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sabato 17 settembre 2016

Il mio contropelo è diverso. Per me la querelle sul debito pubblico è un alienante diversivo. Ne do una definizione persino ragionieristica: è una posta patrimoniale, non entra sotto la linea come voce reddituale se non per il gravame degli interessi. Ciampi da un lato compì il miracolo di farsi prestare capitali tanto ingenti a TASSO pressoché ZERO senza gravami dunque su quello che è pur sempre il Conto Economico di questa mega azienda che è lo Stato. E fin qui bene, anzi benissimo. Ciampi sapeva e tutti quelli che bene o male siamo addetti ai lavori che l'imprenitoria italiana, lasciando in 'sofferenza' le banche si è trasferita in Cina o nei dintorni. Sfruttamento della forza lavoro, inquinameno a iosa gratis etc. di utili sovrabbondanti ne fanno sino a strabbocchevoli dimensioni. Che ne fanno di queste disponibilità liquide? Comprate dieci ferrari e altri beni di lusso il resto lo 'investono' nel Debito Pubblico (che gli ispettori BI ora chiamano 'nazionale'). Ladronescamente Ciampi ha acquisito questo "debito pubblico" apparentemente estero vestito e in cambo non ha dato nulla: tasso presoché zero terremotando la famiglia degli interessi. Ed è in questo terremoto che Ciampi si è perso. Ha finito col rendere illiquido l'intero sistema bancario italiano (anche per altre sue colpe). Ciampi non è un banchiere, in economia è molto modesto, da professore di lettere il suo massimo vanto era quello come segretario generale di stabilire se un termine si poteva scrivere alla francese o nel rigido rispetto dell'eloquio toscano ('costatare' oppure 'constatare'?). Era una brava persona, aveva dietro tutta la massoneria che conta e per giunta la 'pro Deo'. Lo sapevano istruire ma - ovvio - spesso 'cicero pro domo sua' (della massoneria s'intende, non della collettività). Calogero Taverna

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