venerdì 14 settembre 2018

 
posta in passato da storici locali anteriori
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,ma non considerata dagli studiosimoderni, sembra abbastanza agevole in quanto in Sicilia spesso si dà il diminu-tivo ad una località che ha simili caratteristiche, ma dimensioni minori rispettoalla principale (fig. 13). Infine, per quanto riguarda gli altri insediamenti, è pos-sibile proporre un’identificazione soltanto per Musciaro che va probabilmen-te riconosciuto nei resti di opere murarie ancora oggi visibili sul Monte Castel-lo, una collina gessosa che si eleva sulla riva sinistra del fiume Platani, a pochichilometri da Sant’Angelo Muxaro
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(fig. 14 a-b), e per Guastanella, la
Guasta-liella
annoverata da Goffredo Malaterra tra le dieci fortezze musulmane con-quistate dal conte Ruggero, altura che si trova lungo la regia trazzera Agrigen-to-Corleone- Palermo a 10 km da Agrigento
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(fig. 15 a-b).
Conclusioni 
La recente prospezione archeologica di questa parte dell’Isola, confermal’importanza strategica che l’area in esame deve avere rivestito soprattutto inepoca bizantina e medievale: gli insediamenti esplorati mostrano, per la loroposizione, per essere tutti difesi da strutture murarie e per essere muniti di unsistema di comunicazione a distanza con fuochi, di avere avuto una preminen-te funzione militare, evidenziando così un articolato e complesso sistema didifesa che si serviva anche della trasmissione di messaggi ottici per segnalarel’arrivo di eventuali nemici.La prima testimonianza letteraria di comunicazione con il fuoco, denomi-nato
 fano
(dal greco
 fano,j
“luminoso”, “fiaccola”), con funzione strettamen-te militare, risale addirittura ad Omero
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,ma sembra probabile che tale siste-ma fosse in uso sin dall’età protostorica tra i popoli del bacino del Mediterra-neo. In epoca successiva, segnalazioni a distanza con fuochi a scopo militare(indicate talvolta con il termine
ta, pura,
), sono attestate nelle opere di autoriantichi come Erodoto, Tucidide, Eschilo (V secolo a.C), Senofonte
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,EneaTattico (IV secolo a.C.) che scrisse tra l’altro un’opera intitolata
Sulla difesa dei luoghi fortificati 
che purtroppo ci è pervenuta mutila
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e, ancora, Polibio (III
306
Simona Modeo - Angelo Cutaia
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Agli inizi degli anni ’80, Giacomo Spoto propose di identificare Platano con Colleroton-do e Platanella con Monte Mongiovì (Spoto 1983), ma la sua tesi, esposta in modo poco scien-tifico e affatto convincente, è considerata dagli studiosi poco attendibile; si veda al riguardo an-che Cutaia 2000, p. 53.
21
Rizzo 1990, pp. 56-61; Meli-Rizzo 1995, p. 179; Rizzo 2004, p. 78.
22
 Johns 1983, pp. 33-51; Maurici 1987, pp. 63-64; Meli-Rizzo 1995, pp. 182-185; Rizzo2004, pp. 78-80.
23
Omero,
 Iliade
,XVIII, 207-213.
24
Erodoto, IV,196, 1; VII, 183, 1; Tucidide, II, 94, 1; III, 22, 7; IV, 111, 2; VIII, 102,1;Eschilo,
 Agamennn

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