lunedì 22 ottobre 2018

Quel che rinvenne (non scoprì caro prof. Carbone) mio fratello l'ing. Angelo Taverna è questo libricino che porta il n. 31 come foglio finale.
E' un esemplare unico di stretta proprietà di mia cognata che non desidera farne diffusione alcuna- Quando assessore alla cultura, Totò Picone ebbe tra le mani le fotocopie che avevo date a padre Mattina. Si tratta delle Coroncine in numero di 23, da pag. 25 a pag. 31, e ne feve una bella pubblicazione

La foto della copertina che qui masterizziamo è pressoché illeggibile. Ne facciamo la trascrizione a dimostrazione dell'autenticità della fonte.
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SAGRA
NOVELLA E CORONELLA
DELLE SETTE ALLEGREZZE
IN ONORE
DELLA NOSTRA SIGNORA
M A R I A
V E R G I N E
S O T T O
Il prodigiosissimo titolo del Monte, Avvocata
e Protettrice dell'Alma Fedelissima di
Racalmuto
C O M P O S T E
DAL P. F. EMMANUELLO MARIA
C A T A L A N O T T O
Agostiniano della Congregazione di Sicilia, e
dedicate all'alto incomparabile merito
D E L L A S I G N O R A
D. RAFFAELLA MARIA
G A E T A N I, E B U G L I O
Duchessa Gaetani, e Contessa di Racalmuto ec. ec.
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IN PALERMO MDCCLXIV.
Nella Stamperia di Giuseppe Gramignani
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Con Licenza de' Superiori-
Il testo del Catalanotto era ben presente al Caruselli che dichiarando spregevoli i versi dell'Agostiniano pensò bene stravolgerne lingua e contenuto. Invero, secondo il padre Morreale, la romanzata versione della venuta della Madonna a Racalmuto precede il Caruselli. Già mons. Lo Jacono aveva elaborato ed approvato la "lezione VI dell'ufficio liturgico in onore della Madonna del Monte"- Il Pitrè parla di questa faccenda mariana racalmutese e ci precisa che "nel 1854 un sacerdote di Lucca di Sicilia P. Bonaventura Caruselli minore osservante , dolente che la sacra azione [quella del Catalanotto, presumiamo] prendesse forma di un baccanale, volle scrivere e pubblicare un dramma da sostituirsi annualmente a quello scomposto spettacolo- 'Sin da tempo immemorabile, egli dice, usavano i suoi abitanti nella festa della Madonna recitare in pubblico alcuni così detti versi, allusivi della venuta miracolosa di Maria del Monte. Or essendo la cerimonia poco imponente, perché per essere la composizione malissimamente costrutta, s'eseguiva da gente volgare. Né potendosi togliere simile costume, ho voluto renderlo più dignitoso con un componimento più regolare' "
Il Pitrè comunque alla fine trancia un giudizio che è una stroncatura. "E' opera pocomeno che mediocre".
Sarà per questo che duante la sindacatura di Eugenio Napoleone Messana vien fuori una successiva rielaborazione con l'invenzione di personaggi improbabili dai nomi addirittura meneghini.
Il Pitrè incontrò il Caruselli; ci racconta: "ho conosciuto il Caruselli negli ultimi mesi della sua vita, malato di cuore. Egli avrebbe potuto fornirmi notizie dello spettacolo antico di Racalmuto, ma ne disprezzava l'apparato e la poesia e per il suo male parlava a fatica."
Ed ecco la straordinaria importanza del rinvenimento da parte di mio fratello, dell'unica copia di quel dramma sacro. Ne conosciamo l'autore, il padre agostiniano P. F. Emmanuello Maria Catalanotto: i disprezzati versi da parte del francescano Caruselli hanno l'afrore del nostro bel dialetto (a parte certe intelocuzioni non nostrane) e tra il pessimo dramma sacro del Caruselli in estranea lingua toscana preferiamo questo siculo cantalenare del Catalanotto. Questi è bene ammanigliato con i Caetani e Buglio che per un secolo sia pure con l'inganno di una serva (Paola Macaluso) furono i nostri riconosciuti Conti.
Che dire della versione che con tanto dispendio di soldi a carico di questo dissanguato Comune, si recita sul palcoscenico della Piazzetta la seconda domenica di Luglio? Sarebbe meglio tornare alla versione Catalanotto che almeno ha qualche effluvio vetusto e ci risparmieremmo versi dissennati in malaccorta lingua, diseducativi per giunta.
Calogero Taverna

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