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lunedì 6 aprile 2015

Reportage

 



Belzebù spedisce le sue lettere da Palma di Montechiaro

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STORIA. Vita e scritti di Isabella Tomasi di Lampedusa, la beata sepolta nel convento di Palma di Montechiaro. La lettera misteriosa che il Diavolo le dettò in una lingua arcana e sconosciuta

Isabella Tomasi di Lampedusa
Isabella Tomasi di Lampedusa
Isabella Tomasi di Lampedusa, Girgenti 1645 – Palma1699, figlia di Giulio Tomasi primo principe di Lampedusa e di donna Rosalia Traina duchessa di Palma; venerabile 1797, la beata Corbera del Gattopardo, giace nel convento delle benedettine di Palma di Montechiaro. Il monastero si trova su una semicircolare e impervia gradinata, in una piazza quadrata con le strade che si incrociano nel luogo che un tempo era segnato dalla colonna con la croce, costruito tra il 1653 e il 1659, inglobò il primo Palazzo Ducale e accolse con la regola cassinese anche altre figlie di Giulio, iI duca di Palma, e in seguito la moglie.
Teatro perfetto per un posto vocato ad incontri frequenti col diavolo al riparo da sguardi indiscreti all’interno.
Già, perché il diavolo molestava in varia maniera e insidiava frequentemente la nostra Isabella, come testimoniano le reliquie delle sue visite, tra cui un sasso lanciato con furia, e un interessantissimo epistolario. Tali luciferine frequentazioni iniziate in tenera età, Deus permittit, ci condurranno a quel terribile agosto del 1676 quando alla principessa, allora suor Maria Crocifissa della Concezione, verrà consegnata direttamente dagli inferi una lettera con la richiesta di firmarla. “ La lettera del diavolo” oggi custodita nell’archivio della cattedrale di Agrigento ed esibita per la prima volta al pubblico solo pochi mesi fa.
La missiva scritta in caratteri incomprensibili, simili all’arabo ed all’aramaico è oggetto di studio per esperti di paleografia antica, ma a tutt’oggi nessuno è ancora stato in grado di tradurla. La nobildonna comprese però il testo della richiesta anche se indecifrabile e ingannando l’angelo caduto la firmò con un semplice “ohimé”. L’episodio storico è citato nel romanzo “Il Gattopardo” e se ne è occupato anche Andrea Camilleri nel libro “Le pecore e il pastore”.
Ma andiamo con ordine. Isabella cominciò a frequentare l’odiato nemico già da bambina come quando vide un gigantesco ragno e credutolo lui lo prese e lo strinse nel pugno offrendolo alla madre e poi più tardi, nella pubertà, età pericolosissima per il dominio dei sensi, quando cominciò a provare un’avversione giudicata misteriosa per le nozze e l’altro sesso. E che dire poi delle percosse subite e degli attentati? Fin da quando era piccola, il demonio prevedendo le sue perdite di anime, s’ingegnò più volte ad assassinarla.
Un giorno all’improvviso durante una passeggiata in riva al mare col padre che la teneva per mano, la piccola venne travolta da un’onda anomala che la staccò dal braccio del genitore trascinandola in mare. La bimba poi raccontò che mentre stava sott’acqua pregava, una mano diabolica, dalla forza spaventosa la teneva giù, ma la mano del padre riuscì a recuperarla e non la mollò riuscendo poi con uno sforzo sovraumano a trarla in salvo, il che stava a dimostrare che la figlia era sotto la protezione di Dio.
I tentati omicidi negli anni si susseguirono inutilmente, la giovane decise di farsi suora e servire il suo salvatore e finalmente giunse l’ora bramata di entrar nel Monastero. Ma nemmeno lì riuscì a stare tranquilla. La visione del diavolo che la percuoteva con canne e oggetti vari, non potendola toccare direttamente perché benedetta, che la tentava, che voleva minare alla sua purezza trascinandola nel peccato inducendola almeno alla curiosità, era ricorrente nel monastero e a nulla valevano le preghiere i digiuni e i supplizi ai quali la donna si sottoponeva martoriandosi le carni, oppressa dai sensi di colpa.
Così la monaca ne riporta testimonianza in una lettera accorata inviata al suo padre spirituale.
La lettera del Diacolo
La lettera del Diavolo

Una volta tra essi così intesi dirli: “Combattiamola con porle curiosità di sapere in che tal vizio concerne, … ” ed oh! Che da quel punto mi sento nel Cuore una fornace di curiosità; … Ah misera me, …. Posso rassomigliare il demonio in questa suggestione ad uno che porta una scatolina serrata, e mostrandomela oh quanto mi alletta voler saper ciò che se le trova; egli mi eccita, mi sprona, mi impazienta e non sa più che farmi; ed alle volte così mi dice: “Io non voglio dartelo no, che Dio non vuole; ma pretendo solamente che tu lo conosci; quivi vi è un uccellino, oh quanto è bello! oh quanto è bello!”. Oh che giuochi son questi per me, oh quanto crudeli!

E facendo egli gran forza per aprirla esclama a gran voce: “la gran potenza di Dio così l’ha serrato, tu maledetta Creatura brutta, brutta sino alla corporale spoglia, devi saper ciò che Dio ti dona, almen per ringraziarlo.”Io li dissi che ciò non bisognava, poiché io generalmente sono un beneficio di Dio, e però generalmente sarà tutta la mia vita una lode di Dio: “va bene, disse egli, che Dio così singolarmente sopra ciò ti benefica; ma che dopo passi tant’oltre, che tu nemmeno sai ciò che tal grazia sia, non è da soffrirsi; Guai, guai a te, che essendo la prima, beneficio gratuito di Dio, questa seconda tua inconoscenza te l’hai tu comprato da quello con una pelletta Agnellina di cui lui t’ha invaghito. Oh viltà! oh viltà dell’una, e più dell’altro!”

Ah Padre, che io rimango stordita a quest’oscuro parlare; che vuol dire la grazia prima, e la seconda? Che cosa sarà mai questa pelletta Agnellina? E quando mai ho dato io tal cosa al Signore? er carità mi notifichi il tutto, che io sopra ciò mi sento come un animale; mi dica almeno se io devo ingegnarmi di saper questa cosa, che io spero per il merito della santa obbedienza compitamente saperla, se sarà cosa buona, è meglio per l’anima mia; poiché le mie sole forze non bastano a tramandar da me questa ignoranza, e son divenuta come fuor di cervello per il tanto investigarla, in modo, che sentomi la testa in una continua vertigine: del resto io sarò contenta del suo comando. Dico, che dopo quello stringimento di Cuore, essendo finito tal combattimento, mi ritrovavo al solito tutta fredda e bagnata di sudore; ma nella parte del Cuore tutta bagnata di sangue con dolore sì intrinseco, che me lo sentiva come ferito ed assai tremante…

Questa relazione, non l’ho potuta finire in meno di tre o quattro ore. Sono stati tanti e tali l’impedimenti, che mi hanno reso non men che vinta: Dio sa quanto mi ha straccato il riuscirla; e però scusi Vostra Reverenza li moltissimi errori, e senza poterla meglio rifare, la consegno così come sta alla santa obbedienza.

Palma Montechiaro. Monastero delle Benedettine
Palma Montechiaro. Monastero delle Benedettine
Nel manoscritto, di suo pugno conservato nell’archivio del Monastero Benedettino del SS. Rosario di Palma di Montechiaro, sono raccolte centinaia e centinaia di lettere su visioni di questo tipo, piene di sospiri, ansie e turbamenti della carne. Sono frutto di un delirio a sfondo erotico o reali sollecitazioni del diavolo? Dovute a sensi di colpa per la percezione del desiderio o provocazioni demoniache? Ah saperlo! Certo è che la lettera del diavolo dall’aura oscura affascinante, intraducibile, esiste.
“Hoimè!”
Percorsi spirituali di Isabella Tomasi (sr. M. Crocifissa della Concezione) collana diretta da Domenico Sicari – scritti (I)
VISIONI E RIVELAZIONI della ven. serva di Dio, suor Maria Crocefissa della Concezione moniale Benedettina http://www.infolio.it/cda/isabella/visioni1/frontvisio1.html
 

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0 Responses to Belzebù spedisce le sue lettere da Palma di Montechiaro

  1. 6 aprile 2015 a 11:30
    Il tuo commento è in attesa di moderazione.
    Dopo il Concilio di Trento, sui vescovi con diocesi incombeva l’obbligo di recarsi ogni tre anni a Roma a baciare i Sacri Piedi, fare relazione e ovvio portare l’OBOLO, in proporzione. Anche il Vesovo di Girgenti adempiva qualche volta di persona spesso per il suo delegato a tali incombenze. Le relazioni vengono ancora custodite in Vaticano, nello sconfinato Archivio Segreto Vaticano. Solo le non ignote Relationes ad Limina. Ve n’è una che parla proprio di questa nobile monaca isterica, delle sue visioni, delle sue lotte col diavolo. Il Vescovo la venerava e le credeva, il Papa e la Sacra congregazione dei Riti manco per niente. Poco mancò che non intervenisse il Santo Ufficio e la monaca finiva al rogo. Ma aveva lo zio Cardinale e nessuno la poteva toccare.
    Questo ed altro potei riscontrare nelle mie scorribande in quel prestigiosissimo Archivio Segreto di Santa Romana Chiesa.
    Ovvio ne ho scritto e naturalmente mi ci sono diffuso nel mio blog. Ma paziena! resto ignoto. Del resto cosa posso io di fronte alla dirompente anche se fallace fantasia di uno dei quattro scrittori della collabente Superstrada della ravennate CMC?

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