egregio signor Governatore, dottore Ignazio Visco.
osizione complessiva classificazione previsione perdite
• Cliente • cassa • firma • totale • Classificaz. aziendale • Classif. ispettiva • prev. perd. aziendale • prev. perd. ispettiva rapporto perdite/espos.
• AIPA SUD SRL • 437 • 0 • 437 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 437 100
• xxxxxxxxxxx • 15422 • 0 • 15.422 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 7711 50
• CIANCIOLA SPA • 1080 • 163 • 1.243 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 1243 100
• xxxxxxxxxxxxx • 4692 • 5719 • 10.411 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 7510 72,14

• xxxxxxxxxxxxxx • 20476 • 0 • 20.476 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 10238 50
• MOTOCICLOSUD • 350 • 0 • 350 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 350 100
• RISTITAL • 395 • 0 • 395 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 395 100
• ITALCOSTRUZIONI • 0 • 2035 • 2035 • NORMALE • SOFFERENZA • 0 • 0 0
• totali • 42.852 • 7.917 • 50.769 • • • • 27.884 54,92
Spieghiamo questo quadretto sovrastante. Un ispettore della Banca d'Italia entra in una azienda di credito. Viene da lontano e non sa stare vicino. Ha la presuzione di stabilire lui se una esposizione creditizia mettiamo di 15 o di 10 o di 20 miliardi di vecchie lire (si tratta di una ispezione della fine degli anni Ottanta) da NORMALE quale la giudicano i dirigenti apicali della azienda va invece a SOFFERENZA e il dirigente ispettivo della Banca d'Italia che pur pubblico ufficiale giammai gli hanno fatto giurare fedeltà alla Costituzione stabilisce anche a quanto ammontano le perdite temute. Questo dato poteva far scattare le misure di rigore (gestione straordinaria e all'epoca anche liquidazione coatta amministrativa). Con le tante Basilee e l'invenzione della vigilanza e del bilancio prudenziale si può finire davvero sotto processo per bancarotta più o meno variopinta. Nel caso di specie la mia capacità sofistica e la grande abilità dell'allora avvocato Severino mandarono in fumo tutti gli ardori del giovane e dispettoso ispettore.
Oggi non so più come si svolgono questi riti ispettivi. Ne sono fuori dal 1° febbraio del 1981. Potrei fare ancora scuola ma l'alta dirigenza della Banca d'Italia, sino a Visco, mi vedeva come il fumo negli occhi.
Diciamo solo che un clemente rapporto ha mandato in fumo persino l'onorabilità di un passato Governatore.Visualizza altro

 

 



Tra le vecchie carte di famiglia – si dà il caso che anche noi di non nobili lombi abbiamo famiglia regolare e carte regolari anche se non di risalto storico – ho rinvenuto questo liso foglio: riguarda mio nonno. Vi è trattato come un oscu...ro disperso da qualificare ai fini pensionistici di leggi di un secolo prima DEFUNTO.
Mio nonno non era un eroe ed io da fervente antimilitarista non ho senili manie di rivendicare eroi di guerra in famiglia. Il foglio è però triste e tristo: il formulario burocratico mi dà ai nervi. Voglio giustizia, voglio almeno sapere dove mio nonno ebbe a disperdersi il 24 aggio 1917, dove era codesta numerica QUOTA 238. Lo voglio sapere perché ora a quasi ottant’anni posso permettermi di cospargevi un fiore, una rosa rossa per questo uomo che generò mio padre che generò me. Per un atto d’amore, per un rimpianto profondo intriso di acre dolore. Codesti militari che riempiono di metalli e coccarde generali e graduati che sono eroi perché ebbero l’ardire di imporre massacri di uomini umili, senza grado come mio nonno , manco si premurarono di fare una più pietosa ricerca della indistruttibile mostrina di mio nonno.
Almeno qualcuno oggi mi può dare lumi segnalare vie, scomodare pingui sederi di storici in divisa? Gliene sarei grato.Visualizza altro



Foto: Tra le vecchie carte di famiglia  – si dà il caso che anche noi di non nobili lombi abbiamo famiglia regolare e carte regolari anche se non di risalto storico – ho rinvenuto questo liso foglio: riguarda mio nonno. Vi è trattato come un oscuro disperso da qualificare ai fini pensionistici di leggi di un secolo prima DEFUNTO.
Mio nonno non era un eroe ed io da fervente antimilitarista non ho senili manie di rivendicare eroi di guerra in famiglia. Il foglio è però triste e tristo: il formulario burocratico mi dà ai nervi. Voglio giustizia, voglio almeno sapere dove mio nonno ebbe a disperdersi il 24 aggio 1917, dove era codesta numerica QUOTA 238. Lo voglio sapere perché ora a quasi ottant’anni posso permettermi di cospargevi un fiore, una rosa rossa per questo uomo che generò mio padre che generò me. Per un atto d’amore, per un rimpianto profondo intriso di acre dolore. Codesti militari che riempiono di metalli e coccarde generali e graduati che sono eroi perché ebbero l’ardire di imporre massacri di uomini umili, senza grado come mio nonno , manco si premurarono di fare una più pietosa ricerca della indistruttibile mostrina di mio nonno.
Almeno qualcuno oggi mi può dare lumi segnalare vie, scomodare pingui sederi di storici in divisa? Gliene sarei grato.

 

 



Tra le vecchie carte di famiglia – si dà il caso che anche noi di non nobili lombi abbiamo famiglia regolare e carte regolari anche se non di risalto storico – ho rinvenuto questo liso foglio: riguarda mio nonno. Vi è trattato come un oscu...ro disperso da qualificare ai fini pensionistici di leggi di un secolo prima DEFUNTO.
Mio nonno non era un eroe ed io da fervente antimilitarista non ho senili manie di rivendicare eroi di guerra in famiglia. Il foglio è però triste e tristo: il formulario burocratico mi dà ai nervi. Voglio giustizia, voglio almeno sapere dove mio nonno ebbe a disperdersi il 24 aggio 1917, dove era codesta numerica QUOTA 238. Lo voglio sapere perché ora a quasi ottant’anni posso permettermi di cospargevi un fiore, una rosa rossa per questo uomo che generò mio padre che generò me. Per un atto d’amore, per un rimpianto profondo intriso di acre dolore. Codesti militari che riempiono di metalli e coccarde generali e graduati che sono eroi perché ebbero l’ardire di imporre massacri di uomini umili, senza grado come mio nonno , manco si premurarono di fare una più pietosa ricerca della indistruttibile mostrina di mio nonno.
Almeno qualcuno oggi mi può dare lumi segnalare vie, scomodare pingui sederi di storici in divisa? Gliene sarei grato.Visualizza altro



Foto: Tra le vecchie carte di famiglia  – si dà il caso che anche noi di non nobili lombi abbiamo famiglia regolare e carte regolari anche se non di risalto storico – ho rinvenuto questo liso foglio: riguarda mio nonno. Vi è trattato come un oscuro disperso da qualificare ai fini pensionistici di leggi di un secolo prima DEFUNTO.
Mio nonno non era un eroe ed io da fervente antimilitarista non ho senili manie di rivendicare eroi di guerra in famiglia. Il foglio è però triste e tristo: il formulario burocratico mi dà ai nervi. Voglio giustizia, voglio almeno sapere dove mio nonno ebbe a disperdersi il 24 aggio 1917, dove era codesta numerica QUOTA 238. Lo voglio sapere perché ora a quasi ottant’anni posso permettermi di cospargevi un fiore, una rosa rossa per questo uomo che generò mio padre che generò me. Per un atto d’amore, per un rimpianto profondo intriso di acre dolore. Codesti militari che riempiono di metalli e coccarde generali e graduati che sono eroi perché ebbero l’ardire di imporre massacri di uomini umili, senza grado come mio nonno , manco si premurarono di fare una più pietosa ricerca della indistruttibile mostrina di mio nonno.
Almeno qualcuno oggi mi può dare lumi segnalare vie, scomodare pingui sederi di storici in divisa? Gliene sarei grato.

 

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Salvatore Petrottoha pubblicato qualcosa sullaCalogero Taverna


“Do sempre da mangiare agli affamati, e da bere agli assetati. Non do corda ai disperati”. Giuseppe Sottile.

Crediamo che non poteva essere data migliore risposta alla replica del senatore Beppe Lumia, all’articolo pubblicato da Live Sicilia a firma del vicedirettore del giornale di Giuliano Ferrara IL FOGLIO, dal titolo ‘L’Antimafia del Silenzio’, o per meglio dire, l’Antimafia degli Affari.

Ha... infatti un bel dire l’ex presidente della commissione nazionale Antimafia, Senatore Lumia, quando, a proposito dell’appoggio garantito al Governo regionale presieduto da Raffaele Lombardo, sostiene di avere avviato una stagione di riforme.

Le conosciamo bene le riforme a cui fa riferimento il senatore Lumia, le abbiamo sperimentato a nostre carissime spese, sotto tutti i profili, economici, politici e soprattutto affaristici.

Mi riferisco, ad esempio, alla vicenda degli ATO rifiuti. Invito il Senatore Lumia a rispondermi se è giusto che, per 5 anni consecutivi, vengono affidati senza gara, in proroga più, di trecento milioni di euro alle stesse ben individuate ditte agrigentine che sono la SAP e l’ISEDA, in maniera illegittima e violando tutte le leggi in materia di appalti e di raccolta dei rifiuti.

E Totò Cuffaro, in questo caso non c’entra niente; o forse sì, se ci riferiamo ad alcuni anni fa, quando Lombardo e Cuffaro, assieme, nell’Udc di Casini, in Sicilia dettavano legge!

Ci spieghi un po’, Senatore Lumia: qual è la differenza tra i due? Per scendere sul terreno della concretezza, vogliamo parlare di un ATO commissariato da tre anni, quale quello della Città dei Templi? Con la regia della Regione, in piena continuità con quanto già deciso ai tempi di Cuffaro, su diktat del Governo Lombardo, ci si è avvalsi di un commissario liquidatore. Sapete per fare cosa? Per attuare quella ‘riforma’ su rifiuti sbandierata ai quattro venti dal Senatore Lumia.

Volete conoscere i risultati? Dopo tre anni di commissariamento anziché liquidare quest’ATO sconquassato e che ha fatto fallire tutti quanti i 19 Comuni agrigentini, il commissario liquidatore, dottoressa Teresa Restivo, sapete che ha fatto? Ha rinviato tale decisione a data da destinarsi, semplicemente per continuare ad affidare, illegittimamente, in proroga per altri tre anni, alle stesse ditte altri 200 milioni di euro di servizi, garantiti in maniera pessima ed a costi triplicati rispetto a quando erano gestiti direttamente dai Comuni! E’ questa la riforma degli ATO rifiuti in Sicilia di cui lei parla, caro Senatore Lumia?

Qual è la differenza tra il Governo Cuffaro e quello Lombardo? Ce lo spieghi meglio, che non l’abbiamo capito. Ho voluto solo portare un esempio, quello agrigentino, ma in tutta la Sicilia, dai tempi di Cuffaro ad oggi, la situazione è notevolmente peggiorata!

Appalti illegali denunciati – anche dal sottoscritto – alla Procura della Repubblica di Agrigento. E anche segnalati alla Procura della Corte dei Conti di Palermo, attraverso un esposto inoltrato dalla Sezione di Controllo della stessa Corte dei Conti di Sicilia.

Da tali denunce emerge una tragica e lampante verità, di cui tutti i siciliani si sono accorti tranne lei, Senatore Lumia, che continua a magnificare ‘riforme’ che appartengono alla sua immaginazione e alla sua demagogia.

Con la gestione Lombardo – e con il Pd siciliano che appoggia lo stesso Governo Lombardo – gli ATO Rifiuti, in Sicilia, con l’escamotage di una riforma che non si attua mai, fanno ricorso a continue dilazioni e proroghe illegali, favorendo, così, il sistematico ed illegittimo affidamento di servizi, sempre alle stesse ditte. E’ stato così che si sono accumulati svariati miliardi di euro di debiti. Debiti che continuano a pagare Comuni, imprese e famiglie, che non ce la fanno più a sostenere i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti tra i più alti d’Italia.

Senatore Lumia, chieda al suo amico Giuseppe Catanzaro, vice presidente di Confindustria Sicilia, titolare nell’Agrigentino, della megadiscarica di Siculiana, come vanno le cose dalle nostre parti, cioè nell’Agrigentino. Ma, la prego, non mi faccia del male se le dico queste cose. Già ho pagato un prezzo spropositato per averle denunciate alla Procura della Repubblica di Agrigento.

Se vuole, sostenga la mia denuncia penale, relativa alla politica del malaffare dei rifiuti ed anche dell’acqua, portata avanti in Sicilia, dal suo Governo regionale, quello delle grandi riforme che lei rivendica.

Sull’acqua, dovremmo sciacquare altri panni sporchi, e per giunta andando in giro per tutta la Sicilia, da Catania, a Palermo, sino ad arrivare ad Agrigento. Si faccia spiegare dal fratello di Raffaele Lombardo, il suo collega parlamentare Angelo, come sono andate le cose a Catania ed Agrigento, con l’ACOSET e GIRGENTI ACQUE, attraverso delle fusioni societarie che sono al vaglio della magistratura agrigentina e catanese.Visualizza altro

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Votate per l’on. Milioto


Ma l’on. Milioto chi è? Eccolo

Vincenzo Milioto
... Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Questa voce o sezione sull'argomento politici italiani non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti.
________________________________________
Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti.

on. Vincenzo Milioto
Parlamento italiano
Camera dei deputati

Partito
Nuovo Partito Socialista Italiano

Legislatura XIV

Gruppo Gruppo Misto-Nuovo PSI

Coalizione Casa delle Libertà

Circoscrizione
Sicilia I

Collegio
19 (Canicattì)

Incarichi parlamentari
• Segretario della Giunta per le autorizzazioni
• Membro della X Commissione parlamentare (Attività produttive, commercio e turismo)
• Comitato Parlamentare per i procedimenti di accusa
Pagina istituzionale

Vincenzo Milioto (Racalmuto, 5 gennaio 1949) è un politico italiano.
Biografia [modifica]
Laurea in medicina e chirurgia, cardiologo, è attualmente esponente de I Socialisti.
Nel periodo della diaspora socialista, dopo lo scioglimento del Partito Socialista Italiano, è stato uno dei fondatori del Partito Socialista-Sicilia che si è presentato insieme al centrodestra alle elezioni provinciali locali del 1998, ottenendo il risultato di 2 consiglieri eletti e la vice-presidenza dell'ente.
Ha organizzato manifestazioni a Roma, come Gennaio 2000 (oratoria funerale per Bettino Craxi) e, nel gennaio 2001, ha partecipato alla fondazione del Nuovo PSI.
È stato eletto alla Camera dei deputati nel 2001, nel collegio maggioritario di Canicattì, in rappresentanza della coalizione di centrodestra.
Nel maggio 2002 è stato candidato Sindaco del suo paese, Racalmuto, arrivando secondo al ballottaggio dietro l'esponente del centrosinistra.
Nella XIV Legislatura è segretario della Giunta per le Autorizzazioni; membro della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo; membro del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa.
Al congresso del Nuovo PSI dell'ottobre 2005, aveva in un primo momento sostenuto la mozione del segretario Gianni De Michelis, ma poi ha scelto le posizioni di Bobo Craxi e dell'allontanamento dalla Casa delle Libertà per ricercare un'alleanza con L'Unione.
Nel febbraio 2006, ha preso parte alla scissione interna del partito, aderendo al nuovo movimento politico denominato I Socialisti, che lo candidano, per le elezioni 2006, come capolista al Senato in Sicilia. Tuttavia i Socialisti non eleggono alcun parlamentare, in quanto non riescono a superare gli sbarramenti previsti dalla legge elettorale.Visualizza altro



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Vincenzo Milioto
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on. Vincenzo Milioto
  Parlamento italiano
Camera dei deputati

Partito
Nuovo Partito Socialista Italiano

Legislatura XIV

Gruppo Gruppo Misto-Nuovo PSI

Coalizione Casa delle Libertà

Circoscrizione
Sicilia I

Collegio
19 (Canicattì)

Incarichi parlamentari
• Segretario della Giunta per le autorizzazioni
• Membro della X Commissione parlamentare (Attività produttive, commercio e turismo)
• Comitato Parlamentare per i procedimenti di accusa
Pagina istituzionale

Vincenzo Milioto (Racalmuto, 5 gennaio 1949) è un politico italiano.
Biografia [modifica]
Laurea in medicina e chirurgia, cardiologo, è attualmente esponente de I Socialisti.
Nel periodo della diaspora socialista, dopo lo scioglimento del Partito Socialista Italiano, è stato uno dei fondatori del Partito Socialista-Sicilia che si è presentato insieme al centrodestra alle elezioni provinciali locali del 1998, ottenendo il risultato di 2 consiglieri eletti e la vice-presidenza dell'ente.
Ha organizzato manifestazioni a Roma, come Gennaio 2000 (oratoria funerale per Bettino Craxi) e, nel gennaio 2001, ha partecipato alla fondazione del Nuovo PSI.
È stato eletto alla Camera dei deputati nel 2001, nel collegio maggioritario di Canicattì, in rappresentanza della coalizione di centrodestra.
Nel maggio 2002 è stato candidato Sindaco del suo paese, Racalmuto, arrivando secondo al ballottaggio dietro l'esponente del centrosinistra.
Nella XIV Legislatura è segretario della Giunta per le Autorizzazioni; membro della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo; membro del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa.
Al congresso del Nuovo PSI dell'ottobre 2005, aveva in un primo momento sostenuto la mozione del segretario Gianni De Michelis, ma poi ha scelto le posizioni di Bobo Craxi e dell'allontanamento dalla Casa delle Libertà per ricercare un'alleanza con L'Unione.
Nel febbraio 2006, ha preso parte alla scissione interna del partito, aderendo al nuovo movimento politico denominato I Socialisti, che lo candidano, per le elezioni 2006, come capolista al Senato in Sicilia. Tuttavia i Socialisti non eleggono alcun parlamentare, in quanto non riescono a superare gli sbarramenti previsti dalla legge elettorale.

 

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Questa di un raffinatissimo e competente operatore del settore della finanza creativa è pagina magistrale cui seguirà una magistrale lezione tecnica su quella scriteriata indulgenza alla volpina speculazione di un comunello come Grotte e di tanti voraginosi enti territoriali siciliani.
Questa di Calogero Mendola da Racalmuto deve essere spunto per una meditazione delle autorità tutorie e degli org...ani di vigilanza. Dopo lo stizzoso disvelamento da parte di un membro di una famiglia di banchieri di dimensioni paesane in Malgrado Tutto in ordine ad un ricorso ai “derivati” per due milioni di euro della “eretica” cittadina di Grotte in in provincia di Agrigento, cosa si è deciso a fare il distaccamento della Corte dei Conti in Sicilia? Ed il CGA ha competenza? E la signora Cancellieri ancora Ministro sia pure in gonnella della Repubblica Italiana,? E la prefettessa (anch’essa in gonnella) di questa monnezzara provincia di Agrigento? E la magistratura?
Non vi saranno infiltrazioni mafiose a Grotte (beato chi ci crede) ma qui siamo di fronte ad insano folleggiare di promotori finanziari, di agenti bancari, di ex banche nazionali enti di diritto pubblico, di turbative di mercato: spingere un periferico comunello come Grotte ad avventurarsi in un DERIVATO da due milioni di euro che cosa è? E la Banca d’Italia, sia pure nel suo anchilosato ruolo da Tremonti organo di Vigilanza che cosa ci stava a fare? E la CONSOB aveva solo compiti di ciarla ammonitrice?
Materia per una indagine parlamentare. Oggi non è cosa, ma domani chissà!

Contra Omnia Racalmuto
...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.
GIOVEDÌ 14 FEBBRAIO 2013
Giocati dalle innovazioni legislative e finanziarie


Grazie alla facilità di contatto offerti dal World Wide Web, è possibile, per chi è lontano dalla propria terra di origine, conoscere e partecipare agli eventi che attanagliano o fanno gioire una comunità a cui ti senti profondamente legato.
Grazie alla Rete hai la possibilità di rivedere ed interagire con vecchi amici dimenticati, conoscerne di nuovi ed apprezzare come le generazioni precedenti alla tua continuano ad amare, in maniera disinteressata,le vicende del paese e come le nuove generazioni interagiscono con il resto del mondo.
Inevitabilmente , nel quotidiano “collegarsi “ , resti coinvolto dalle problematiche che vi si sviluppano ed il dibattito conseguente alla loro risoluzione.
Racalmuto , per certi versi è legato indissolubilmente con il paese limitrofo Grotte ed al di là dei reciproci sfottò calcistici e di confronto amministrativo entrambi sono oggetto di monitoraggio dal giornale locale Malgrado Tutto il cui Direttore editoriale è originario di Grotte e dai blog locali che ne alimentano il dibattito culturale e politico amministrativo. Si è sempre parlato di riunire i due paesi per l’estrema vicinanza dei territori ma vuoi per motivi campanilistici vuoi per la contrastante valutazione di costi/ benefici rimangono realtà amministrative a sé stanti anche se v’è una continua osmosi con una forte compenetrazione di idee, atteggiamenti, esperienze fra gli abitanti.
Nel blog che mi ospita, Contra Omnia Racalmuto , sono stati sviscerati i problemi che dal 2010 hanno contraddistinto la vita politica e amministrativa del paese. Il fatto più eclatante,che ha avuto una certa rilevanza nazionale ,per essere il paese di origine dello scrittore Leonardo Sciascia ed anche per gli effetti che ha prodotto successivamente, è stato il poco soppesato scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
Non che Racalmuto sia stato esente degli effetti perversi della violenza mafiosa, negli anni 90, come tanti paesi dell’agrigentino, è stato coinvolto nella guerra di mafia con una sanguinosa faida tra i cosiddetti “stiddari” ed i “pungiuti” da Cosa Nostra ed a farne le spese sono state anche delle vittime innocenti.
Forse in quel periodo sarebbe stato più giustificata una più determinata azione per far “sentire” la presenza dello Stato .
Il commissariamento del Comune di Racalmuto,alla luce delle risultanze successive, sembrerebbe fatto più per motivi di buona condotta amministrativa ,con l’equilibrio dei conti , che per “ripulirlo” da elementi mafiosi. Il risultato è stato un continuo inasprimento di tasse e tributi locali e con esso gli animi dei suoi abitanti già stressati e stremati dalla crisi in generale e proseguiti con gli interventi riparatori di bilancio .
L’aumento dell’ICI /IMU al massimo della tariffa consentita, è stato giustificato dai commissari con la necessità di mantenere i posti di lavoro,a tempo determinato ma nei fatti rinnovato alla scadenza, sull’esuberante organico comunale formatosi ,come spesso accade in Italia ,più dal ricorso a logiche clientelari che da necessità di pianta organica del personale.
Giocoforza, per non far restare senza mezzi di sostentamento svariate famiglie, lu’ racarmutisi ha acconsentito,suo malgrado, all’aumento.
Successivamente con l’innalzamento della tassa sull’immondizia “esternalizzata” come servizio di raccolta e riscossione della stessa ad una società mista formata da un consorzio di comuni della provincia .
Tutto ciò è stato sviscerato nel dibattito della classe politica locale e l’opinione pubblica sempre più presente attraverso gli svariati strumenti di comunicazione tecnologica quali i vari blog e social media cittadini e giornale on line.
Quello che più preme far notare è come le novità o meglio “l’innovazione” possa creare problemi non di poco conto nel quieto vivere dei cittadini.
Mentre a Racalmuto la fonte di tante preoccupazioni proviene , per così dire ,da una innovazione di tipo legislativo, quale l’esternalizzazione di un servizio, gestito in economia fino ad un certo momento con relativa soddisfazione e costi contenuti, al subentro della novità invece si verifica l’aggravio sproporzionato di costi cui non corrisponde un servizio adeguato.
A Grotte parimenti, la fonte di preoccupazione dei suoi abitanti , sembrerebbe provenire da un’innovazione di tipo finanziario,ovvero da un “contratto di finanza derivata “ ed è su questa che vorrei porre l’attenzione.
Nel giornale on line delle due comunità, Malgrado Tutto, mi colpisce un titolo :
Grotte, il Comune gioca in Borsa. Ma perde
Essendo per esperienza personale e professionale non proprio a digiuno di cose finanziarie, il primo pensiero che mi sovviene è :– guarda un po’ che differenza mentre il Comune di Racalmuto è in sofferenza, il cugino Comune di Grotte “gioca”-
Immagino i suoi impiegati comunali concentrati sui “monitor” ad aprire e chiudere posizioni in azioni, obbligazioni ,valute ed a fine giornata tirare le somme della forsennata movimentazione finanziaria.
E’ solo un momento, la lettura dell’articolo vanifica l’immagine, Grotte “precipita nel buco dei derivati” ..nel 2005 il Comune si impegnò ad acquistare dalla Banca Nazionale del Lavoro derivati per due milioni di euro. Ma quello che allora sembrava un “investimento”(il virgolettato è mio ) redditizio - anche se vietato dal regolamento del ministero dell’Economia – si è rivelato un disastro.

Caspita vuoi vedere che se Racalmuto piange, Grotte non ride.
Ironia a parte dopo tutta una serie di luoghi comuni sui derivati, per la verità amplificate dai media per i vari scandali internazionali di banche e finanziarie che stanno caratterizzando i nostri giorni,anche un piccolo paese come Grotte incappa nella sottoscrizione di un prodotto strutturato di finanza derivata.
In una recente intervista televisiva Alessandro Profumo ,Presidente del Monte dei Paschi di Siena,alla domanda della conduttrice cosa ne pensasse dei derivati li ha paragonati ad un medicinale: può far bene e può far male , quindi da prendere sotto... prescrizione medica .
Il famoso “manager” già amministratore delegato di Unicredit credo abbia ripreso la definizione dalla prof.ssa Nicole El karoui matematico famosa per aver ideato un master dove si formano gli analisti quantitativi cosiddetti “Quants” che gestiscono a Londra e New York tali prodotti :- sono come un farmaco, a piccole dosi è efficace, un uso eccessivo può essere catastrofico – ebbe a dire in una recente intervista.
I derivati ultimamente sono diventati il capro espiatorio della crisi finanziaria ,mentre sono solo dei prodotti capaci di assicurare una copertura contro i rischi di un investimento finanziario, i problemi sorgono nel momento in cui si utilizzano quale strumento di speculazione.
Ma chi è stato il medico che l’ha prescritto? E per combattere quale malattia?

Segue....

Lillo Mendola
Pubblicato da Calogero Taverna a 01:13
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Etichette: Comune di Grotte, Comune di Racalmuto, contratto di finanza derivata, Ici, Imu, Malgrado Tutto,

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Calogero Taverna

"Caspita vuoi vedere che se Racalmuto piange, Grotte non ride."



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CARISSIMI MIEI COMPAESANI RACALMUTESI
IO L'INTERROGAZIOE PARLAMENTARE L'HO BELLA e scritta: solo che con la scusa che i parlamentari sono tutti impegnati nei comizi elettorali non si riesce a farla presentare. Oggi ho persino litigato e di brutto con un mio sodale (veramente del SEL)-
L'ho anche rassegnata all'on. Milioto ma questi mi dice (e gli credo) che a Roma un deputato non lo trovi manco se... lo paghi un miliardo.
La mia strategia era: presentata in segreteria del parlamento la bozza firmata,si andava più che dal Ministro (con la quale è ovvio non riuscirei a colloquiare per via delle storie delle minzioni femminili al Circolo Unione) ad un qualsiasi sottosegretario degli Interni. Abbiamo ragioni tali per chiedere ed ottenere un atto di resipiscenza ministeriale, la revoca del commissariamento dell'amministrazione comunale di Racalmuto. Già il ministero è stato condannato alle spese per l'indebita sanzione dell'incandidabilità di due onestissimi consiglieri comunali.
Quanto alla Tarsu del 2006, un qualche deputato anche regionale (penso all'on. Fontana) dovrebbe recarsi in prefettura per chiedere la dovuta vigilanza sugli enti territoriali. Fare i debiti esposti in procura e sollecitare a Racalmuto i Commissari (di nomina romana) a quel cumulativo atto di autotutela da me varie volte qui rappresentato (nell'assoluta sordità di sedicenti pugnaci blog e web regalpetresi.
Carissimi compaesani,
i politici che avete eletto sono davvero sordi alle vostre necessità, al vostro diritto ad avere giustizia.
PUNITELI bipartizan.

BOZZA DI INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

Si chiede … per sapere
Al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO;
Al MINISTRO DELL'ECONOMIA;
AL MINISTRO DEGLI INTERNI;

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.
Non può certo negarsi che una decina di anni fa Racalmuto fu teatro di sanguinose faide mafiose;
che morti e vittime anche innocenti furono seminati sulla principale piazza del paese,
che fioccarono esemplari ergastoli;
che vi fu un rigurgito mafioso che si concluse con successi esemplari delle forze dell’ordine cui va tributato un riconoscente plauso.
Tuttavia, passata quella tragica nottata, Racalmuto, le forze migliori, quasi totalitarie di Racalmuto, risorsero alla vita civile, a democratica compostezza, a laboriosità ammirevole:
aperti alberghi, incrementato il turismo, dilatati gli sforzi culturali, dotato il paese di strutture museali, biblioteche, iniziative umanitarie perspicue – e si possono persino citare i successi di inconsueti caffè letterari - pubblicate ricerche storiche pregevoli, atteso tutto ciò sembrò che una novella stagione di splendori sociali, civili, turistici stesse per aprirsi.
Senonché le pubbliche autorità invece di sostenere siffatti fenomeni virtuosi si protesero a martellare interventi di rigore, a modulare inchieste giudiziarie che dopo decenni stanno lì a languire per fragilità delle accuse ipotizzate, per sfoltimento in sede istruttoria delle incriminazioni e delle individuazioni di sospetti rei.
Una inchiesta su un cosiddetto intreccio denominato “giochi di potere” resta ancora da dipanare;
e frattanto almeno un albergo essenziale per lo sviluppo turistico rimane esizialmente bloccato per evanescenza delle formulate censure penali e amministrative, dato che non si possono in alcun modo sospettare di mafiosità i titolari, onorabilissimi cittadini racalmutesi.
Appena incriminato un assessore per reati che nulla avevano a che fare con i crimini contro la pubblica amministrazione, questi si dimette; appena il sindaco viene iscritto nel libro degli indagati, rassegna le dimissioni anche se subito dopo prosciolto dopo sostanziale derubricazione.
Nonostante ciò, gli organi di controllo commissariano il comune per la carica sindacale e protraggono il provvedimento per oltre un anno, lasciando dispendiosamente per eguale tempo una triade di ispettori, e quindi procedono a uno scioglimento per infiltrazioni mafiose che dura tuttora con riflessi negativi sulla economia locale.
Racalmuto frattanto scade economicamente: un regresso demografico verticale segna la stagnazione di iniziative lavorative ed occupazionali; l’erosione di un lungo periodo di risparmi per rimesse degli emigranti essicca le fonti di liquidità di seconda istanza; una incipiente industrializzazione legata allo sfruttamento delle risorse minerarie si blocca; la massa pensionistica si rastrema per le recenti riforme del settore: si calcola che a fronte dei trenta milioni di euro occorrenti ogni anno per le spese delle famiglie le entrate correnti non superano i 12 milioni di euro secondo studi di specialisti d’origine racalmutese che ne hanno fatto pubblicazioni informatiche.
L’intervento pubblico si rendeva sempre più pressante, la riluttanza burocratica dei pubblici amministratori non più scelti dal popolo ma imposti da Roma non è più un vacuo motivo polemico ma una indubbia e perniciosa concausa della ineludibile stagnazione prima e regressione economica dopo.
In un anno abbiamo una indiscriminata applicazione di sanzioni per pretese omissioni di denunce catastali; si pensi che si è arrivati ad affiggere nell’Albo Pretorio la censura per un vecchio arciprete morto da trent’anni:
L’omissione dei connessi proventi in bilancio comunale ha eluso risultati atti a riequilibrare le cedenze di bilancio e non si sono quindi evitati massimali tariffari ed impositivi (si pensi all’IMU).
La conseguente applicazione dei coefficienti massimi per l’IMU sta spingendo a vendere specie gli emigranti racalmutesi che mantenevano la casa avita solo per ragioni affettive e ciò ha determinato, sia pure come concausa, il crollo del mercato immobiliare racalmutese;
Congiuntamente si è avuta una stangata non sopportabile per il riparto di una TARSU inquinata dalla lievitazione oltre misura del costo del servizio ceduto ad una azionaria di cui il comune ha sottoscritto una partecipazione; si lamenta una mala gestio da liquidazione volontaria per il momento; solo che a ridosso di tale liquidazione si è applicata una criticatissima ricerca di fonti contributive retrocesse addirittura all’ultra decaduto 2006; così sulla disastrata economia racalmutese è scesa la mannaia di un ulteriore prelievo di oltre un milione di euro.
A tal fine si estrapola dalla pubblicistica informatica del luogo questo appunto.

Recita l'art. 13 del Regolamento del 1996 :"I soggetti tenuti al pagamento della tassa hanno l'obbligo di presentare al comune, entro il 20 gennaio successivo all'inizio dell'occupazione o detenzione, denuncia dei locali ed aree tassabili, redatta su appositi modelli messi a disposizione dal comune stesso".
Facile chiedersi: come quando e dove il Comune "ha messo a disposizione ... appositi modelli" che ovviamente andavano corredati da appositi richiami di legge e di regolamento e via discorrendo.
Ma in maniera più drastica, il normale interprete così inquadra l'adempimento di un onere tributario:
a) per chi aveva nel 1996 case tassabili o poteva avanzare istanza di agevolazioni varie, l'obbligo di denunzia scattava entro il 20 gennaio del 1997; anche ad accordare il 5+1 dopo il 2003 l'ente impositivo comunale non aveva più titolo, per decorso dei termini di decadenza, a sanzionare eventuali omissioni o infedeltà di denunzia. L'averlo fatto a fine dicembre del 2012 non costituisce abuso di potere, condotta antidoverosa di diversa fattispecie e se fatta per evitare bancarotte varie a banali società per azioni non stiamo dentro i rigori della recentissima legge anticorruzione?
La tassa (o tariffa esatta per diritto di privativa) è dovuta per l'anno in corso: quella relativa al 2006 scadeva nel 2011 e quindi già bella e decaduta. Una postuma pretesa della pubblica amministrazione mi lascia molto interdetto quanto a regolarità penale oltre che amministrativa.
Certo obblighi di denuncia per successive occupazioni o detenzioni vanno appurate caso per caso. Da quello che mi risulta siffatti dati da verificare in relazione all'ACCERTAMENTO sono stati pretermessi.
Una amministrazione saggia e politicamente responsabile non si limita ad istituire uffici di transito al Comune ma riconsidera ogni cosa con ponderatezza e competenza e si induce ad un doveroso e liberatorio atto di autotutela della pubblica amministrazione, si intende se del caso.

Tutto ciò premesso, si chiede:
quali riscontri in sede ministeriale sono stati effettuati per appurare fatti e gestioni non pertinenti;
perché dopo la notoria condanna del Ministero degli Interni alle spese per avere considerato incandidabili in quanto infiltrati mafiosi persone integerrime e totalmente irreprensibili non si è proceduto ad una revoca del provvedimento di commissariamento del Comune di Racalmuto, non potendosi certo ancora sostenere accuse del genere sol perché qualche dubbio può rimanere su due componenti che da tempo non facevano più parte dell’amministrazione ed essendo risibile la pretesa di considerare infiltrati mafiosi giovani irreprensibili, uno perché già fidanzato di una integerrima ragazza con il solo torto di appartenere a una famiglia nel cui ambito si registrano ergastolani peraltro da tempo fuori da ogni influenza mafiosa sul paese per astrettezze a carceri in regime di 41 bis e l’altra sol perché figlia di un defunto signore che solo certa stampa scandalistica vuole “capo mafia”, peraltro con fedina penale pulita almeno da quarant’anni.
Se si è accertato qualcosa di anomalo sulla applicazione retroattiva della tarsu a Racalmuto, che opinione pubblica, stampa e organizzazioni no-profit stanno martellando perché la reputano iniqua, indebita, illegittima, gravosa.





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Di questi tempi è di moda un'inglesina frizzante, fedifraga forse che sì forse che no, che il nostro impagabile Piero Carbone sta facendo resuscitare dall'oblio cui sono dannati i pettegolezzi dell'Ottocento. Di

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da CONTRA OMNIA RACALMUTO

...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.
MERCOLEDÌ 13 FEBBRAIO 2013
Dicerie di vacuo suono
Il famoso da me innominato professre cui indirizzai una lettera aperta che tanti plaudenti echi conseguì, ovvio non è aduso a leggere i lavori altrui tutto intento a leggersi o far divenire (nei suoi pii desideri) capolavori i vagiti letterari della... propria famiglia .
Non sappiamo che dire, solo lo inviteremmo ad un maggior rispetto per gli altri. Gli sussurreremmo in un orecchio che D'Alema - da me conosciuto ed apprezzato - non è postulante di voti ad personam, gli è managerialmente superiore e se volesse riempirebbe gli uditori delle accademie perché avrebbe tanto da insegnare. Questi tapini accademici, reduci da umilianti collassi manageriali in fondazioni dal nome glorioso, sol perché hanno accordato "amicizia" fibeistica a signorine protese ad avere un trenta comunque nel loro libretto per il titolo di laurea in letteratura aliena, non si rendono conto che non contano nulla. Nessuno ha voglia di ascoltarli. Immaginate chi scrive. Non c'entra nulla con quanto precede, ma mi disturba che nel mio profilo si profilino dicerie del seguente vacuo suono.

Il PD, inattivo sugli altri fronti, è attivissimo negli SMS. Mi subissa di avvisi, alcuni decisamente inopportuni come quest'ultimo relativo a un comizio di D'Alema. Ma l'innocente telefonista non può certo sapere che gradirei ascoltare il Baffetto quasi quanto fornicare col mago Otelma.Visualizza altro


Racalmuto e le sue vicende storiche
di Calogero Taverna

Una nota a mo’ di premessa

Questa vuol essere una storia veridica su Racalmuto, una storia che presuppone ma non esplicita l’enorme quantità di documenti consultati presso i vari archivi di Roma, Palermo Agrigento e Racalmuto, per non parlare della marea di letture più o meno storiche che attengono a questo paese dell’agrigentino. Il risul...tato è stravolgente di ciò che agli occhi di chi scrive sa ormai di stucchevole mistificazione, di aporie letterarie, di voglie che traducono il desiderio di eventi memorabili in indubitabili realtà storiche. Abbiamo così miti di monaci dal “tenace concetto”, di preti in decrepita età presi da “alumbramiento” erotico, di frati omicidi, di fantasiosi eroi saraceni, di allocazione delle misere casupole racalmutesi in presunte località amene, di frati omicidi, di contesse in foia erotica, di pittori sublimi e di medici d’alta scienza e via discorrendo.
A proposito dei Del Carretto, abbiamo già scritto e qui ripetiamo:
Forse risponde al vero che un tale Antonino del Carretto, un avventuriero ligure, ebbe a circuire la giovane Costanza Chiaramonte e farsi da costei sposare - lui vecchio e prossimo a morire - spendendo l’altisonante titolo di marchese di Finale e di Savona negli anni di esordio del turbolento secolo XIII. Forse davvero Costanza Chiaramonte, figlia primogenita del rampante cadetto Federico II Chiaramonte, era bella, anzi bellissima - secondo quel che la pretesca fantasia del pruriginoso Inveges ci ha propinato in un libro secentesco, dal fuorviante titolo Cartagine Siciliana. Forse davvero il matrimonio fu fecondato dalla nascita di un ennesimo Antonino del Carretto. Forse è attendibile che - non tanto la baronia di Racalmuto, di sicuro inesistente a quel tempo - ma almeno fertili lembi di terra alla Menta, a Garamoli, al Roveto furono assegnati in dote come beni “burgensatici” da Federico II Chiaramonte a codesto nipotino, mezzo siculo e mezzo ligure. Il solito Inveges lo attesta: ma era un falsario come il grande storico Illuminato Peri ampiamente dimostra.
Di questi oscuri esordi della signoria dei Del Carretto su Racalmuto, quel che di certo abbiamo è un processo d’investitura - la cui datazione sicura deve farsi risalire al 1400 - che solo negli anni novanta del secolo scorso chi scrive ha avuto il destro di riesumare dai polverosi archivi di Stato di Palermo per un’ostica ma illuminante lettura.
Ma in quell’investitura, scopo, intento, occorrenza ed altro sono talmente trasparenti e svelano in modo così esplicito la voglia di accreditare titoli nobiliari dinanzi gli Aragonesi che resta particolarmente ostico travalicare i limiti di una fioca credibilità a quel vantare ascendenze altisonanti: difficile credere a quanto vi si afferma nei confronti di Giovanni, figlio del cadetto Matteo del Carretto; traluce invece una realtà ove si scorge la rapacità di codesti esattori delle imposte dei Martino, quei Martino che risultano più che altro gli avventurieri dell’ “avara povertà di Catalogna” che piombarono sull’imbelle Sicilia allo spirare del XIII secolo.
A noi - racalmutesi - quegli intrighi matrimoniali esattoriali predatori e via discorrendo interessano perché sono la nostra storia, quella vera e non quella oleografica che dal Tinebra Martorana ai vari storici locali, non escluso Leonardo Sciascia, sembra deliziare i nostri compaesani e deliziarli tanto maggiormente quanto più cervellotico è il costrutto fantasioso.
Noi abbiamo speso tempo e denaro per raccogliere presso gli archivi di Palermo la documentazione veridica sui del Carretto. Quella documentazione più vetusta ed originale - la documentazione dei processi d’investitura - venne riprodotta in un CD-ROM interattivo cui si rinvia. Carta canta e villan dorme: non si può fantasticare quando ostici diplomi vengono - ed è arduo - disvelati. Addio del Carretto alle prese con vergini violate prima di passare a giuste nozze per un inesistente ius primae noctis; addio servi fedifraghi strumenti di uxororicidi a comando di principesche padrone dalle propensioni all’adulterio irridente con i propri giovani stallieri; addio frati omicidi; addio preti in “alumbramiento”; addio terraggi e terraggioli vessatori; addio secrete ove innumeri villici sparivano e morivano come cani. Addio storielle che Tinebra e Messana ci hanno fatto credere come verità inoppugnabili. Addio moralismo di bassa lega.
Un quadro - ora inquietante, ora banalmente normale, ora esplicativo, ora feudalmente complesso - affiora con tasselli variamente policromi a testimoniare una vita a Racalmuto sotto il dominio, consueto per l’epoca, dei baroni del Carretto: costoro verso la fine del Cinquecento - dopo un paio di secoli di egemonia (a dire il vero spesso illuminata) - hanno voglia di farsi attribuire un’arma ancor più prestigiosa, di farsi nominare conti di Racalmuto; mancano però l’obiettivo e non riescono a farsi riconoscere il titolo di marchese che fasullamente in esordio della loro signoria su Racalmuto avevano contrabbandato.
Certo se Eugenio Napoleone Messana aveva in qualcuno fatto sorgere un familiare orgoglio per un nobile matrimonio tra Scipione Savatteri ed un’improbabile figlia dei del Carretto, la documentazione che abbiamo pubblicato ne spazza via ogni briciola di attendibilità. E quel che si scrive su data e struttura del castello chiaramontano svanisce miseramente, come diviene commiserevole ogni sicumera sulle origini storiche del Castelluccio.
Ma ora uno sguardo ai tempi remoti.Visualizza altro


CARISSIMI MIEI COMPAESANI RACALMUTESI

IO L'INTERROGAZIOE PARLAMETARE L'HO BELLa e scritta. solo che con la scusa che i parlarmentari sono tutti impegnati nei comizi elettorali non si riesce a farla presentare. Oggi ho persino litigato e di brutto con un mio sodale (veramente del SEL)-

L'ho anche rassegnata all'on. Milioto ma questi mi dice (e gli credo) che a Roma un deputato non lo trovi manco ...se lo paghi un miliardo.

La mia strategia era: presentata in segreteria del parlamento la bozza firmata,si andava più che dal Ministro (con la quale è ovvio non riuscirei a colloquiare per via delle storie delle minzioni femminili al Circolo Unione) ad un qualsiasi sottosegretario degli Interni. Abbiamo ragioni tali per chiedere ed ottenere un atto di resipiscenza ministerale, la revoca del commissariamento dell'amministrazione comunale di Racalmuto. Già il ministero è stato condannato alle spese per l'indebita condanna all'incandidabilità di due onestissimi consiglieri comunali.

Quato alla Tarsu del 2006, un qualche deputato anche regionale (penso all'on. Fontana) dovrebbe recarsi in prefettura per chiedere la dovuta vigilanza sugli enti territoriali.Fare i debiti esposti in procura e sollecitare a Racalmuto i Commissari (di nomina romana) a quel comulativo atto di autotutela da me varie volte qui rappresentato (nell'assoluta sordità di sedicenti pugnaci blog e web regalpetresi.

Carissimi compaesani,

i poltici che avete eletto sono davvero sordi alle vostre nevessità, al vostro diritto ad avere giustizia.

PUNITELI bipatizan.





Si chiede … per sapere

Al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO;

Al MINISTRO DELL?ECONOMIA;

AL MINISTRO DEGLI INTERNI;
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Non può certo negarsi che una decina di anni fa Racalmuto fu teatro di sanguinose faide mafiose;

che morti e vittime anche innocenti furono seminati sulla principale pazza del paese,

che fioccarono esemplari ergastoli;

che vi fu un rigurgito mafioso che si concluse con successi esemplari delle forze dell’ordine cui va tributato un riconoscente plauso.

Tuttavia, passata quella tragica nottata, Racalmuto, le forze migliori, quasi totalitarie di Racalmuto, risorsero alla vita civile, a democratica compostezza, a laboriosità ammirevole:

aperti alberghi, incrementato il turismo, dilatati gli sforzi culturali, dotato il paese di strutture museali, biblioteche, iniziative umanitarie perspicue – e si possono persino citare i successi di inconsueti caffè letterari - pubblicate ricerche storiche pregevoli, atteso tutto ciò sembrò che una novella stagione di splendori sociali, civili, turistici stesse per aprirsi.

Senonché le pubbliche autorità invece di sostenere siffatti fenomeni virtuosi si protesero a martellare interventi di rigore, a modulare inchieste giudiziarie che dopo decenni stanno lì a languire per fragilità delle accuse ipotizzate, per sfoltimento in sede istruttoria delle incriminazioni e delle individuazioni di sospetti rei.

Una inchiesta su un cosiddetto intreccio denominato “giochi di potere” resta ancora da dipanare;

e frattanto almeno un albergo essenziale per lo sviluppo turistico rimane esizialmente bloccato per evanescenza delle formulate censure penali e amministrative, dato che non si possono non in alcun modo sospettare di mafiosità i titolari, onorabilissimi cittadini racalmutesi.

Appena incriminato un assessore per reati che nulla avevano a che fare con i crimini contro la pubblica amministrazione, questi si dimette; appena il sindaco viene iscritto nel libro degli indagati, rassegna le dimissioni anche se subito dopo prosciolto dopo sostanziale derubricazione.

Nonostante, gli organi di controllo commissariano il comune prima per la carica sindacale e protraggono il provvedimento per oltre un anno, lasciando dispendiosamente per eguale tempo una triade di ispettori, e dopo procedeno a uno scioglimento per infiltrazioni mafiose che perdura tuttora con riflessi negativi sulla economia locale.

Racalmuto frattanto scade economicamente: un regresso demografico verticale segna la stagnazione di iniziative lavorative ed occupazionali; l’erosione di un lungo periodo di risparmi per rimesse degli emigranti essicca le fonti di liquidità di seconda istanza; una incipiente industrializzazione legata allo sfruttamento delle risorse minerarie si blocca; la massa pensionistica si rastrema per le recenti riforme del settore: si calcola che a fronte dei trenta milioni di euro occorrenti ogni anno per le spese delle famiglie le entrate correnti non superano i 12 milioni di euro secondo studi di specialisti d’origine raalmutese che ne hanno fatto pubblicazioni informatiche.

L’intervento pubblico si rendeva sempre più pressante, la riluttanza burocratica dei pubblici amministratori non più scelti dal popolo ma imposti da Roma non è più un vacuo motivo polemico ma una indubbia e perniciosa concausa della ineludibile stagnazione prima e regressione economica dopo.

In un anno abbiamo una indiscriminata applicazione di sanzioni per pretese omissioni di denunce catastali; si pensi che si è arrivati ad affiggere nell’Albo Pretorio la censura per un vecchio arciprete morto da trent’anni:

L’omissione dei connessi proventi in bilancio comunale ha eluso risultati atti a riequilibrare le cedenze di bilancio e non so sono quindi evitati massimali tariffari ed impositivi (si pensi all’IMU).

La conseguente applicazione dei coefficienti massimi per l’IMU sta spingendo a vendere specie gli emigranti racalmutesi che mantenevano la casa avita solo per ragioni affettive e ciò ha determinato, sia pure come concausa, il crollo del mercato immobiliare racalmutese;

Congiuntamente si è avuta una stangata non sopportabile per il riparto di una TARSU inquinata dalla lievitazione oltre misura del costo del servizio ceduto ad una azionaria di cui il comune ha sottoscritto una partecipazione; si lamenta una mala gestio da liquidazione volontaria per il momento; solo che a ridosso di tale liquidazione si è applicata una criticatissima ricerca di fonti contributive retrocesse addirittura all’ultra decaduto2 006; così sulla disastrata economia racalmutese è scesa la mannaia di un ulteriore prelievo di oltre un milione di euro.

A tal fine si estrapola dalla pubblicistica informatica del luogo questo appunto.

Recita l'art. 13 del Regolamento del 1996 :"I soggetti tenuti al pagamento della tassa hanno l'obbligo di presentare al comune, entro il 20 gennaio successivo all'inizio dell'occupazione o detenzione, denuncia dei locali ed aree tassabili, redatta su appositi modelli messi a disposizione dal comune stesso".

Facile chiedersi: come quando e dove il Comune "ha messo a disposizione ... appositi modelli" che ovviamente andavano corredati da appositi richiami di legge e di regolamento e via discorrendo.

Ma in maniera più drastica, il normale interprete così inquadra l'adempimento di un onere tributario:

a) per chi aveva nel 1996 case tassabili o poteva avanzare istanza di agevolazioni varie, l'obbligo di denunzia scattava entro il 20 gennaio del 1997; anche ad accordare il 5+1 dopo il 2003 l'ente impositivo comunale non aveva più titolo, per decorso dei termini di decadenza, a sanzionare eventuali omissioni o infedeltà di denunzia. L'averlo fatto a fine dicembre del 2012 non costituisce abuso di potere, condotta antidoverosa di diversa fattispecie e se fatta per evitare bancarotte varie a banali società per azioni non stiamo dentro i rigori della recentissima legge anticorruzione?

La tassa (o tariffa esatta per diritto di privativa) è dovuta per l'anno in corso: quella relativa al 2006 scadeva nel 2011 e quindi già bella e decaduta. Una postuma pretesa della pubblica amministrazione mi lascia molto interdetto quanto a regolarità penale oltre che amministrativa.

Certo obblighi di denuncia per successive occupazioni o detenzioni vanno appurate caso per caso. Da quello che mi risulta siffatti dati da verificare in relazione all'ACCERTAMENTO sono stati pretermessi.

Una amministrazione saggia e politicamente responsabile non si limita ad istituire uffici di transito al Comune ma riconsidera ogni cosa con ponderatezza e competenza e si induce ad un doveroso e liberatorio atto di autotutela della pubblica amministrazione, si intende se del caso.





Tutto ciò premesso, si chiede:

quali riscontri in sede ministeriale sono stati effettuati per appurare fatti e gestioni non pertinenti;

perché dopo la notoria condanna del Ministero degli Interni alle spese per avere considerato incandidabili in quanto infiltrati mafiosi persone integerrime e totalmente irreprensibili non si è proceduto ad una revoca del provvedimento di commissariamento del Comune di Racalmuto, non potendosi certo ancora sostenere accuse del genere sol perché qualche dubbio può rimanere su due componenti che da tempo non facevano più parte dell’amministrazione ed essendo risibile la pretesa di considerare infiltrati mafiosi di giovani irreprensibili, uno peché già fidanzato di una integerrima ragazza con il solo torto di appartenere a una famiglia nel cui ambito si registrano ergastolani peraltro da tempo fuori da ogni influenza mafiosa sul paese per astrettezze a carceri in regime di 41 bis e l’altra sol perché figlia di un defunto signore che solo certa stampa scandalistica vuole “capo mafia”, peraltro con fedina penale pulita almeno da quarant’anni.

Se si è accertato qualcosa di anomalo sulla applicazione retroattiva della tarsu a Racalmuto, che opinione pubblica, stampa e organizzazioni no-profit stanno martellando perché la reputano iniqua, indebita, illegittima, gravosa.


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