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lunedì 26 ottobre 2015


mercoledì 6 febbraio 2013

Inizia la mia requisitoria contro (o a favore?) della Banca d'Italia


Sogghigno: leggo ora un vecchio esordio della Banca d’Italia inteso ad illustrare la (sua) attività di Vigilanza in armonia delle“norme comunitarie  e delle intese di cooperazione internazionale”;  ci si era prodigati nello sforzo di “completare il processo di armonizzazione comunitaria della NORMATIVA PRUDENZIALE”. Questa parola PRUDENZA inizia a martellare in scritti, pensieri, norme, disposizioni, istituti, organi di controllo, nella CONSOB, nella Banca d’Italia nella sua VIGILANZA AMMINISTRATIVA (un tempo in via Nazionale 127) e in quella ISPETTIVA (nel simpatico palazzotto di Santo Spirito in Via Milano, dismesso per un infinocchiamento  parsimonioso). Sotto mano ho per il momento la relazione del 1995. Chi erano i dioscuri di Palazzo Koch?

Governava Antonio Fazio, “ragionava” Vincenzo Pontolillo (squisitissima persona, letterariamente erudito, ma credo che non avesse mai visto in vita sua un testo magari di ragioneria scolastica).  Andiamo oltre : Dini se n’era andato Ministro (buon per lui) ed al suo posto Vincenzo De Sario (oh, dio! L’uomo più onesto del mondo ma grinte manageriali non gliene riconosco e quanto ad imprenditoria bancaria, lasciamo perdere; si ignora che la Banca d’Italia è sempre banca, la banca delle banche e non è con il rigore formalistico che la si può amministratore: il direttore generale deve dirigere  come capo di un moderno management;  il Governatore .. in alto “governa”.  Pier Luigi Ciocca accede alla carica di Vice Direttore generale (un eccellente accademico – dopo – dei Lincei). Vanno in Consiglio Superiore  il dottor Alberto Zapponini, il dottor Angelo Barovier. Consiglio Superiore, che cosa sarà mai? Mi richiama il Gran Consiglio del Fascismo. Ed ora come allora questa fiera dormiente all’improvviso sa svegliarsi per creare sconquassi. Vi ricordate il 25 Luglio? Beh, di recente anche questo sosia di un supremo organo collegiale senza poteri si è svegliato ed ha mandato (in senso buono) la Tarantola alla RAI (godetevela) e Ignazio Visco al Governatorato. Insomma un fendente che può essere esiziale a Berlusconi e un ritorno ad un comunismo radical-chic anche se stavolta (me lo auguro) senza spruzzatine massoniche.

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Ho messo questi tre asterischi e chiudo per il momento il mio abbrivio nato per irridere all’attuale Banca d’Italia, ai vicedirettori in gonnella con teste chiomate oltre il credibile, agli ispettorini che ai mie tempi manco esistevano. Volevo infilzarli ma mi fermo d’improvviso alla lettura informatica di questa perla di saccente disinformazione.

Un teste che ora dovrà vedersela con certi servizi che il servizio se vogliono sanno farlo in modo letale cerca di sgattaiolare e di rifugiarsi a Trani.

Dice il desso: «Non sono io il supertestimone ma la dottoressa Tarantola» - dice Rizzo -, l'ex vicedirettore generale della Banca d'Italia che nel novembre 2010 lesse la relazione dei propri ispettori su Mps non trovando nulla da eccepire. Di diverso avviso sembra essere la Procura di Trani, orientata all'archiviazione della posizione dell'attuale presidente Rai.»

Non amo la Tarantola, è cattolica, porta nel sacrario maschilinissimo di Palazzo Koch la gonnella, credo di averla solo sfiorata (per cose di Vigilanza s’intende) nell’estate del 1980.

Imposimato in un tunnel sotterraneo di un palazzo poliziesco, da servizi segreti, in quel dell’EUR mi aveva impallinato. Con grazia e gentilezza a dire il vero, diversamente dal quel Falcone là in quel di Palermo che a Sciascia aveva inferto flagellazioni morali che lo portano alla morte. Si trattava del caso Sindona, ma non è qui la sede per parlarne. Avevo le ore contate come ispettore della Vigilanza della Banca d’Italia con sede nel palazzotto (oggi alienato) di via Milano, a sinistra andando in sù.

Alla Banca d’Italia venivano anche allora uzzoli paraispettivi senza capo né coda: dovevamo controllare i limiti di accrescimento: non ispezioni vere e proprie dunque, ma“mirate” un termine a dire il vero appreso dalla Gialla  al SECIT di Reviglio, ai tempi miei quelle visite senza capo né coda alle banche si chiamavano “ispezioni parziali”. Vedo che oggi il dr. Vincenzo Cantarella (non so cosa ne pensassero i dottori De Varti, Di Veglia, Rivieccio. Pierbon e credo il mio fratello di razza dr. Omar Qaram) ci copia a noi del FISCO e si autolimita dichiarando quello che fa: nient’altro che un “accertamento mirato”.

Lo confesso lo volevo sansebastianare ma quando ho letto quella decade di ciò che un tempo si chiamavano ”rilievi”, ho lasciato perdere. E’ un compito da esame di ammissione alla nuova carriera direttiva della Banca d’Italia: vi ho contato 54 termini inglesi (media di 5,4 per ogni rilievo) e una mezza dozzina di acronimi di assurdo accumulo di ignoti e forse anglicani lemmi. Non ci ho capito niente (o fingo). Con orgoglio mi ricordai della mia intima soddisfazione quando nell’autunno del 1974 arrivò finalmente il mio rapporto sulla Banca Privata Finanziaria (alias SINDONA) sul tavolo del governatore Carli. Questi dopo averlo letto mi dissero che ebbe ad esclamare: Oh! finalmente un rapporto che si capisce. Si vendicava forse con Montanelli che incomprensibili dichiarava le sue “mariane” CONSIDERAZIONI FINALI.

E quanto alla sostanza, rammento ancora il bofonchiare napoletano di Occhiuto che al giovane porgitore di un rapporto ispettivo dispensava in preambolo il suo ammonimento: ccì sono arrubbamienti ca del resto nun ccì nni frega nenti!

Orbene se io non ho capito, ancor meno poteva capire la brava dottoressa Tarantola, perché quella parte aperta nulla dice di significativo, di “sanzionabile” di “denunciabile”. Lo proverò in un secondo tempo.

Certo se tutto si limitò alla “parte aperta”  chissà chi ci vuole addottrinare. Qui dovere della magistratura è anche quello di appurare quale diavoletto ebbe piacere di farci recapitare codesti  sette fogli disponibili negli uffici esecutivi del MPS. Mancano però gli allegati. Creduti forse insignificanti. Ed invece no!
La parte aperta si sa bene è vetrinetta. C’è ben altro, ma sta nelle carte che finiscono seduta stante agli atti per dire che sono inesistesti a quelle autorità esterne che avessero titolo a richiederle. Ma sta nelle elaborazioni che i collaboratori (li abbiamo citati) redigono e spesso stridono con i bocconi amari delle due  successive mannaie  censorie che il povero capo missione è costretto a subire (solo il sottoscritto può vantarsi di essere riuscito a dribblarli; ma voglio vedere quando rinascerà più un eretico ispettore come me nelle felpate stanze dell’Ispettorato Vigilanza – ma non ho fatto eccelsa carriera: sono stato sanzionato da Ciancaglini.

Chiudiamo per il momento questa puntata: la Tarantola – buon per lei – non è colpevole di nulla signor Rizzo, nulla seppe perché nulla le è stato detto (di significativo). Se si ignora, ci si deve star zitti, diversamente è giusto che si paghi.  

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