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venerdì 9 ottobre 2015

a proposito di un prete che giustifica ed esibisce la sua omosessualità

Carissimo Giovanni, stavolta non riesco ad essere d'accordo con te. All'università di Palermo, quando se ti ricord stavamo quasi insieme alla Casa dello Studente nell'algida piazza marina, mi hanno insegnato:  pacta sunt servanda. Ognuno può avere la vita sessuale che vuole. Ma già un qualsiasi sposo si guarda bene di andare a raccontare  quello che fa nel suo talamo coniugale. Figurarsi poi un omosessuale. Malattia devianza, diversità o quel che si vuole, ha un obbligo di pudicizia  doppio rispetto allo sposo di cui prima. Figurarsi poi un prete che comunque sia ha fatto voto di castità e per la sua Chiesa l'omosessualità è colpa gravissima, è peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, insomma è un crimine di "nefando". Ad Agrigento nel 1599 un "bardasso"  fu bruciato vivo a Porta di Ponte. Gli atti processuali sono tutti ben conservato nell'Archivio Segreto Vaticano cui ebbi accesso. Ti dico che pur essendo totalmente miscredente mi sono vergognato di pubblicarli. Questione di decenza. 

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