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sabato 18 aprile 2015

Un tempo amavo Orazio


 

Maria Pia Calapà ha condiviso il post di Lillo Taverna.

36 min ·

La prima satira, indirizzata a Mecenate , è la famosa formulazione del “ giusto mezzo ”: ciascuno dovrebbe vivere contento della propria sorte senza invidiare l’altrui né lasciarsi vincere dall’avidità, che è insaziabile .
È molto probabilmente l’ultima scritta (di questo primo libro) .

La fortuna viene e va - dice Orazio . Che si è mai sulla terra? Ogni cosa finisce con la morte, nell'Ade . Lì son destinati a finire tutti, ricchi e poveri, perché la morte tutti livella . Nel...l'urna della Morte si agitano tutti i nomi .

Non serve inebriarsi di sé, perché, se si dovesse cadere, la caduta è più rovinosa .
Conviene vivere giorno per giorno, utilizzando al meglio il tempo, tra piaceri razionali e moderati .

Tutto va fatto con misura . Seguendo la via del "giusto mezzo", si raggiunge la indispensabile tranquillità d'animo; e se si è stati integri di vita e di costumi, nulla può far paura, nemmeno il lupo che si incontra nella selva sabina


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ORATIUS - Qui fit, Maecenas, ut nemo,quam sibi sortem

Com'è, o Mecenate, che nessuno vive contento della sorte che la ragione gli ha dato o il caso gli ha gett...ato davanti, e tutti invece non fanno che esaltare chi persegue una vita diversa? "Fortunati i mercanti!" dice il soldato appesantito dagli anni, le membra ormai rotte dalla lunga fatica. E il mercante, da parte sua, mentre gli Austri sballottano la nave: "Meglio soldato, Che cos'è in fin dei conti? Ci si scontra: nel volger di un'ora viene rapida la morte o la vittoria gioiosa". Fa l'elogio del contadino l'esperto di diritto e di leggi, quando , sul cantar del gallo, il cliente gli batte alla porta. L'altro invece, che, per aver presentato malleverie, viene tratto a forza dalla campagna in città, va proclamando felice soltanto chi vive in città. Gli altri casi di questo genere varrebbero - tanto son numerosi. a sfinire una lingua come quella di Fabio.....

 

Maria Pia Calapà Qui fit, Maecenas, ut nemo, quam sibi sortem seu ratio dederit seu fors obiecerit, illa contentus vivat, laudet diversa sequentis

Lillo Taverna ........ ne te morer, audi,/ quo rem deducam. si quis deus 'en ego' dicat/ 'iam faciam quod voltis: eris tu, qui modo miles,/ mercator; tu, consultus modo, rusticus: hinc vos,/ vos hinc mutatis discedite partibus. eia,/ quid statis?' nolint. atqui licet esse beatis./ quid causae est, merito quin illis Iuppiter ambas/ iratus buccas inflet, neque se fore posthac/ tam facilem dicat, votis ut praebeat aurem? -------------------------------------------(Per farla breve, ascolta dove vado a parare. Se un dio dicesse: "Ecco io ora farò ciò che volete: sarai mercante, tu che eri poc'anzi soldato, tu, prima giureconsulto, sarai campagnolo. Voi da questa parte, e voi andare d questaltra, a ruoli scambiati. Ehi, che fate lì implati?" non vorrebbero. Eppure è dato loro di esserr felici. E allora, c'è ragione perché Giove giustamente irato, non debba gonfiare tutte e due le guance e dire che d'ora in avanti non sarà più tanto condiscendnte, da porgere orecchio alle preghiere?? ----- quamquam ridentem dicere verum/ quid vetat ( per quanto, che cosa vieta di dire la verità ridendo?)

La senatrice Bertorotta di M5S si sta interessando a problemi dei rifiuti di Racalmuto

 
 
 
 
 
 
 
BOZZA DI INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

 si chiede                                                                          per sapere

Al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO;

Al MINISTRO DELL'ECONOMIA;

AL MINISTRO DEGLI INTERNI;

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.

 

Non può certo negarsi che una decina di anni fa Racalmuto fu teatro di sanguinose faide mafiose; che morti e vittime anche innocenti furono seminati sulla principale piazza del paese, che fioccarono esemplari ergastoli; che vi fu un rigurgito mafioso che si concluse con successi esemplari delle forze dell’ordine cui va tributato un riconoscente plauso.

Tuttavia, passata quella tragica nottata, Racalmuto, le forze migliori, quasi totalitarie di Racalmuto, risorsero alla vita civile, a democratica compostezza, a laboriosità ammirevole: aperti alberghi, incrementato il turismo, dilatati gli sforzi culturali, dotato il paese di strutture museali, biblioteche, iniziative umanitarie perspicue.

Atteso tutto ciò sembrò che una novella stagione di splendori sociali, civili, turistici stesse per aprirsi.

Senonché le pubbliche autorità invece di sostenere siffatti fenomeni virtuosi si protesero a martellare interventi di rigore, a modulare inchieste giudiziarie che dopo decenni stanno lì a languire per fragilità delle accuse ipotizzate, per sfoltimento in sede istruttoria delle incriminazioni e delle individuazioni di sospetti rei.

Una inchiesta su un cosiddetto intreccio denominato “giochi di potere” resta ancora da dipanare.

Racalmuto frattanto scade economicamente: un regresso demografico verticale segna la stagnazione di iniziative lavorative ed occupazionali; l’erosione di un lungo periodo di risparmi per rimesse degli emigranti essicca le fonti di liquidità di seconda istanza; una incipiente industrializzazione legata allo sfruttamento delle risorse minerarie si blocca; la massa pensionistica si rastrema per le recenti riforme del settore.

Si calcola che a fronte dei trenta milioni di euro occorrenti ogni anno per le spese delle famiglie le entrate correnti non superano i 12 milioni di euro secondo studi di specialisti d’origine racalmutese che ne hanno fatto pubblicazioni informatiche.

 

L’intervento pubblico si rendeva sempre più pressante, la riluttanza burocratica dei pubblici amministratori non più scelti dal popolo ma imposti da Roma non è vacuo motivo polemico ma una indubbia e perniciosa concausa della ineludibile stagnazione prima e regressione economica dopo.

In un anno ecco una indiscriminata applicazione di sanzioni per pretese omissioni di denunce catastali; si pensi che si è arrivati ad affiggere nell’Albo Pretorio la censura nei confronti di un vecchio arciprete morto da trent’anni.

 L’omissione dei connessi proventi in bilancio comunale ha eluso risultati atti a riequilibrare le cedenze di bilancio e non si sono quindi evitati massimali tariffari ed impositivi (si pensi all’IMU, alla TARSU ed ora alla TARI).

La conseguente applicazione dei coefficienti massimi per l’IMU, TARSU e TARI sta spingendo a vendere specie gli emigranti racalmutesi che mantenevano la casa avita solo per ragioni affettive e ciò ha determinato, sia pure come concausa, il crollo del mercato immobiliare racalmutese.

 Congiuntamente si è avuta una stangata non sopportabile per il riparto di una TARSU inquinata dalla lievitazione oltre misura del costo del servizio ceduto ad una azionaria di cui il comune ha sottoscritto una partecipazione; si lamenta una mala gestio che dura da 40 anni.

In correlazione si è operata una maldestra ricerca di fonti contributive retrocesse addirittura all’ultra decaduto 2006; così sulla disastrata economia racalmutese è scesa la mannaia di una raffica di prelievi per milioni di euro.

Ma non bastò. Per pressioni di magistrati della corte dei conti palermitani, che stanno addossando al nuovo sindaco le omissioni in bilanci di precorsi costi invero molto opinabili, non si riesce a rendere ragionevole la subentrata Amministrazione Comunale, anche a costo di spinte ad un ribellismo popolare, quale in atto stampa e televisione vanno rappresentando.

 Sine titulo, senza un regolamento , procedendo a rigonfiare i precorsi costi della raccolta dei rifiuti solidi urbani, travalicando i termini quinquennali di decadenza, retrodatando visure catastali del 2014 persino a sette anni fa, l’Amministrazione si produce in una esosa quanto indebita pretesa di tasse chiamate Tarsu per un paio di milioni annui per il quadriennio 2008-2011 per salire a 3,5 milioni per il 2012 e quindi per 5 milioni di euro per il 2013.

Illegittimo, vietato, abusivo il criterio di mantenere costanti le tariffe annue pur dichiarando che si tratterebbe di una estensione dell’aria tassabile, in quanto ritenuta produttiva di rifiuti, di oltre 230.000 mq., gravante su una compagine di presunti evasori di oltre 1.700 capi-famiglia: come dire che il 90% dei nuclei familiari racalmutesi sarebbe gente criminalmente dedita ad evasione totale. Ma ciò è evidente il frutto di un imponderato recupero di tasse pregresse che risulta decisamente fallace e improbabile.

Tutto ciò premesso, si chiede:

-       quali riscontri in sede ministeriale sono stati effettuati per appurare anomalie siffatte e le lamentate gestioni non proprio sagge;

-       perché dopo la notoria condanna del Ministero degli Interni alle spese per avere considerato incandidabili in quanto infiltrati mafiosi persone irreprensibili non si è proceduto ad una revoca del provvedimento di commissariamento del Comune di Racalmuto, non potendosi certo  sostenere accuse del genere sol perché qualche dubbio può rimanere su due componenti che da tempo non facevano più parte dell’amministrazione;

-       se si è accertato qualcosa di anomalo sulla applicazione retroattiva della tarsu a Racalmuto, che opinione pubblica, stampa e organizzazioni no-profit stanno denunciando perché considerata iniqua, indebita, illegittima, gravosa.

 

 

In termini più generali si chiede se si reputa adeguata alla drammatica congiuntura l'attuale già rissosa amministrazione e se non sia il caso di reiterare atti di rigore ma stavolta scegliendo personalità di appurata professionalità, oltre che -  ovvio - di adamantina moralità, che sappiano dare impulso a iniziative quali:

-       razionalizzazione della compagine impiegatizia;

-        accorta sistemazione dei dati di bilancio con esclusione di costi indebiti e non inerenti e con inclusione di proventi a vario titolo specie sotto forma di sopravvenienze attive liquide certe ed esigibili, visto che frattanto si lasciano abbandonate, anche per incuria della presente amministrazione, rischiando decadenze falcidianti e prescrizioni pesanti;

-        sollecitazione di progetti industriali per alleviare la piaga della enorme carenza di lavoro per i giovani, come lo sfruttamento dei vasti giacimenti di alabastro, l'utilizzo delle estese falde idriche per la bonifica di ampie plaghe agricole in atto mal gestite a fini di forestazione; avvio di strutture culturali e turistiche cui neghittose fondazioni e neglette assegnazioni testamentarie non vi si dedicano nonostante i tanti vincoli statutari o di destinazione.

 

Una bozza d'interrogazione parlamentare al vaglio della senatrice BERTOROTTA di M5S

 
 
 
 
 
 
 
BOZZA DI INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

 si chiede                                                                          per sapere

Al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO;

Al MINISTRO DELL'ECONOMIA;

AL MINISTRO DEGLI INTERNI;

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.

 

Non può certo negarsi che una decina di anni fa Racalmuto fu teatro di sanguinose faide mafiose; che morti e vittime anche innocenti furono seminati sulla principale piazza del paese, che fioccarono esemplari ergastoli; che vi fu un rigurgito mafioso che si concluse con successi esemplari delle forze dell’ordine cui va tributato un riconoscente plauso.

Tuttavia, passata quella tragica nottata, Racalmuto, le forze migliori, quasi totalitarie di Racalmuto, risorsero alla vita civile, a democratica compostezza, a laboriosità ammirevole: aperti alberghi, incrementato il turismo, dilatati gli sforzi culturali, dotato il paese di strutture museali, biblioteche, iniziative umanitarie perspicue.

Atteso tutto ciò sembrò che una novella stagione di splendori sociali, civili, turistici stesse per aprirsi.

Senonché le pubbliche autorità invece di sostenere siffatti fenomeni virtuosi si protesero a martellare interventi di rigore, a modulare inchieste giudiziarie che dopo decenni stanno lì a languire per fragilità delle accuse ipotizzate, per sfoltimento in sede istruttoria delle incriminazioni e delle individuazioni di sospetti rei.

Una inchiesta su un cosiddetto intreccio denominato “giochi di potere” resta ancora da dipanare.

Racalmuto frattanto scade economicamente: un regresso demografico verticale segna la stagnazione di iniziative lavorative ed occupazionali; l’erosione di un lungo periodo di risparmi per rimesse degli emigranti essicca le fonti di liquidità di seconda istanza; una incipiente industrializzazione legata allo sfruttamento delle risorse minerarie si blocca; la massa pensionistica si rastrema per le recenti riforme del settore.

Si calcola che a fronte dei trenta milioni di euro occorrenti ogni anno per le spese delle famiglie le entrate correnti non superano i 12 milioni di euro secondo studi di specialisti d’origine racalmutese che ne hanno fatto pubblicazioni informatiche.

 

L’intervento pubblico si rendeva sempre più pressante, la riluttanza burocratica dei pubblici amministratori non più scelti dal popolo ma imposti da Roma non è vacuo motivo polemico ma una indubbia e perniciosa concausa della ineludibile stagnazione prima e regressione economica dopo.

In un anno ecco una indiscriminata applicazione di sanzioni per pretese omissioni di denunce catastali; si pensi che si è arrivati ad affiggere nell’Albo Pretorio la censura nei confronti di un vecchio arciprete morto da trent’anni.

 L’omissione dei connessi proventi in bilancio comunale ha eluso risultati atti a riequilibrare le cedenze di bilancio e non si sono quindi evitati massimali tariffari ed impositivi (si pensi all’IMU, alla TARSU ed ora alla TARI).

La conseguente applicazione dei coefficienti massimi per l’IMU, TARSU e TARI sta spingendo a vendere specie gli emigranti racalmutesi che mantenevano la casa avita solo per ragioni affettive e ciò ha determinato, sia pure come concausa, il crollo del mercato immobiliare racalmutese.

 Congiuntamente si è avuta una stangata non sopportabile per il riparto di una TARSU inquinata dalla lievitazione oltre misura del costo del servizio ceduto ad una azionaria di cui il comune ha sottoscritto una partecipazione; si lamenta una mala gestio che dura da 40 anni.

In correlazione si è operata una maldestra ricerca di fonti contributive retrocesse addirittura all’ultra decaduto 2006; così sulla disastrata economia racalmutese è scesa la mannaia di una raffica di prelievi per milioni di euro.

Ma non bastò. Per pressioni di magistrati della corte dei conti palermitani, che stanno addossando al nuovo sindaco le omissioni in bilanci di precorsi costi invero molto opinabili, non si riesce a rendere ragionevole la subentrata Amministrazione Comunale, anche a costo di spinte ad un ribellismo popolare, quale in atto stampa e televisione vanno rappresentando.

 Sine titulo, senza un regolamento , procedendo a rigonfiare i precorsi costi della raccolta dei rifiuti solidi urbani, travalicando i termini quinquennali di decadenza, retrodatando visure catastali del 2014 persino a sette anni fa, l’Amministrazione si produce in una esosa quanto indebita pretesa di tasse chiamate Tarsu per un paio di milioni annui per il quadriennio 2008-2011 per salire a 3,5 milioni per il 2012 e quindi per 5 milioni di euro per il 2013.

Illegittimo, vietato, abusivo il criterio di mantenere costanti le tariffe annue pur dichiarando che si tratterebbe di una estensione dell’aria tassabile, in quanto ritenuta produttiva di rifiuti, di oltre 230.000 mq., gravante su una compagine di presunti evasori di oltre 1.700 capi-famiglia: come dire che il 90% dei nuclei familiari racalmutesi sarebbe gente criminalmente dedita ad evasione totale. Ma ciò è evidente il frutto di un imponderato recupero di tasse pregresse che risulta decisamente fallace e improbabile.

Tutto ciò premesso, si chiede:

-       quali riscontri in sede ministeriale sono stati effettuati per appurare anomalie siffatte e le lamentate gestioni non proprio sagge;

-       perché dopo la notoria condanna del Ministero degli Interni alle spese per avere considerato incandidabili in quanto infiltrati mafiosi persone irreprensibili non si è proceduto ad una revoca del provvedimento di commissariamento del Comune di Racalmuto, non potendosi certo  sostenere accuse del genere sol perché qualche dubbio può rimanere su due componenti che da tempo non facevano più parte dell’amministrazione;

-       se si è accertato qualcosa di anomalo sulla applicazione retroattiva della tarsu a Racalmuto, che opinione pubblica, stampa e organizzazioni no-profit stanno denunciando perché considerata iniqua, indebita, illegittima, gravosa.

 

 

In termini più generali si chiede se si reputa adeguata alla drammatica congiuntura l'attuale già rissosa amministrazione e se non sia il caso di reiterare atti di rigore ma stavolta scegliendo personalità di appurata professionalità, oltre che -  ovvio - di adamantina moralità, che sappiano dare impulso a iniziative quali:

-       razionalizzazione della compagine impiegatizia;

-        accorta sistemazione dei dati di bilancio con esclusione di costi indebiti e non inerenti e con inclusione di proventi a vario titolo specie sotto forma di sopravvenienze attive liquide certe ed esigibili, visto che frattanto si lasciano abbandonate, anche per incuria della presente amministrazione, rischiando decadenze falcidianti e prescrizioni pesanti;

-        sollecitazione di progetti industriali per alleviare la piaga della enorme carenza di lavoro per i giovani, come lo sfruttamento dei vasti giacimenti di alabastro, l'utilizzo delle estese falde idriche per la bonifica di ampie plaghe agricole in atto mal gestite a fini di forestazione; avvio di strutture culturali e turistiche cui neghittose fondazioni e neglette assegnazioni testamentarie non vi si dedicano nonostante i tanti vincoli statutari o di destinazione.

 

nostalgie canaglie


Inizio modulo

Lo spettro dei miei interessi cinematografici si racchiude tutto in questa missiva inviata alla segretaria dell'on. D'Alema e che è stata già oggetto di un primo proficuo incontro. La comica figura di un vecchietto di piccola statura che rimminchionito da suoi debordanti 85 anni si sdilingua con una inesistente ed improbabile nipotina d'altri tempi non mi interessa affatto: anzi diffido chiunque ad appiopparmela; ho tanti avvocati in famiglia per sparare una ridda di querele. Peraltro non ho contratto alcuna obbligazione con chicchessia, né tampoco mi reputo ridotto ad un malaccorto correttore di bozze. Chiedevo solo se era praticabile la estrazione di un soggetto cinematografico dal mio racconto LA DONNA DEL MOSSAD - APOLOGO SUL CASO SINDONA, tutto da limitare da pag. 7 a pag. 88. Articoli e documentazione varia dovevano servire per dare un senso politico e d'attualità al soggetto, ondeggiante tra la lezione interpretativa rassegnata e quella antitetica del dottor Salvatore Grossi. Mi si dice oggi che ciò è impraticabile, se non ho capito male perché testo "molto teatrale". Bene. MI fosse stato detto subito avremmo entrambi evitato di perdere tempo. Non essendo io convinto di questa ostatività cinematografica del mio racconto ovviamente non mi toglierò l'intima soddisfazione di dimostrare con altri che avevo in fin dei conti ragione.



 

Calogero,

quello che ho scritto non girarlo a nessuno fino a quando non è definito. SI RISCHIA DI FARE BRUTTE FIGURE. Leggi e correggi solo tu se è il caso. Non darlo a nessun altro. Non capisco cosa centra TARAK e quali modifiche devono essere apportate. HO CHIESTO SOLO DI VERIFICARE DATE E NOMI - NON SI MANDANO IN GIRO COSE NON DEFINITE e CONCORDATE.

Leggi solo tu e correggi solo tu.

Per il momento ho dato solo uno sguardo al tuo bel soggetto. E' molto impegnativo e francamente esula dalle mie competenze e persino conoscenze. In alcuni punti, come quelli del Caso Sarcinelli mi trova persino dissenziente. Ma ciò poca importa. Solo che così come è impostato non so quale favore poterebbe incontrare presso le fonti finanziatrici che mi sono in qualche modo accessibili. Ho comunque rigirato il tutto a Demattia per vedere se con accattivanti modifiche il progetto possa venire patrocinato da Geronzi presso il suo amico TARAK.
Bona notte. Calogero

 

Carissimo Angelo,

avevo preso contatti con il regista De Camillis per un soggetto cinematografico tratto dal mio LA DONNA DEL MOSSAD. Il regista mi invia questa sera il soggetto che ti rimetto, che nulla ha più a che vedere con il mio racconto. Molto trae però il regista dagli articoli pubblicati in Artcicolo21 o nel mio blog CONTRA OMNIA RACALMUTO. Non so se hai tempo di darvi uno sguardo. Credo che comunque, riveduto corretto ampliato accorciato modificato potrebbe servire per un film decisamente favorevole a Fazio. Se volesse Geronzi con Tarak potrebbe prenderlo in considerazione per una riduzione cinematografica. Naturlamente sceneggiatura andrebbe del tutto rifatta con il tuo apporto e con quello di Geronzi stesso. Uno sviluppo dunque della battaglia che ha già intrapreso Geronzi.

Il mondo è dei maschi, la fertilità delle femmine, i retrobottega per chi sa godersi la vita.

Per un arcano che non so dipanare in questi momenti in cui diffondo link arditi e privi di decenza e di rispetto alcuno, il mio essere CONTRA OMNIA RACALMUTO si diffonde in terre straniere che di norma no perdono tanto tempo a sbirciarmi.
Quelli che mi sottovalutano, persino una certa schiatta di agnus belans, dovrebbero un po' temermi. Sì, me lo scrissero in quei tempi nel mio fascicolo personale bloccandomi la carriera in BI: "imprevedibile e irrefrenabile ", figurarsi ora se possono ammutolirmi anche le fedelissime di grassi predicatori del sabato sera.
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L'altra Sicilia (amara terra mia)

Sicilia divina, unica nivea e solare; terraquea, mari e monti, storica e preistoria, vulcanica, crogiolo di razze, araba e normanna, saracena e sveva: senza barriere. Ospitale perché greca, colta ed antica: MAGNA GRECIA; Pitagora, Empedocle, Aristotele e Dionisio, le latomie, ... e agggiungete voi tutti quegli aquegli i che volete.a ggettiviche volete. Siamo pure mafiosi? Pazienza vuol dire ca siemmu sperti!!!


In Sicilia non esiste più mafia dai tempi del prefetto Mori; una operazione fascista la debellò per creare podestà. segretari politici. li zzi giuggiù, o cadetti ed anche glia avanguardisti on moschetti (98) veri. Poi c'erano quelli di legno per le teste di legno o per gli indegni figli dei comunisti d'anteguerra.
Lo disse timidamente Sciascia, lo grido io che dopo avere lottato veramente le banche dei "mafiosi" meneghini corsi il rischio di venire perseguitato come colluso; per fortuna con me il giudice inquirente nei sotterranei della novella Gestapo democristiana fu duro solo in un primo tempo e blando nel secondo tempo; per Sciascia Falcone fu molto più spietato sino a fargli abbassare le difese immunitarie. 

Però finita la Mafia imperversò e imperversa l'Antimafia. Di Matteo contro Riina, nella reggia palermitana il primo nell'impenetrabile carcere duro di Opera il secondo. Ma in ciò nantri siciliani addibìvintammo tanticcheddra babbi.  

Sicilia divina, unica nivea e solare; terraquea, mari e monti, storica e preistoria, vulcanica, crogiolo di razze, araba e normanna, saracena e sveva: senza barriere. Ospitale perché greca, colta ed antica: MAGNA GRECIA; Pitagora, Empedocle, Aristotele e Dionisio, le latomie, ... e agggiungete voi tutti quegli aquegli i che volete.a ggettiviche volete. Siamo pure mafiosi? Pazienza vuol d

Sicilia divina, unica nivea e solare; terraquea, mari e monti, storica e preistoria, vulcanica, crogiolo di razze, araba e normanna, saracena e sveva: senza barriere. Ospitale perché greca, colta ed antica: MAGNA GRECIA; Pitagora, Empedocle, Aristotele e Dionisio, le latomie, ... e agggiungete voi tutti quegli aquegli i che volete.a ggettiviche volete. Siamo pure mafiosi? Pazienza vuol dire ca siemmu sperti!!!


In Sicilia non esiste più mafia dai tempi del prefetto Mori; una operazione fascista la debellò per creare podestà. segretari politici. li zzi giuggiù, o cadetti ed anche glia avanguardisti on moschetti (98) veri. Poi c'erano quelli di legno per le teste di legno o per gli indegni figli dei comunisti d'anteguerra.
Lo disse timidamente Sciascia, lo grido io che dopo avere lottato veramente le banche dei "mafiosi" meneghini corsi il rischio di venire perseguitato come colluso; per fortuna con me il giudice inquirente nei sotterranei della novella Gestapo democristiana fu duro solo in un primo tempo e blando nel secondo tempo; per Sciascia Falcone fu molto più spietato sino a fargli abbassare le difese immunitarie. 

Però finita la Mafia imperversò e imperversa l'Antimafia. Di Matteo contro Riina, nella reggia palermitana il primo nell'impenetrabile carcere duro di Opera il secondo. Ma in ciò nantri siciliani addibìvintammo tanticcheddra babbi.  

Non sono un moralista; sono un cinico (filosofia greca)


Il dottor Taverna invero non ha mai parlato di coraggio, dirittura morale e nervi saldi.

Sono troppo cinico per dar valore  a queste bellissime doti morali ma paralizzanti l'efficienza che invoco per la gestione di una "impresa".

Quel che voglio è invece la "managerialità".  E francamente nulla di questo riscontro  in tutto l'assetto politico-amministrativo che Racalmuto dopo tre anni di vessazioni commissariali ha scelto con encomiabile voglia morale giovanile e femminista ma con pessima selezione manageriale (la burocrazia, si sa, se non è sospinta dall'acume politico di chi ben conoscendo le leggi le sa mirabilmente aggirare, è esiziale).

 Possiamo discutere quanto vogliamo ma chi mi parla di costi e ricavi, di costi/benefici, di risparmi e  di srl toccasana dopo la nota fallimentare spa toccasana degli anni duemila e rotti , e tutto questo senza un piano industriale serio del tipo di quello che Petruzzella competentemente additava e che il sindaco sardonicamente ripudiò con un insolente gerundio “smanettando", tutto questo è ciarla, velleitarismo dilettantistico.

I costi in una impresa o sono spese  o sono investimenti, e devono essere dell’una e dell’altra specie: quello che conta è un rapporto costi/benefici; maggiori costi se determinano più che compensativi benefici sono da preferire a costi fissi contratti che però essiccano tanti auspicabili benefici.

 

Il servizio della monnezza deve essere una attività comunale, ispirata ormai al principio del federalismo fiscale, ed essere quindi gestito né in nome della morale, né in quello del legalitarismo costituzionale, ma in nome della efficienza unita ai vantaggi dell’indotto: lavoro, spinte agli investimenti, allevio del sovraccarico della folle politica occupazionale di questo nostro Comune.

 

Vogliamo invece fare una srl e così la pappatoia dei compensi che un presidente si auto stabilisce per le note furbe modifiche del CC del duo BERLUSCONI-CASTELLI di infelice memoria può finalmente risolvere ii problema economico di qualche famiglia dl un qualche ciarlatano politico racalmutese.

 

Ovvio che ho ben presente un caso del genere del passato più o meno recente.

 

Questo consiglio comunale, maggioranza annuente minoranza ipocritamente dissenziente, ebbe a recepire acriticamente per una tabellazione tariffaria di reciproca soddisfazione un REGOLAMENTO MONNEZZARO raffazzonato notte tempo oltre tempo utile dai non rimpianti commissari che non era perfetto sotto il profilo della legittimità amministrativa ma che - e questo conta davvero – ha trasformato RETROATTIVAMENTE un buon regolamento precedente in una tagliola ammazza economia racalmutese. Non posso mettermi qui a provare questa  mia affermazione: se occorre saprei  sciorinare  lacune e astuzie a non finire. Invero un consigliere l’aveva notato ma fu subito zittito. L’importante era restare a galla e continuare a fare i consiglieri comunali peraltro a dir loro neppure retribuiti.

Siamo giunti a 541.821 visitazioni: ci bastano.


Alexa in questa fine settimana conferma i buoni andamenti dei cinque siti web racalmutesi ma con qualche elemento negativo. I rank Italia di tutti e cinque i blog palesano qualche cedenza ripetto alle posizioni migliori di qualche settimana fa sia pure a diversa intensità. Archivioepensamenti è quella che ha minore cedenza (solo 136 punti); segue contra omnia Racalmuto (cedenza di 194 punti); 1.194 le posizioni perse da Malgrado Tutto e 1.752 quelle perse da TRS98. Sorprende in un certo qual senso il default di RAGALPETRA LIBERA (12.624 posizioni erdute). Comunque miglioramento complessivo rispetto alle più antiche rilevazioni. E buone notizie nelle posizioni dei RANK generali: miglioramenti per tutti. Ma avanzano pure gli agguerriti siti agrigentini e quindi qualche assestamento di classifica si nota. Passa al sesto posto tra i sedici siti che abbiamo espunto dalla clasifica di TRS98 limitandoci a quelli fra i 50 considerati che hanno entrambi i rank (gemerali e Italia). Tra questi sedici Archivioepensamenti si piazza a questo momento alsesto posto; malgrado tutto all'ottavo posto, noi di  contra omnia al nono; resta tra i primi dieci TRS98 mentre Regalpetra libera si colloca al 13° posto.

Un po' delusi, ci AFFERRIAMO ALORA ALLE NOSTRE STATISTICHE PERSONALIZZATE E VEDIAMO CHE CONTRA OMNIA  VA FORTE: A QUESTO MOMENTO HA RAGGIUNTO  N.° 541.821 VISITAZIONI. CI BASTANO.
:



827343) archivioepensamenti             11.930,279     n e   1,238.059  (9.727-531)  14.091 38409136
1039649) contraomnia                              ——————  1.766.129. (10.354.201)   21.484 410590194
1332012) malgradotuttoweb              1178,521  +2  930.464. (521.862)    26.792 5145141194
136543) canicattiweb                             456,387    +2      461.560 (29.271)  15.746 6-13654
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