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martedì 31 dicembre 2013
LI ODIO
Quest'uomo avvenente, 37 anni, una bella soave moglie, cinque figli, una mula di recente acquistata per un salto sociale, viene chiamato alle armi nel 1917. La guerra va male, i comandi militari inetti, le strategie miserevoli. L'esercito italiano è tutt'altro che glorioso, che eroico. I fanti in trincra infreddoliti, malvestiti, non nutriti, in disumane condizioni igieniche vengono falcidiati dai guerrieri austro-ungarici, militarmente add...
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Infantino tenore ormai in declino si mette a comporre musica. Mette sostanzialmente nel pentagramma serenate, canzoni e canti sacri racalmutesi. Li vuol pubblicare: si fa rilasciare una presentazione dal suo amico e coetaneo Leonardo Sciascia. Eccola: mirabile, una delle più belle pagine del grande Racalmutese che mi sia capitato di leggere. Inoltre ottiene non si sa come questa splendida composizione pittorica di Guttuso per la copertita dei suoi spartiti. Sciascia e Infantino in sodalizio all'epoca con il grande Renato Guttuso di Bagheria. Poi non sarà più così. Ma noi gustiamoci qui questo sublime binomio: Guttuso-Sciascia, i figli di Bagheria e Racalmuto, due paesi oggi tacciati di tante infamie mafiose.
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martedì 31 dicembre 2013

LI ODIO

 
Quest'uomo avvenente, 37 anni, una bella s ave moglie, cinque figli, una mula di recente acquistata per un salto sociale, viene chiamato alle armi nel 1917. La guerra va male, i comandi militari inetti, le strategie
miserevoli. L'esercito italiano è tutt'altro che glorioso, che eroico. I fanti in trinca infreddoliti, malvestiti, non nutriti, in disumane condizioni igieniche vengono falcidiati dai guerrieri austro-ungarici, militarmente addestrati, cecchini inesorabili.
Mio nonno non sa né di Trento né di Trieste. Viene reclutato per sopperire alle voragini umane che si avevano al fronte. Non dovrebbe andarci. Non è adatto alla guerra di alta montagna. E' ormai anziano. Già due fratelli sono stati immolati alla Patria, - ma Patria  solo per i nobili di paese che si sono fatti tutti riformare alla leva. Poi faranno i patriottardi.
 
Nel mese di marzo mio nonno viene goffamente vestito, gli mettono in mano un'arma che non sa maneggiare. Mio nonno non era un violento. Contadino, amava la terra, gli animali. Non era manco cacciatore. Lo portano ad Adernò. Non so quali elementi guerreschi poterono insegnargli in meno di un mese. Senza pietà, crudamente, cinicamente lo intruppano nella brigata Catanzaro,  nel 142 Reggimento Fanteria. Va a tappar buchi umani. La grande Patria è questa. E subito nelle doline di quota 238. So ora bene che cosa erano le doline di quelle montagne a ridosso di Trieste, oggi beffardamente in Slovenia. Per giorni ad intristire in quelle caverne allucinanti. Pidocchi, scarso cibo, acquattati come bestie in una tana. Di là i cecchini austriaci non perdonano. Hanno mire infallibili. Lì mio nonno vi viene tenuto nei freddi di alta montagna sino al 23 maggio 1917. Ogni giorno si fa scrivere una cartolina postale militare da chi non di eccelsa scolarità ma un periodo lo riesce ad abbozzare. Quando rileggo quelle cartoline di mio nonno, di chi generò mio padre che generò me maledico la Patria i militari i fascisti i reazionari i patriottardi del mio paese, quelli che vogliono i criminali d'India restituiti senza processo per glorificarli.
Il 24 maggio, insipientemente, così come avevano deciso di fare impidocchiare i figli del popolo nelle doline di Slovenia. decidono una folle disordinata ingiustificabile ritirata. Nelle ridenti lande venete si fa la conta. Mio nonno non c'è. Non ci si cura di sapere perché. Burocraticamente lo si dà per disperso. Dovesse risultare vivo dopo la guerra verrebbe degradato a "disertore" da fucilare. Avverrà dopo in Agosto con vicende che fecero inorridire persino il grande vate D'Annunzio.
Ma mio nonno, contadino inesperto, dove poteva andare in quella sgangherata e dissennata ritirata da alta montagna? Un cechino austro-ungarico l'aveva mirato e come coniglio pavido l'aveva stecchito.
Un eroe di guerra mio nonno, magari suo malgrado. Un padre di famiglia immolato per la patria dei ricchi. Per Trento e Trieste, per fare piangere il 4 Novembre presidenti di repubblica e bolsi generali, per il dispendio del monumento al milite ignoto di piazza venezia a Roma. Per tutta la trita retorica militaristica ancora tambureggiante. Ma non per un fiore, per un ricordo riverente, per un nome magari inciso in una lapide commemorativa in questo conclamato paese della ragione che è Racalmuto.
A Racalmuto mio nonno è nato; vi è nato come altri 31 "dispersi in guerra". Nessuno li onora. Eugenio Napoleone Messana anche lui cinicamente se ne serve per rimpinzare il suo vacuo libro di storia racalmutese e  aggiungervi le pagine 530 e 531.
Noi, nel nostro piccolo, li abbiamo onorati tutti e trentadue "dispersi in guerra" (ma no! trucidati in guerra) abbiamo visto che erano tutti della "bassa plebe" del vero popolo racalmutese. Molti loro discendenti oggi sono ascesi socialmente, sino talora ad essere egemoni.
Atri che né loro né i loro antenati hanno fatto un giorno da militare, imboscati insomma, stanno lì ad agitarsi per l'onore dell'ESERCITO ITALIANO, ma si guardano bene di un gesto di pietas cristiana verso questi negletti figli della Racalmuto sofferente. Sono diventati reazionari.

 LI ODIO.

sabato 20 ottobre 2012

C O R , il mio Blog Contra Omnia Racalmuto



Una cosa è certa: non piacerò giammai a Michel Montaigne. Dicono che Montaigne disse: il linguaggio che mi piace è un linguaggio semplice e spontaneo, tale sulla carta quale sulle labbra.
 Pasolini infilzò un giovane Sciascia con una figura retorica: ipotassi. Sciascia ne fu stizzito ma per amore della gloria s’inchinò. 
Tutti  dicono che divennero amici per la pelle. Non ci credo .. non foss’altro per diversità di gusti sessuali. 
Anche alla Maraini ,a Racalmuto ,volevano estorcere un atto di grande empatia con lo scorbutico siculo. Maraini fu abile e glissò. Fresca era nella memoria di tanti l’isterica aggressione della nobile di Sicilia per una faccenda di matriarcato, qui da noi: cosa verissima ma che sovvertiva ossificati giudizi sul nostro essere maschi imperiosi.

Non sono ipotattico, sono peggio. Reduce dagli sberleffi dell’altro ieri per il mio modo di scrivere, debbo rammentare  chi nel darmi del “desueto” e dell’ “antiquato” si proclamava Racalmutese fiero. Qualche altro, anonimamente, prima invocava l’’albatro, che poteva significare anche corbezzolo, quell’arbusto circondante il giardino dei sogni erotici di Sciascia per visionarie traspunzioni dal lubrico Tiziano alle nude e pingui ericine danzanti oltre la siepe della Noce, avanti il maniero di un Matrona al maschile, ma troppo maschile, e poi vittima di autoschediasmi avrebbe avuto l’ardire di insegnarmi le leggi dell’assennato pensare.
Comico, solo comico, un mancato pastore mi rimproverava velleitarismi attingenti a spocchie della Crusca. Parla comu ti nzignà to pà e to mà: dialettale imperio di un anonimo senza acume. 
Io non ho voglia di piacere a Montaigne: mi piace la contorsione, l’ellissi, la prolissità, l’iperbole, il desueto, meglio il vetusto, il cacofonico, l’imo della volgarità, nominare apertis verbis parti infami che Dio creò in libertà e preti coprirono di vegogna, e se una copula invereconda mi attrae a dispiegamento di un mio uzzolo, di una mia allegoria, di un mio sogno represso, perché obnubilarla? Divengo pornograficamente esplicito, con l’accortezza di  dirlo in qualche mio oscuro libro, chissà in qualche romanzetto dal giallognolo titolo come La Donna del Mossad. 
Approdo al teologo in braghe, Vito di nome, cognominato Mancuso, per convivere con Siracide (consulto in fretta e furia wikipedia: Il Libro del Siracide (greco Σοφία Σειράχ, sofía seirách , "sapienza di Sirach"; latino Siracides) o più raramente Ecclesiastico (da non confondere con l'Ecclesiaste o Qoelet) è un testo contenuto nella Bibbia cristiana (Settanta e Vulgata) ma non accolto nella Bibbia ebraica (Tanakh). Come gli altri libri deuterocanonici è considerato ispirato nella tradizione cattolica e ortodossa, (mentre la tradizione protestante lo considera apocrifo.) e salmodiare:
La fornace prova gli oggetti del vasaio
La prova dell’uomo si ha nella conversazione.
Il frutto dimostra come è coltivato l’albero,
così la parola rivela il sentimento dell’uomo.
Non lodare un uomo prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.
Per celia dico sussurro e ammicco: sono un eretico: Impossibile a nulla credendo. Se fossi Scalfari mi dichiarerei “laico non credente” e persino il signor arcivescovo di Giorgenti mi darebbe udienza. Anch’io come Scalfari salii scale lapidee in quel di Giorgenti, non volli piegarmi dinanzi a un’ostia esposta che ipostatizzava tutto intero Jehovah: Il padre di Tanu subito si genuflesse, seguì lungo lungo l’evanescente presidente del circolo unione, padre Puma dovette. Di là un vescovo rubeo non ebbe sussiego: finì a schifiu.


Eretico io? No, solo dadaista (non nel senso di dar plauso ad un vaso per piscio, ma come dire “vi sommergeremo in un mare di ridicolo”). E negletta la lingua gesticolare dei padri, arraffo in ALSO SPRAC

Infantino tenore ormai in declino si mette a comporre musica. Mette sostanzialmente nel pentagramma serenate, canzoni e canti sacri racalmutesi. Li vuol pubblicare: si fa rilasciare una presentazione dal suo amico e coetaneo Leonardo Sciascia. Eccola: mirabile, una delle più belle pagine del grande Racalmutese che mi sia capitato di leggere. Inoltre ottiene non si sa come questa splendida composizione pittorica di Guttuso per la copertita dei suoi spartiti. Sciascia e Infantino in sodalizio all'epoca con il grande Renato Guttuso di Bagheria. Poi non sarà più così. Ma noi gustiamoci qui questo  sublime binomio: Guttuso-Sciascia, i figli di Bagheria e Racalmuto, due paesi oggi tacciati di tante infamie mafiose.

H  ZARARHUSTRA. Naturalmente ignoro il tedesco.
Naturalmente orde di erinni di religiosa fattura mi azzannano: signorine in sacrestia, maritate all’anagrafe fraintendono e mi latrano con riservato messaggio: Come osi? Bestemmi lo spirito santo, il soffiatore fecondo della vergine maria? E già, sì. Ma non perché ami la giustizia solo perché rispetto i parti delle vergini in capillis.
Quando son umile, rarissimamente, canto con Omero i versi dei vecchioni che dicono di essere ormai solo frivoli uccellini (non i riddilii di Totò) che sulle cime degli alberi cinguettano saggezza vetusta, dopo scarnificanti aggressività dell’età che si dice matura. Ma di ciò in altro tempo. Spero nel mio blog, tutto mio, senza censori, senza censure.
Carissimo Lillo, trovo che essere vicino e sostenere gli sforzi ed i progressi di chi, purtroppo, e' stato separato dai propri simili sia un segno di grande civilta ed amore. Ovviamente non conosco il Dott. Sole ma volevo dirti che gioisco per questa Laurea e, ancora una volta, concordo col tuo straordinario modo di intendere l'esistenza. Saluti, felice giornata, Giulio

Piccolo lembo di paradiso: Racalmuto

Piccolo lembo di paradiso: Racalmuto




mercoledì 4 dicembre 2013

Quell'incerto signor T di Leonardo Sciascia

Lettura del Giorno - IL SIGNOR T PROTEGGE IL PAESE di Leonardo SCIASCIA. A dire il vero queste 28 pagine dattiloscritte non avremmo potuto leggerle se la Signora Maria Andronico non avesse fatto più arrendevole lettura delle troppo rigide volontà testamentarie del grande Nanà, tese a non rendere pubbliche tutte le sue carte e manoscritti ed anche articoli vecchi che lui per varie ragioni non riteneva doversi diffondere.
Ma tutto sommato abbiamo voglia di essere grati alla signora Andronico che così concede a noi di goderci pagine mirabili, magari eccessivamente rondiste come le pagine che il buon Paolo Squillacioti, esecutore testamentario di lusso, ci almanacca in questo libro postumo della Biblioteca Adelphi (n. 557) dal titolo IL FUOCO NELMARE ovviamente di Leonardo Sciascia.
Nel racconto scritto prima del'11 dicembre del 1947, Sciascia - giovane ma tanto immalinconito e già con funerea propensione a prematura morte - traccia sapido profilo di  paradigmatico galantuomo da Circolo Unione di Racalmuto. Ingannevole quella T che comunque noi leggiamo per Tulumello. Ma la T poteva essere benissimo una M e così avremmo detto Matrona e perché no? Mattina ma soprattutto una B per pensare al dottor L. Burruano.
Ne vien fuori una rapsodia in nero della Racalmuto uscita dalla guerra. Con personaggi che invero abbozzano quelli del Circolo della Concordia de 'le parrocchie di Regalpetra' ma sono ancora muschiati di retaggi troppo antichi per avere vivacità ed attualità. Mummificati, insomma, E vi serpeggia tanto malumore verso un paese che sa di gabbia  per avere l'apprezzamento di noi tutti, ormai legati a questo mito sciasciano quale ci ottunde cervello e ci immerge in panegirici alquanto melensi.
In quel tempo Nanà - come scrive a Vittorini - considerava Racalmuto "paese indicibilmente triste [ma vi era] legato per lavoro e anche un po' per affetto". Non da amare certo, solo un agglomerato di case "che scendono verso il fondo verde della valle con l'urgenza  di una folla assetata, in una gradinazione assurda, aggrovigliata."
Mi incanto  a questa definizione  planimetrica. quale  ricordo benissimo essere quella della mia infanzia passata all'imbocco della biforcazione  degradante dalla Barona alla Fontana dei nove Cannoli.
E sto cercando di dissodare dalla non sempre ordinata tessitura sciasciana scisti di veridica storia racalmutese, quale fu ed ora del tutto smarrita. Fa però da velo l'astiosa ripulsa che Sciascia ha verso questo paese suo natio a cui è disposto solo  elargire un po' di affetto. Senza amore, comunque. Del resto come s può amare uno "spazio vitale" che s'immerge in una Isola "verminaio di reazione affannata a raccogliere nomenclatura nuova che mascheri i vecchi vizi."
E tale vizio, questa dissennata nomenclatura mi pare di coglierla oggidì nell'intellighenzia piccola media e grande del mio paese, tutta presa a accapigliarsi in ingrata e perfida denigrazione di una cittadina che almeno io amo visceralmente.
Avrei voglia di inventarmi un crimine a pesante condanna del connesso vilipendio di una Racalmuto il più bello "piccolo lembo di paradiso" del mondo.

venerdì 26 agosto 2016

mercoledì 4 dicembre 2013


Quell'incerto signor T di Leonardo Sciascia

Lettura del Giorno - IL SIGNOR T PROTEGGE IL PAESE di Leonardo SCIASCIA. A dire il vero queste 28 pagine dattiloscritte non avremmo potuto leggerle se la Signora Maria Andronico non avesse fatto più arrendevole lettura delle troppo rigide volontà testamentarie del grande Nanà, tese a non rendere pubbliche tutte le sue carte e manoscritti ed anche articoli vecchi che lui per varie ragioni non riteneva doversi diffondere.
Ma tutto sommato abbiamo voglia di essere grati alla signora Andronico che così concede a noi di goderci pagine mirabili, magari eccessivamente rondiste come le pagine che il buon Paolo Squillacioti, esecutore testamentario di lusso, ci almanacca in questo libro postumo della Biblioteca Adelphi (n. 557) dal titolo IL FUOCO NELMARE ovviamente di Leonardo Sciascia.
Nel racconto scritto prima del'11 dicembre del 1947, Sciascia - giovane ma tanto immalinconito e già con funerea propensione a prematura morte - traccia sapido profilo di  paradigmatico galantuomo da Circolo Unione di Racalmuto. Ingannevole quella T che comunque noi leggiamo per Tulumello. Ma la T poteva essere benissimo una M e così avremmo detto Matrona e perché no? Mattina ma soprattutto una B per pensare al dottor L. Burruano.
Ne vien fuori una rapsodia in nero della Racalmuto uscita dalla guerra. Con personaggi che invero abbozzano quelli del Circolo della Concordia de 'le parrocchie di Regalpetra' ma sono ancora muschiati di retaggi troppo antichi per avere vivacità ed attualità. Mummificati, insomma, E vi serpeggia tanto malumore verso un paese che sa di gabbia  per avere l'apprezzamento di noi tutti, ormai legati a questo mito sciasciano quale ci ottunde cervello e ci immerge in panegirici alquanto melensi.
In quel tempo Nanà - come scrive a Vittorini - considerava Racalmuto "paese indicibilmente triste [ma vi era] legato per lavoro e anche un po' per affetto". Non da amare certo, solo un agglomerato di case "che scendono verso il fondo verde della valle con l'urgenza  di una folla assetata, in una gradinazione assurda, aggrovigliata."
Mi incanto  a questa definizione  planimetrica. quale  ricordo benissimo essere quella della mia infanzia passata all'imbocco della biforcazione  degradante dalla Barona alla Fontana dei nove Cannoli.
E sto cercando di dissodare dalla non sempre ordinata tessitura sciasciana scisti di veridica storia racalmutese, quale fu ed ora del tutto smarrita. Fa però da velo l'astiosa ripulsa che Sciascia ha verso questo paese suo natio a cui è disposto solo  elargire un po' di affetto. Senza amore, comunque. Del resto come s può amare uno "spazio vitale" che s'immerge in una Isola "verminaio di reazione affannata a raccogliere nomenclatura nuova che mascheri i vecchi vizi."
E tale vizio, questa dissennata nomenclatura mi pare di coglierla oggidì nell'intellighenzia piccola media e grande del mio paese, tutta presa a accapigliarsi in ingrata e perfida denigrazione di una cittadina che almeno io amo visceralmente.
Avrei voglia di inventarmi un crimine a pesante condanna del connesso vilipendio di una Racalmuto il più bello "piccolo lembo di paradiso" del mondo.
Lillo Taverna Problema colossale: che Alfredo debba espiare io concordo con lo Stato e gliel'ho anche scritto. Che occorrono misure severe verso chi uccide Abele concordo. Non concordo con chi reputa che espiare è venire sodomizzati magari non nel corpo ma nella mente. Non concordo con chi facendo il pietoso mette alla gogna i colpevoli per scoop giornalistici o per trionfi letterari. Non concordo con l'antimafia che inventa supercolpe di criminali indifesi per giustificare le loro debordanti locupletazioni. Non concordo su mille cose e non sempre ho ragione io. Ma ditemi quel che volete: continuare a considerare ostativo dopo 25 anni di espiazione durissima Alfredo Sole - cosa fattualmente impossibile - equivale ad un crimine di Stato e lo Stato siamo tutti noi. Della Vedova andò a far visita ad Alfredo. Alfredo si sfogò. Della Vedova condivise. Irato il Secondino disse poi in separata sede ad Alfredo: tu sei la nostra disgrazia. E cavolo e gliel'hanno fatta pagare. Camilleri s'intenerì magari per far piacere allo scrittore Savatteri. Protestò per il fatto che negavano il computer ad Alfredo impedendogli così di battere la sua arzigogolata tesi filosofica. Ad Opera ammisero la loro disattenzione. Ma per dieci anni ancora non dettero il computer all'avvilito Alfredo: un calvario che ho qui testimoniato. Né DELLA VEDOVA, né CAMILLERI si dettero poi pena di quello che per colpa loro stava succedendo al neo dottore SOLE. Fatta la sparata pubblicitaria poi pensarono ai fatti loro, ai successi politici o letterari loro. E' costoro che io soprattutto condanno. Sono queste subdole e disumane espressioni della conclamata intelligenza italica che mi danno sugli zebedei. Siamo alla solita sinistra disfattista. Intanto Sole per 25 anni passa dalla giusta espiazione alla disumanizzante diseducativa e quindi anticostituzionale ostatività, afflittiva oltre ogni limite persino religioso e se volete persino biblico.
Terremoto Amatrice, tra le vittime il racalmutese Nicolò Piazza

di Redazione | 26 agosto 2016






E’ morto sotto le macerie della sua casa Nicolò Piazza, segretario comunale in pensione, residente da anni a Roma. Gravissima la moglie, originaria di Amatrice. Commozione a Racalmuto, dove Piazza era molto conosciuto e dove tornava ogni anno

La tragedia del sisma del centro Italia ha un’eco dolorosa a Racalmuto. Nelle ultime ore, infatti, si è appreso che ad Amatrice è morto Nicolò Piazza, 83 anni di Racalmuto. E’ rimasto sepolto dalle macerie della sua casa ad Amatrice, nella prima devastante scossa di oltre sei punti della scala Richter. Gravissima la moglie, ricoverata in ospedale.

Nicolò Piazza con la moglie
Nicolò Piazza con la moglie

Piazza era nato a Racalmuto, da molti anni abitava a Roma. In passato era stato segretario comunale in molti Comuni del Lazio. Pensionato, appassionato delle cose siciliane, lo si poteva incontrare spesso a Roma alle presentazioni di libri di autori siciliani o sulla Sicilia: era infatti sempre rimasto legato alla sua terra.

Piazza si trovava ad Amatrice, paese da cui proveniva la moglie, per il funerale di una parente e nella notte del sisma era rimasto a dormire nel paese del rietino per non dover rientrare a Roma in nottata. Ma era la notte fatale per centinaia di persone, e anche per lui.

Commozione a Racalmuto. La comunità, e questo giornale, si stringe attorno ai familiari tutti e alle due figlie di Nicolò Piazza augurandosi che le condizioni della moglie possano presto migliorare.


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calogero taverna Rispondi

26 agosto 2016 a 23:05


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Eccoti una di quelle notizie che ti si strozzano in gola. Che dispiacere!!! Caro Nico abbiti il mio fraterno AVE ovunque tu navighi.
Lillo Taverna
Letta questa notizia ce ne siamo rallegrati. Ci aspettavamo almeno un saluto cortese di ringraziamento. Niente. Gatta ci cova?

Siamo andati a sfogliare i nostri saturissimi archivi e qualcosa abbiamo trovato per un chiarificatore confronto.  Il fregio trabeazionale centrale della nostra sacra Fontana dai nove cannoli  dovrebbe essere questo qui. Ma a ben mirare il fregio in una foto che risale ai tempo di una campagna elettorale di Giovanni Avenia restiamo smarriti- La voglia di gridare: uno dei due è falso! francamente ce l'ho. 

Comunque tanti inquietanti quesiti si pongono. Perché tenere nascosto un simile vaso anche se borbonico? Chi ha deciso tanto? Perché  spunta solo ora? Per la sagacia del giovane assessore Picone? Ce ne rallegriamo tanto ma vorremmo maggior certezza e soprattutto esauriente informazione. Non vorrei avere applaudito a delle patacche  cucinate per suturare il calo di consenso verso questa barcollante amministrazione, invero molto taciturna specie se si tenta qualche approccio con il giovane assessore alla cultura.

Letta questa notizia ce ne siamo rallegrati. Ci aspettavamo almeno un saluto cortese di ringraziamento. Niente. Gatta ci cova?

Siamo andati a sfogliare i nostri saturissimi archivi e qualcosa abbiamo trovato per un chiarificatore confronto.  Il fregio trabeazionale centrale della nostra sacra Fontana dai nove cannoli  dovrebbe essere questo qui. Ma a ben mirare il fregio in una foto che risale ai tempo di una campagna elettorale di Giovanni Avenia restiamo smarriti- La voglia di gridare: uno dei due è falso! francamente ce l'ho. 

Comunque tanti inquietanti quesiti si pongono. Perché tenere nascosto un simile vaso anche se borbonico? Chi ha deciso tanto? Perché  spunta solo ora? Per la sagacia del giovane assessore Picone? Ce ne rallegriamo tanto ma vorremmo maggior certezza e soprattutto esauriente informazione. Non vorrei avere applaudito a delle patacche  cucinate per suturare il calo di consenso verso questa barcollante amministrazione, invero molto taciturna specie se si tenta qualche approccio con il giovane assessore alla cultura.
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Calogero Taverna







Dopo la denuncia di Malgrado tutto spuntano i vasi che adornavano l'ottocentesca fontana Novi cannola... Ecco dove sono
malgradotuttoweb.it|Di Salvatore Picone

Lillo Taverna ha condiviso un link.
Dopo la denuncia di Malgrado tutto spuntano i vasi che adornavano l'ottocentesca fontana Novi cannola... Ecco dove sono
malgradotuttoweb.it|Di Salvatore Picone




giovedì 25 agosto 2016

giovedì 19 marzo 2015

A tutti capita di scatasciare, poco male! Capita pure al direttore di Malgrado Tutto. E' perentorio: se qualcuno osa dire bugie [che siamo in chiesa?] io lo chiamo in tribunale. E se le "bugie" le dice Terrana e mi dovessero riguardare, cosa debbo fare io? Non si preoccupi Egidio: io mi ci faccio una risata. Poi magari ricambio [e pesantemente].


A tutti capita di scatasciare, poco male! Capita pure al direttore di Malgrado Tutto. E' perentorio: se qualcuno osa dire bugie [che siamo in chiesa?] io lo chiamo in tribunale. E se le "bugie" le dice Terrana e mi dovessero riguardare, cosa debbo fare io? Non si preoccupi Egidio: io mi ci faccio una risata. Poi magari ricambio [e pesantemente].
In questo articolo di Malgrado Tutto del 1° dicembre 2014, vengo fatto oggetto di menzogne, derisioni, infamie ed altro ancora. Comincio col dire che l'articolo che si attribuisce alla REDAZIONE è una "bugia". Sbaglio se dico che è stato scritto e solo da mio cugino Gigi Restivo?
Io ne sono convinto e se posso un sassolino dalla scarpa me lo tolgo. Non se ne adonti Gigi: chi la fa l'aspetti.
Mi si dirà:  ma ci pensi ora? Purtroppo l'avevo intravisto, indispettito manco l'avevo letto. Poi non mi riuscì più di rintracciarlo. Non sono bravo nella tecnica archivistica di Malgrado Tutto. Stasera ci sono riuscito ed eccomi qua, a tentare una legittima difesa. Io ancora non ho chiesto di intestare una via a Ettore Messana. non l'ho ancora fatto perché la nipote non vuole. Ha troppa disistima di codesti pseudo giornalisti che per infangare il nome prestigiosissimo di Ettore Messana mi rubano le foto che la nipote mi ha accordato solo a maggior gloria di suo nonno. Bugia la mia signor Terrana? Mi chiami in tribunale.

 
 Calogero Taverna, che è solo un ispettore di vigilanza bancaria della Banca d'Italia in pensione e un superispettore (a suo tempo) del Secit di Reviglio non intende riabilitare niente e nessuno, è solo abituato a cercare la verità a 360 gradi e non limitandosi ad un documento specie se indebitamente oscurato per non farne capire la provenienza.

Questo documento proviene dall'archivio di Casarrubea;  ha valore storicamente nullo. Tutta una documentazione da me consultata dice il contrario come ho già varie volte illustrato. Se si è storici si sa delle caratteristiche del governo Nitti, dopo il reazionario governo V.E. Orlando. Per i fatti di Riesi Nitti fu aspramente attaccato dalla Destra a Roma. Codesto Trani (o Traina?) fa una relazione di comodo che viene del tutto smentita da quella del prefetto dell'epoca di Caltanissetta, come da me rinvenuto all'ARCHIVIO CENTRALE DI STATO.  Hanno fatto un monumento a Riesi per onorare i 5, 10, 20 100? contadini finiti trucidati dalla mitraglia sparata da Messana contro la volontà di un tenente dell'Esercito che invero ci rimise la pelle. Tutta la stampa dell'epoca non accenna minimamente a siffatta STRAGE di STATO. Invece MALGRADO TUTTO se la reinventa a maggior gloria del paese di Sciascia. E a leggere questo documento di Coco, sospetto almeno quanto a provenienza perché macchiato in punti chiave per non permettere l'individuazione (che bel modo di fare storia!) tra ipotesi, giudizi di valore, voglia di scaricare grosse responsabilità prefettizie su un maldestro giovane Vice Commissario d Polizia, cosa vien fuori?
- che Messana fu mandato a Riesi da Mussumeli non si capisce bene per portarvi due mitra o per farne un oculato utilizzo;
- che deve prendere provvedimenti di polizia verso facinorosi che se nel documento Coco vengono ombrati, aliunde sappiamo bene chi fossero e quanta  galera poi si sono fatta;
- che preso dal panico per l'accerchiamento di contadini lasciò (davvero è corretto  quel maligno "scappò"?) Riesi unitamente a tutta la varia forza pubblica;
- che si sospettò di lui come colluso con gli agrari (ma chi lo sospettò?)) e altre piccole stupidate.

MA  - e ciò  è quello che conta, lui il Messana - non ammazzò nessuno.

Al limite viene sospettato di avere detto "bugie", quelle che Terrana non tollera.  Giratela come volete,  Ettore Messana a Riesi non perpetrò alcuna STRAGE DI STATO, diversamente da quel che afferma l'ANPI di Palermo.

  
 Hanno chiamato in causa qui il prof. Giuseppe Casarrubea. personalità che io tanto stimo e costui
ecco come se la cavò:
1 dicembre 2014 a 19:16
Parecchi documenti obbligano a sospendere un atto amministrativo-politico come quello di intitolare una strada a Messana: soprattutto quelli che riguardano le accuse presentate dalla Commissione delle Nazioni Unite, per crimini di guerra, nel 1945 e quegli altri che dimostrano con quanto rigore Messana, allora questore di Lubiana, organizzò le deportazioni dei partigiani jugoslavi e delle loro famiglie in Italia e in Croazia, nel 1941-1942.
Io col prof. Casarrubea ho avuto un fitto scambio di corrispondenza e sapendo il professore uomo di onore non so se oggi abbia voglia di confermare quel che scrisse il 1° dicembre 2014. Del resto minimizza. Si attacca solo alla questione di Lubiana e come gli ho potuto dimostrare quella faccenda là non è come gliel'ha propinata la Cernigoi.

Ci torna ancora Malgrado Tutto, sperando di togliersi da dosso la spada di Damocle di una denuncia da parte della nipote del gr. uff. comm. di san Lazzaro e san Maurizio, l'ISPETTORE GENERALE DI P.S. dottor Ettore Messana, collaboratore integerrimo dopo Palermo di de Gasperi fino alla fine dei suoi giorni. Se fare del grande Racalmutese Ettore Messana uno stragista di stato là a Riesi del 1919 è una malevola, vomitevole calunnia, addirittura volerlo criminale di guerra in Lubiana  o a Trieste sa di follia storica. Basta conoscere i fatti consultando, come io ho consultato, le carte dell'archivio di Stato all'EUR ROMA.

Certo che Racalmuto si dovrebbe affrettare a dedicare una via a Ettore Messana, ma non
perché lo dico io ma per espungere la brutta nomea che al tempo della sindacatura Restivo si è fatta Racalmuto nell'imbrattare strade con nomi di personaggi molto equivoci e peggio per onorare massacratori in Ispagna di partigiani italiani.


 
 

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       Si può dedicare una strada a quest’uomo? Le carte sul ruolo del questore Messana nella strage di Riesi

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RICOSTRUZIONI. L’eccidio di Riesi: 8 ottobre 1919. I contadini tentano di occupare un feudo, si radunano in piazza, ma vengono fatti bersaglio della mitragliatrice dei soldati. Tredici contadini uccisi, un militare ferito. Quell’azione era guidata dall’allora vicecommissario Ettore Messana, originario di Racalmuto. Lo studioso di storia locale Calogero Taverna chiede che Racalmuto gli intitoli una via. Le carte dell’inchiesta ufficiale, pubblicate per la prima volta da Malgrado tutto, spiegano perchè non si può dedicare una strada a quel funzionario di polizia

La storia è antica, ma molto semplice. Uno studioso di storia locale, Calogero Taverna, appassionato delle vicende di Racalmuto alle quali dedica molto impegno, da qualche tempo ha deciso di riabilitare la figura del questore Ettore Messana, ingaggiando polemiche con chi si permette di sollevare ombre sul passato di questo funzionario di polizia che, da molti storici, è dipinto a luci e ombre.
Ettore Messana, nato nel 1888, cominciò come commissario in Sicilia, in seguito diventò questore di Lubiana, nei territori occupati dal fascismo, fu trasferito quindi a Trieste. Ricompare nel dopoguerra in Sicilia, a capo dell’Ispettorato generale di pubblica sicurezza incaricato di dare la caccia ai banditi e in particolare a contrastare le azioni della banda di Salvatore Giuliano. In questi passaggi, gli storici hanno sottolineato alcuni comportamenti ambigui, ancora oggi oggetto di studi che riguardano lo stesso Messana e molti altri suoi colleghi dirigenti di polizia che attraversarono il periodo fascista per approdare poi alla Repubblica. Lo storico palermitano Vittorio Coco sta proprio approfondendo il ruolo degli apparati di pubblica sicurezza tra fascismo e dopoguerra.
Ettore Messana (in primo piano) con Alcide De Gasperi
Ettore Messana (in primo piano) con Alcide De Gasperi
E proprio a Vittorio Coco dobbiamo la cortesia di averci fornito alcune pagine tratte dal fascicolo di Ettore Messana, nelle quali il capo dell’Ispettorato regionale di Pubblica Sicurezza, commendatore Traina, viene inviato a Riesi dopo la strage dell’8 ottobre 1919 (nella quale restarono uccisi tredici contadini che protestavano) per accertare i comportamenti dell’allora vice commissario Ettore Messana, dei soldati e della truppa che sparò contro la folla di contadini. Il giudizio disciplinare su Messana è abbastanza severo. E dovrebbe bastare quest’inchiesta a convincere lo stesso Calogero Taverna che è impossibile, al momento, dedicare una strada o una piazza di Racalmuto al nome di questo funzionario di polizia considerato, dai suoi superiori dell’epoca, responsabile di avere tenuto dei comportamenti che provocarono la strage.

 

ECCO IL TESTO DEL RAPPORTO

[Dalla scrittura si evince che il rapporto probabilmente fu trasmesso per telegramma]
Ministero dell’interno – Direzione generale della Pubblica Sicurezza – Roma, 17 ottobre 1919
Per notizia di codesta On. Divisione si comunica quella parte dei rapporti ricevuti dall’Ispettore Generale della P.S. Comm. Trani inviato per un’inchiesta a Riesi (Caltanissetta) che si riferisce al contegno tenuto dal Vice Commissario Messana Ettore in occasione dell’agitazione agraria scoppiata in detto Comune e del conflitto avvenuto colà l’8 ottobre.
“Questi contadini divisi in tre associazioni non hanno partecipato tutti agitazione iniziata sostenuta dalla lega agricola nella quale predominano pochi socialisti ufficiali. Solo primi mesi corrente anno agitatore Butera Giuseppe riuscì costituire lega sfruttando credenza Comune fra reduci di guerra che ritengono debba essere concessa terra. Propaganda negli ultimi tempi assunse forme rivoluzionarie cercando spingere avanti contadini atti violenza inscenando sciopero agrario con promessa che terre lasciate incolte sarebbero state cedute contadini giusta decreto prefettizio 15 settembre circa obbligatorietà coltivazione cereali.
Contro azione dirigenti lega svolgeva sua opera Vice Commissario Messana Ettore venuto qui missione da Mussomeli credendosi incoraggiato telegrammi Prefetto Sottoprefetto che chiedevano provvedesse energicamente perchè libertà lavoro fosse tutelata venisse impedita qualsiasi violenza procedendo norma Legge.
Però Prefetto a richiesta rinforzi telegrafava che ne inviava limitatamente con due mitragliatrici utili scopo intimidazione impressione aggiungendo doversene avvalere caso assoluta legittima difesa dopo esauriti mezzi ordinari caso impossibile in quanto avrebbe sempre inviato funzionari forze.
Azione Vice Commissario P.S. si rivelò con arresto segretario lega Butera Giuseppe con altri nove leghisti denunciati con altri sette tutti per istigazione delinquere violenza privata attentati libertà lavoro. Arresto produsse stasi agitazione ma mattina 7 corrente giunse inviato partito socialista Angeletti Alfredo che con violenza linguaggio propositi spinse contadini organizzati attuare occupazione terre e mattina 8 corrente guidò massa oltre mille contadini montati cavallo alcuni armati fucili con bandiera rossa in testa ad impadronirsi terre feudo Palladio.
Ettore Messana
Ettore Messana
Vice Commissario con forza disponibile in tutto 48 e con le due mitragliatrici si recò campagna ed intimò contadini riuniti sgombero feudo cosa che ottenne. Contadini che avevano circondato fabbricato ove trovavasi Gabbellotto si diressero paese riunendosi piazza centrale per sentirvi discorso dell ‘Angeletti. Sopraggiunse Vice Commissario con forza e fece intimazioni scioglimento assembramento. Lo Angeletti alle intimazioni interruppe discorso avvicinandosi Vice Commissario richiedendolo di fargli finire discorso ma Vice Commissario insistette sul dovere di sciogliersi ed allora Angeletti chiese che avesse ritirato forza che anche assembrati si sarebbero allontanati che diversamente avrebbe dato luogo eccidio.
Vice Commissario visto che la forza stava per essere accerchiata dispose venisse ritirata ma intanto dalla folla partivano colpi sassi che contunsero due soldati e quattro colpi rivoltella uno dei quali ferì soldato Jannanone che alla sua volta cominciò a sparare contro gli assembrati seguito in ciò dagli altri soldati. Intanto soldati incominciarono a sbandarsi per una via che dava alla campagna abbandonando due mitragliatrici alcuni fucili dandosi tutta fuga, affidandosi ognuno iniziativa individuale.
Azione ufficiali funzionario rivelatisi nulla appena iniziossi sbandamento truppa agenti forza pubblica.
Questa notte per misure prudenza saranno allontanati Vice Commissario P.S. e agenti e soldati con ufficiali che presero parte conflitto.
Da risultato indagini risulta agitazione contadini causa propaganda avvelenatrice ha assunto carattere di irriconcillabilità essendosi fatto credere potersi conseguire possesso terre. Però contadini pur ritenendo conseguire tale possesso terre non hanno preordinato alcun piano, e movimento scomposto poteva essere contenuto con trattative aspettando ritorno calma riflessione.
Azione Vice Commissario P.S. se trovava consenso proprietari gabellotti doveva apparire provocatrice facendo situare per alcuni giorni mitragliatrice sopra campanile di fronte locali lega resistenza senza alcuna immediata necessità.
Arresto segretario lega e nove soci non flagrante delitto furono ritenuti arbitrio polizia e dopo conflitto si è fatta circolare insinuazione che Vice Commissario P.S. sia stato comprato proprietari per tale azione. Azione contadini mattina 8 corrente si rivela remissiva in campagna e se in piazza vi fu chi sparò contro truppa nessuna manifestazione collettiva si ebbe da accertare propositi contro forza, Autorità, classi sociali. Scomposta fuga Vice Commissario P.S. forza pubblica ufficiali soldati non trova attenuanti contegno massa contadini popolazione che non commise eccessi di sorta, lasciado che soldato rimasto ferito in piazza si rialzasse si portasse propria abitazione di altro soldato ricoverasse e medicossi casa contadini ove fu bene accolto.
Nessuna manifestazione ostile fu fatta. Un vice brigadiere carabinieri venuto paese durante azione in piazza ai soldati e ufficiali rimasti in paese ai pubblici funzionari ad uffici pubblici ed ai cittadini. Gli uccisi furono collocati vicino chiesa furono fatti funerali senza alcun atto ostile verso alcuno, ciò che prova errate notizie fornite Vice Commissario P.S.”


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3 Responses to Si può dedicare una strada a quest’uomo? Le carte sul ruolo del questore Messana nella strage di Riesi

  1. 1 dicembre 2014 a 18:31
    Per capire meglio vorrei chiedere a Calogero Taverna: se fosse chiamato a pronunciare un discorso in occasione della scopertura della targa della ipotetica nuova via, cosa direbbe?

  2. 1 dicembre 2014 a 19:16
    Parecchi documenti obbligano a sospendere un atto amministrativo-politico come quello di intitolare una strada a Messana: soprattutto quelli che riguardano le accuse presentate dalla Commissione delle Nazioni Unite, per crimini di guerra, nel 1945 e quegli altri che dimostrano con quanto rigore Messana, allora questore di Lubiana, organizzò le deportazioni dei partigiani jugoslavi e delle loro famiglie in Italia e in Croazia, nel 1941-1942.

  3. 1 dicembre 2014 a 20:00
    Se Malgradotutto prima di accodarsi a denigratori della gloria paesana il comm.di San Maurizio e San Lazzaro Ettore Messana mi avesse consultato, GRATUITAMENTE avrei impedito siffatte scivolate di stile e di correttezza anche storica. I fatti veri furono altri e sono incontestabili. Un rapportino postumo magari sobillato da chi aveva interesse a sviare le gravissime responsabilità di autorità amiche vale poco se non lo si contestualizza,non se ne vede che fine avrebbe fatto e perché. Ho consultato tanta stampa coeva, tante relazioni, tanti documenti e posso affermare senza tema di smentita che nulla di quanto sopra corrisponde a verità storica. Non sono giornalista, non sono scrittore, non sono storico; sono solo un ex ispettore bancario e fiscale che era aduso a colloquiare con il dio ascoso in carte, documenti, elaborati e relazioni: solo che trattandosi spesso di banche correggevo: il dialogo è con il demone ascoso. Se la signora Giovanna Messana si deciderà a sporgere denuncia contro i denigratori disinformati di suo nonno, certo non mancherò di fornirle tutta la mia modesta assistenza. Solo un piccolissimo codicillo: non si scriva che si tratta del fascicolo personale di sua eccellenza l’ispettore generale di PS Ettore Messana- Quel fascicolo personale che io vado da tempo cercando è ancora top secret al Viminale e sono là poliziotti per divulgarne i segreti. All’ACS stanno i fascicoli personali versati nel 1973. Messana non c’è.