mercoledì 12 dicembre 2018

 
1
LAC2014 Proceedings | DOI 10.5463/lac.2014.7
Abstract
Sulphur was important in several fields: military,tanning, wool’s disinfection and many other activ-ities. Nevertheless, the largest quantity of sulphurwas used in agriculture, particularly in viticultureas it was used to combat fungal diseases especial-ly in wine production areas. Sicily, and in particularthe area surrounding Agrigento, was the main siteof sulphur extraction. This built strong relation-ships with Rome and other agricultural centres inthe Mediterranean Sea. Very important among thehistorical sources and the archaeological evidenceare the so called
Tabulae sulphuris,
 concerningthe sulphur exploitation at the Agrigento’s area.Recent finds and studies gave a new chronologydating to a few of the
tegulae sulphuris
 and the re-lated sulphur exploitation between the end of thefourth and the sixth centuries. It is now possible toattribute to Sicily (in particular, the “
area solfifera
”)the trade relationships which arose in Classicaltimes. We must connect these commercial andcultural ties to the export of wheat and other com-modities. The main goal of this paper is to shownew data on the exploitation structures and thetransformation of the mining landscape betweenLate Antiquity and the Byzantine Age. During thistime,
 Agrigentum
 lost its function as fiscal centre,maybe because other centres were acquiring thisrole.
Keywords:
Sulfur Exploitation and Trade, AncientLandscape, Survey, Roman Economy, Roman Sicily
Introduzione
In questo contributo ci si occuperà dell’aspetto delpaesaggio minerario in età romana, dei
markers
 della produzione del minerale e del rapporto frale miniere e il porto di
 Agrigentum
 in età tardoan-tica. Si tratta di un lavoro cominciato da anni e cheprevede un approccio multidisciplinare. Infatti,ad una prima fase in cui si sono indagati i cam-pi di applicazione dello zolfo e quindi i mercatipotenziali a cui poteva essere destinato, ha fattoseguito un’indagine sul campo per documentare leevidenze archeologiche delle attività estrattive e lestrutture insediative ad esse correlate.Fin da quando questa ricerca è stata concep-ita, si è riflettuto su alcuni tratti caratterizzantile attività estrattive che si mostrano fortementeconservativi, tanto da rimanere costanti nel tempo.Si è appurato che tali attività non richiedevanoun grande investimento tecnologico, avevano unnotevole impatto sul territorio circostante e, dicontro, altrettante ricadute positive; ancora, èstato accertato che era necessario un controllodiretto da parte dell’investitore al fine di evitarelatrocini da parte delle figure intermedie nellacatena estrattiva.
Importanza del minerale sui mercatidell’antichità
Grande fu il fabbisogno di zolfo sul mercato in etàpreindustriale, quando la richiesta di acido sol-forico per la produzione di soda generò una fortedomanda e determinò la nascita, nel territorio
Estrazione e raffinazione dello zolfo e paesaggio nella Sicilia romana tra IVe VI d.C.
Luca Zambito
Università di Palermoemail: lucazambito@libero.it
 
2
LAC2014 Proceedings | DOI 10.5463/lac.2014.7
agrigentino, di un gran numero di zolfare, che gen-erarono un benessere economico diffuso e bloc-carono, temporaneamente, i forti flussi migratoriverso l’estero.In età romana, le officine vetrarie, le fullon-iche, le attività militari, quelle mediche e, infine,l’agricoltura e la scienza veterinaria richiedevanograndi quantità di zolfo (Zambito, 2010). Questadomanda fece in modo che
 Agrigentum
 fosse metadi navi onerarie destinate all’esportazione dellozolfo verso i mercati del Mediterraneo. Il mineraleveniva esportato in grandi lingotti e non richiedevacontenitori peculiari come nel caso dell’allumeeoliano e melio. Unico indicatore, quindi, della suacircolazione sono i pochi relitti che conservanotraccia di lingotti di zolfo nel carico: quello elbanodi Procchio, quello mazarese di Punta Granitola edue relitti sardi per cui abbiamo solo fugaci seg-nalazioni (Parker, 1992).
Caratteristiche del paesaggio zolfifero
Il territorio agrigentino è caratterizzato da grandidepositi di calcare zolfifero e gesso. La cosiddetta “Serie Gessoso solfifera”, nella quale si trova lozolfo, copre una superficie di circa 1500 chilometriquadrati
 
(fig. 1) ed è compresa fra le province diAgrigento, Caltanissetta ed Enna con un piccoloaffioramento a Lercara Friddi (Palermo). Tuttavia,l’area interessata dai siti minerari romani sembramolto più ristretta e concentrata solo nel territorioa est di Agrigento.Le particolari caratteristiche delle attività di es-trazione e raffinazione determinarono e condizion-arono le dinamiche insediative. Se, infatti, da un
Fig. 1. Serie gessoso solfifera e l’area delle miniereromane (cerchiata in rosso).
 
3
LAC2014 Proceedings | DOI 10.5463/lac.2014.7
lato è necessario un diretto controllo delle attivitàlavorative e quindi una prossimità con le areeinsediate, dall’altro lato, la produzione di anidridesolforosa era dannosa per le coltivazioni, per ilbestiame e direttamente per l’uomo. Le modalitàinsediative, quindi, dipendono dalla mediazione fraqueste due esigenze. Se le attività di estrazionedel minerale sono ad alto impatto, con tunnel edepositi all’aria aperta, il momento della raffina-zione non prevede la costruzione di strutture diparticolare complessità tecnologica: lo zolfo puro,infatti, si ottiene per autocombustione della gangain grandi cumuli; il minerale, del resto, fonde abassa temperatura e, per questo, non necessita dinessun apporto di altri combustibili.Non era, perciò, necessario collocare gli stabil-imenti di raffinazione in prossimità di risorse bo-schive o idriche. A tal proposito, sono interessantii documenti di archivio e le transazioni notarili ot-tocentesche da cui emerge, chiaramente, l’intentodi tutelare le coltivazioni dagli effetti negativi dellavicinanza alle zolfare ma che, altrettanto chiara-mente, lasciano trasparire la precisa intenzionedi privilegiare le seconde sugli interessi dei primicon permessi e deroghe rilasciate facilmente. Se,come abbiamo visto, l’impegno tecnologico richie-sto in una zolfara era minimo, il suo impatto sullanatura del territorio e perfino sulla sua orografiaera devastante: nuovi rilievi, costituiti da rosticcio,torrenti e corsi d’acqua deviati, condizionamentodelle aree insediative e coltivate sono solo alcunidei macrofenomeni, documentabili direttamenteper l’età contemporanea, attraverso le fonti diarchivio, per l’età basso-medievale e per la primaetà moderna, e che vanno ricostruiti attraversouna attenta analisi dei dati, per l’antichità.
Fig. 2. Area attorno ai siti di Cangiana e Stefano e lororapporto con il bacino minerario e la viabilità.

Nessun commento: