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giovedì 27 luglio 2023

E smurcà lu vientu Ieri all'improvviso verso le ore 14 si caravnta contro persane ed alberi a Villa Merycal un vento impetuso sibilante vociante ce nklla mia infanzi vremmo chatu lu zzi Murieffru. Una espressione mi vmne pontnea: E SMURCA LU VIENTU. Smurcà smurcari, è termine che no si trva in alcun vocbolario siciliano e forse non esiste nepure nei vicini pesi di minotìr vecchiai riptto a Racalmto. Donde vie, quae etimologi no sisa. crtamnte no apprtiene l latino al greco al bizantino all'arabo, al notmnn all'aragonese, al francese, allo spagnolo, all'inglese, a l borbinico, al savoirdo, all'itlico dantesco. Certo non sono un glottolico e va a fine che venga smntito dagli scienziati linguistici, Se avverrò ne sarò ben iieto. E frattanto? Sono propenso a pensare che sia una scheggia un frustro della più antivìca civilyà autoctona racalmutese, la SICANA quela preente nel teroririo che rosale a cinque mila anni da oggi. E qusto termin si accoppia ad adltri termini specie nlla toponomastica che mi paiono più anichi delel lingue che sono conosciyte. Termini come Gargilta, zccanieddru, pidi di zichi, vozzu sciunnari, naca e annacarii, strummulu, minchi china, cacciuttieddru, pirripitacchiu, mariarruni friscaliettu, puntuni, piritera, etc. a me fanno pensare ai residui di quella lingua non sciitta che da Fra Diego a San Brlomeo, a Pietra long (castrofilippo, a Canicattt', a Montedoro e a Milena (in particolare) si parlava attor a cinque mila anni anni f d gi. La madre nostra lingua chr Tucidide disse SICANA; Calogero Taverna

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