venerdì 9 novembre 2018

Sono e sarò sempre di più un grande ammiratore di Leonardo Sciascia. Ma ammetto che ho qualche perplessità quando il Grande Racalmutese il 31 agosto 1979, in quel di Racalmuto, si accinge a scivere: " Si tratta semplicemente di questo: che l'avere per tanti anni e in tanti libri inseguito i preti 'cattivi' inevitabilmente mi ha portato ad imbattermi in un prete 'buono'. Voglio dire: per la stessa attenzione, preoccupazione e ansietà con cui inseguivo i 'cattivi."
Non dico che si sbagliasse ma dubito che avesse potuto avere conoscenze dirette e approfondite di Colui che dichiara l'unico 'prete buono' che gli fosse capitato di incontrare.
Commenti
Lillo Taverna Gaetano Augello Il grande "amico" di monsignor Angelo Ficarra. Ho letto con grande interesse e con letteraria ammirazione l'introduzione al Suo libro dell'avv. Guadagnino. Da ispettore sempre diffidente ho voluto documentarmi. Dice l'avvocato:"Nel momento in cui il suo caso arriva alla Congregazione Concistoriale in persona del suo prefetto cardinale Adeodato Giovanni Piazza, mons. Ficarra (e qui ci sia consentita a titolo esplicativo la metafora giudiziaria) s...
Continua a leggere
Mi piaceVedi altre reazioni
Commenta
Commenti
Lillo Taverna
Adeodato Piazza
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigationJump to search
Adeodato Piazza, O.C.D.
cardinale di Santa Romana Chiesa...
Sept. 53. Le cardinal Piazza rend visite au cardinal Saliège (1953) - 53Fi4938 (cropped).jpg
StemmaPiazza.JPG
Ut sint unum

Incarichi ricoperti
Arcivescovo metropolita di Benevento
Patriarca di Venezia
Cardinale presbitero di Santa Prisca
Superiore generale dei Missionari di San Carlo
Presidente della Commissione Cardinalizia per il Santuario di Pompei
Segretario della Congregazione Concistoriale
Cardinale vescovo di Sabina e Poggio Mirteto
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Nato 30 settembre 1884, Vigo di Cadore
Ordinato presbitero 19 dicembre 1908 dal cardinale Aristide Cavallari
Nominato arcivescovo 29 gennaio 1930 da papa Pio XI
Consacrato arcivescovo 24 febbraio 1930 dal cardinale Basilio Pompilj
Elevato patriarca 16 dicembre 1935 da papa Pio XI
Creato cardinale 13 dicembre 1937 da papa Pio XI
Deceduto 30 novembre 1957, Roma
Manuale
Adeodato Piazza, al secolo Giovanni (Vigo di Cadore, 30 settembre 1884 – Roma, 30 novembre 1957), è stato un cardinale e patriarca cattolico italiano.
Indice
1 Biografia
1.1 Ministero sacerdotale
1.2 Arcivescovo di Benevento
1.3 Patriarca di Venezia
1.4 Curia Romana
2 Genealogia episcopale
2.1 Successione apostolica
3 Note
4 Voci correlate
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni
Biografia
Ministero sacerdotale
Nacque a Vigo di Cadore il 30 settembre 1884 e fu battezzato col nome di Giovanni.
Entrato presto nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, il 7 agosto 1907 emise a Venezia i voti solenni prendendo il nome di Adeodato di San Giuseppe e, l'anno seguente, il 19 dicembre 1908, ricevette dalle mani del cardinale Aristide Cavallari l'ordinazione sacerdotale.
Fu insegnante di filosofia e teologia e, durante la prima guerra mondiale, cappellano militare.
Dal 1923 al 1929 fu segretario generale dei Carmelitani Scalzi, procuratore generale e consultore della Congregazione dei religiosi.
Arcivescovo di Benevento
Per scelta personale di Pio XI, che ne aveva altissima stima, fu eletto arcivescovo di Benevento il 29 gennaio 1930, carica che tenne per cinque anni fino al 1935.[1] Fu consacrato vescovo il 24 febbraio 1930 dal cardinale Basilio Pompilj.
Patriarca di Venezia
Papa Pio XI lo elevò al rango di cardinale presbitero nel concistoro del 13 dicembre 1937, allorquando lo stesso Pio XI lo aveva eletto patriarca di Venezia il 16 dicembre 1935. Nel 1938 pubblicò una lettera pastorale in cui giustificava la legislazione antisemita italiana, affermando tra l'altro: "Sono gli stessi ebrei, con i loro comportamenti, che in ogni tempo e in ogni luogo provocano queste reazioni"[2][3].
Uomo di carattere risoluto, durante il secondo conflitto mondiale ottenne che grosse partite di derrate alimentari giungessero in città; insieme a mons. Olivotti iniziò un'opera di assistenza per migliaia di ragazzi bisognosi di cure e nei mesi più bui si adoperò presso gli alti comandi perché Venezia fosse dichiarata città aperta. In una lettera al cardinale Rossi del 6 dicembre 1943 sulla questione degli ebrei veneziani scrisse: "In particolare apprensione sono i battezzati dichiarati già o che saranno dichiarati in base alla nuova legge, di razza ebraica. Sono certo che la Santa Sede farà tutto il possibile per salvare questi infelici, la cui sorte non può non preoccupare la Chiesa. Per parte mia ho accennato al penoso problema suggerendo moderazione, al console generale di Germania residente a Venezia venuto a farmi visita privata".[4]
Nello stesso mese riuscì a convincere Hermann Goering a non allagare il territorio del basso Piave, azione che avrebbe richiesto lo sgombero di 30000 abitanti. Il 2 aprile 1945 fu proprio padre Giulio Mappelli, incaricato dal cardinale, ad accompagnare i membri del CLN al comando tedesco dove fu raggiunto l'accordo per l'abbandono di Venezia da parte delle truppe di occupazione. Denunciò, col vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin, le barbarie dell'immediato dopoguerra che avvenivano in territorio giuliano, istriano e dalmata.
Curia Romana
Il 1º ottobre 1948 papa Pio XII lo nominò segretario della Sacra congregazione concistoriale, e quindi cardinale vescovo il 14 marzo 1949.
Dal 1953 al 1954 fu presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Morì a Roma il 30 novembre 1957 all'età di 73 anni.
Altro...
Commenti
Lillo Taverna Gaetano Augello Il grande "amico" di monsignor Angelo Ficarra.

Gestire


Mi piace
· Rispondi · 10 h.

Lillo Taverna

Scrivi una risposta...

.

Lillo Taverna

Lillo Taverna Ho letto con grande interesse e con letteraria ammirazione l'introduzione al Suo libro dell'avv. Guadagnino. Da ispettore sempre diffidente ho voluto documentarmi. Dice l'avvocato:"Nel momento in cui il suo caso arriva alla Congregazione Concistoriale in persona del suo prefetto cardinale Adeodato Giovanni Piazza, mons. Ficarra (e qui ci sia consentita a titolo esplicativo la metafora giudiziaria) si trova nella situazione del soggetto, ritenuto socialmente pericoloso, che gli organi di polizia propongono per la misura di prevenzione: non si è reso colpevole di nessun preciso fatto di reato, ma i suoi trascorsi e le sue frequentazioni lo rendono passibile della misura dell'obbligo o del divieto di soggiorno. E in quel particolare momento di integralismo asfittico il curriculum del presule canicattinese non deponeva a suo favore per sfuggire al "divieto di soggiorno nel Comune di Patti". Tanto meno l'incaricato rappresentante della Congregazione Concistoriale era la persona idonea a valutare, a giudicare con il distacco e l'obbiettività necessari le calunnie imbastite nei suoi confronti. Mons. Piazza, a cui nessuno finora, a quanto ci risulta, nel trattare la vicenda che ci occupa, ha cercato di dare una circostanziata identità biografica, era un uomo non solo con un carattere a cui il Sidoti attribuisce durezza e limitatezza, ma con un passato che lo poneva agli antipodi dei percorsi compiuti dal Ficarra. Scrivendo del suo patriarcato veneziano nel periodo bellico, Umberto Dinelli, uno degli storici più accreditati della Resistenza in Veneto, afferma: " Ma la condotta più sorda e reazionaria fu quella di Adeodato Piazza a Venezia. Nel '44 per I discorsi del giorno, una raccolta edita dal Ministero della cultura fascista e che già aveva ospitato scritti di Hitler e di Mussolini, esce un discorso del più impopolare tra i cardinali che ebbe Venezia, Piazza, pronunciato nella basilica di san Marco il 16 agosto '44. Vi si legge: "Dinnanzi al primo micidiale attacco portato dal nemico nel cuore di Venezia dopo stragi e rovine compiute alla periferia, non possiamo oggi non elevare alta ed energica la nostra deplorazione per siffatti metodi..." E più avanti: "Noi ci sforziamo di comprendere le inevitabili leggi della guerra moderna...". La posizione del Piazza rispecchiava certi postulati teologici in materia di rapporti con l'autorità costituita garante di un ordine e di una stabilità sociale, dalla Chiesa ritenuti indispensabili. Pertanto anche un regime di occupazione, in quanto governo, doveva essere rispettato. Nel cardinale di Venezia legalitarismo e conservatorismo cattolico raggiungevano manifestazioni estreme assumendo un preciso significato: quello di favorire e fiancheggiare la politica nazifascista. Assumendo come rappresentanti dell'autorità i fascisti e i tedeschi, i nemici diventavano gli stati in lotta contro Hitler e i suoi caudatari". Giustamente è stato rilevato che "nel momento in cui i provvedimenti razziali incrinavano indubbiamente le relazioni tra la Chiesa e il fascismo", il cardinale Piazza "non solo accetta quei provvedimenti ma esalta l'amicizia con la Germania nazista". Questo squarcio della biografia politica del Piazza, ancorché limitato nel tempo, è tuttavia sufficiente a rimarcare l'enorme distanza di agire e di sentire che divideva i due protagonisti, lasciando nel contempo intuire quanta equilibrata disponibilità potesse egli accordare all'esame delle ragioni di mons. Ficarra. Né, alla luce di tanto, può stupire che fosse arrivato al punto di rifiutarsi di riceverlo personalmente, allorché il vescovo di Patti ebbe a chiedere udienza espressamente. Inutile dire che in quel preciso periodo storico, più che le idee e le virtù del vescovo di Patti, riuscivano più utili e funzionali al potere del Vaticano i connotati politici e culturali di un cardinale Piazza. Ma sono anche quegli stessi connotati che oggi lo rendono estraneo a noi, estraneo e lontano simulacro del tempo, chiuso nella sua opaca e sterile solitudine."

Gestire

Mi piace
· Rispondi · 16 min.

Lillo Taverna

Lillo Taverna Ad essere sinceri mi pare che posso restare fermo nelle mie convinzioni che invero stridono con quelle dell'avvocato e del mio tanto apprezzato compaesano Leonardo Sciascia. Credere che lo stile acquoso burocratico curialesco siano frutto della presunta 'inimicizia' del Cardinale, mi pare distorsivo. Come se si pensasse che i sussieghi delle Cancellerie di Stato siano frutto degli alambiccamenti di un Ministro degli Esteri. Ma son tropppo vecchio per avere accesso ai faldoni vaticani del caso Ficarra. Forse riuscirei a provare che Mons. Ficarra fu giubilaro nel 1952, quando già Patti era divenuta una vandea democristiana anche per merito del Ficarra, per mala gestio non del vescovo ma dei suoi strani protetti in veste talare. La verità? La SACRA CONGREGAZIONE CONCISTORIALE (e non certo il suo vecchio Cardinale-Vescovo) dovette scontrarsi con la pia 'testardaggine' di un santo prete canicattinese.

Nessun commento: