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venerdì 3 marzo 2017

Su questo primo punto non ho altro da aggiungere. Esibisco anche su questo riguardo

il numero del «Giornale di Sicilia» del 18 giugno 1947 in cui è riportata sotto il titolo

«Lo scandalo di Sciacca portato alla Costituente» notizia della mia interrogazione.

Sul secondo punto è evidente che tanto nello articolo uscito nel «Giornale di Sicilia»

del 22 giugno 1947 sotto il titolo «Colpo di scena. A Portella della Ginestra ha sparato

Giuliano» quanto nell’altro inserito nel «Giornale di Sicilia» del 23 giugno sotto il

titolo «Soppresso a Portella della Ginestra perché testimone della strage» sono stati

divulgati fatti e circostanze che non potevano essere di dominio pubblico e quindi

oggetto di cronaca, bensì notizie acquisite dall’Autorità giudiziaria e dalla polizia

giudiziaria durante le indagini e la istruzione del processo per l’eccidio del primo

maggio 1947 a Portella della Ginestra, le quali non potevano essere note né

pubblicate; e che si trattasse di divulgazione di atti ufficiali, lo conferma lo stesso

giornale nell’articolo di fondo dal titolo «Ricerca della verità», inserito nel numero

149 del 25 giugno 1947, nel quale fra l’altro si legge che «avevamo informato il

pubblico della nuova svolta presa dalle indagini sull’eccidio di Piana della Ginestra

sulla base di atti ufficiali riferentisi alla inchiesta» e più sotto nello stesso articolo

ribatte con le seguenti frasi: «La nostra pubblicazione di domenica mattina che

riproduce, lo ripetiamo, le conclusioni ufficiali di una inchiesta accertante la

responsabilità di Giuliano». Io non so se effettivamente, i quattro individui e cioè

Riolo, Sirchia, Fusco e Cuccia avessero riconosciuto per Giuliano alcuna delle

fotografie mostrate e se qualcheduno di quelli fotografati sia stato da loro riconosciuto

come appartenente agli autori della strage. Ma se il giornale pubblica che questi

individui avevano riconosciuto tra i banditi Giuliano, chi poté fornire ad esso la

notizia, specie se è vera? Per mia convinzione è stato il dottor Messana a propalare la

notizia e suffraga questo mio convincimento la seguente circostanza.

Sin dalla consumazione della strage e prima ancora che le indagini avessero preso una

consistenza qualsiasi, già il due maggio il Messana informava il Ministro dell’Interno,

on.le Scelba, che autore della strage era stato Giuliano con la sua banda, notizia che il

Ministro comunicò all’Assemblea e che senza dubbio fu la base della sua

dichiarazione in proposito, quindi era suo interesse dimostrare al pubblico che egli

non si era sbagliato.

Sulla mia denunzia del 25 giugno c.a. non ho altro da aggiungere».

A domanda risponde:


«L’articolo di fondo, pubblicato nel n. 152 del primo luglio 1947 nel giornale «La

Voce della Sicilia» dal titolo «L’Ispettore di PS. in Sicilia, comm. Messana, correo dei

delitti di Fra’ Diavolo?» e che reca la mia firma, è stato scritto da me. Quello che mi



ha colpito dell’agire del Messana è stato il fatto che egli, immediatamente dopo il

conflitto avvenuto ad Alcamo, mandò un suo funzionario colà per ritirare il porto

d’armi che era stato concesso al padre del Ferreri e che era stato ritrovato addosso al

morto. Questa notizia mi è stata riferita da persone, che per ora non nomino, le quali

aggiunsero che quel permesso l’aveva in potere il commissario Drago il quale lo

consegnò al richiedente. So però, che questo porto d’armi è stato rimesso all’autorità

giudiziaria di Trapani.


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