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giovedì 29 giugno 2017

contestazione

 

RACCOLGO L'ANALISI, CONTESTO LA STORIA, DEPLORO LE PROGNOSI.

Calogero Taverna

 

 

 

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, vi racconto la peggior gestione di una crisi bancaria

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, vi racconto la peggior gestione di una crisi bancaria
L'analisi di Angelo De Mattia

Vigilanza unica, Commissione Ue e Tesoro italiano sono stati capaci di segnare un record a proposito della Popolare Vicenza e di Veneto Banca: la peggiore gestione di una crisi bancaria dal secondo dopoguerra. Personalmente, ho potuto osservare le vicende bancarie per oltre mezzo secolo, di cui 40 anni trascorsi in Banca d’Italia: mai si era verificata una gestione così confusa, così indecisa, così incoerente con le premesse teoriche sbandierate, nella quale si sia potuto osservare un Tesoro così impotente di fronte alle acrobazie comunitarie sul concetto di aiuto di Stato. La gestione della crisi delle banche di Sindona e dell’Italcasse negli anni Settanta e, poi, quella dell’Ambrosiano negli anni Ottanta, per finire alla crisi del Banco di Napoli negli anni Novanta – quando la Banca d’Italia aveva gli esclusivi poteri di intervento – sono distanti anni-luce, per la rapidità e l’efficacia delle soluzioni, per le modalità e i contenuti rispetto a quella delle due banche venete. Si dirà che c’è di mezzo ora la nuova normativa europea.
Ma questa non potrebbe legittimare le contraddizioni, le irresolutezze, le inadeguatezze sotto il profilo tecnico che hanno caratterizzato questa vicenda. Anzi. Si era detto, a suo tempo, che con la nuova normativa (la Brrd) sarebbe cessato l’onere per i contribuenti nei casi di salvataggi bancari e, invece, il caso si conclude, per il momento, con un esborso del Tesoro a favore di Intesa quale supporto finanziario a fronte del fabbisogno di capitale generato dall’operazione per 3,5 miliardi, ai quali va aggiunto un importo di 1,2 miliardi a sostegno delle misure di ristrutturazione aziendale, sempre da parte di Intesa, nonché la concessione di una garanzia dello Stato per l’adempimento degli obblighi a carico delle banche in liquidazione e per gli impegni assunti nei confronti della banca acquirente. Si somma a ciò una garanzia pubblica concedibile fino all’importo complessivo di oltre 10 miliardi per il finanziamento che verrà concesso da Intesa al momento dell’avvio della liquidazione e a fronte degli obblighi di riacquisto dei crediti deteriorati. Nel complesso, si arriva a 17 miliardi. Per l’impegno, a fondamento della nuova disciplina, a non porre le crisi a carico dei cittadini che pagano le imposte non c’è male.
Si era opposto costantemente dalla Direzione Competition della Commissione Ue che non sarebbero state consentite violazioni del divieto di aiuti di Stato, interpretato nel modo onnicomprensivo in cui la direzione lo configura. Ebbene, abbiamo appreso che vi è aiuto di Stato se per la ricapitalizzazione precauzionale pubblica la somma a carico dello Tesoro non viene integrata, in questo caso, da 1,2 miliardi di apporto privato, mentre, quando lo Stato può arrivare a erogare, per titoli diversi, fino a 17 miliardi non vi è più – magicamente con un colpo di scena degno di Houdini – violazione di quel divieto perché, afferma la Commissaria Margrethe Vestager, non si possono creare perturbazioni economiche nel Veneto: ma perché prima, con la precauzionale, le si sarebbero provocate? E a questo proposito, come è possibile che la disponibilità di alcuni fondi internazionali a sottoscrivere, con diverse modalità tecniche, l’importo anzidetto sia stata lasciata cadere senza alcun riscontro formale da parte di Bruxelles, ma solo per le vie brevi? È una questione opaca che esige un chiarimento responsabile e urgente: diversamente, sarebbe quanto mai opportuno che il ministro dell’Economia fosse invitato a dare le necessarie spiegazioni in Parlamento dopo avere smentito tassativamente poco più di dieci giorni fa che era allo studio un piano per la liquidazione delle due banche. «Quali sarebbero state le alternative?», chiede Padoan. La prima era quella di insistere sulla ricapitalizzazione precauzionale anche senza l’apporto privato mettendo in conto l’eventuale procedura di infrazione – che sarebbe arrivata, se intrapresa, solo dopo diversi mesi – e la necessità di portare la Commissione davanti alla Corte di giustizia europea. Si sarebbe potuto, in alternativa, negoziare una riduzione dell’importo a carico dei privati e conseguire l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che già è impegnato in una controversia presso la Corte anzidetta a proposito della natura dei suoi interventi. Avrebbe potuto e dovuto essere esplorata l’ipotesi prospettata dai fondi sopra ricordata. Sono solo alcune delle possibilità per non accedere alla liquidazione. In ogni caso, non bisognava arrivare sul ciglio del burrone.
Indubbiamente, Intesa Sanpaolo ha fatto nel migliore dei modi i propri interessi e, dunque, la responsabilità di un giudizio negativo su quanto è accaduto non ricade su di lei, bensì sui soggetti richiamati all’inizio, ivi compresa la Vigilanza unica che da oltre due anni controlla le due banche: nessuno le chiede conto del suo operato?
La vicenda dovrebbe essere fortemente istruttiva per gli interventi da compiere senza ritardo sulla normativa europea, che ha dimostrato il suo completo fallimento, e sui soggetti comunitari chiamati a sostenerne l’applicazione. Se non ora, quando?

mercoledì 28 giugno 2017

la sinistra è giustamente una condizione mentale che può nascere da una sola madre: la coscienza. Dov'è oggi la coscienza (di classe? ) e che fa?
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Lillo Taverna Ma l'impegno politico non discende dalla coscienza del singiolo ma da quella ideale di chi ancora chiamo intellettuale collettivo. Vi saranno sempre uomini che vorranno assoggettare l'intera società ai loro interessi privati (la DESTRA) e vi saremo sempre quelli che antepongono il bene comune al loro privato tornaconto (SINISTRA) e vi saranno quelli neutri (CENTRO).
Se per sinistra (destra e centro) s'intende la topografia parlamentare forse è immortale ma significa poco. Se ci immerguamo nel mondo delle idee e delle lotte politiche per determinare palingenesi verso un mondo migliore, la Sinistra può anche affievolirsi ma subito rifuorisce più dirompente di prima. Non si illudano i vecchi o  futuri o attuali 'moderati' dalla incultura politica sconfortante.
Le doglianze di codesto gran 'rottamatore' son patetiche. Qui gladio ferit gladio perit; a forza di rottamare gli altri è finito lui stesso rottamato ; Il partito che ha usurpatro a sinistra l'ha ridicolizzato a destra, portandolo in braccio al novello giovin 'moderato' Berluisconi.

martedì 27 giugno 2017

Alla cortese attenzione della signora Avv. Sindaca


Vi racconto. Oggi stavo a Pescorocchiano (RI). Mi necessita fare fondi. Vado al Bancomat dell'unica banca esistente la Intesa San Paolo. Metto una carta, faccio gli adempimenti. Controllo positivo. Chiedo i soldi. Mi si licenzia negativamente affermando di non potere per ragioni tecniche. Penso ad una anomalia della mia carta, ne infilo un'altra di altra banca Idem cum patate. Mi rendo subito conto. San Paolo non eroga soldi con bancomat di altre banche. Ovvio: per difetto d liquidità data la vicenda delle banche venete. Ma che ci sta a fare a Pescorocchiano una banca torinese? C'era una provvida cassa di Risparmio: la CR RIETI. La CR Rieti chiusa dalla autorità di Vigilanza in modo deplorevole, La BI a Rieti ha chiuso la sua Filiale e con essa la Rappresentanza della CSR. A Pescorocchiano ora c'è la sola filiale di Intesa San Paolo che rastrella liquidità e monopolizza il cash flow del pingue Comune e poi manco accorda i prelievi Bancomat di banche diverse. Così Pescorocchiano aggiunge declino a decadenza economica. La novella Sindaca che mi pare vigile e solerte saprà cogliere questa mia doglianza e darsi da fare per il suo Comune onde dotarlo di uno sportello bancario diverso per il necessario supporto finanziario e creditizio? Avrà la . pazienza di accogliere il mio suggerimento tecnico ed operativo?
Calogero Taverna, via L. Rocci 00151 ROMA 

lunedì 26 giugno 2017

Vi racconto. Oggi stavo a Pescorocchiano (RI). Mi necessita fare fondi. Vado al Bankomat dell'unica banca esistente la Intesa San Paolo. Metto una carta, faccio gli adempimenti. Controllo positivo. Chiedo i soldi. Mi si licenzia negativamente affermando di non potere per ragioni tecniche. Penso ad una anomalia della mia carta, ne infilo un'altra di altra banca Idem cum patate. Mi rendo subito conto. San Paolo non eroga soldi con bankomat di altre balnche. Ovvio: per difetto d liquidità data la vicenda delle banche venete. Ma che ci sta a fare aPescorocchiano una banca torinese? C'era una provvida cassa di Riasparmo: la CR RIETI. La CR Rieti chiuisa dalla autorità di Vigilanza in modo deplorevole, La BI a Rieti ha chiuso la sua Filiale e con essa la Rappresentanza della CSR. A Pescorocchiano ora c'è la sola filiale di Intesa San Paolo che rastrella liquidità e monopoòozza il cash flaw del pingue Comune e poi manco accorda i preelivi Bankomat di banche diverse. Così Pescorocchiano aggiunge declino a decadenza economica. La novella Sindaca che mi pare vigile e solerte saprà cogliere questa mia doglianza e darsi da fare per il suo Comune onde dotarlo di uno sportello bancario diverso per il necessario supporto finanziario e creditizio? Avrà la . pazienza di accogliere il mio suggerimento tecnico ed operativo? Calogero Taverna.
semplic3mente perché non mi va di tradire la mia etica politica e sindacale. Del resto pago appena dieci euro al mese, Per me una bazzecola,