sabato 27 ottobre 2018

 
COMITATO SCIENTIFICOO
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ARALDO
REDAZIONERiccardo Chellini, Michele Fasolo, Cesare Marangio,Maria Milvia Morciano, Annapaola Mosca
 JOURNAL OF ANCIENT TOPOGRAPHYDirettore Responsabile Giovanni UggeriRegistrato presso il Tribunale di Firenze, n. 4116 del 18.6.1991© 2015 by Congedo Editore S.R.L.The Rights of Traslation and Reproduction are ReservedISSN 1121-5275
 ISBN 9788867661213
 
La produzione dello zolfo in Siciliain età romana. Primi dati da una ricerca
L
UCA
Z
AMBITO
1. I
NTRODUZIONE
. D
ESCRIZIONEDELPROGETTODIRICERCA
La produzione di zolfo segna un momento importante per il distretto agrigentinoa partire almeno dal I secolo a.C. condizionando le politiche di Roma, segnando ilpaesaggio minerario e, in ultimo, garantendo un lungo periodo di benessere quasiininterrotto fino ad epoca bizantina. Se si considerano alcune delle testimonianze let-terarie sulla zona (Cicerone, relativamente al suo viaggio del 72 a.C. e tutto il corposonumero delle testimonianze sull’opulenza di Agrigento) non solo sotto la luce del-l’abbondanza di risorse agricole, ma soprattutto riguardo all’approvvigionamento delminerale si comprende bene la valenza di questa risorsa e del territorio che ne era ilprincipale produttore nell’antichità
1
. Si tratta, in altri termini, di una produzione “si-lente”: non abbiamo una fonte letteraria che ne parli, né direttamente né indiretta-mente e non avevamo, ancora,
markers
archeologici che potessero consentire di rico-noscere un sito legato alla filiera mineraria (
 Fig.1
).Queste brevi osservazioni derivano dal lavoro di ricognizione condotto nell’am-bito del progetto di ricerca avente come titolo
Lo sfruttamento dello zolfo in età ro-mana. Gentes senatoriae e attività mineraria nella Sicilia romana
2
. Obiettivo princi-pale del progetto era la contestualizzazione di un buon numero di epigrafi su lastre diterracotta, le
tegulae sulphuris
, la maggior parte delle quali rinvenute ad Agrigento(
 Fig. 2
), che testimoniano, ormai senza alcun dubbio, la produzione di zolfo nel terri-torio afferente al centro di Agrigentum per un periodo di oltre sei secoli
3
. In altri ter-
 JAT 
XXIV
(2014)
1
La versatilità del minerale lo rende ampiamen-te fruibile in varie branche dell’attività umana maè in agricoltura che si individua un uso tanto dif-fuso quanto immediato. Fonte principale per que-sta analisi sono ovviamente, i trattati
De Agri cul-tura
che dalla media età ellenistica giungono allatarda antichità. A questi si devono aggiungere lenotizie e gli accenni di vari autori, Virgilio
in pri-mis
. Rostovzev analizzò il problema della destina-zione finale del minerale siciliano sul mercato esui suoi possibili impieghi. Egli intuì, giustamentea mio modo di vedere, che lo zolfo fu impiegatosoprattutto come anticrittogamico dagli agricolto-ri e che proprio per questo la sua grande diffusio-ne sia da connettere strettamente con la presenzadi impianti viticoli nelle province. Lo zolfo vieneusato, ancora oggi, in agricoltura per le sue carat-teristiche fungicide e anticrittogamiche; questeproprietà erano note anche a Catone che nel suotrattato sull’agricoltura (95) prescrive lo zolfo, as-sieme ad altri ingredienti come il bitume, percombattere il
convolvolus
nelle vigne: S
PECIALE
-Z
AMBITO
cds
.
2
Tesi di dottorato discussa presso l’Universitàdegli Studi di Messina nell’anno accademico2009/2010.
3
D
E
M
IRO
1982-1983; M
ANGANARO
1988; S
AL
-
MERI
1992.Il tema della produzione dello zolfo nell’agri-gentino, pur se di grande importanza per la com-prensione delle dinamiche economiche e sociali diquesta porzione della Provincia Sicilia, e nono-stante le
tegulae sulphuris
siano note almeno dal-l’ultimo quarto del XIX secolo con i primi tenta-tivi di interpretazione, conta su una scarsa biblio-grafia e una ancor minore attenzione negli studi
 
mini il progetto mirava a rispondere alla domanda: “esiste un paesaggio peculiare del-le attività minerarie?” e ancora “qual era l’organizzazione dell’insediamento e il suorapporto con le miniere e le officine di produzione?”.Un aspetto che si è voluto indagare è la relazione tra i luoghi della produzionedello zolfo e coloro che in qualche modo erano addetti all’attività estrattiva. Natural-mente un grosso aiuto è offerto dall’“archeologia comparativa”: il grande volume diminerale estratto fra la metà dell’800 e il primo trentennio del XX secolo ha lasciatotracce ormai indelebili tanto in termini di documentazione grafica, fotografica ed ora-le, quanto, ancora, riguardo alle testimonianze degli ultimi lavoratori
4
(
 Fig. 3
). Inepoca moderna la forma più comune di sfruttamento del minerale prevedeva un regi-me di pendolarismo delle maestranze e della manovalanza spicciola che, dai centri ur-bani, si spostava ogni settimana per dirigersi nel luogo di lavoro. Le attività fusorie
138L
UCA
Z
AMBITO
specialistici. Ciò è dovuto, secondo chi scrive, adue ordini di fattori: da un lato la straripante at-tenzione, a volte eccessiva, al canone dell’isola co-me “granaio di Roma” forse accresciuto e ingigan-tito dalla retorica prima fascista e poi della scuolamarxista; dall’altro lato, invece, dalla errata con-vinzione che le attività di estrazione e soprattuttodi raffinazione moderne dello zolfo, avesseroobliterato in maniera irreparabile le tracce diestrazione più antiche. I primi risultati della no-stra indagine hanno, crediamo, dato indicazioni disenso contrario circa le possibilità di comprensio-ne del paesaggio minerario di epoca romana econtribuiscono a dimostrare quanto importantesia stato, per l’economia di Agrigento, il proventoderivante dalle miniere tale da interessare diretta-mente l’imperatore fino al raggiungimento di unsostanziale monopolio.
4
P
ARODI
1873; G
ATTO
1925; R
ODANÒ
-M
ILLO
-
SEVICH
-B
ENEDICENTI
-M
ANFREDI
1937; A
DDAMO
1989; P
ISTOLESI
2011, pp. 116-130.
Fig. 1 –Miniere Lucia e Terreforti.Fig. 2 
Tegulae sulphuris
tardoantiche
 
infatti, producendo anidride solforosa, rendono l’aria irrespirabile e i terreni circo-stanti infruttuosi; tuttavia l’economia della produzione non doveva prevedere unagrande distanza fra il luogo in cui veniva estratto il minerale grezzo e quello in cuiavevano sede le officine fusorie dove il minerale veniva raffinato e contestualmentemarchiato con le iscrizioni. Allo stesso tempo, inoltre, l’imprenditore, che investe in-genti fortune nell’estrazione, necessita di un controllo costante e, in molti casi, direttodella produzione per non incorrere in facili perdite derivanti da latrocinio o cattivagestione
5
. Ci siamo chiesti, dunque, se questa tipologia di insediamento potesse inqualche maniera avere un antecedente in età romana.Nell’area oggetto della nostra ricerca
6
(
 Fig. 4
) si notano due fenomeni: da un latosi osserva un particolare addensamento dei cosiddetti toponimi prediali di origine ro-mana, dall’altro la radicata tradizione estrattiva e la incisività e tipicità di alcuni feno-meni naturali (vulcanelli, polle di acqua calda e sulfurea) ha fatto sì che ci sia una no-tevole abbondanza di toponimi che ad essi fanno riferimento. Alcuni particolarmentesignificativi sono:
Solfatara abbandonata
7
che conserva traccia di attività minerariemoderne.Il toponimo
Mintina
che indica luoghi in cui sono presenti sorgenti di ac-qua solforosa ed è presente a Comitini, nel territorio di Camastra e in quello di Palmadi Montechiaro
8
. Fra Grotte e Racalmuto sono molto numerosi i toponimi “ex solfa-tara” o “solfatara abbandonata”
9
ed è presente il toponimo
 Fontana amara
che docu-menta affioramenti di acqua solforosa. Inoltre si segnalano i prediali Cingolana
,
Cin-gorana e, forse, Troiana. Nel territorio di Palma di Montechiaro si nota, oltre a Ci-gnana, la presenza del toponimo
 Ninfa
in cui si sono rinvenute delle strutture idrauli-che romane e che deve essere messo in relazione con il sito della villa di C.da Cignana(
 Fig. 5
).Particolarmente significativa, inoltre, è l’ampia diffusione nel territorio delnostro progetto del toponimo
Caldara
.
L
APRODUZIONEDELLOZOLFOIN
S
ICILIAINETÀROMANA
. P
RIMIDATIDAUNARICERCA
139
5
B
AGLÌO
1905; S
QUARZINA
1951, 1952, 1954.
6
L’area interessata dal
survey
si estende per cir-ca 10 Km
2
distribuiti nei comuni di Palma diMontechiaro, Naro, Favara, Racalmuto, Grotte,Comitini (tutti in provincia di Agrigento).
7
Presente fra Comitini e Aragona tre volte.
8
Proprio il vallone Mintina costituisce il limitedell’area indagata attorno a UT 14.
9
Tanto nella cartografia 1:25000 dell’IGMquanto nelle Carte Tecniche Regionali 1:10000non si fa distinzione fra il termine
zolfara
e
solfa-tara
che stanno ad indicare indistintamente le mi-niere di zolfo. Tuttavia, solo il primo termine haquesto significato mentre il secondo è proprio deifenomeni di vulcanesimo secondario che determi-nano l’accumulazione per condensazione di mine-rali solfiferi.
Fig. 3 –Lavori in miniera.

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