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martedì 3 maggio 2016

La Fallaci di un tempo, mirabile anarchica


 La Fallaci di un tempo, mirabile anarchica


"I servi del Potere, anzitutto, i rappresentanti del perbenismo culturale e parlamentare, giunti facilmente al cratere perché la piovra si scosta sempre quando essi scendono dalle limousine, prego-eccellenza-s'accomodi. E guardali mentre se ne stanno compunti coi loro doppiopetti grigi, le loro camicie immacolate, le loro unghie curate, la loro vomitevole rispettabilità. Poi i bugiardi che raccontano di opporsi al Potere, i demagoghi, i mestieranti della politica lercia cioè i leader dei partiti con la poltroncina, giunti a gomitate non perché la piovra si rifiutasse di lasciarli passare ma perché li voleva abbracciare .E guardali mentre esibiscono la loro aria afflitta, si accertano di sotto le ciglia che i fotografi siano pronti a scattare, si chinano a deporre sulla bara le loro leccate di Giuda, appannare il cristallo con sbavature di lumaca. per coloro che chiamavi rivoluzionari del cazzo, futuri seguaci dei fanatici, degli assassini che sparano rivolverate  in nome del proletariato e della classe operaia aggiungendo abusi agli abusi, infamie alle infamie, potere essi stessi. e guardali mentre alzano il pugno, gli ipocriti, con le loro barbette di falsi sovversivi, la loro grinta borghese di burocrati a venire, padroni a venire. Infine i preti, sintesi di ogni potere presente e passato e futuro, di ogni prepotenza, di ogni dittatura. E guardali mentre si pavoneggiano nelle loro tonache oscure, coi loro simboli insensati, i loro turiboli d'incenso che annebbia gli occhi e la mente. In mezzo ad essi il Gran Sacerdote, il patriarca della chiesa ortodossa che ammantato di seta viola, grondante di ori e di collane, di croci preziose,  zaffiri rubini smeraldi, salmodiava 'Eonìa imì tu esù. Eterna sia la memoria di te', però nessuno lo udiva perché i colpi irosi  ai portali  si mischiavano ora agli schianti delle vetrate  rotte, ai cigolii delle serrature che non reggevano all'urto, agli schiamazzi di chi protestava, al cupo frastuono della piazza, dove il ruggito s'era fatto boato e, incollata  alle pareti della cattedrale, la piovra reclamava impaziente che ti portassero fuori". [ Oriana Fallaci, UN UOMO, Rizzoli, pag. 13]- 

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