sabato 27 ottobre 2018

Il Pirri ci testimonia lo stato della comunità religiosa di Racalmuto attormo alla metà del '600- Padre Morreale si rammarica che il Netino non spende molte parole sulla Chiesa del Monte. Nella silloge di Malgrado Tutto del luglio del 2003 leggo: "Rocco Pirro, pur palarndo della chiesa di Racalmuto, non la nomina." Noi abbiamo forti du "dubbi che la Chiesa del Monte venga citata dal Pirri. Se in ultimo scrive "ibi Mons S. Mariaec um unc. 28.2" noi colleghiamo l'inciso con quanto precede: "Domus hosp. in S. Sebastiani unc. 20."
Propenderemmo quindi per l'istituto di un monte di pegni più che per un accenno peraltro vaghissimo al santuario del Monte: per altre vie sappiamo già considerevole. Sia quel che sia, appare comunque evidente che la leggenda della Venuta della Madonna del Monte non aveva avallo alcuno presso la curia vescovile di Agrigento che sappiamo essere la fonte cui il Pirri ricorre abbondantemente e in via privilegiata.
Si spiega così quell'esordio araldico non molto fondato secondo le nostre ricerche. Pirri è certo che Racalmuto fosse stato sotto il dominio di Federico Chiaramonte cui sarebbe da attribuire la costruzione del nostro castello. A Federico sarebbe succeduta la figlia Costanza che avrebbe sposato Antonio del Carretto figlio del marchese di Finale. E da qui la vulgata araldica dei Del Carretto che ancora resiste.
Interessante invece la notizia relativa al convento di San Giuliano degli Agostiniani Riformati di Sant'Adriano: per il Pirri fondato nel 1614 per volontà di Girolamo del Carretto, ad opera di F. FUODIO Polistense. Convento già benestante con i suoi fr. 7 e 78 once. Mi pare che si faccia qui giustizia di tutta la sarabanda sciasciana delle Parrocchie di Regalpetra.
Mi va solo di aggiungere che il Pirri incorre in un errore grossolano chiamando l'aromatario Francesco Lo Brutto, ben noto nelle carte della Matrice, Francesco LOBROTTI: inesistente ma ha fatto sviare tanti che si sono piccati di farci la nostra microstoria.
Calogero Taverna

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