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giovedì 25 aprile 2013

DIECI ANNI DOPO: Che cosaa è cambiato nel Sud? Ciò che è peggiorato, per colpa di chi?

Banche e Mezzogiorno



19 febbraio 2003



Documento di prossima pubblicazione

nel mensile dell’ABI “Bancaria”




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La struttura del sistema

bancario nel Mezzogiorno




La platea di intermediari che si contende il mercato meridionale risulta assai articolata

ed eterogenea sia dal punto di vista dimensionale sia da quello della

provenienza geografica.

Come sembra dimostrare ampiamente il fatto che, accanto alle banche aventi

sede legale nel Mezzogiorno, operano con insediamenti propri tutte le banche

nazionali aventi sede legale nel Centro-Nord del Paese, e altre 8 banche interregionali

anch’esse di proprietà esterna all’Area (sulle 10 complessivamente esistenti

in Italia).

Proprio questa massiccia presenza diretta al Sud di tutti i principali gruppi bancari

nazionali sembra costituire una prima forte evidenza circa la sussistenza,

anche nel mercato bancario del Mezzogiorno, di una ampia pluralità di canali di

offerta che garantisce non solo un supporto alle esigenze finanziarie e creditizie

dell’Area, ma anche condizioni concorrenziali di mercato caratterizzate da

un’accesa dialettica competitiva tra i diversi gruppi e intermediari.

In particolare, è rilevante la presenza delle banche del Centro-Nord nel mercato

meridionale. Esse controllavano, sulla base dei dati a fine 2001:


Totale

Banche Italia

Banche

operanti nel

Mezzogiorno

Banche con sede

legale nel

Mezzogiorno

Totale

sportelli

Italia

Totale sportelli

nel Mezzogiorno

Banche Nazionali * 8 8 1 10.628 2.531

Banche Interregionali 10 8 1 4.020 1.069

Banche Regionali 23 13 6 5.040 1.223

Banche Interprovinciali 160 37 31 6.217 1.040

Banche Provinciali 538 131 122 3.572 695

Totale 739 197 161 29.477 6.558


* Nelle banche nazionali è stato ricompreso il Banco di Napoli incorporato nel SanPaoloImi l’1/1/2003, le banche

del gruppo Unicredito sono state considerate come una unica entità. Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d'Italia




BANCHE E SPORTELLI PER GRUPPI TERRITORIALI (30/9/2002)




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? l’81% del mercato dei depositi del Mezzogiorno (di cui il 45% come presenza

diretta e il restante 36% attraverso banche del Sud e Isole controllate);

? l’84% del mercato degli impieghi del Mezzogiorno (di cui il 61% diretto e il

restante 22% indiretto),

quindi, le banche del meridione in senso stretto, ovvero non controllate da banche

del Centro-Nord, detenevano circa 1/5 del mercato bancario complessivo del

Mezzogiorno.

L’implicazione di carattere generale è che l’operatività bancaria – gamma di prodotti

e servizi offerti alla clientela, strutture organizzative, procedure di controllo

dei rischi, risorse manageriali e politiche distributive, ecc. - è divenuta nel corso

degli anni sempre più omogenea su tutto il territorio nazionale, dato che il

modello bancario prevalente anche nel Mezzogiorno è quello “esportato” dalle

banche del Centro-Nord nel Meridione.

Occorrerà naturalmente dell’ulteriore tempo perché questo processo si affermi

pienamente e occorrerà - soprattutto - una parallela evoluzione della domanda

che consenta di cogliere e apprezzare appieno le nuove opportunità offerte in

campo bancario.

Nel Mezzogiorno si è affermata una struttura dell’offerta che, invece di deprimere

il grado di concorrenzialità del mercato meridionale, ne accentua le condizioni

competitive. I primi 4 gruppi bancari operanti nel Mezzogiorno sono

espressione delle banche del Centro Nord e detengono in termini di sportelli una

quota di mercato pari a circa il 45% del totale degli sportelli meridionali; ai primi

10 gruppi fa riferimento una quota del 72%. Si ricorda, che uno dei nodi critici

della struttura dell’offerta bancaria nel Mezzogiorno è stato fino a qualche anno

fa proprio quello di non riuscire a eliminare pienamente le barriere all’entrata

che proteggevano talune nicchie inefficienti di mercato, e non già quello opposto

di un eccesso di concentrazione.


PRESENZA DELLE BANCHE DEL CENTRO-NORD

NEL MERCATO MERIDIONALE




(Quota % sul totale)




DEPOSITI

IMPIEGHI



TOTALE PRESENZA

DIRETTA

PRESENZA

INDIRETTA




Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d’Italia e dati




81,0

84,0

45,0

61,0

36,0

23,0



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Specificatamente con riguardo alla dotazione di sportelli operanti nell’area Sud e

Isole essa è pari a circa 6.600 unità a settembre 2002, in crescita di oltre 2.700

unità rispetto al 1990 anno di definitiva liberalizzazione degli insediamenti, ra ppresentando

una quota sul totale nazionale corrispondente al 22,2%. Quota che

si è mantenuta costante negli ultimi anni, e sostanzialmente allineata a quella

del PIL del Mezzogiorno (24,4% nel 2001).

In tema di articolazione distributiva un aspetto importante, anche se non sempre

adeguatamente sottolineato, è che la dotazione degli sportelli del Mezzogiorno

risulta, se commisurata ai volumi di attività bancaria, significativamente

più ampia di quella che caratterizza le stesse regioni centro-settentrionali:

- alla fine del 2001 operavano, infatti, al Sud ben 49 sportelli bancari per ogni

1.000 milioni di € di impieghi contro i 27 sportelli del Centro-Nord;


-

e lo stesso fenomeno poteva essere colto anche dal lato della raccolta, dove

gli sportelli del Sud erano 56 per ogni 1.000 milioni di € di depositi, contro i

52 sportelli delle regioni centro-settentrionali.

Nel paragone con la domanda “aggregata” di prodotto bancario dell’Area la

struttura dell’offerta sembrerebbe, dunque, almeno sotto questi profili, più che

adeguata e proporzionata, mostrando anzi qualche segno di sovradimensionamento.


DOTAZIONE SPORTELLI




(31/12/2001)




MEZZOGIORNO

CENTRO-NORD



N° SPORTELLI

per 1000 mln di €

di impieghi

N° SPORTELLI

per 1000 mln di €

di depositi

N° SPORTELLI

per 100.000 abitanti



49,0 55,8 31,3

27,1 52,4 61,4



Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d’Italia e Istat




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Le caratteristiche della domanda

di servizi bancari nel Mezzogiorno




La domanda di servizi bancari proveniente dal Mezzogiorno è di dimensioni

estremamente più ridotte rispetto a quella del Centro Nord: i depositi per abitante

sono pari nel Mezzogiorno a 5,6 migliaia di € contro, gli 11,7 delle regioni

centro-settentrionali; gli impieghi per abitante a 6,4 migliaia di €, contro 22,6

delle altre regioni italiane. Valori ancora più discosti si registrano in termini di

gestioni patrimoniali e di titoli in deposito.

Cifre che a loro volta riflettono sia un più basso grado di sviluppo dell’area - nel

Meridione il PIL pro-capite è pari a poco più della metà di quello del resto d’Italia

(14,2 migliaia di euro contro 24,8 nel 2001), mentre il tasso di disoccupazione è

quattro volte più alto (5% al Centro Nord e 19,3% nel Mezzogiorno - sia ragioni

demografiche e di struttura di età della popolazione (nel Mezzogiorno la quota di

popolazione con età inferiore ai 14 anni è del 17,3% contro solo il 12,7% del

Centro Nord e l’indice di dipendenza, che fornisce una misura del carico demografico

che grava sulla popolazione in età produttiva è superiore di quasi 2 punti

percentuali nel Mezzogiorno 49,5% rispetto 47,8%).

Alla luce di quanto detto trovano giustificazione per il Mezzogiorno livelli più

contenuti di disponibilità di sportelli bancari commisurata alla popolazione (31,3

sportelli per ogni 1.000 abitanti contro 61,4), anziché ai volumi intermediati.

In sintesi, l’attuale grado di bancarizzazione del Mezzogiorno appare adeguato

rispetto alle esigenze finanziarie e creditizie espresse dall’Area, sia come dimensionamento

generale dell’offerta rispetto alla domanda di intermediazione

espressa dalle regioni meridionali, sia come sostegno creditizio specifico fornito

dal sistema bancario all’economia meridionale.


DOMANDA DI SERVIZI




(31/12/2001, valore in mgl di €)




MEZZOGIORNO

CENTRO-NORD



IMPIEGHI PER

ABITANTE

DEPOSITI PER

ABITANTE

TIT IN DEPOSITO

PER ABITANTE

GPM PER

ABITANTE



6,4

22,6

5,6

11,7

3,7

29,4 3,1

0,4



Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d’Italia e Istat




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I rapporti banca e impresa

nel Mezzogiorno




·


Il supporto creditizio

Altri dati suffragano la tesi di un fattivo contributo del sistema bancario allo sviluppo

del Meridione, che non è venuto a mancare nemmeno di fronte al peggioramento

della qualità dei prenditori che si è registrato a metà degli anni novanta.


I finanziamenti




Gli impieghi concessi a favore di controparti residenti nell’Area, la cui quota si

attesta intorno al 15% in rapporto al totale nazionale, è in lieve contrazione rispetto

all’inizio degli anni ’90 (18%). Risultato che può essere considerato quasi

sorprendente, ove si considerino, se non altro, gli effetti fortemente depressivi

sulla dinamica dei crediti «vivi» dell’area meridionale che ha avuto l’emersione

di un volume così ampio di sofferenze e di perdite su crediti, quale quello sperimentato

nella seconda metà degli anni ‘90 al Sud.

La riduzione dell’incidenza degli impieghi nel Mezzogiorno rispetto al totale nazionale

è anche imputabile ad alcuni effetti statistici determinati dallo specifico

trattamento riservato ai crediti problematici. Nel 1997 e negli anni successivi

sono stati trasferiti crediti problematici di banche del Sud ad apposite “bad

banks” per circa complessivi 22.000 miliardi di lire (11.000 milioni di euro).


Impieghi e Pil




Considerando questi crediti trasferiti nonché quelli ceduti anche tramite cartolarizzazioni,

la riduzione del peso dei crediti al Sud si riduce in misura significativa.

Si ricorda, che le cartolarizzazioni di prestiti inesigibili sono state pari complessivamente,

dall’avvio della legge (nel 1999), a 23,6 miliardi di euro.

Nell’ipotesi che circa il 50% delle cartolarizzazioni di crediti inesigibili abbia riguardato

sofferenze del Mezzogiorno e sommando i crediti trasferiti alle bad

banks il rapporto impieghi/ pil nel 2001 passa dal 45,9% al 53,6%, valore non

discosto da quanto registrato nel 1995 (57,6%). Al di là di tale correzione, il

prospetto sotto riportato mostra in maniera chiara come laddove si consideri

quale punto di partenza il 1990 e non il 1995 - nel presupposto che nella prima

metà degli anni novanta il Mezzogiorno abbia ricevuto una quantità di prestiti

superiore a quella che sarebbe stata congrua in base all’effettivo merito creditizio

- la variazione del rapporto tra impieghi e pil risulta in crescita e non in diminuzione

(56,3% nel 1990 contro 64,3% nel 2001, considerando le variabili opportunamente

corrette).

Nel valutare l’incidenza degli impieghi sul Pil è necessario ricordare, altresì, che

tale aggregato considera diverse componenti e nella formazione del Pil nel Mezzogiorno

è rilevante il peso della Pubblica Amministrazione. Nel 2001, la quota

di Pil del Mezzogiorno attribuibile alla Pubblica Amministrazione è stata pari al


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28% contro il 16% del Nord. Inoltre se si considera la quota di Pil derivante

dalla domanda di beni di investimento e dal saldo netto con l’estero, il valore

che si registra nel Mezzogiorno è del 20% contro il 26% del Centro Nord.

Inoltre, la già segnalata bassa domanda di servizi bancari si accompagna con

una presenza di piccolissime imprese che nelle relazioni con la banca esprimono

bisogni finanziari e comportamenti assai più simili a quelli delle famiglie, accentuando

con ciò già alcune caratteristiche proprie delle piccolissime imprese in

Italia, che anche per fattori culturali mostrano una bassa domanda finanziamenti

bancari, ricorrendo spesso all’autofinanziamento.


La struttura finanziaria delle imprese




Dal lato del sostegno creditizio, è noto che comunque il baricentro della struttura

finanziaria del Mezzogiorno insista stabilmente ancora oggi sulle banche,

data la marginalità dei canali mobiliari e finanziari alternativi al credito bancario.

E che, anzi, uno dei problemi delle imprese localizzate nel Sud e nelle Isole è

proprio una loro eccessiva dipendenza dall’indebitamento bancario: che per esse

rappresenta il 76% del totale dei debiti finanziari, contro circa il 60% delle imprese

del Centro-nord.

Emerge comunque una realtà, quella meridionale che inizia a segnalare elementi

di rafforzamento dal lato del contesto economico, mantenendo delle peculiarità

in termini di relazione con le banche. Si iniziano, quindi, a cogliere gli elementi

positivi derivanti da un maggiore capacità delle banche nell’allocare le risorse.


1990 1995 2001

Impieghi



(A) 79.259 128.660 136.113

sofferenze cartolarizzate (B) 0 0 11.800

sofferenze cedute a bad banks (C) 0 0 11.000


Impieghi ristimati



(D)=A+B+C 79.259 128.660 158.913

Pil



(E) 168.946 223.283 296.725

di cui: Pil sommerso (F) 28.158 37.214 49.454


Pil ristimato al netto del sommerso



(G) 140.789 186.069 247.271

(A)/(E) %



46,9% 57,6% 45,9%

(

D)/(G) % 56,3% 69,1% 64,3%

Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d'Italia, Istat, Svimez




IMPIEGHI E PIL NEL MEZZOGIORNO (mln di €)




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Quindi, non si deve parlare di razionamento ma di maggiore capacità di valutare

in modo oggettivo le imprese. A supporto di tale affermazione si può rilevare

che nel periodo giugno 1997-giugno 2002, il rapporto utilizzato su accordato,

indicatore del grado di restrizione delle condizioni creditizie, ha presentato nel

Mezzogiorno una diminuzione di 5 punti percentuali, dal 75% al 70%, segnalando

che la dinamica dei fidi accordati è risultata superiore a quanto poi effettivamente

utilizzato dalle imprese meridionali, mentre nel Centro Nord tale valore è

rimasto stabile nel periodo considerato sul 63%.

Inoltre, primi segnali positivi dell’evoluzione economica del Mezzogiorno possono

essere colti dal Pil che negli anni più recenti ha mostrato una dinamica più sostenuta

rispetto a quella delle regioni del Centro Nord e dalla maggiore dinamicità

in termini di avvio di nuove imprese soprattutto a partire dal 1997.

Non è quindi sotto il profilo «quantitativo» che sembrano potersi rivolgere

eventuali critiche al sistema bancario in tema di politiche di razionamento del

credito seguite nelle regioni meridionali, quanto – semmai – sotto il profilo

«qualitativo», ovvero per non aver forse potuto indirizzare maggiormente verso

forme alternative di finanziamento, preferibilmente a titolo di rischio, le imprese

del Mezzogiorno per renderne progressivamente meno fragile e più articolata la

struttura finanziaria.

Questo però, come tutti sappiamo, è un problema di carattere nazionale che richiama

alcune caratteristiche di fondo della nostra struttura finanziaria: in primo

luogo lo scarso spessore e la limitata ampiezza del suo mercato mobiliare principale.


Debiti bancari /

Debiti finanziari

Nord - Ovest 65,0%

Nord - Est 71,3%

Centro 48,8%

Sud e Isole 75,8%


Italia



62,4%

Fonte: Banca d'Italia




STRUTTURA FINANZIARIA DELLE IMPRESE IN ITALIA




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·


Il costo del credito nel Mezzogiorno

Nel Mezzogiorno i tassi di interesse applicati sui finanziamenti risultano più elevati

rispetto alle altre aree dell’Italia. Laddove si considerino i tassi di interesse

attivi a breve termine, si osserva come il differenziale fra quelli applicati

nell’area del Mezzogiorno e quelli medi nazionali oscilli fra 1-2 punti percentuali.

Il differenziale tra i tassi di interesse sui finanziamenti praticati nel Mezzogiorno

e quelli praticati nel Centro-Nord dell'Italia, trova spiegazione in molteplici fattori:

a) nel diversità nel grado di rischio, b) nei tempi delle procedure di recupero

(e quindi nella quota del credito recuperato) e c) nella frammentazione dei

rapporti creditizi.

Fortemente più elevato della media nazionale appare il grado di rischiosità degli

impieghi: a fronte di una media del totale Italia del rapporto sofferenze lo rde/

impieghi pari al 4,63%, tale valore risulta pari al 12,5% nell’Italia meridionale

e supera il 16% nell’Italia insulare (con un differenziale rispetto alla media

nazionale di quasi 10 punti percentuali).La maggiore rischiosità della clientela

del Mezzogiorno viene altresì colta dal tasso di decadimento della clientela (cioè

il rapporto tra nuove entrate in sofferenza e finanziamenti in essere nell’anno

precedente). Nel 2001 il valore di tale indicatore era nell’Italia Meridionale quadruplo

rispetto a quello del Nord.


Nord-Occidentale Nord-Orientale Centrale Meridionale Insulare TOTALE

Impieghi ( mln. di euro)


384.701 219.227 233.713 87.587 45.905 971.133

sofferenze lorde ( mln . di euro)


9.776 5.416 11.233 10.963 7.592 44.980

rapporto sofferenze lorde/

impieghi (%)


2,54 2,47 4,81 12,52 16,54 4,63

Differenziale verso Italia (punti %)


-2,09 -2,16 0,17 7,88 11,91

Tassi attivi a breve

termine sui fin. per cassa (%)


5,66 6,34 6,35 8,04 7,70 6,11

Differenziale verso Italia (punti %)


-0,45 0,23 0,24 1,93 1,59

Tassi attivi a m/l

termine sui fin. per cassa* (%)


4,87 5,01 5,25 6,03 5,89 5,09

Differenziale verso Italia (punti %)


-0,22 -0,08 0,16 0,94 0,80

* Operazioni pregresse Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d'Italia




ITALIA


IMPIEGHI, SOFFERENZE E TASSI BANCARI



(dicembre 2001)

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TASSI DI INTERESSE E RISCHIOSITA'




a breve a

dicembre

2001

a m/l termine per

operazioni accese

nel 4° trim 2001

nel 2001 medio '95-'01 Sofferenze

lorde/Impieghi

(%)

Italia Nord -Ovest 5,66 4,87 1,0 1,9 2,54

Italia Nord - Est 6,34 5,01 0,9 1,5 2,47

Italia Centrale 6,35 5,25 2,2 3,3 4,81

Italia Meridionale 8,04 6,03 3,8 5,3 12,52

Italia Insulare 7,70 5,89 2,3 5,4 16,54

(punti %)

Meridione vs N-O 2,4 1,2 2,8 3,4 9,98

Meridione vs N-E 1,7 1,0 2,9 3,8 10,05

Meridione vs Centro 1,7 0,8 1,6 2,0 7,71


Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d'Italia

(*) tasso di decadimento = nuove sofferenze / impieghi anno precedente




Tassi bancari attivi Tasso di decadimento (*)


TASSO DI DECADIMENTO (nuove sofferenze su impieghi)

DEI FINANZIAMENTI PER CASSA



4,04 3,90

3,28

6,43

1,71

2,49

2,27 2,32


1,74

2,28

2,58

1,45



0,00

2,00

4,00

6,00

8,00

media 1985-89 media 1990-93 media 1994-97 media 1998-2001

0,00

0,50

1,00

1,50

2,00

2,50

3,00


Mezzogiorno (%)

Centro Nord (%)

Rapporto Mezzogiorno vs Centro Nord


% Rapporto Vs C/N



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Tuttavia, un elemento positivo si può cogliere dalla seppur lieve riduzione, negli

ultimi anni, del differenziale tra la rischiosità dei prenditori del Mezzogiorno vs

quelli del Centro-Nord. Il cosiddetto tasso di mortalità di generazioni di finanziamenti

(cioè il rapporto tra gli affidati entrati in sofferenza nel 2001 rispetto a

ciascuna generazione di finanziamenti originaria) segnala che il rapporto tra il

tasso di mortalità al Sud e quello al Centro-Nord è sceso da 1,84 volte per i finanziamenti

accesi tra il 1994-1997 a 1,56 volte per quelli accesi tra il 1998-

2000. Fenomeno questo che può trovare spiegazione anche nell’adozione al Sud,

negli anni più recenti (a seguito del processo di consolidamento dell’offerta), di

più adeguati processi di selezione del merito creditizio.

Con riguardo specifico alle questioni legate ai tempi delle procedure di recupero,

queste si riconnettono all’efficienza generale delle strutture amministrative. Ad

esempio, il tempo medio di completamento delle procedure esecutive immobiliari

è infatti pari ad oggi a oltre 7 anni nel Sud (con punte di oltre) rispetto ai 5

anni nel Nord Italia. Ciò determina non solo una perdita finanziaria connessa al

ritardo nel recupero del capitale ma anche un aggravio nei costi di gestione

amministrativa della procedura nonché una minore quota del credito recuperato.

In prospettiva, con l’affermarsi di logiche di definizione del prezzo dei finanziamenti

maggiormente coerenti con le componenti di costo che lo devono determinare

(costo dei fondi, perdita attesa, costo del capitale impegnato, costi amministrativi

connessi con il finanziamento), il gap di inefficienza delle strutture

amministrative del Mezzogiorno, rispetto a quella già insopportabilmente elevata

delle regioni centro settentrionali, potrà comportare un’ulteriore penalizzazione

per i prenditori di quelle aree.


0,43

0,30

0,89

1,64

0,17 0,22

1,05

0,48


1,56

1,76 1,84

1,94



0,00

1,00

2,00

3,00

media 1985-89 media 1990-93 media 1994-97 media 1998-00

0,00

0,50

1,00

1,50

2,00

2,50

3,00


Mezzogiorno (%)

Centro Nord (%)

Rapporto Mezzogiorno vs Centro Nord


% Rapporto Vs C/N


TASSO DI MORTALITA’ (nuove sofferenze su impieghi di inizio

periodo) NEL 2001 DI GENERAZIONI DI FINANZIAMENTI




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Il maggior costo del credito è da ricondurre, infine, alla frammentazione dei rapporti

finanziari che consegue alla polverizzazione del tessuto produttivo nelle regioni

meridionali, condizione che genera un aumento dei costi di valutazione e

gestione del rischio.

In particolare, l'ammontare medio dei fidi di importo superiore ai 77.469 € (150

milioni di lire, rilevati dalla Centrale Rischi Banca d'Italia) è inferiore al Sud (448

mgl di €) rispetto alle regioni del Centro-Nord (707 mgl €). Inoltre, è sensibilmente

più elevata la quota dei crediti di importo più contenuto sul totale (quelli

inferiori ai 77.469 €): 45% al Sud rispetto al 18%.

Il risultato è di impedire un più adeguato sfruttamento di economie di scala, da

un lato, e determina un’attività bancaria certamente più costosa, in quanto più

parcellizzata e labour intensive, date le caratteristiche spiccatamente retail del

mercato, dall’altro.


FRAMMENTAZIONE DEL CREDITO



(31 dicembre 2001)




MEZZOGIORNO

CENTRO NORD



Finanziamenti

>77.469 € per

affidato (


mgl €)

Quota prestiti

<77.469 € su totale

(%)



447,9 45%

706,7 18%




Fonte: elaborazioni ABI su dati Banca d’Italia




Incidenza % dei costi

dell'attività di recupero sui

costi operativi

Tempi di recupero in

anni delle procedure

esecutive immobiliari

Nord-Ovest 1,8% 5,8

Nord-Est 1,8% 5,3

Centro 2,7% 6,6

Sud

5,3%

7,1

Isole

3,1%

Italia



2,3% 6,3

Fonte: Banca d'Italia




RECUPERO CREDITI




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Conclusioni




Nel corso degli ultimi 5 o 6 anni il Mezzogiorno ha registrato evidenti segnali di

risveglio: è cresciuto più che altrove il prodotto interno lordo (0,2 p.p. nella media

del periodo 1996-2001); è stato più elevato che al Centro Nord l’apporto

fornito alla natalità complessiva netta delle imprese (saldo tra imprese nate e

imprese cessate); è stata rimarchevole la tendenza alla riduzione del tasso di disoccupazione.

Nonostante questi indubbi progressi – che vanno senza alcun dubbio rafforzati e

rinvigoriti - non si perde occasione per addossare al sistema bancario italiano le

colpe del suo mancato e definitivo riscatto, accusandolo di volta in volta: a) di

concedere poco credito alle imprese meridionali; b) di far pagare loro, sulle risorse

finanziarie messe a disposizione, tassi di interesse eccessivamente elevati;

c) di non assistere adeguatamente il tessuto di piccole e piccolissime imprese

che caratterizza quell’area dell’Italia.

Dai dati e dagli elementi di analisi forniti nelle pagine precedenti emerge come

queste critiche non trovino concreto fondamento. Gli interventi che le banche

più solide del nostro Paese hanno dovuto effettuare negli ultimi anni per sanare

situazioni di crisi che avevano coinvolto istituti bancari meridionali, hanno rafforzato

la stabilità del nostro sistema creditizio.

In realtà, il problema cruciale del Mezzogiorno resta, in primis, quello di creare

condizioni di effettiva competitività delle sue imprese. Per risolverlo occorrono:

una maggiore aderenza tra condizioni di produttività e condizioni di prezzo del

fattore lavoro; una adeguata rete di infrastrutture fisiche e materiali; un maggiore

impegno dal parte delle Istituzioni a realizzare quelle condizioni d’ambiente

capaci di innescare davvero un circolo virtuoso che può poi portare

all’approfondimento delle relazioni banca-impresa che pure già vi sono e sono

diffuse. Tra queste, basti pensare a quanto sarebbe giovevole una rapida revisione

della legge fallimentare, una più adeguata lotta alla illegalità e interventi

volti all’emersione della attività.

Ricondurre a livelli fisiologici il “rischio sistemico” proprio delle regioni meridionali

rappresenta, infatti, la condizione indispensabile affinché gli intermediari

possano svolgere un’efficace selezione di “rischi specifici”, cioè di quelli aziendali.

Al miglioramento dell’efficienza allocativa degli intermediari corrisponderebbe il

rafforzamento della struttura produttiva nelle regioni meridionali e dunque

l’avvio su basi più solide del processo di sviluppo economico e finanziario

nell’area.


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Basi informative e riferimenti bibliografici




Banca d’Italia, Base Informativa Pubblica, vari numeri

Banca d’Italia, Bollettino statistico, vari numeri

Banca d’Italia, Relazione annuale 2001

Banca d’Italia, Bollettino di Vigilanza, dicembre 2001

Capitalia, Indagine sulle imprese manifatturiere, dicembre 2002

Cerved, Movimprese 2001: natalità e mortalità delle imprese italiane nel 2001

G. Ferri - U. Inzerillo, Ristrutturazione bancaria, crescita e internazionalizzazione

delle PMI meridionali , Wp CSC, novembre 2002

Istat, Annuario Statistico 2001

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Istat, Le unità di lavoro non regolari a livello regionale. Anni 1995-1999.

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