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mercoledì 25 giugno 2014

LEONARDO SCIASCIA: un velo d'acque


UN VELO D'ACQUE.....

Un velo d'acque trepido di sbocci

smemora ora la terra. Il lungo inverno

ha lasciato vigile l'ulivo, aspro il roveto,

e il mandorlo esile
...
tracciato contro il cielo luminoso.

E la linfa cerca il secco rancore,

scioglie i nodi del gelido cruccio.

Musicalmente una pietra remota,

accende sua figura: come una luce

di verde e argento

che mi chiude nel cuore di uno specchio.

[Leonardo Sciascia: La Sicilia, il suo cuore]
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  • Lillo Taverna Già le mezze stagioni! Gli ulivi del Serrone, li "ruvetta" in contrada Roveto, e il mandorlo? ma dappertutto: dalla Montagna a Bovo e da qui allo Zaccanello, e da qui al Castelluccio scendendo per Gargilata e per Fra Diego e alla Culma i miglior mandorli e radi ma pur presenti sino a Sacchitello e su fino ai Quattrofinaiti. Si vede che allora Sciascia non amava la Noce, quell'albero frondoso non lo cita. Sciascia qui rondista sino al midollo. Qualche anno, forse uno e muore l'adorato fratello, Trauma nei sentimenti, nel rapporto col padre, nel dire non più raffinatamente selettivo. Sciascia diventerà quasi neo realista nel cronacare la sua Racalmuto, e poi sbandare nel suo incompiuto tentativo storico di apologia rovesciata di un eretico che so non essere mai esistito. Il cimento col giallo d'alta letteratura, il ritorno alla storia, all'impegno politico e il recedere nel finale verso la storia semplice intrisa di tristezza desolata:"chi dice che la speranza è l'ultima a morire? è la morte l'ultima speranza". E il sipario cala con il Fuoco all'Anima. La parabola, l'ascesa e la discesa del compaesano, l'immenso Leonardo Sciascia. Ave Nanà!!!

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