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lunedì 27 aprile 2015

la mia derelitta Sicilia


Lo sbarco in Sicilia del reo confesso Geronzi, l'ex banchiere della Banca d'Italia

 

Ma come non capire come non rendersi conto che con quell'autorevole benestare della BANCAD'ITALIA sia stato maciullato il povero sistema bancario siciliano: BS e SICILCASSA (ed altre realtà finanziarie di casa nostra), in fumo. Leggendo di questo traccheggio tra Tesoro, Draghi, BI Geronzi e quel gran gotha di allora quasi quasi mi dicevo: forse era meglio se finivano in mano agli olandesi. Certo che avendo visto come è finito il MPS  cominciai a dubitare della mia saggezza.

 

 

Torneremo ovvio sulla faccenda. Incuneeremo nostre piccole cattiverie. Lo so che non servirà a nulla. Quante volte ho cercato di spingere questi nostri attuali politici, tutti codesti moralisti dell'undicesima ora a pendere a riprendere in considerazione storie come questa, non pare far storia o storie, ma per cercare di recuperare i tesori perduti. E' ancora possibile, sarebbe doveroso. Ma come posso aver fede in gente che ciarla, che scomunica che come i capponi di Renzo si flagellano fra loro,  ma un briciolo di sapienza  uno ardimento altruistico, una voglia di dare gloria benessere ed  avvenire ai loro compatrioti di nazionalità siciliana non ce l'hanno.

 

 

In questo blog che TRS98 vorrebbe persino espellere dalle graduatorie Alxa, dirò la mia, ripeterò la mia. Vox clamantis in deserto? Neppure quella! Sono troppo piccolo per essere sentito, sono troppo addentro a tante segrete cose nazionali bancarie e finanziarie per non essere temuto. Il silenzio mi si addice. Basta non pr Novembre del 2012.

 

 

Finalmente leggo, posso leggere:

 

 

"[pag. 144] LO SBARCO IN SICILIA  - Il direttore generale della Banca d'Italia, Vincenzo Desario, aveva ricordato in parlamento l'elevata esposizione della Sicilcassa  verso il costruttore catanese Gaetano Graci. Secondo il sindacato dei bancari Cgil, dei 4 mila miliardi di crediti in sofferenze, mille erano verso una serie di famiglie che ricorrono nelle inchieste sulla criminalità organizzata - Greco, Farinella, Inzerillo, Spatola, Gambino, Sansoni- e 2 mila verso Graci, ma anche verso Costanzo e Cassina, i Cavalieri del lavoro di Catania che finirono  sotto inchiesta per le loro connessioni con la mafia.".

 

 

 

"Questo narravano le cronache, e può essere stato elemento d'interesse per i cronisti dell'epoca. L'altra banca regionale  era il Banco di Sicilia, un istituto di credito d diritto pubblico trasformato in società per azioni e reduce da un commissariamento, causa l'eccesso di credito di difficile se non impossibile esazione. Nel settembre del 1997, il Banco di Sicilia aveva rilevato le attività  bancarie della Sicilcassa dai liquidatori ......

 

 

 

"Che in questo momento, estate del 2012, non hanno ancora terminato la procedura aperta ormai da 5 anni.

 

 

 

"Storie siciliane. Ma ai nostri fini va ricordato che per prendere gli sportelli della Sicilcassa con le loro attività e passività, il Banco di Sicilia dovette essere capitalizzato per mille miliardi dal Mediocredito Centrale. Che così ne divenne l'azionista di maggioranza assoluta, superando la Regione Sicilia ai cui fondi nei primi anni novanta avevano fatto ricorso sia la Cassa sia il Banco. Due anni dopo, nella primavera del 1999, mentre tutta l'Italia guardava alle scalate tentate ma non consumate su di noi e sulla Comit, il Tesoro avviava la privatizzazione del Mediocredito Centrale. E' in quel contesto che la Banca di Roma, perseguendo un suo progetto di crescita, presenta la proposta vincente.

 

 

"Vincente o migliore? Il Banco di Sicilia faceva gola anche a u gruppo di banche popolari, guidate dalla Banca Popolare Vicentina, e a UniCredit.

 

 

 

"La cordata. che faceva capo alla Vicentina di Gianni Zonin, gran produttore di vino, si era detta pronta a rilevare solo il 30% del capitale del Mediocredito lasciando al Tesoro l'incombenza di collocare il  resto in Borsa.

 

 

"Era una facoltà prevista nel bando di gara per le offerte. Avrebbe consentito di caricare sul 30% un premio di maggioranza. Il Tesoro, con la borsa di allora, avrebbe potuto vendere bene.

 

 

 

"Ma il Tesoro trovò più conveniente vendere in blocco . Lo chiarirono a ottobre, con una loro lettera., il Credit Suisse e la JPMorgan, Advisor del Mediocredito. Nel gioco dei rilanci, la Banca di Roma mise sul tavolo 3.945 miliardi. UniCredit offrì di meno. E proporzionalmente inferiore si rivelò infine anche la cifra della Popolare Vicentina. Dunque, la nostra proposta vinse perché era la migliore.

 

 

"A me risultano due altri fatti. Il primo è che UniCredit, asai più forte della Banca di Roma, offrì di meno perché la Banca d'Italia gli fece capire che non era gradita una sua insistenza sul Banco di Sicilia. Il secondo fatto è registrato nei verbali di garanzia sulle privatizzazioni, il Comitato Draghi. Ebbene. viste le proposte, il Comitato Draghi riconobbe la maggior consistenza monetaria dell'offerta della Banca di Roma, ma, come risulta dai verbali, subordinò il proprio parere favorevole all'invio di un attestato della Banca di Italia sulla solidità della forza manageriale del pretendente, . In quei giorni da Palazzo Koch, sede della banca centrale, filtravano indiscrezioni su riserve della Vigilanza in merito al vostro piano industriale.

 

 

"Erano i soliti veleni che accompagnano questi passaggi dove i gruppi manageriali delle società oggetto delle offerte  d'acquisto intorbidano le acque per difendere le proprie posizioni. Così come non darei alcun credito a chi parla di gradimento della Vigilanza. Immagino che, per l'alta dirigenza del Mediocredito, fosse preferibile la soluzione delle popolari: un azionariato consortile con non più del 30% avrebbe lasciato le posizioni delle persone al punto di prima. Lasciamo dunque perdere le indiscrezioni e stiamo ai fatti. L'acquisizione  del Banco di Sicilia avvenne con la piena autorizzazione della Banca d'Italia. Né avrebbe potuto essere altrimenti, date le regole di Vigilanza. Di quelle che lei presenta come cautele del Comitato Draghi, invece, non venni a conoscenza. Ma a me non pare poi così strano che il Comitato Draghi volesse avere anche il conforto della Banca d'Italia. Si può dire che era una condizione ovvia.

 

 

"Sarebbe stata ovvia, se analogo conforto fosse stato richiesto in quel modo anche nella privatizzazione delle altre banche. Ciò che a me non risulta. D'altra parte, nel 1999, la Banca di Rima non aveva mezzi propri con cui finanziare questa operazione.

 

 

 

"Non possiamo discutere su ciò che decise o non decise quel Comitato senza documentazione e dichiarazioni dei componenti.

 

 

"Lei ha ragione di dire questo, perché non conosceva quella deliberazione del Comitato Draghi. Io ne riferivo perché sono molto bene informato sulle decisioni e sulle motivazioni di quel non trascurabile Comitato.

 

 

"Se fosse vero ciò che lei dice, allora si dovrebbe dedurre una non edificante scelta di deresponsabilizzazione del Comitato: cosa alla quale non posso credere fino a prova contraria. Resta il fatto, più duro di tante chiacchiere che la Banca di Roma non ebbe difficoltà a finanziare l'esborso, che peraltro già trovava compenso nei 1600 miliardi di liquidità in casa del Mediocredito Centrale. Vennero emessi prestiti subordinati a lungo termine e con un tasso interessante destinati alla clientela migliore. Che prontamente sottoscrisse.

 

 

"Eppure, nell'offerta vincolante presentata al Tesoro, tra le fonti di finanziamento la Banca di Roma indicava un aumento di capitale da 2.400-2.800 miliardi. Perché non venne fatto?

 

 

"La Fondazione Cariroma, al dunque, manifestò difficoltà e così pure la Toro.  Abn Amro, invece, sarebbe stata pronta a coprire le quote degli altri. Ma in in tal modo avremmo consegnato la banca  agli olandesi e questo non stava né nei patti né negli auspici. Di qui, i prestiti subordinati. Che in parte concorrevano a formare il patrimonio di Vigilanza".

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