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sabato 23 settembre 2017

Mi fu detto: un ricercatore di Palermo ebbe finalmente ingresso al Viminale e potè fotografare questo documento che inchioda[rebbe] alle sue responsabilità stragiste il Messana nei fatti di Riesi del 1919. Guardate quanto è manipolato cassato cancellato il documento. Documento evidentemente trafugato e addirittura dal Viminale: all'archivio centrale di Stato sinora nulla. Originale reperibile adesso al Viminale? Impossibile. Chi ha preso pennarello nero e cancellato a mo’ di censura l'atto accusatorio avverso il Messana? Ne faccio qui pubblica accusa. Si proceda alle debite inchieste amministrative e giudiziarie! Certo se si tratta di trafugamento comunista del 1947 per consentire al veemente Li Causi quel tambureggiante calunniare il Messana, facciamoci una risata sopra e chiudiamo qui il caso. Caso del resto che si affloscia in se stesso con buona pace di Malgrado tutto e di qualche mio caro parente. Qui il generale dei carabinieri Densa dice che il Messana, appena agli esordi della sua carriera di poliziotto di Stato, officiato di un accompagnamento di una mitragliatrice da Mussumeli a Riesi, vista la mala parata se la diede a gambe. Che alla luce dei fatti manco atto di vigliaccheria può dirsi ma saggezza racalmutese alla Messana. [Sto andando a memoria e quindi posso incorrere in topiche, ma mene fotto]. Calogero Taverna
13 gennaio
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13/01/2016 19:55
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Lillo Taverna
questa sera al mio paese c'è chi crede di sapere la verità sui fatti di Riesi del 1919. Si avvalgono di un giornale che dicono essere il Giornale di Sicilia dell'epoca. Ho altre cartucce per sparare su chi osa contraddirmi. Intanto ripubblico un mio vecchio post. Dovrò cambiare strategia. Mi vorrebbero far fare la parte della lepre e loro i cacciatori. Prego si accomodino prima loro e poi ILLIMITAMENTE adopererò le mie cartucce.
GIORNALE DI SICILIA 11-12 ottobre Dopo i tumulti di Riesi
Truppe rientrano a Riesi Lo stato dei feriti Un sottotenente ucciso CALTANISSETTA 10 notte.
Finalmente, stamane dopo tre giorni di tumulti e di ansie nella cittadina di Riesi è ritornata una relativa calma. Stamane alle 2 dalla miniera di Trabia, ove si trovava concentrata, tutta la forza, composta di arditi, fanteria, carabinieri, agenti, mitragliatrici, ed artiglieri, mosse in colonna alla riconquista del paese. Da due giorni in vari punti della città si vedevano ad una certa distanza i contadini armati che guardavano l’ingresso montando a turno la sentinella. Stamane però all’alba quando gli arditi giunsero per primi alla porta della città, i contadini si squagliarono e la città poté essere rioccupata senza spargimento di sangue. Immediatamente si prese possesso di tutti i servizi pubblici, compreso il telegrafo. Secondo le notizie segrete pervenute al questore comm. Presti, comunicato subito al commissario Caruso, poterono essere rinvenute le armi, le munizioni e la mitragliatrice che i tumultuanti avevano tolto alla truppa. Il paese è occupato militarmente e vi regna una certa calma. Stamane qualche negozio cominciò a riaprire e i cittadini, dopo due giorni in cui sono rimasti serrati in casa, cominciarono a far capolino per le vie della città. Dai paesi vicini e da questo centro sono partiti dei medici per apprestare le cure ai feriti. I morti accertati finora ammontano a 10 dimostranti e fra gli stessi vi sono 50 feriti. Fra i militari sono stati feriti due soldati, ed è stato ucciso il sottotenente Di Caro Michele, da Villarosa, con un colpo di rivoltella alla gola. Il deputato provinciale ingegnere Accardi, ferito ieri nei tumulti, migliora sensibilmente. Trovasi sul posto l’Ispettore del Ministero dell’Interno comm. Trapi, inviato appositamente per procedere ad una inchiesta. L’on. Pasqualino Vassallo ha pubblicato un proclama alla cittadinanza, invitandola alla calma e promettendo tutto il suo interessamento per la soluzione dei più urgenti problemi che la interessano. L’on. Pasqualino Vassallo partirà presto per Riesi, per fare opera pacificatrice. In città ha fatto impressione l’arresto dell’avvocato Carmelo Calì, sul cui movente la questura mantiene il massimo riserbo. Pare che il Calì sia accusato di aver provocato i tumulti, d’accordo con l’Angeletti inducendo i contadini all’occupazione delle terre. Però nulla di preciso si è potuto finora sapere. Oggi intanto tanto l’Angeletti che il Calì sono stati condotti nel nostro carcere giudiziario. Molti altri arresti sono stati operati sul luogo. L’Angeletti, secondo notizie pervenute alla nostra questura, sarebbe un anarchico e disertore della Regia Marina. --------------
Questo il completamento della cronaca dei fatti di Riesi del successivo numero del Giornale di Sicilia. Come al solito, cronaca stringata ma molto efficace e soprattutto molto attendibile. Vorrei vedere come i detrattori attuali del Messanapossano ficcare le loro infamanti calunnie in questo quadro effettuale di tragiche vicende. Certo, il movimento contadino non ci fa bella figura e noi che siamo di una certa parte politica e siamo fanaticie ne soffriamo, abbiamo voglia di sovvertire la verità dei fatti per comprovare la qualità delle nostre ideepersino quali si calano nella inflessibile storia. Fede politica, attaccamento alle proprie scelte ideali, voglia di salvaguardare ricostruzioni storiche a noi favorevoli sono comprensibili ma come poi si possa arrivare alle calunniee scempiaggini storiche dell'ANPI di Palermo è cosa sconcertante. Ecco quello che per l'ANPI di Palermo sarebbe avvenuto in quell'otto e nove ottobre del 1919 a Riesie di chi sarebbe stata la colpa. E guarda caso in quel tempo in cui almeno in Sicilia di fascismo ancora nulla, ebbene non poté che essere un fascista il colpevole di tutto e non poté che essere stato il Messana il solito stragista e non più tardi del 2012 ci tocca leggere: “Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 15 contadini compreso un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945!” Di sicuro, il Messana, deceduto nella metà degi anni ’60 non può più rintuzzare e sporgere una raffica di denunce per calunnia aggravata come fece con l’allora onorevole comunista Montalbano che fucotretto ad una serie di contorcimenti giuridici etici e storici per cavarsela da una esemplare condanna. Forse a qualcuno può venire in mente che trattasidi personaggio ormai storico e quindi lo si piuò dileggiare come più fa comodo. E no! E lo dico a tutti i detrattori del Messana, da Malgrado Tutto a Link Sicilia, alla Cernigoi, aLucarelli, a Rai tre, a Bompiani, a Casarrubea, aProcacci e ad unaltro paio di cronisti che abboccarono alla lauta pietanza offerta dall’ANPI et similia. La famiglia Messana c’è ancora,sta pagando costi altissimi morali economici e materiali per questa martellante campagna di infamie assurde e inventate contro il gr. Uff. comm. di SS. Maurizio e Lazzaro, l’ispettore generale di PS dott. Ettore Messana da Racalmuto, il paese di Sciascia. E’ in corso ancora una indegna lite che un ex genero della nipote diretta del Messanaha intentato presso i costosissimi tribunali della Sacra Rota e presso altrettanto costosissimi tribunali civili italiani contro la figlia della irrefrenabile dottoressa Giovanna Messana, in quanto vuol divorziare o addirittura conseguire l’annullamento religioso del vincolo matrimoniale perché lui non può vivere coniugalmente con unadiscendente del “famigeraro Ettore Messana, stragista di Stato,criminale di guerra, capo del banditismo(‘politico’ da scrivere in piccoloper non farloapparire) siciliano”, quello dei tempi insomma del bandito Giuliano di Montelepre.
E costoro, codestidetrattori vogliono almeno procedere ad un ravvedimento operoso, ad una resipisenza specie ora che vengono a galla mari di documenti non tanto giustificativi del Messana quantocomprovanti senza ombra di dubbio che al Messana non possono appiopparsi le infamie che artatamente e in modo martellato stanno facendo circolare.
GIORNALE DI SICILIA 11-12 ottobre Dopo i tumulti di Riesi
Truppe rientrano a Riesi Lo stato dei feriti Un sottotenente ucciso CALTANISSETTA 10 notte.
Finalmente, stamane dopo tre giorni di tumulti e di ansie nella cittadina di Riesi è ritornata una relativa calma. Stamane alle 2 dalla miniera di Trabia, ove si trovava concentrata, tutta la forza, composta di arditi, fanteria, carabinieri, agenti, mitragliatrici, ed artiglieri, mosse in colonna alla riconquista del paese. Da due giorni in vari punti della città si vedevano ad una certa distanza i contadini armati che guardavano l’ingresso montando a turno la sentinella. Stamane però all’alba quando gli arditi giunsero per primi alla porta della città, i contadini si squagliarono di sangue. Immediatamente si prese possesso di tutti i servizi pubblici, compreso il telegrafo. Secondo le notizie segrete pervenute al questore comm. Presti, comunicato subito al commissario Caruso, poterono essere rinvenute le armi, le munizioni e la mitragliatrice che i tumultuanti avevano tolto alla truppa. Il paese è occupato militarmente e vi regna una certa calma. Stamane qualche negozio cominciò a riaprire e i cittadini, dopo due giorni in cui sono rimasti serrati in casa, cominciarono a far capolino per le vie della città. Dai paesi vicini e da questo centro sono partiti dei medici per apprestare le cure ai feriti. I morti accertati finora ammontano a 10 dimostranti e fra gli stessi vi sono 50 feriti. Fra i militari sono stati feriti due soldati, ed è stato ucciso il sottotenente Di Caro Michele, da Villarosa, con un colpo di rivoltella alla gola. Il deputato provinciale ingegnere Accardi, ferito ieri nei tumulti, migliora sensibilmente. Trovasi sul posto l’Ispettore del Ministero dell’Interno comm. Trapi, inviato appositamente per procedere ad una inchiesta. L’on. Pasqualino Vassallo ha pubblicato un proclama alla cittadinanza, invitandola alla calma e promettendo tutto il suo interessamento per la soluzione dei più urgenti problemi che la interessano. L’on. Pasqualino Vassallo partirà presto per Riesi, per fare opera pacificatrice. In città ha fatto impressione l’arresto dell’avvocato Carmelo Calì, sul cui movente la questura mantiene il massimo riserbo. Pare che il Calì sia accusato di aver provocato i tumulti, d’accordo con l’Angeletti inducendo i contadini all’occupazione delle terre. Però nulla di preciso si è potuto finora sapere. Oggi intanto tanto l’Angeletti che il Calì sono stati condotti nel nostro carcere giudiziario. Molti altri arresti sono stati operati sul luogo. L’Angeletti, secondo notizie pervenute alla nostra questura, sarebbe un anarchico e disertore della Regia Marina. --------------
Questo il completamento della cronaca dei fatti di Riesi del sucecssivo numero del Giornale di Sicilia. Come al solito, cronaca stringata ma molto efficace e soprattutto molto attendibile. Vorrei veere come i detrattori contemporanei del Messanaossano ficcare le loro infaenti calunnie in questo quedroeffettule di tragiche vicende. Certo, il movimento contadino non ci fa bella figura e noi che siamo di una certa parte poliica e siamo fanticie soffriamo, abbiamo voglia di sovvertire la verit dei fatti per comprovare la qualità elle nostre ideepersino quali si calano nella inflessibile storia. Fede politica, attaccamento alle propriide, voglia di salvaguardare ricostruzioni storiche a noi favorevoli sono comprensibili ma come poi si possa arrivare alle calnniee scempiaggini storiche dell'ANPI di Palermo è csa sconcertante. Ecco quello che per l'ANPI di Paermo sarebbe sucecsso in quell'otto e nove ottobre el 1919 a Riesie d chi fu l'atroce colpa. E guarda caso in quel tempo in cui almeno in Sicilia di fascismo ancora nulla, ebbeno non potè che ssere un fascista il olpevle di tutto e non poté che essere il messana il solito stragita di Stato.Dice l'ANPI: di Stato.Dice l'ANPI:

Gianni Pettenati
una domanda mi segue da tempo: i miglori interlocutori di fb, io mi chiamo fuori perchè, non è un discorso personale, ma vi sono in fb, delle menti di ecceziona...e acutezza e intelilgenza, hanno pochissimi seguaci, 6, 7 eppure ci sarebbe tanto da imparare da loro, sono precisi concisi colti, e preparati su ciò che dicono, molti di loro se ne sono già andati e altri se ne andrannao, non è certo una vittoria, per me era un grande piacere, ma vengono subissati da saluti da cortile, battutacce da bar sport molti di loro ignorati. e molti vanno su Twitter togliendoci la possibilità di discorsi veri, e non di sciocchezze da pianerottolo. A giorni farò pulizia di migliaia di amici che agli inizi si spingevano, e poi sono spariti. Ma è tempo d'autunno e tempo di nuovo.Solo che qualcuno mi dovrebbe spiegare perchè quando qualcuno di questi che ho sopracitato bravi, intelligenti culturalmente preparati quando postano qualcosa hanno 5,7 mi piace, quando qualche mio coetaneo da casa di riposo si fa vivo una volta all'anno, dicendo "oggi ho fatto la pipì due volte" mettono 500 mi piace, questo lo trovo triste e mollto italiano svegliatevi amici di fb, lo dico col bene che vi voglio, siaimo un social non un circolo A.R.C. I.iriflettiamoci, con tanto affetto dal vostro amico. Gianni Pettenati.
Altro...
Commenti
Lillo Taverna Lillo Taverna carissimo Gianni, non esser triste, non annotare elette tue malinconie, sii ilare sii misericordioso, sii annuente. Tu sei il BENE e bonum est sui diffusivum. Va diffuso, diviso come pane celestiale, L'umanità nella sua totalità è opera di Dio, singolarmente annovera imbecilli e geni buoni e cattivi, colti e saccenti, onesti e tanti molti poveri di spirito. Ci sommergono i mediocri e questi indispongono, sono repellenti ma sono umani necessitano delle tue parole, del tuo poetico canto, canto dell'anima e del cuore, oltre a quello della tua acclamata ugola. Non ti ringrazieranno mai. Anzi se possono ti insolentiscono. E' il loro modo di dirti grazie.
Riesi
1 di 12  
[Contra Omnia Racalmuto] 4/10/2016 06:54:00 PM
 
dom 10/04/2016, 18:54
E' proprio così, caro dottore. Bisogna mettere in discussione verità date e cercare con altri strumenti, quelli della ricerca e della fatica personale, come fa lei, le verità che ci servono per il futuro.
28 luglio 2014
28/07/2014 16.16
La ringrazio proprio per queste Sue graditissime parole. Mi è rincresciuto che la Cernigoi mi abbia frainteso ed sia partita alquanto, mi consenta, istericamente. Avendo tutta la vita fatte ispezioni bancarie e tributarie la mia propensione è solo quella di cercare di intessere un dialogo col dio - di solito, il demone - ascoso nel profluvi di carte e documenti e contabilità e pezze d'appoggio e contraffatte dichiarazioni.
Proprio oggi mi sono recato alla Biblioteca Nazionale qui a Roma e ho consultato il 1919 del Giornale di Sicilia. Ho trovato corrispondenze sul celebre caso di Riesi. Sfido chiunque a dirmi che vi si parla di un certo commissario Messana. Se penso ai film, ai convegni all'ANPI di Palermo mi disoriento. Sono sincero: Lei cade nel trebocchetto teso da Li Causi. per ragioni che non so e in tempi molto sospetti, quando forse voleva far carriere nel PCI (e il carrierismo là fu feroce. ne so qualcosa di molto riservato) volle fare apparire il giubilato Ispettore Generale di P.S. gr.uff. comm. dell'Ordine di S. Maurizio e S.Lazzaro dottore EttoreMessana la reincarnazione di Bava Beccaris per la faccenda di Riesi, il negriero di Lubiana per l'istruttoria al processo Tomsic e il "compare" di Ferreri alis fra Diavolo.

In base alla mole di documenti e di ricostruzioni storiche che ho potuto condurre soprattutto per l'ausilio (magari non volontario) che Ella con i sui tre preziosi testi pubblicati da Bompiani, sono giunto alla conclusione che a Riesi Messana non c'era o se c'era il suo ruolo fu marginale e nessun tribunale ebbe mai ad inquisirlo; che la faccenda di Lubiana è uno dei tanti aspetti dell'insana guerra che volle Mussolini e che ilMessana, quale subalterno del Ministero degli Interni, non durò a Lubiana più di un anno per non essere in grado di quelle ferocie che i fascisti militanti eseguivano. Ne ebbe conseguenze che rasentano la retrocessione finendo come in subordine a Trieste dove ad avviso degli stessi suoi denigratori non commise azioni di rilievo. Quindi non aderì alla RSI, fu destituito, privato di stipendio e scappò a Roma nascondendosi sino alla liberazione degli Americani quando poté tornare al Viminale e per la sua fede monarchica e forse per le sue protezioni massoniche ritornò in auge, destinazione Palermo. Qui visse suoi brutti momenti. Lei diligentemente scrive che ebbe a denunciare i criminali finanziamenti degli Americani all'EVIS. Fatto questo, che con più ampiezza e con maggior significato emerge dalle relazioni autografe del Messana al suo Ministro, quali ho rinvenuto in ACS (e mi pare che si tratti di ponderose relazioni non pubblicate da alcuno. Il collegamento con Ferreri fu un atto imposto. Lei stesso parla dell'incontro a Roma tra il padre del Ferreri, Aldisio e in subordine il Messana. Quale lo snodo di tale collegamento, io non ho dubbi di sorta ad accedere alla verità processuale di Viterbo e cioè alla deposizione esaustiva del Messana la cui prima interpretazione è quella letterale e le superfetazioni analogiche e dietristiche io le ripudierei anche per l'obbligo della "avalutatività" che bisogna seguire nelle scienze sociali. Per questo dissento dalla sua tesi dello Stato connivente, quasi prefigurazione dell'attuale processo di Palermo.
28/07/2014 16.24
Un lungo discorso che debbo correggere essendomi scappato per la mia solita imperizia informatica, per insinuare una mia proposta. Racalmuto è la patria di Sciascia, una Fondazione si erge a suo nome. Mi piacerebbe che Lei potesse presiedere un incontro  per la chiarificazione del ruolo e  - se vi sono delle colpe - del compaesano racalmutese Ettore Messana, magari per stabilire se gli deve dedicare una strada in commemorazione oppure no, per comprovata indegnità. E mi PIACEREBBE CHE NELLA fondazione SI ISTITUISSE UNA SORTA DI SEMINARIO PER RICERCHE STORICHE NON PRECONCETTE DA LEI PRESIEDUTO. PENSO A GIOVANI CHE POTREBBERO ANDARE A STUDIARE LE CARTE ELLA NARA quali lei meritevolmente illustra nel suo LUPARA NERA (e credo altrove). E non mi dispiacerebbe che vi partecipasse anche la Cernigoi, sempreché desista dalle non provate accuse contro il Messana.

B






ven 20/03/2015, 12:05

Magrado Tutto, in termini sia pure garbati e quasi elogiativi in fin dei conti mi cerca di redarguire: ma dottor Taverna, lei sarà attaccato alle minuscole vicende del comune borgo natio, Racalmuto, ma non si accorge che storici di chiara fama hanno sancito l'assoluta colpevolezza di codesto suo Ettore Messana?
Una domanda faccio a Malgrado Tutto: chi sono mai codesti "obiettivi storici", che possono dare verdetti siffatti?
Il grande storico T. Sala, ad esempio, a proposito di Messana mandato da Mussolini a fare da questore in una turbolenta Lubiana non esprime giudizi di valore negativi sul questore.  Anzi!
Uno storico siciliano dello spessore di Rosario Mangiameli in un testo ponderoso e ponderato della storia moderna della Sicilia, edito da Einaudi, si limita a considerare il Messana, "responsabile dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza " siciliana, come vittima di una non condivisibile '"opinione" , quale quella di dare "prevalenza" al "mito della contrapposizione tra mafia, come strumento tradizionale del mantenimento dell'ordine  nelle campagne e banditi ribelli primitivi".
Se è tutta questione di filosofia sociale, non ci costa nulla a non considerare ilMessana un acuto pensatore: era un grand commis della polizia di Stato.
Tra i grandi storici che avrebbero sugellato la grande negatività del racalmuteseMessana ci vogliamo mettere questo Coco, tanto caro a Malgrado Tutto?  Mi permetterà il foglio tenuto a battesimo dal sommo Sciascia un sorrisetto di scherno?
Sì, c'è la Cernigoi goriziana! Ma quella non credo manco che possa venire considerata giornalista di vaglio. Ho visto e documentato i forti abbagli  nell'inquadrare eventi storici della sua stessa terra.
Purtroppo ha infinocchiato il Casarrubea, che è uomo di valore. Ma è un grande storico? In una recente sentenza fu assolto da certe accuse infamanti solo per decorrenza dei termini. Grande giornalista, acuto archivista, ma sommo storico non direi. La passione politica (che collima con la mia) gli fa da velo nei giudizi.
Le tremende accuse a Messana nascono in un avvelenato momento politico. Tra il 1946 e il 1947 (luglio). Intanto in un processo intentato dal Messana contro Montalbano, l'irreprensibilità dell'ispettore generale di PS viene ribadita e Montalbano se la cava per un sofisma procedurale: non di calunnia contro Messanasi doveva parlare ma di diffamazione a mezzo stampa, reato perseguibile a querela di parte e siccome il Messana aveva proceduto per il reato di calunnia quindi mancava la specifica querela per diffamazione  e così salomonicamente l'allora esponente comunista, che mal si difende, la fa franca,
Succede poi la tremenda strage di Portella della Ginestra (1° maggio del 1947) e nel successivo luglio il Li Causi tuona, da politico ma nessuno mi può dire da storico, contro l'alto esponente di polizia siciliana, a suo avviso uomo di Scelba (giudizio storico errato).
Confeziona il Li Causi tre infamanti accuse: Messana a) stragista di Stato a Riesi nel 1919; b) criminale di guerra a Lubiana nel maggio 1941-giugno 1942 c) capo del banditismo politico a Palermo tra il 1945 e il 1947 (luglio).
Sono tre infamie calunniatrici, non giudizi storici.
 Io faccio ispezioni non storia né difese di ufficio e in piena libertà di coscienza sono arrivato a verità documentali che fanno piazza pulita di tutte e tre queste infamie. Con ciò dico che non m'importa nulla  del recupero del buon nome di Messana. Mi fa specie che Malgrado Tutto si appigli a un paio di documenti di malcerta lettura per una damnatio memoriae di un rispettabilissimo concittadino racalmutese. Cui prodest?
 Ma veniamo a Li Causi e a Riesi.
Il focoso parlamentare comunista prorompe in questa invettiva:

" .... ma Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose. 
a Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose."

Manco a farlo apposta Malgrado Tutto su
o malgrado, invece di portare acqua alle accuse del Casarrubea e dell'ANPI di Palermo, va a pubblicare un documento, custodito non si sa come negli archivi di Casarrubea, che a leggerlo con un minimo di serenità e di intelligenza storica assolve il Messana dalla tremenda accusa di di colpevolezza per il crimine di stage di Stato a Riesi nell'ottobre del 1919.
Al limite, abbiamo un Messana colpevole di qualche bugia a scopo difensivo, o di un fifone che scappa  (insieme a tutta la varia forza pubblica), e magari non sa bene valutare la pericolosità di una rivolta (che, non dimentichiamolo, finì' con la barbara
uccisione di un tenente dell'esercito, cui disinvoltamente non si fa alcun riferimento).
Calogero Taverna

Nessuna strage di Stato a Riesi da parte di Ettore Messana.




ven 20/03/2015, 12:05

Magrado Tutto, in termini sia pure garbati e quasi elogiativi in fin dei conti mi cerca di redarguire: ma dottor Taverna, lei sarà attaccato alle minuscole vicende del comune borgo natio, Racalmuto, ma non si accorge che storici di chiara fama hanno sancito l'assoluta colpevolezza di codesto suo Ettore Messana?
Una domanda faccio a Malgrado Tutto: chi sono mai codesti "obiettivi storici", che possono dare verdetti siffatti?
Il grande storico T. Sala, ad esempio, a proposito di Messana mandato da Mussolini a fare da questore in una turbolenta Lubiana non esprime giudizi di valore negativi sul questore.  Anzi!
Uno storico siciliano dello spessore di Rosario Mangiameli in un testo ponderoso e ponderato della storia moderna della Sicilia, edito da Einaudi, si limita a considerare il Messana, "responsabile dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza " siciliana, come vittima di una non condivisibile '"opinione" , quale quella di dare "prevalenza" al "mito della contrapposizione tra mafia, come strumento tradizionale del mantenimento dell'ordine  nelle campagne e banditi ribelli primitivi".
Se è tutta questione di filosofia sociale, non ci costa nulla a non considerare ilMessana un acuto pensatore: era un grand commis della polizia di Stato.
Tra i grandi storici che avrebbero sugellato la grande negatività del racalmuteseMessana ci vogliamo mettere questo Coco, tanto caro a Malgrado Tutto?  Mi permetterà il foglio tenuto a battesimo dal sommo Sciascia un sorrisetto di scherno?
Sì, c'è la Cernigoi goriziana! Ma quella non credo manco che possa venire considerata giornalista di vaglio. Ho visto e documentato i forti abbagli  nell'inquadrare eventi storici della sua stessa terra.
Purtroppo ha infinocchiato il Casarrubea, che è uomo di valore. Ma è un grande storico? In una recente sentenza fu assolto da certe accuse infamanti solo per decorrenza dei termini. Grande giornalista, acuto archivista, ma sommo storico non direi. La passione politica (che collima con la mia) gli fa da velo nei giudizi.
Le tremende accuse a Messana nascono in un avvelenato momento politico. Tra il 1946 e il 1947 (luglio). Intanto in un processo intentato dal Messana contro Montalbano, l'irreprensibilità dell'ispettore generale di PS viene ribadita e Montalbano se la cava per un sofisma procedurale: non di calunnia contro Messanasi doveva parlare ma di diffamazione a mezzo stampa, reato perseguibile a querela di parte e siccome il Messana aveva proceduto per il reato di calunnia quindi mancava la specifica querela per diffamazione  e così salomonicamente l'allora esponente comunista, che mal si difende, la fa franca,
Succede poi la tremenda strage di Portella della Ginestra (1° maggio del 1947) e nel successivo luglio il Li Causi tuona, da politico ma nessuno mi può dire da storico, contro l'alto esponente di polizia siciliana, a suo avviso uomo di Scelba (giudizio storico errato).
Confeziona il Li Causi tre infamanti accuse: Messana a) stragista di Stato a Riesi nel 1919; b) criminale di guerra a Lubiana nel maggio 1941-giugno 1942 c) capo del banditismo politico a Palermo tra il 1945 e il 1947 (luglio).
Sono tre infamie calunniatrici, non giudizi storici.
 Io faccio ispezioni non storia né difese di ufficio e in piena libertà di coscienza sono arrivato a verità documentali che fanno piazza pulita di tutte e tre queste infamie. Con ciò dico che non m'importa nulla  del recupero del buon nome di Messana. Mi fa specie che Malgrado Tutto si appigli a un paio di documenti di malcerta lettura per una damnatio memoriae di un rispettabilissimo concittadino racalmutese. Cui prodest?
 Ma veniamo a Li Causi e a Riesi.
Il focoso parlamentare comunista prorompe in questa invettiva:

" .... ma Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose. 
a Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose."

Manco a farlo apposta Malgrado Tutto su
o malgrado, invece di portare acqua alle accuse del Casarrubea e dell'ANPI di Palermo, va a pubblicare un documento, custodito non si sa come negli archivi di Casarrubea, che a leggerlo con un minimo di serenità e di intelligenza storica assolve il Messana dalla tremenda accusa di di colpevolezza per il crimine di stage di Stato a Riesi nell'ottobre del 1919.
Al limite, abbiamo un Messana colpevole di qualche bugia a scopo difensivo, o di un fifone che scappa  (insieme a tutta la varia forza pubblica), e magari non sa bene valutare la pericolosità di una rivolta (che, non dimentichiamolo, finì' con la barbara
uccisione di un tenente dell'esercito, cui disinvoltamente non si fa alcun riferimento).
Calogero Taverna