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martedì 18 aprile 2017

lunedì 13 giugno 2016


La bella Pennacchioni

ORNELLA
 
 
NON SI CONFESSA
 
Profondamente vero. "Nel tratto che divide la realtà dallo spettacolo, per non smemorare nell'oblio, un attimo prima del debutto ha detto a se stessa: sono Ornella Pennacchioni, nessuno mi conosce  e sto per essere letta . Non avrei mai creduto  di potere scrivere oltre il pensare (O.P.)".
 
Vi vedo un pirandelliano personaggio in cerca di autore, sia pur zompato un millennio dopo.  Solo che stavolta è lo stesso personaggio che crede di esserne anche l'autore ritrovato.
 
Un abbaglio allucinante dagli ossimori rococò dalle vesti esoteriche tra altri personaggi in cerca di autore: ne ho scovato una diecina: dalla "cuncittina mia", alla gnura Bricita, dal Trofarelelesco  parsimonioso e scurrile, alla scortese virale, allo sparito Lì o la=Liolà etc.
 
Che fenomeno letterario questa Ornella Pennacchioni tutta ancora da scoprire tutta quanta da divulgare oltre il suo ammuffito tiaso.
 
Mi avvalgo dell'autorevole Alesio Patti, opposto e congiunto, siculo della magnagrecia ma di quella dimorante nella "buddraci" Messina.
 
Anche lui ossimoro ma bigottamente ossimoro eloquia colloquia ma non sproloquia: " E così che Ornella Pennacchioni crea 'personaggi' (creature) che possono riconoscerla, che mentre sono osservati la osservano. Non è dunque un'artista abscunditus  che si cela nelle sue creature, ma un'esteta  che crea infiniti volti di lei che sappiano immediatamente riconoscerla. Questa secondo me è la sola chiave  di lettura  dell'arte di Ornella  Pennacchioni".
Vero, tutto vero diremmo, ma ci pare che la Pennacchioni è anche ben altro . Alessio vive nelle astrettezze di una cultura canonica, Sicuramente intriso della rivoluzione culturale di un Lukacs e non potendo recepire la Ornella in eterno narcisistico mirarsi in  uno specchio che deludendola infrange, si avvale della ripudiata estetica di Croce, già l'arte per l'arte che oggidì tutti crediamo non arte.
Seguiamo Ornella da almeno un quinquennio. L'abbiamo lasciata quando fremeva di algida sensualità e ammiccava e come mi pare dica oggi lei stessa mentre si spogliava per un promesso amplesso si nascondeva per avvinghiare vieppiù il famelico petente.  Ora è diversa si è alienata da se stessa. E si strugge e si distrugge in una sofferta incomunicabilità interiore. Senza volerlo è divenuta un "personaggio" moderno, tutta alienazione, tutta teatralità scomposta e danza fuori le righe, improbabile 'signorina' d'epoca fascista, come l'abbiamo ammirata in un colto spettacolo della Masi.
Cara "cuncittina mia" è inutile che tu creda di  smuovermi dalla mia imperturbabile sornioneria dadaista. Ti mancano gli attributi culturali per avere un qualche successo.
 
 
Lillo Taverna

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