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martedì 15 luglio 2014

Signor novello Sindaco di Racalmuto

Signor novello Sindaco di Racalmuto
anni fa ebbi a scrivere al Baiamonte per un concorso pittorico collegato alle celebri Favole della Dittatura del nostro grande Leonardo Sciascia. Puoi chiedere al tuo subordinato cosa ne ha fatto. Anche qui ci fu solo uno scambio di e-mail come ora ti hanno detto e come tu subito vi hai aderito?
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Carissimo presidente Baiamonte
Ti invio una bozza del bando di concorso di pittura di cui ti ho parlato ieri.
Ne ho acritto a Guagliano che spero concordi.
Che fare? Iniziamo con un manifesto sulla base della bozza che ti allego, la quale ovviamente potrà venire integrata con i suggerimenti che riterrai opportuni. La stesura definitiva del bando dovrebbe essere divulgata con i tanti blog e con ogni altro strumento mediatico.
A chi l’ho prospettata, l’iniziativa è apparsa degna ed alquanto originale. Doveva lanciarla il Circolo Unione, ma un mio attuale dissidio mi spinge a levargliela.
Affettuosità e auguri.
Dottor Calogero Taverna


Bando
per un concorso di pittura
di concorso
 in onore di Leonardo Sciascia
Il Castello Chiaramontano di Racalmuto nella persona del suo direttore artistico Piero Baiamonte e la Pro Loco di Racalmuto nella persona del suo presidente Giuseppe Guagliano, indicono un concorso di pittura, possibilmente cromatica, per onorare Leonardo Sciascia e la sua opera giovanile, ispirata dalla Racalmuto degli anni ’50.
L’opera prescelta è la raccolta di favole mordacemente localistiche quali sono le FAVOLE DELLA DITTATURA che possono gustarsi nell’originaria edizione numerata di Bardi (Roma 1950) oppure nella troppo compressa riedizione postuma del terzo volume edito da Bompiani o nei recenti tipi di Adelphi.
L’artista interessato potrà far pervenire entro il 31 dicembre 2012 una sua rivisitazione di una o due favole sciasciane in piena ed assoluta libertà di espressione ed a qualunque scuola pittorica si voglia ispirare. Ma verrà preferita la lettura più consona alle opzioni estetiche dello Sciascia di quell’epoca, quali si evincono dal profilo di Santo Marino, pubblicato da Sciascia per Salvatore Sciascia (il n. 60 dei quaderni di Galleria edito nel 1963).
A titolo orientativo si richiamano qui alcuni brani: “Il libro illustrato può anche essere bellissimo oggetto, spesso lo è … “ Dicendo questo non intendo dare giudizio di merito”. Ma occorre “…. Oltre che buon talento, una certa finezza di soluzioni, come ad esempio nel figurare  … le similitudini” sciasciane.
E noi pensiamo a quel “questa volta non ho tempo da perdere” del lupo per il “balzo” sopra l’agnello per “lacerarlo”; alle scimmie predicatrici dell’ordine nuovo; alla gabbia del canarino il cui canto addolcisce - si fa per dire - la vecchia noia del predace gatto gabbato: alla “lumaca [nel] mastello d’acqua rovesciato tra le pietre”, durante l’ingannevole “notte diaccia”, e via discorrendo.
Con ciò bando al calligrafismo figurativo; vanno invece colti gli umori, gli spasimi del gramo vivere, le rabbie per premature dipartite di persone carissime, i ghigni ed i sogghigni della coeva Racalmuto sussunta a Regalpetra parrocchiale, pullulante di pretini come allora li faceva sfilare il pennello scarno di Caffè.
A noi pare che quei succhi gastrici sciasciani, estetiche d’avanguardia saprebbero meglio coglierli. Ma anche noi cadiamo solo con in un “nostro pregiudizio”. Libertà assoluta d’espressione, dunque: soltanto una lettura intelligente mentre si va dipingendo per tormenti pittorici magari chiari, magari aperti, magari immediati; eppure con un “segreto, come del resto l’opera di ogni artista vero, che tanto più anzi è segreta,  esclusiva, come nell’intimità e continuità di un colloquio, quanto più appare aperta ed immediata.”
Ognuno legga quelle auree paginette di “galleria” e poi dipinga come vuole, con lo stile che ha prescelto, con il limite se ha una scuola che lo disciplina.
Gli artisti dovranno segnare in cartigli di proprio gusto l’indicazione della favola prescelta con il solo numero della pagina dell’edizione Bardi 1950, astenendosi da citazioni più lunghe per non scalfire i diritti d’autore di cui a recenti vicende giudiziarie.
Una commissione di cui faranno parte Agato Bruno di Vicenza, Patrizia di Poce di Roma, uno scultore o un cattedratico di Racalmuto, un membro della famiglia Sciascia (si spera), ed autorevoli personalità della cultura, indipendenti e disinteressate, stabilirà la scala dei valori assegnando al più ragguardevole degli artisti partecipanti un riconoscimento simbolico di non più di mille euro, non ripartibili.
Gli artisti ritenuti rappresentativi vedranno esposti i loro lavori in una apposita mostra che verrà allestita nei prestigiosi locali del medievale Castello Chiaramontano. Gli Enti organizzatori potranno ricavarne immagini fotografiche per una pubblicazione con i profili degli artisti e con le note critiche di scrittori e giornalisti legati a Racalmuto ed a Sciascia. I quadri resteranno comunque di proprietà degli autori che ne disporranno in piena libertà (dopo il periodo della mostra), ricadendo ovviamente su di loro ogni rischio patrimoniale o peso assicurativo, se voluto.

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