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lunedì 3 agosto 2015

Sempre a proposito della monnezza di Racalmuto:

Sempre a proposito della monnezza di Racalmuto. Capisco: sono diventato monomaniaco, ossessionato dai rifiuti solidi urbani di un modesto centro dell'agrigentino (trascurando altri e più seri disastri anche ecologici e archeologici: tombe sicane del XVIII secolo a. C. dileggiate e trasformate in irriverenti nicchie di madonne ed io finisco in una simpatica diatriba topografica con il mio carissimo e potentissimo  Franco Puma).

Il fatto è che avendo fatto superspezioni bancarie e fiscali, provenendo da una seria laurea in giurisprudenza conseguita nell'allora seria Università di Palermo, sempre maniaco della regolarità negli atti amministrativi della Pubblica amministrazione anche per un certo dettato costituzionale, sempre convinto che in materia tributaria non esiste il favor fisci per averlo anche contestato quando contavo nell'apposito ministero delle finanze romane, resto radicato nell'assioma che anche nei gravami della finanza locale nullum crimen sine lege, e via di seguito con queste balle che forse mi darebbero titolo a fare da PRECARIO permanente nelle pubbliche scuole (se rientrassi nei limiti di età).

Così mi dico, ho scritto, ho pubblicato, ho invocato: guardate che il regolamento monnezzaro dei commissari nazionali dediti soprattutto al porco verrino allo Zaccanello, è ILLEGITTIMO; non v'è verbale e formale acquisizione da parte dell'organo consiliare di quel regolamento dopo i canonici 15 giorni della pubblicazione on line e manca pertanto la presa d'atto con l'eventuale recepimento delle osservazioni critiche dei cittadini che vi finiscono oberati  e taglieggiati.

Oberati e taglieggiati, sì, perché i Commissari  nella fregola maggiolina per cessazione delle ristorazioni verrine, hanno redatto un regolamento tutto pro fisco: niente limite alle spese del servizio da scaricare sugli utenti (che so quattrocento mila euro per balzelli remunerativi di chi invece di raccoglier monnezza suona la tromba, ora per sovrabbondanza disciplinare possono da allora in avanti finire nel calderone del costo  del servizio, anzi questi ed altri balzelli si possono anche venire retrodatati al primo gennaio trascorso).

Il Comune non si azzardi più ad accollarsi parte del costo magari enfiato per assumere nei retrobottega degli appaltanti mogli eccellenti o stretti figli ebeti.

Si sancisce che avevano detto nel ventennio precedente balle gli amministratori politici affermando che case di campagna e magazzini non dovevan pagare monnezza. Anzi ora retroattivamente devono pagare e se non avevano pagato, ora gli si raddoppia la TASSA, simpaticamente definita da Lauricella IMPOSTA PATRIMONIALE,

Anzi case di campagna e magazzini fanno cumulo (dopo di che questo sindaco che prende come abitazione tipica quella inferiore a 100 mq. o dà i numeri o avalla plateali evasioni fiscali: nessuno abita a Racalmuto o ha casa di campagna. se si considerano magazzini, stalle, ex grotte annesse alla Sciascia, sotto i 100 mq.; basta andare in giro per le campagne e vedrete grattacieli e ville  che in sede di regolazione catastale sono state elevate al rango di VILLE DI LUSSO,

I commissari tetragoni alla pietas christiana con un colpo di penna hanno cassato ogni forma agevolativa: case di campagna tassate come lussuose ville di città, nessuna perimetrazione, equiparazione di grotte annesse a alle mnedievali cammare solerate.

Inventano solo una decurtazione   per i vecchi ulktrasessantacinquenni.
Ma che ti fa il Sindaco attuale? Manco quella modesta esenzione accetta. Una brillante nuora tira fuori un decreto ostativo degli imbrogli delle tasse universitarie e dice che per avere diritto a quella modesta diffalcazione bisogna esibire manco la dichiarazione dei redditi ma un diabolico certificato cumulativo di tutto il patrimonio della famiglia legale (e dico legale perché dopo i 65 anni normalmente si è in due, marito e moglie per modo di dire non più sessualmente attivi e quindi acidamente divisi ed avversi).

Succede che non bastava più avere perso il diritto all'esenzione per tutto il tempo precorso più un anno dalla dichiarazione, ma si aggiungeva l'onere - peraltro non previsto neppure nel formulario predisposto da Lauricella e soci  - di questo attestato che non so neppure come si chiama.

Così tutti i sessantacinquenni ed oltre che abbiamo presentato l'istanza nei termini e nei modi richiestici ci siam  visti recapitare una cartolina in cui ci comandano, ovunque noi ci troviamo (io ad esempio sto a Santa Lucia di Fiamignano) di recarci senza indugio presso i sovraffollati uffici tributari del Comune di Racalmuto "per affari che ci riguardano" muniti di quel fantasmatico "certificato". Tutto ovvio per favor fisci, oltre i dettami del Regolamento, per acquietare la esuberante nuora che i conti ama farli "alla femminina". E se uno non ci va (ed io non ci andrò) che succede? Signor Sindaco, visto che io non ubbidisco a siffatti ordini che reputo illegittimi vessatori punitivi, mi vuol dire che mi farà. Io sono sicuro che Lei non lo sa. E intanto terrorizza mezzo paese. Non è agire vessatoriamente questo? E il bello è che intanto il Consiglio Comunale bene istruito da Lauricella che risulta pubblicamente lodato per la collaborazione, ciancia di tutta una serie di agevolazioni tributarie mentre lo stesso Lauricella cassa anche quel residuo minuscolo beneficio della decurtaziobe delle imposte locali degli ultra sessantacinquenni.

La mia demenziale culto per l'obiettività e il rifore formale della attività della Pubblica Amministrazione  si sfalda come la neve di febbraio a Racalmuto.
La mia famelica

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