sabato 10 novembre 2018

Adeodato Piazza
Ut sint unum
Nato 30 settembre 1884, Vigo di Cadore
Ordinato presbitero 19 dicembre 1908 dal cardinale Aristide Cavallari Nominato arcivescovo
29 gennaio 1930 da papa Pio XI
Consacrato arcivescovo
24 febbraio 1930 dal cardinale Basilio Pompilj
Elevato patriarca
16 dicembre 1935 da papa Pio XI
Creato cardinale
13 dicembre 1937 da papa Pio XI
Deceduto
30 novembre 1957, Roma
Adeodato Piazza, al secolo Giovanni (Vigo di Cadore, 30 settembre 1884 – Roma, 30 novembre 1957), è stato un cardinale e patriarca cattolico italiano.
Nacque a Vigo di Cadore il 30 settembre 1884 e fu battezzato col nome di Giovanni.
Entrato presto nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, il 7 agosto 1907 emise a Venezia i voti solenni prendendo il nome di Adeodato di San Giuseppe e, l'anno seguente, il 19 dicembre 1908, ricevette dalle mani del cardinale Aristide Cavallari l'ordinazione sacerdotale.
Fu insegnante di filosofia e teologia e, durante la prima guerra mondiale, cappellano militare.
Dal 1923 al 1929 fu segretario generale dei Carmelitani Scalzi, procuratore generale e consultore della Congregazione dei religiosi.
Arcivescovo di Benevento[modifica | modifica wikitesto]
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omissis
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Uomo di carattere risoluto, durante il secondo conflitto mondiale ottenne che grosse partite di derrate alimentari giungessero in città; insieme a mons. Olivotti iniziò un'opera di assistenza per migliaia di ragazzi bisognosi di cure e nei mesi più bui si adoperò presso gli alti comandi perché Venezia fosse dichiarata città aperta. In una lettera al cardinale Rossi del 6 dicembre 1943 sulla questione degli ebrei veneziani scrisse: "In particolare apprensione sono i battezzati dichiarati già o che saranno dichiarati in base alla nuova legge, di razza ebraica. Sono certo che la Santa Sede farà tutto il possibile per salvare questi infelici, la cui sorte non può non preoccupare la Chiesa. Per parte mia ho accennato al penoso problema suggerendo moderazione, al console generale di Germania residente a Venezia venuto a farmi visita privata".[4]
Nello stesso mese riuscì a convincere Hermann Goering a non allagare il territorio del basso Piave, azione che avrebbe richiesto lo sgombero di 30000 abitanti. Il 2 aprile 1945 fu proprio padre Giulio Mappelli, incaricato dal cardinale, ad accompagnare i membri del CLN al comando tedesco dove fu raggiunto l'accordo per l'abbandono di Venezia da parte delle truppe di occupazione. Denunciò, col vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin, le barbarie dell'immediato dopoguerrache avvenivano in territorio giuliano, istriano e dalmata.
Morì a Roma il 30 novembre 1957 all'età di 73 anni.
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Gli spunti biografici da me evidenziati non mi convincono circa il fanatismo fascista e addirittura nazista del cardinale Adeodato Giovanni Piazza.
Trascrivo ora un passo di Sciascia:
"Moriva nel 1958, Pio XII; e ascendeva al soglio pontificio - bonario, tollerante. arguto ma forse anche confuso e confusionario - Angelo Rocalli, Giovanni XXIII. Mons. Ficarra ne ebbe speranza: che il suo caso si rendesse alla giustizia, alla verità: Ne scrisse al cardinale Tedeschini il 18 novembre. Il 13 dicembre il cardinale gli rispondeva di "aver cercato in tutti i modi"" di esergli utile. ...... 0missis ..."Purtroppo è con vero rammarico che Le invio copia della lettera pervenutami da parte della Sacra Congregazione Concistoriale che non crede opportuno nelle attuali Sue condizioni rivedere il provvedimento adottato dalla ven. mem. del S, Padre Pio XII".
Sciascia ne trae spunto per rincarare la dose; che insomma 'omnibus perpensis' venivano vulnerate ancora una volta giustizia e verità.
Ci vien fatto di rimuginare: ma il cardinale Piazza era già morto. La politica di Pio XII rinnegata e superata dal 'confuso e confusionario' - ma noi dissentiamo totalmente da Sciascia - papa Roncalli.
Qua a riemergere era il carteggio che sei anni prima aveva spinto Pio XII al provvevdimento avverso mons. Ficarra. Finora mi pare nessuno ci ha messo mano. Noì non abbiamo potuto per questioni di privacy vaticana, ma ne abbiano intravisto la rubricazione.
Il cardinale Mimmi, successore del Piazza, diceva - scrive sSiascia - "che il sacro Dicastero apprezza ed ha sempre apprezzato le doti di mente e di cuore quel degnissimo Prelato" (alias mons. Ficarra)-
Ed allora perché quel perdurare del provvedimento ostile di Pio XII?. Sciascia irride alla giustificazione addotta: "omnibus perpensis"- Peraltro "attese le attuali Sue condizioni non [si] ritiene che possa riverdersi il provvedimento a suo tempo adottato dalla ven. mem. del S. Padre Pio XII"..
Sciascia punta i suoi fulmini su quel soffermarsi su pretese condizioni del Ficarra in tremini di salute fisica.
Noi ci soffermiano su quel "omnibus perpensis".
Le carte vaticane del vescovo Ficarra chissà che cosa contenevano - comunque non intoccando l'alta levatura di mente e di cuore del Canicattinese.
Penso che tutte le elucabrazioni sul caso Ficarra, sino a quando non saranno consultabili le carte del 1952, sono destinate al rango di congettura, di sapore spesso antistorico.

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