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domenica 10 agosto 2014

Lauretta Celebrato da padre Pirrera

In "Anni Verdi in Seminario", Stefano Pirrera, un prete aspro, coriaceo, pregno di quell'ibrido culturale a metà cattolico e a metà laico sia pure di una cultura laica temperata quasi misticheggiante, ebbe l'ardire di morire senza manco preavvertimi, senza dirmelo ed io per cinque o sei mesi nulla seppi di lui fino a quando non  lessi in questo caravanserraglio a nome Facebook che se n'era andato.
Un tempo le nostre telefoniche affabulazioni furono irrefrenabili, contrapposte, fanatico lui nel suo giansenismo nero, senza spiragli di umana gioia, preso nella morsa della sua eretica fede nel suo Cristo, tetragono all'umano indulgere alle umane passioni; io, con il mio assurdo vivere tra l'oscillante anarchismo dadaista cercando cioè di sommergere tutto in un mare di ridicolo e le sublimità logorroiche di ALSO SPRAC ZARATHUSTRA.
Nella diversità assoluta ci intendevamo a meraviglia: in  fin dei conti entrambi odiavamo i miti, il comune sentire, il senso comune, il buon senso, gli orpelli del mondo che erano poi omologhi con gli orpelli di santa romana chiesa, vescovi ed arcivescovi, canonici e monsignori, veste talari variopinte, per parlare di padre Pirrera, e ministri e sottosegretari, governatori, sindaci e podestà, scrittori e numi carismatici, Sciascia e >Camilleri e ci mettevamo pure nel pentolone padre Salvo e padre Puma, Lillo Curto e i fratelli Martorana: Non eravamo teneri con nessuno. Io volevo salvare padre Lauricella per come lo ricordavo con tanto affetto e stima rettore del seminario e lui, niente, manco quello. Cercavo di vendicarmi con i papi: mi sopravanzava quanto a disistima. Credo che di rado, ma qualche volta, ammiccasse al vescovo Peruzzo, era troppo satrapo per non incantarci tutti: ma i Petralia e i  Ferraro  e  quegli altri vescovi intermedi, tutti sotto la nostra scure maldicente.
Mi regalò ad un certo punto un libricino: Anni Verdi in Seminario. Mi incuriosì in quanto parlandone bene finiva con scorticarli tutti, medici e politici chierici e similari agrigentini che pur conoscevo. Quello strano titolo l'aveva plagiato addirittura da Cronin. " ... in quegli anni, nel nostro Seminario, tra i pochi romanzi che era permesso leggere, ne girava uno di Cronin (1896-1981): 'ANNI VERDI'. Me ne sono ricordato in questi giorni, nel contattare  (parecchi per telefono) gli amici coetanei che lasciarono, dopo la frequenza di qualche anno, il Seminario".

Sorpresa per noi: tra questi "ENZO LAURETTA"

E qui però il truce padre Pirrera da Favara paga il pizzo alla piaggeria: "mi sono detto - non posso fare a meno di comunicare col più illustre di questi 'vegliardi' ... il prof. ENZO LAURETTA, la cui fama di operatore culturale, scrittore, saggista... si è imposta a livello internazionale".

Vengo a sapere così - io che per partito preso non leggo Lauretta, per non derogare alla mia intima convinzione che donne e preti non son mai poeti (e men che meno storici) - che ne' LA SPOSA ERA BELLISSIMA (1984), I DUE PRETI (2004), MADDALENA (1991), il Lauretta "fa riferimento agli anni trascorsi in seminario (1937-1941)
 
 
 
 
". Quattro anni insomma, un anno meno di quelli in cui io vi dimorai (1945-1950).    
A questo punto avevo in animo di trascrivere le quattro pagine che Pirerra dedica a Lauretta. Trascrive scritti di questo testè defunto personaggio. Vagamente, noi lo ricordiamo per un intruglio erotico sentimerntale degli anni '50. Si trattò, se non ricordo male, del caso Tandoy, quelle borghesia agrigentina peccatrice e fedifraga  fece scandalo, molto scandalo, allora. Ora mnessuno ne parla più. L'oscena crestomazia giurgintana ha cambiato volto se non costumi.
Lauretta mi annoia e quindi mi limito a riportare qui sotto i richiami letterari del mio di recente dipartito grande amico padre Stefano Pirrera, l'unico prete in eterna tunica scoppiante di iconoclasta intelligenaza che l'ultraclericale diocesi agrigentina abbia avuto in quest'ultimo mezzo secolo.

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