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giovedì 26 settembre 2013

Bronzino : Allegoria della lussuria

Bronzino : Allegoria della lussuria
L'Allegoria del trionfo di Venere è un dipinto a a olio su tavola (146x116 cm) di Agnolo Bronzino, databile al 1540-1545 circa e conservato dal 1860 alla National Gallery di Londra.
È considerato uno tra i più raffinati capolavori del primo Manierismo italiano [1].

Storia [modifica | modifica sorgente]

Il dipinto venne inviato come regalo di Cosimo I de' Medici al re Francesco I di Francia, ed era quindi innanzitutto un oggetto politico: il neonato Ducato di Toscana era in cerca di alleanze strategiche per evitare di venire fagocitato dal grande impero di Carlo V (come era avvenuto per il Ducato di Milano). Per questo cercava di ingraziarsi la Francia inviando preziosi doni come questo mentre, per allearsi con la Spagna, Cosimo I sposò la figlia del viceré di Napoli, Eleonora di Toledo; per ingraziarsi il papato infine consegnò a Pio V Pietro Carnesecchi, un suo amico intimo accusato di eresia, che finì per questo bruciato al rogo.
Nell'Ottocento la sensualità erotica del dipinto destava imbarazzo: per questo il pube di Venere fu coperto da un panno giallo e le natiche di Cupido da un ramo di mirto, tolti solo successivamente durante un restauro novecentesco eseguito con ottimi risultati.

Descrizione [modifica | modifica sorgente]

Essendo un quadro prodotto da una élite a beneficio di un'altra élite, il soggetto, suggerito sicuramente da qualche personaggio erudito della corte medicea, è estremamente complesso e dà la possibilità, alla mano di Bronzino, di realizzare uno dei capolavori più famosi del manierismo in auge all'epoca. Lo stile è molto idealizzato, sensuale ma anche freddo, quasi marmoreo, sublimemente idealizzato.
La tela presenta più livelli di lettura. Il soggetto in generale è quasi sicuramente un'allegoria dell'amore sensuale, del sesso. Venere in primo piano (identificata dal pomo d'oro del giudizio di Paride), bacia sensualmente il figlio Cupido, il quale, mostrando vistosamente la sua nudità attraverso le natiche, le solletica un capezzolo. Più complessa è l'interpretazione delle figure sul retro. Il putto con i campanelli alla caviglia, che sparge petali di rosa, ben illuminato sulla destra, simboleggia il riflesso più immediato del piacere carnale, la Gioia; ma, al contempo, si è ferito i piedi con delle spine. Dietro di esso una fanciulla appena in ombra si presenta con un grazioso volto, ma è una figura molto ambigua: la sua natura ingannatrice è testimoniata dall'inversione della mano destra con quella sinistra e dal corpo di mostro appena visibile in basso; è infatti l'Inganno; dopotutto anche Venere e Cupido si stanno ingannando a vicenda: lei sta rubando una freccia dalla sua faretra, lui le sta sfilando il diadema di perle. Le stesse maschere da teatro, presenti in basso a destra sono un simbolo della realtà celata dagli inganni.
Sul lato opposto le due figure grottesche sono la Disperazione e la Follia (in basso), che sono le conseguenze di medio e lungo periodo dell'amore sensuale. Infine un vecchio in alto a destra scosta un pesante velo che scopre la scena: è il Tempo, accompagnato dalla Verità (in alto a sinistra), che svela; infatti l'altro titolo del dipinto, e forse quello più azzeccato, è proprio la Lussuria smascherata.

Note [modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "La tavola è uno dei gioielli della National Gallery di Londra e anche uno dei quadri più importanti del primo Manierismo italiano. [...] Si tratta di una elaboratissima allegoria, molto cerebrale, dell'Amore, delle sue bellezze, dei suoi pericoli e della sua fine. [...] il modo con cui il Bronzino stesso l'ha elaborata, perché la composizione è di quelle che non nascono di getto ma è il frutto di una lunghissima, interminabile, [...] estrema elaborazione intellettuale." da, Federico Zeri, Un velo di silenzio, Milano, Rizzoli, 1999. ISBN 8817863521

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