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giovedì 12 ottobre 2017

Calogero taverna


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lun 25/03/2013, 12:58
agatobruno@libero.it;
Nicolò Falci (falci.nicolo@tiscali.it); +137 altri
Un mio carissimo amico e collega ai tempi della mia attività ispettiva ha incontrato la signora Tarantola in terno a Milano. Facondo e brillante ha saputo intrannere l'attuale presidentessa della RAI per un buon quarto d'ora. L'oggetto del pur breve colloquio non fu certo la problemativa del mezzo televisivo nazionale; si parlò della crisi della Vigilanza sulle Aziende di Credito e per connessione della Banca d'Italia.
Il mio amico non la pensa come me: reputa intemerata la Banca d'Italia, considera atti dovuti gli atteggiamenti permissivi dell'attività ispettiva, considera somma saggezza il nuovo assetto della Legge Bancaria.
In qualcosa concordo, in quasi tutto, no!
Reputo la dottoressa Tarantola, nella veste di unica donna ascesa al Direttorio della Banca d'Italia INCOLPEVOLE quanto alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena. E la reputo INCOLPEVOLE perché, sicuramente senza nessuna sua consapevolezza, insipenti strutture consultive della BI hanno stravolto la vecchia Legge Bancaria, invero d'epoca fascista ma ribattezzata con l'acqua santa della nuova Costituzione repubblicana. L'assetto pubblicistico fascista potè accedere alla massima nobiltà democratica in forza dell'art. 47 quello che porta le firme di Enrico De Nicola, Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, guardasigilli Grassi.
Delucidare qui il concetto sarebbe tedioso per eccesso di erudizionismo politico e giuridico. Bando a siffatto tedio! Un appunto solo: recitava l'artico 1 della legge bancaria fascista: "La raccolta di risparmio fra il pubblico e l'esercizio del credito sono funzioni di interesse pubblico". Averlo cassato bovinamente nel nuovo testo unico ha significato una derubricazione privatistica dalle deleterie conseguenze impreviste ed imprevidibili. Per dirne una, il governatore diventa men che meno di un presidente di una banca incapace di far conto economico, da chiudere al più presto possibile per straperdita del capitale sociale. Ormai i suoi compiti statuali nel settore del credito, della vigilanza, dell'irrogazione di sanzioni sono stati delegati alla BCE. Si è plaudito all'accentramento della vigilanza bancaria in capo all stessa BCE senza capirne i riflessi castranti in Italia.
Per il taglio di questo mio (salace) intervento, passo oltre. Mi attacco a questa vicenda che ha già un morto sulla coscienza: la morte di David Rossi; parlo del Monte dei Paschi di Siena.
Sotto la vecchia legge bancaria spettava alla Banca d'Italia una rigorosa applicazione dell'art. 48 che recitava: "La proposta relativa [alla "facoltà di fondersi o di procedere ad incorporazione" tra banche] deve essere sottoposta dagli organi amministrativi delle aziende al preventivo nulla osta della Banca d'Italia".

Recita ora l'art. 57: "la banca d'Italia autorizza le fusioni e le scissioni alle quali prendono parte le banche quando non contrastano con la sana e prudente gestione...".

Devo sottolineare quanta marpioneria vi è stata in questa traslazione normativa? Una cosa è un nulla osta preventivo, un'altra un'autorizzazione come atto dovuto se non ricorrono impalpabili contrasti "con la sana e prudente gestione". Il nulla osta aveva portata pubblicistica; quella attuale fa scemare l'istituto della "autorizzazione" ad una mera e semplice constatazione privatistica della inesistenza di elementi confliggenti, in via del tutto privata, il vago concetto di sana e prudente gesione. In linea con Basilea, si dirà. Appunto. Ma non è proprio qui che si apre un baratro sconcertante in cui proprio l'ordinamento sezionale del credito italiano sta affogando?

Quanto al nulla osta ex art. 48 L.B. abrogato ho vissuto un quarto di secolo fa una esemplare vicenda. Contestai Fazio in ordine alla congruità di cambio tra Banca Mediterranea e Banca di Roma. Mi basavo su una mia perizia che pubblicata nel mio blog CONTRA OMNIA RACALMUTO viene ancor oggi letta con interesse. Inviai un irriverente TELE a Fazio che manco mi rispose. Feci partire pagine di fuoco per la CONSOB. Risposta: ero un privato e nulla mi si doveva. Ma facero qualcosa? Credo nulla. Omissioni di atti di ufficio? Non so.
Già la CONSOB! Si abbia consapevolezza che ormai la vigilanza è demandata alla Consob. Tanti appunti alla Banca d'Italia sono incompetenti. E quanto alla vicenda MPS, rivolgersi appunto alla CONSOB. La Banca d'Italia ne è (ne è stata messa) fuori. Figuriamoci la dottoressa Tarantola. Vi sono gli scottanti affari MPS e ANTONVENETA. La Banca d'Italia fu chiamata a rilasciare autorizzazioni? Di certo non più "nulla osta" ex art. 48 ex L.B. Ha appurato i dati di una "sana e prudente gestione"? Se sì, con quali modalità e competenze e conoscenze? Di certo la dottoressa Tarantola all'epoca dei fatti non credo che avesse competenza alcuna. Di chi la competenza? Non lo so, sto fuori BI da trent'anni ed ancor oggi sono ritenuto un reprobo da tenere il più lontano possibile. Me ne vanto. Non mi importunano neppure per un piccolo consiglio. E dire che per l'esperienza che ho affastellato a diverso titolo, potrei essere utile. Spero che il nuovo assetto del sindacato ex comunista dei pensionati. mi dia possibilità di dire anche la mia. Non scadrei in petulanti rivindiche.
Calogero Taverna

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