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venerdì 27 giugno 2014

dalla Donna del Mossad - squarcio autobiografico!!!!

Povero Lio! L’abbandono al suo intimo distruggersi. “Cupio dissolvi”, ma era acre soffrire. Leggo fra gli appunti rievocativi siti in files varie volte abrasi (e da me pervicacemente ripresi). Mi muove pietà. Quel giorno, di mattina, alla biblioteca centrale Lio aveva ripescato il vecchio testo del DIADECTICON. Ne riporto il titolo per come lo rintraccio nel suo computer:





MARCO ANTONIO ALAYMO - DIADECTICON - PALERMO 1636



(Dalla Biblioteca Nazionale - microfilm delle pagg.1-38 e 295 335)







DIADEKTIKN



DIADECTICON



SEU



DE SUCCENAREIS MEDICAMENTIS



OPOSCULUM



Nèdum Pharmacopulis necessarium, verum et Medicis,



Chimicisvè maximè utile, in quo nova, & admiranda Naturae Arcana reconduntur.



A U C T O R E



M A R C O A N T O N I O



A L A Y M O





Philosopho, &t Medico, Siculo, Racalmutensi, civeque Panormitano Ill. &t Prothomedici eiusdem Fel. Urbis Consultore, &t Deputationis Sanitatis Deput.



Indice locupletissimo tum capitum, tum rerum notabilium, tumquè Auctorum in opere Citatorum illustratum.



[Pertinet ad Bibliotecam S, Francisci tran Tiberim]





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PANORMI, Apud Alphonsum de Isola Impress. Curiae Archiep. M.DC.XXXVI. Superiorum Permissu.





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L’immagine di Ofelia, femminea angelica attraente, era scomparsa. Se era stata la villica della radura francese dietro il Monte bianco, se era apparsa normanna, bionda ed esile, residuo grazioso di nozze nordiche non promiscue, ora appariva deforme, demoniaca, asessuata mezzana, peccatrice, infernale. E Lio si ripeté i versi del Veneziano che quello strambo di suo paesano, il medico Marco Antonio Alaimo, dimentico delle sue frequentazioni con il padre La Nuza, il santo gesuita nato da fedifraga copula, include maliziosamente nel suo medico trattato:





Per la quartana, ch'è sua malatia



Si cuverna di signi lu Liuni,



E per lu mal suttili, ed Ethicia



Cimici vivi s'agghiuttinu alcuni;



Lu mentri lu bisognu mi primia



Per longu spatiu di tridici Luni



Contra l'humuri miu gustai di tia



Cimicia in modi, e Signa alli fazzuni.





Lio, nel suo animo, ebbe talmente a vomitare di donne e di sesso con donne, che da quel dì non si congiunse più con femmina alcuna, sino alla sua morte violenta. Non violentò più donne, … fu violentato da donna?

mercoledì 16 aprile 2014

Chi è Calogero Taverna? Uno nessuno centomila. di certo. Ma lui chi crede di essere? Mai fu così sincero quando scrisse nel suo racconto la Donna del Mossad il suo amaro epitaffio:

Chi è Calogero Taverna? Uno nessuno centomila. di certo. Ma lui chi crede di essere? Mai fu così sincero quando scrisse nel suo racconto la Donna del Mossad il suo amaro epitaffio:
- Guarda che non posso difendere due coimputati … interruppe Pujades.
- Non ne hai bisogno. Meglio. Scattava già un’incompatibilità. L’Italia è la terra delle incompatibilità … e tutti stanno insieme … il diritto naviga a destra, la vita a sinistra. … mi dici che il tuo giornale sta inviando i pezzi da novanta dell’avvocatura milanese … sai che ci fanno ad Agrigento? Un piffero … ad ogni modo contento tu, contenti tutti. ….. Pujades mi dice che i fastidi non saranno per noi … è il povero Vitazza che patirà l’anima dei guai suoi … al solito, giustizia all’italiana maniera che inventa le colpe dei deboli ed affossa i misfatti dei potenti … pare che stavolta i potenti siamo noi … io perché scrivo gialli di successo e tu perché c’hai il corrierone dalla tua parte. Sì, ci vediamo presto … arrivederci.
L’avvocato Pujades accentuò i suoi tic nervosi. Si fece rilasciare un mandato ampio e pieno. Si accomiatò di mala grazia dallo scrittore amico e si precipitò in tribunale. Meluccio tornò a dimensioni normali, si sentì uomo ormai vecchio come capita a tutti i settantenni.  Non era paura la sua, solo angoscia, avvilimento, avversione per tutto quanto sa di stato, di potere, di procure, di capitani e di avvocati, anche. Li avvertì come nemici ed ebbe in uggia anche la vita. A passi lenti, bolso e vecchio si incamminò per le scalette che conducevano su, al seminario. La sera agrigentina sapeva di morte, quasi un preludio funebre. L’uomo, questa misera cosa con empiti di onnipotenza subito in cenere. A Meluccio cessò la voglia di lotta … rintanarsi nell’ospizio dei del Carretto ora era l’unico suo desiderio, emergeva l’infanzia, quando si sentiva protetto dal corpo della madre, sotto al rifugio, per ripararsi dalle bombe che dal cielo piovevano nella guerra del Quaranta. “Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”, la polvere del mercoledì delle ceneri quale saggissimo simbolo! - in questo era profondamente cattolico, cupo, senza speranza, dannato all’inferno. Non per nulla amava proclamarsi: cattolico non credente.

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