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lunedì 29 giugno 2015

passatempo

Cesare Pavese - #Leucò - Le cavalle


Cesare Pavese - #Leucò - Le cavalle

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1 - "Di Ermete, dio ambiguo tra la vita e la morte, tra il sesso e lo spirito, fra i Titani e gli dèi dell'Olimpo, non è il caso di parlare. Ma che cosa significhi che il buon medico Asclepio esca da un mondo di divine metamorfosi bestiali, vale invece la pena di dirlo." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
2 - "Ermete - Il Dio ti chiede di allevare questo figlio, Chirone. Già sai della morte della bella Corònide. L'ha strappato il Dio dalle fiamme e dal grembo di lei con le mani immortali. Io fui chiamato presso il triste corpo umano che già ardeva - i capelli avvampavano come paglia di grano. Ma l'ombra nemmeno mi attese. Con un salto, dal rogo scomparve nell'Ade." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
3 - "Chirone - Tornò puledra nel trapasso? / Ermete - Così credo. Ma le fiamme e le vostre criniere si somigliano troppo. Non feci in tempo a sincerarmene. Dovetti afferrare il bambino per portarlo quassù. / Chirone - Bimbetto, era meglio se restavi nel fuoco. Tu non hai nulla di tua madre se non la triste forma umana." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
4 - "Tu sei figliolo di una luce abbacinante ma crudele, e dovrai vivere in un mondo di ombra esangue e angosciosa, di carne corrotta, di sospiri e di febbri - tutto ti viene dal Radioso. La stessa luce che ti ha fatto frugherà il mondo, implacabile, e dappertutto ti mostrerà la tristezza, la piaga, la viltà delle cose. Su di te veglieranno i serpenti." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
5 - "Ermete - Certo il mondo di ieri è scaduto se anche i serpenti son passati alla Luce. Ma, dimmi, tu sai perché è morta? / Chirone - Emodio, mai più la vedremo balzare felice dal Dìdimo al Pelio fra i canneti e le rupi. Tanto ci basti. Le parole sono sangue. / Ermete - Chirone, puoi credermi quando ti dico che la piango come voi la piangete." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
6 - "Ma, ti giuro, non so perché il Dio l'abbia uccisa. Nella mia Làrissa si parla d'incontri bestiali nelle grotte e nei boschi... / Chirone - Che vuol dire? Lo siamo bestiali. E proprio tu, Enodio, che a Làrissa eri coglia di toro, e all'inizio dei tempi ti sei congiunto nel fango della palude con tutto quanto di sanguigno e ancora informe c'era al mondo, proprio tu ti stupisci?" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
7 - "Ermete - E' lontano quel tempo, Chirone, e adesso vivo sottoterra o sui crocicchi. Vi vedo a volte venir giù dalla montagna come macigni e saltare le pozze e le forre, e inseguirvi, chiamarvi, giocare. Capisco gli zoccoli, la vostra natura, ma non sempre voi siete così. Le tue braccia e il tuo petto di uomo, a dirne una, e il vostro grosso riso umano, e lei l'uccisa, e gli amori col Dio, le compagne che adesso la piangono - siete cose diverse." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV)
8 - "Anche tua madre, se non sbaglio, piacque a un dio. / Chirone - Altri tempi davvero. Il vecchio dio per amarla si fece stallone. Sulla vetta del monte. / Ermete - Dunque, dimmi perché Corònide bella fu invece una donna e passeggiava nei vigneti e tanto giocò col Radioso che lui la uccise e bruciò il corpo? / Chirone - Enodio, dalla tua Làrissa quante volte hai veduto dopo una notte di vento la montagna dell'Olimpo stagliare nel cielo?" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
9 - "Ermete - Non solo la vedo, ma a volte ci salgo. / Chirone - Un tempo, anche noi si galoppava fin lassù di costa in costa. / Ermete - Ebbene, dovreste tornarci. / Chirone - Amico, Corònide c'è tornata. / Ermete - Che vuoi dire con questo? / Chirone - Voglio dire che quella è la morte. Là ci sono i padroni." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
10 - "Non più padroni come Crono il vecchio, o l'antico suo padre, o noi stessi nei giorni che ci accadeva di pensarci e la nostra allegria non sapeva più confini e balzavamo tra le cose come cose ch'eravamo. A quel tempo la bestia e il pantano eran terra d'incontro di uomini e dèi. La montagna il cavallo la pianta la nube il torrente - tutto eravamo sotto il sole. Chi poteva morire a quel tempo? Che cos'era bestiale se la bestia era in noi come il dio?" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
11 - "Ermete - Tu hai figliole, Chirone, e sono donne e son puledre a volontà. Perché ti lamenti? Qui avete il monte, avete il piano, e le stagioni. Non vi mancano neppure, per compiacervi, le dimore umane, capanne e villaggi, agli sbocchi delle vallate, e le stalle, i focolari, dove i tristi mortali facoleggiano di voi, pronti sempre a ospitarvi. Non ti pare che il mondo sia meglio tenuto dai nuovi padroni?" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
12 - "Chirone - Tu sei dei loro e li difendi. Tu che un giorno eri coglia e furore, ora conduci le ombre esangui sottoterra. Cosa sono i mortali se non ombre anzitempo? Ma godo a pensare che la madre di questo bimbetto c'è saltata da sola: se non altro ha trovato se stessa morendo." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
13 - "Ermete - Ora so perché è morta, lei che se ne andò alle pendici del monte e fu donna e amò il Dio col suo amore tanto che ne ebbe questo figlio. Tu dici che il Dio fu spietato. Ma puoi dire che lei, Corònide, abbia lasciato dietro a sé nel pantano la voglia bestiale, l'informe furore sanguigno che l'aveva generata? / Chirone - Certo che no. E con questo?" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
14 - "Ermete - Gli dèi nuovi di Tessaglia che molto sorridono, soltanto di una cosa non possono ridere: credi a me che ho veduto il destino. Ogni volta che il caos trabocca alla luce, alla loro luce, devon trafiggere e distruggere e rifare. Per questo Corònide è morta. / Chirone - Ma non potranno più rifarla. Dunque avevo ragione che l'Olimpo è la morte." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
15 - "Ermete - Eppure, il Radioso l'amava. L'avrebbe pianta se non fosse stato un dio. Le ha strappato il bimbetto. Te l'affida con gioia. Sa che tu solo potrai farne un uomo vero. / Chirone - Ti ho già detto la sorte che attende costui nelle case mortali. Sarà Asclepio, il signore dei corpi, un uomo-dio. Vivrà tra la carne corrotta e i sospiri. A lui guarderanno gli uomini pe sfuggire al destino, per ritardare di una notte, un istante, l'agonia." (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, IV).
16 - "Passerà, questo bimbetto, tra la vita e la morte, come tu ch'eri coglia di toro e non sei più che il guidatore delle ombre. Questa la sorte che gli Olimpici faranno ai vivi, sulla terra. / Ermete - E non sarà meglio, ai mortali, finire così, che non l'antica dannazione d'incappare nella bestia o nell'albero, e diventare bue che mugge, serpente che striscia, sasso eterno, fontana che piange? 

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