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sabato 15 ottobre 2016

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sab 09/03/2013, 01.04
A suo tempo cercammo di dirottare fondi comunitari a Racalmuto inventando un nostro PARCO LETTERARIO intitolato a Sciascia. Fummo avversati autorevolmente ed il nostro "parco" andò buca. Qualche antagonista del tempo un qualche rimorso ce l'ha? Non credo abbia pensato che volevo specularci sopra. Di tasca ci avrei rimesso. Ora quelli che vollero sostanzialmente consegnare il loro vincente parco a Caltanissetta un resoconto lo vogliono offrire alla Comunità Racalmutese?


LEONARDO SCIASCIA

 
 
 
 
 
 
 
TITOLO DEL PARCO LETTERARIO:

LEONARDO SCIASCIA OLTRE LA CORDA PAZZA


 

 

 


SINTESI:

Una riverberazione laica delle proprie ataviche piaghe Racalmuto la inflisse al suo più grande figlio: Leonardo Sciascia.

Oltre alle tre corde di letteraria ascendenza, in particolare quella erasminiana - da pizzicare con accoramento ancestrale, dolorosamente - scaturigini  ed echi di un DNA che sprofonda nella notte dei tempi, nelle ammonitrici e neglette testimonianze sicane, sono il dono avvelenato dell’altipiano racalmutese cui Sciascia è dannato per una gioia creativa, per una miracolosa transustanziazione: Racalmuto sta indissolubilmente a Sciascia per sentenza inappellabile del moderno inferno della comunicazione multimediale. Quasi quotidianamente, radio, televisione, carta stampata, Internet proclamano Racalmuto “il paese di Sciascia”.

E, per converso, Sciascia sta avvinghiato a Racalmuto in una simbiosi inviolabile. Se parco letterario si vuole sotto l’egida del grande scrittore, esso va tutto legato a questo amaro lembo di terra visceralmente vulnerato dal sale e dallo zolfo: il sale della sapienza; lo zolfo della lupara. Ibridismi, devianze territoriali, accoppiamenti sarebbero contro natura, fallaci, truffaldini.

Già, il sale nella piaga Sciascia voleva intitolare il suo primo libro, il suo capolavoro, quelle “Parrocchie di Regalpetra”, quel sale non su un’unica piaga ma sulle tante piaghe di Racalmuto.

Ed il parco che s’intende porre in atto quelle piaghe vuole ricercare “in corpore vivo”, sul luogo con tanti laboratori (molti sperimentali), da quello a sfondo psicanalitico, a quello turistico, da quello linguistico, a quello rievocativo delle ormai appannate tradizioni, da quello musicale a quello del recupero archeologico (sinora obnubilato, pur in presenza di una testimonianza sicana, greca, romana, bizantina, araba, normanna, angioina, aragonese, spagnola, borbonica, savoiarda, garibaldina, crispina, giolittiana, protofascista, fascista, democristiana, berlusconiana) ed archivistico (vedansi gli archivi della parrocchia della Matrice di Racalmuto risalenti al 1550, quelli del Comune, i vari fondi Palagonia, quelli notarili dell’archivio di Stato di Agrigento, le carte di Simancas, Barcellona, Vienna relative a Racalmuto di cui si ha pallida notizia).

Uno stelo - la flebile voce della grafia sciasciana - su cui innestare a margherita i tanti laboratori possibili (degli itinerari turistici da percorrere su carretti siciliani istoriati dall’artigianato locale; delle campagne di scavi archeologici alla scoperta delle ancestrali ispirazioni sciasciane; delle scuole di paleologia locale sulla peculiarissima diplomatica della comunità ecclesiale racalmutese; dei sofà della musa di Sciascia (lingua e linguaggio, dialetto e scrittura colta nello scrittore racalmutese); del letto psicanalitico su cui adagiare i tanti personaggi palesemente autoctoni dell’opera del Racalmutese; dell’organizzazione del museo itinerante delle botteghe artigiane, dei cortili fridericiani, delle criptae cum torculare delle vetuste corporazioni racalmutesi; dell’ideazione dei microparchi faunistici e naturalistici che gli sprofondi apocalittici delle desuete saline hanno inferto (vedasi Sacchitello) alla mirabile facies racalmutese.

 

Il parco parte dall’opera letteraria di Sciascia per dipanarsi in tante iniziative sperimentali - i suddetti laboratori - per scandagliare il passato, poggiare sulle disponibilità intellettuali e culturali del momento delle tante associazioni giovanili, per fornire un background alle tante già esistenti iniziative turistiche, per conseguire approdi scientifici inusitati (si pensi a centri sperimentali di ricerca per  la cura e prevenzione della labilità psichica degli anziani), per veicolare con le moderne tecniche multimediali (navigazione in CD-ROM o su appositi siti in Internet) i risultati conseguiti in spazi planetari.

Racalmuto viene dichiarato dagli studiosi di Sciascia “fantasmatico”: tale paradigma può (deve) trovare senso, immagine e rappresentazione in un “parco letterario”.

  

  

In Occhio di Capra Sciascia ammonì:

Isola nell’isola, ...la mia terra, la mia Sicilia, è Racalmuto.. E si può fare un lungo discorso su questa specie di sistema di isole nell’isola: l’isola-vallo  .. dentro l’isola Sicilia, l’isola-provincia dentro l’isola-vallo, l’isola paese, dentro l’isola-provincia, l’isola-famiglia dentro l’isola-paese, l’isola-individuo dentro l’isola-famiglia ...”.

Un lungo discorso che Sciascia additò e non fece, il parco letterario che il nostro Centro ha voglia di fare per una navigazione multimediale in questo dedalo di isole fantasmagoriche, ma con centro carnale in Racalmuto, luogo ben concreto sia pure con il suo fardello di memorie dementi. Racalmuto, terra antica, in cui Sciascia vide e descrisse con occhi compassionevoli e con cuore trepido una millenaria vicenda sgorgante da una  'vita pur sempre tenace e rigogliosa che si abbarbicava al dolore ed alla fame come erba alle rocce'.

 


SEZIONE I


 

Profilo dell’Autore

 

Sembra persino irriguardoso volere qui tracciare un profilo di Leonardo Sciascia, scrittore e moralista sommo dell’ultimo quarto di questo secolo. Vorremmo solo limitarci a quello che in copertina di uno dei tanti suoi libri di notorietà planetaria può leggersi: “Leonardo Sciascia, nato a Racalmuto (Agrigento) nel 1921, è morto a Palermo nel 1989. Tra i più grandi scrittori italiani del ‘900, è stato anche una delle più vigilanti coscienze critiche del nostro tempo.” E trattasi poi del retro di una ennesima edizione de “Le parrocchie di Regalpetra” e cioè di quel sublime “tentativo” di Sciascia di dare senso ad un negletto e compresso paese di Sicilia. Già! Scrive Sciascia: “Ho tentato di raccontare qualcosa della vita di un paese che amo, e spero di avere dato il senso di quanto lontana sia questa vita dalla libertà e dalla giustizia, cioè dalla ragione”.

Quelli che ora vogliono Racalmuto, il paese della ragione, sono dunque ben pagati.

Ma si dice che in una pretestuosa graduatoria Sciascia verrebbe al quarto posto per una sollecitazione di un parco letterario: dopo Verga, Tommasi di Lampedusa, Pirandello... tutti scrittori sommi, certo, ma non classificabili secondo un criterio neppur degno .... di un campionato di calcio.

Se un parco letterario ha senso, se un connubio tra terra natale di un grande scrittore e la fonte ispiratrice è di palmare evidenza, se si vogliono evitare storpiature e forzature (il verismo verghiano compresso in talune località marine, il cerebralismo pirandelliano rappreso nelle odiate ed abbandonate solfare agrigentine, il nobiliare struggersi lampedusiano nel rammarico di un mondo perduto, effimero ma non riducibile alle cadenti mura del castello avito di una irriconoscibile Palma di Montechiaro), se si vuole davvero privilegiare un verace parco letterario, quello articolabile nelle plaghe racalmutesi al nome di Leonardo Sciascia si staglia imperiosamente, imparagonabilmente.

 


 

Opere

 

Tre volumi editi da Bompiani non sono esaustivi dell’opera omnia di Leonardo Sciascia: omissioni gravi quali “Fuoco all’Anima” (la vedova ha voluto censurarlo); manie agiografiche; querule superfetazioni; rarefazioni (imperdonabili) della prosa (solo quantitativamente minore) sono appunti critici facilmente oppugnabili.

Non si può, in questa sede, dispiegare un qualche dato segnaletico della produzione letteraria di Leonardo Sciascia: all’occorrenza sono esibibili lavori scientifici di alto pregio e taluni di già vasta diffusione.

Una pagina minore, tuttavia, la vogliamo qui allegare in fotocopia, ad ulteriore dimostrazione del vincolo indissolubile tra Sciascia e Racalmuto.

 

 

Luoghi d’ispirazione   

 

“E’ stato detto - polemizza Sciascia in una prefazione alle sue “Parrocchie” - che nelle Parrocchie di Regalpetra sono contenuti i temi che ho poi, in altri libri, variamente svolto. E l’ho detto anch’io.” Ebbene, “Parrocchie” è libro fin troppo scopertamente raffigurativo di Racalmuto (alias Regalpetra), di uomini racalmutesi (Lascuda, Gaspare MartineZ, don Ferdinando Trupia e - se si vuole - gli “umanissimi” capi mafia di “Giorno della Civetta”, tutti noi racalmutesi sappiamo benissimo chi furono, cosa veramente pensavano, quanto effettivamente valevano), di ben precise località (non soltanto la Noce, ma Canalotto, Serrone, Pantanelle, Castello, Castelluccio, Matrice, S. Francesco, Monte, S. Giuliano, S. Maria di Giesu sic!, il Corso etc.), di eretici (invero alquanto stracci e paesani quali fra Diego La Matina), di ritrovi e di taverne (il circolo della Concordia ove uomini vani si consideravano il sale della terra in affabulazioni vacue, derelitte, oscene, è  ancora operante; da rievocare con  un apposito laboratorio di cui diremo dopo).

Sarebbe persino paradigmatico rinvenire in Racalmuto il cosmo ispiratore dell’opera di Sciascia: i “laboratori” che proponiamo hanno appunto questo ambizioso intento.

 


Bibliografia

 

Sconfinata è la letteratura - specie straniera, specie francese - che riguarda Sciascia. E’ cognizione comune. A che serve citare l’opera dell’Amboise o i mirabili schizzi del suo primo estimatore Pasolini? Davvero dobbiamo accennare all’orgia encomiastica di un Matteo Collura? Val la pena di citare con tutte le riserve del caso le pagine denigratorie di un Santi Correnti? Si devono citare le pubblicazioni parlamentari? Non si mancherà in un apposito “laboratorio” di far rivivere le devastanti polemiche sul presunto “antistatalismo” sciasciano dei tempi delle “Brigate rosse” o sull’avversione di Sciascia nei confronti del carrierismo di taluni  magistrati - poi canonizzati per sopravvenuta morte violenta - per preteso eroismo nella lotta contro la mafia. Scalfari, Bocca, Arlacchi, Della Chiesa, Camilla Cederna scrissero pagine astiose e dure, tutte comunque riesumibili in ricerche d’archivio che l’eventuale “Parco” dovrebbe sollecitare e concretare.

Il letterato, il poeta, il maestro, il polemista, il microstorico, il critico d’arte, il politico, il deputato, l’anarchico, l’amico di Pannella e di “Lotta continua” e via di seguito, solo un  parco letterario al suo nome, in Racalmuto, potrà far rivivere per un impulso rievocativo, per una riaccensione dei valori cari a Sciascia, per la rivisitazione in loco, per lo sviluppo di un turismo che non è detto che debba essere di massa, ma può e deve essere colto, avveduto, magari elitario ma vivificante. A che serve una pagina del TCI - certamente meritevolissima ed accattivante -   su Racalmuto, se dovesse tardare un “parco letterario” idoneo a rettificare le tante, troppe, sviste, topiche, inverosimiglianze storiche che attualmente la storpiano?

 

 

Rapporto con il territorio

 

Da quello che abbiamo già detto  emerge a chiare lettere il rapporto intenso, vivificante, indissolubile tra Sciascia e  Racalmuto. Regalpetra è Sciascia; Racalmuto è Regalpetra. Dilungarsi è ozioso.

 

Livello di notorietà, in Italia e all’estero.

 

Ci dichiariamo davvero incapaci di ragguagliare sull’immensa notorietà di Sciascia, oltre a quella scontatissima in Italia, in tutte le parti del mondo, da quello occidentale allo sterminato pianeta cinese (i postini racalmutesi impazzivano nel cercare di decriptare l’indirizzo del fiume di lettere che perveniva dalla Cina per essere recapitate, in estate, a Sciascia tutto preso con la creazione dei suoi capolavori nella rustica casetta della contrada Noce).

Pur nella sua esageratissima modestia, Sciascia ha destinato alla Fondazione al suo nome (chissà se e quando sarà operativa)  l’immensa mole di “edizioni e traduzioni dei miei libri, di tutte le lettere da me ricevute in circa mezzo secolo di attività letteraria”.

Ci pare comunque significativo che persino nella sperduta università di Buffalo (USA) si approntino tesi di laurea ove Sciascia la fa da maestro (Vedansi le accluse fotocopie di una tesi di laurea di Marie Saccomando Coppola su “Toward a missing link in the identity of Italian American women: oral histories of Sicilian and Sicilian American women”).

 

SOGGETTO PROPONENTE

 

Soggetto proponente:

“Centro Socio-culturale Conte Del Carretto”

associazione senza scopo di lucro

 

Trattasi di associazione con sede in Racalmuto, contrada Caliato n.° 26. Lo statuto, che si allega, è sufficientemente esplicito sulle finalità dell’associazione; in particolare - a parte l’attività didattica e formativa - è preminente lo scopo di “adottare le iniziative culturali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico” racalmutese.

L’associazione che ormai vanta un’affermazione di tutto risalto nel mondo professionale, culturale, imprenditoriale racalmutese, opera di concerto con la realtà giovanile e in piena collaborazione con le contigue associazioni giovanili locali. Con queste concerterà cooperazioni ed applicazioni nel caso nel caso fosse officiata del parco letterario in discorso.

In tal caso si adopererà quale centro di coordinamento operativo, riservandosi comunque la regia e la responsabilità amministrativa.


Responsabile della realizzazione degli interventi

 

L’associazione ha affidato la responsabilità degli interventi e la direzione degli stessi al

dott. Calogero Taverna, via Lorenzo Rocci, 68 - 00151 Roma (tel. 06/65742876).

 

Il dott. Calogero Taverna, racalmutese di nascita e con attaccamento alla sua terra natale, è un ex ispettore di Vigilanza della Banca d’Italia ed è stato superispettore del Secit negli anni ottanta.

Dedito ormai alla ricerca storica su Racalmuto, è assiduo frequentatore degli Archivi Segreti Vaticani e di quelli statali, vescovili e parrocchiali in cui ha scovato materiale di prima mano sulla microstoria di Racalmuto. In quiescenza, ha ancora l’occorrente vitalità per direzioni quali quelle in discorso ove potrà avvalersi della non comune esperienza acquisita in campo bancario, fiscale, finanziario ed amministrativo. Opererebbe gratuitamente, con spirito di servizio. La sua non comune conoscenza dell’opera sciasciana sarebbe molto proficua ai fini della buona riuscita del progettato parco letterario.

 

Descrizione del territorio

Il territorio di Racalmuto ben si presta ad un ordito di transfigurazioni letterarie sulla scia delle varie, ineguagliabili visioni creative sciasciane. La Noce, ad esempio, si trasfigura in un paesaggio tizianesco, con visionarietà erotiche, con senili “alumbriamenti”. La Chiesa del Carmine entra d’impeto nelle Parrocchie di Regalpetra “con un massiccio sarcofago di granito, due pantere rincagnate che lo sostengono”. Il Castello Chiaramontano è ancora altissimo ed imponente e là “il conte stava affacciato al balcone alto tra le due torri guardando le povere case ammucchiate ai piedi del castello”; allora (nel ‘600) come adesso. “Di zolfare e saline si dice nei privilegi reali relativi a Regalpetra”. Qualche svista storica qui Sciascia la commette; ma zolfare e saline costellano tuttora il territorio racalmutese, per una rivisitazione creativa alla Sciascia, per una rievocazione delle amare vicende sindacali come antichi contratti (si acclude una fotocopia del frontespizio).

Le pagine (23, 24, 25 e 26) - che qui in fotocopia richiamiamo - sono ancora tutte godibili in una localizzazione del parco. Come ai tempi cui Sciascia si riferisce e ciò in una sovrapponibilità di sicuro richiamo turistico.

Località, fatti, figure, apologhi delle Parrocchie, di Morte dell’Inquisitore, degli Zii di Sicilia, di Occhio di Capra, del Mare colore del vino, di Kermesse, della vasta produzione minore, saranno puntualmente ricollocati negli anfratti in cui Sciascia li aveva allogati pur nella trasfigurazione della propria letteraria creatività. Il parco - se prescelto - saprà bene individuare una cosiffatta topografia. Racalmuto resta tutto sommato intatto. Certo, devastazioni, incurie, inculture danni ne hanno prodotti. Un motivo in più perché si dia vita ad un “parco” chiamiamolo pure “letterario”.

 

Descrizione degli interventi previsti.

 

Non si ha un animo di acquisire stabili o terreni di sorta (anche se sarebbe opportuno per stroncare l’attuale vandalismo culturale): oltre tutto la natura giuridica dell’associazione proponente lo impedirebbe.

 

 Ma operare con gli strumenti giuridici degli affitti pluriennali o con la sollecitazione verso gli enti pubblici (territoriali e non) è pur possibile. Case vetuste potranno venire restaurate e ricondotte alle loro antiche attitudini ad ospitare i contadini descritti da Sciascia o gli zolfatai delle varie pagine del grande scrittore o dei salinai cui il grande Racalmutese dedica note forse le sole commosse del suo scrivere con “blasfema ironia”, come ebbe a confessare.

 

Gli interventi veri e propri comunque saranno quelli di cui dopo diremo quando specificatamente descriveremo latitudini e peculiarità dei nostri “laboratori” che presumiamo decisamente originali ed irrepetibili.

 

 Descrizione delle attività promozionali e culturali previste

 

Nucleo del “parco” sarà l’articolazione dei seguenti laboratori:

         ) organizzazione di itinerari turistici ispirati all’opera di Sciascia con modalità e percorsi inconsueti;

         ) istituzione di musei (religiosi, etnografici, storici) che pur rifacendosi alle notazioni sciasciane sappiano valorizzare la sconfinata - ma per il momento solo parzialmente conosciuta - storia di Racalmuto e dei dintorni (Grotte, Naro, Montedoro, Bompensiere, Milena);

         ) scuole di alta specializzazione nei settori della diplomatica, paleografia, archeologia, microstoria, settori di specifico riferimento a Racalmuto ed al suo inestimabile patrimonio archivistico, archeologico e storico;

         ) sofà psicanalitico per una inusitata indagine sui testi di Sciascia e per una concreta fruizione dei risultati a fini terapeutici, specie nel settore della labilità mentale senile;

         ) concertazione di iniziative volte al recupero del dialetto racalmutese, della tradizione musicale locale, del canto gregoriano quale nei secoli scorsi clero, sodalizi monacali e le peculiari confraternite racalmutesi salmodiavano come i tanti “libri cantorum” custoditi nelle chiese di Racalmuto comprovano ed in certo senso tramandano;

         ) coordinamento con i centri culturali di Grotte per il recupero della tradizionale teatralità di questa periferia agrigentina;

         ) collegamento con il locale circolo Unione per un’ardita riesumazione dello sciasciano “circolo della concordia” con i suoi veridici personaggi, le sue atmosfere sociali, il suo scenario, le sue vetuste sale: un micromuseo in un normale e funzionante circolo quale continua ad essere;

         ) compartecipazione maggioritaria in una società mista con il Comune cui demandare iniziative imprenditoriali nel campo del turismo locale;

         ) costituzione di una società di capitali per rilanciare il vecchio progetto di una traslazione cinematografica delle “Parrocchie di Regalpetra” che il regista racalmutese Beppe Cino - discepolo di Rossellini - da tempo agogna di girare;

         ) attività traslativa dei disparati risultati conseguiti in CD-ROM o in siti Internet a disposizione del mondo dei navigatori informatici.  

Di ognuno di codesti “laboratori” forniremo nella sezione 2 ogni opportuno ragguaglio.

 

Analisi di marketing e ipotesi di flussi migratori

 

Discettare di marketing a sfondo turistico oggi per Racalmuto sarebbe idiozia: Racalmuto è depresso; è in fase di declino demografico; l’esodo è persino biblico; agricoltura, miniere, salgemma sono flatus vocis. Un tempo, no: rappresentavano realtà di turbolenza economica. A fine Ottocento si parlava di Eldorado a motivo dello zolfo racalmutese; nel XV secolo i genovesi, i grandi usurai, i nobili di Racalmuto intessevano contratti a termine sul grano che sembrano moderne operazioni speculative (i termini odierni sarebbero: spot, forward, swap). Ed allora si deve lasciar morire un centro così glorioso? Non c’è un motivo in più per piantarvi un parco letterario che è obiettivamente idoneo ad una sorta di resurrezione di Lazzaro (economicamente parlando s’intende)? Oggi un circolo vizioso sembra attanagliare Racalmuto: si nega un “parco letterario” perché flebile  è il marketing ed evanescente il flusso turistico; non c’è marketing e flusso turistico perché latitano iniziative intelligenti del tipo “parco letterario”. Non val la pena spezzare un siffatto circolo vizioso ed inventarne uno “virtuoso”?  Non è persino doveroso ideare un parco letterario al nome di Sciascia per avere marketing e flusso turistico?

V’è una via privilegiata che si può (forse si deve) percorrere: studiare, ricercare, sperimentare, e, quindi, digitalizzare, produrre CD-ROM, trasferire su Internet. Lettori inconsueti, curiosi delle più lontane plaghe del mondo, ricercatori, studiosi sicuramente avranno voglia di venire in loco nella sperduta Racalmuto, per curiosare, appurare, constatare, criticare, suggerire. Un flusso turistico colto, cui subentrerà di certo quello di massa.

Che cosa è oggi Racalmuto sotto il profilo economico?

Anche in aree a sviluppo industriale tradizionalmente compresso, quali la Sicilia o in particolare l’Agrigentino o l’interna plaga racalmutese, si avvertono - alle soglie del 2000 - sommovimenti, fremiti, premonizioni, affioramenti di potenzialità produttive che non vanno sottovalutati o peggio repressi. L’approccio all’insorgente realtà economica e sociale di un siffatto territorio va prontamente depurato dagli usuali preconcetti: persino gli atavici inceppi quali gli ostacoli malavitosi stanno venendo aggrediti da una magistratura che, al di là delle critiche, appare efficace ed efficiente nella lotta alla mafia.

Se poi - senza pregiudizi - si dà uno sguardo alla caotica ricchezza finanziaria, sia pure di derivazione criminale, si vanno evidenziando i segni di una mutata e riformata realtà, propizia ad investimenti localizzati, atti a remunerare capitali privati al presente allo sbando tra i depositi bancari, assolutamente non più remunerativi, tra i titoli di Stato in avvilente depressione reddituale, nonché tra i disavvertiti approcci alla Borsa. Sintomatico il fatto che nella sola Racalmuto si raggrumano negoziazioni - spesso incaute, quasi sempre dilettantescamente ispirate - per oltre il miliardo di lire giornaliero.

Le vocazioni industriali quindi sbocciano con intensità crescente e con affinamento vieppiù pregevole.

Quello che di certo può preventivarsi è un consolidarsi di attività informatiche in un siffatto contesto economico. Non si è lontani dal vero se si prevedono iniziative atte a vivificare ciò che ormai si indica come “mercato consumer”.

E nel “mercato consumer” l’avvento della rivoluzione digitale ha determinato una svolta tecnologica molto settoriale e di portata fortemente specialistica, giusta le analisi della pubblicistica specializzata.

Nelle aree di relativo sottosviluppo l’impatto tra l’arretratezza dei comparti tradizionali e i fermenti del mondo informatico ha peculiarità non perspicuamente indagate ma non per questo meno precorritrici di flussi e di apporti capitalistici, secondo una prospettiva davvero allattante.

Si pensi che in territorio di Racalmuto - sacca di sicuro industrialmente retriva - la Telecom ha installato per la sua rete di telefonia digitale un’antenna d’avanguardia, non avendo remore a corrispondere per il solo affitto del suolo d’installazione canoni annui esorbitanti (si parla di una ventina di milioni l’anno per un terreno agricolo il cui valore commerciale d’acquisto non supera  i sei milioni di lire per ettaro). Se una multinazionale avveduta investe così massicciamente in una zona come Racalmuto, ciò significa che in loco è prevedibile uno sviluppo di iniziative legate alla telematica, a prescindere dal vezzo del cellulare e cioè dalle aberrazioni che il nuovo “status symbol” comporta.

In particolare vanno condivise le opinioni di chi afferma: “Di questo quadro generale [ ... ] l’elemento più interessante è sicuramente il fatto che il mercato comunque cresce, modifica la sua struttura, amplia la sua larghezza di banda. Un mercato nel quale i punti di emissione, i centri del broadcasting si moltiplicano. Cresce, parallelamente, la domanda di comunicatori digitali, di professionisti capaci di comunicare ma, soprattutto, padroni (culturalmente e tecnicamente) del digitale e delle nuove possibilità di organizzare e veicolare i contenuti ...”

In generale importano soprattutto queste annotazioni della pubblicistica ormai pacificamente accolte: “gli stop-and-go che caratterizzano i livelli alti del business del multimedia dimostrano anche un’altra cosa. La  piccola taglia, la piccola dimensione d’impresa (dove bassi costi fissi si associano ad un alto grado di cultura,  di creatività, motivazione in una struttura non elefantiaca e deburocratizzata, qualità che la grande scala aziendale difficilmente può vantare)  possono essere armi vincenti [corsivo del r.] ”

Conclusivamente resta assodato che: “la piccola impresa, la sua capacità di sfruttare creativamente gli strumenti della comunicazione multimediale, la sua mentalità in piena sintonia con il timing e il flusso degli eventi digitali, l’assenza di zavorra analogica possono giocare un ruolo vincente anche in mercati dove incrociano transatlantici e corazzate. [ ...] Se nell’editoria pura .. i più piccoli non hanno la forza finanziaria per attendere che il mercato maturi ... , una buona mossa può essere la produzione magari al servizio o in alleanza con la grande impresa.”

In tale humus potrebbe radicarsi il nostro parco che dovrà ramificare in coincidenza con gli sviluppi industriali di plaghe quali Racalmuto e fruttificare nel preventivabile boom dell’informatica e della telematica. Tende, esso parco, a profittare delle risorse culturali, paesaggistiche, archeologiche, professionali che la patria di Sciascia ha doviziosamente in serbo, anche se sinora neglette.

Per il momento Racalmuto abbonda solo di impiegati comunali: l’azienda “Comune” - ripostiglio di indolenza sociale, politicamente appetibile solo per i risvolti del clientelismo elettorale - consente sopravvivenza ad un pletorico personale.

Ben 121 dipendenti figuravano più o meno miseramente sovvenzionati nel decorso anno. Una massa di stipendi e di oneri riflessi pari a 5 miliardi e mezzo di lire si aggrumò nel 1997 sulle spalle dei contribuenti ( a dire il vero la Ragione Siciliana profuse un miliardo e mezzo di lire). Un contorno di personale - di impalpabile qualificazione professionale - riscuote salari a titolo di L.S.U. (lavoro socialmente utile): 100 milioni a carico del Comune; 1,5 miliardi a carico dello Stato o della Regione.

Il quadro sinottico tracciabile si dispiega lungo queste cifre:

Scuole dell’obbligo
 
 
maschi
femmine
totale
50
3
53
Licenza media superiore
 
 
maschi
femmine
totale
43
18
61
Laurea
 
 
maschi
femmine
totale
3
4
7


Totale generale
 
 
maschi
femmine
totale
96
25
121


Emblema dell’irrazionalità del quadro economico è il seguente prospetto delle licenze commerciali:

1.    Commercio fisso: n.° 162;

2.    Commerci su aree pubbliche: n.° 143;

3.    Produttori agricoli: n.° 51;

4.    Pubblici esercizi: n.° 27.

 

Un terziario così pletorico sarebbe esiziale se non fosse inattendibile. Un velo ipocrita, o peggio, copre dunque una realtà economica ben più viva ed operosa che sfugge alle statistiche ufficiali. Diversamente non si spiegherebbe la massa di mezzi fiduciari in parcheggio presso le banche; diversamente sarebbe dissennatezza la frotta di laureati (nelle più disparate discipline) che Racalmuto annualmente sforna. Oggi, con connotati di disoccupazione totale o di sottoccupazione, questo piccolo centro dell’Agrigentino annovera tecnici laureati o diplomati (ingegneri, architetti, geometri) nel settore scientifico per una settantina di elementi; tecnici dell’area contabile (laureati in economia e commercio e ragionieri) per circa una ventina di soggetti ed altrettanti nell’area giuridica (avvocati o meri laureati in giurisprudenza).

Si guardi l’illuminante foglio di un periodico locale (Vedi fotocopia).

 

 

Quantificazione di massima del valore degli investimenti proposti e delle fonti finanziarie


 

In relazione ai suaccennati “laboratori” può prefigurarsi questo budget di investimenti approntabili dall’Associazione Conte del Carretto:

 

1 ) organizzazione di itinerari turistici ispirati all’opera di Sciascia con modalità e percorsi inconsueti;
Acquisto di n.° 10 carretti siciliani istoriati
a L. 10.000.000 cadauno
L. 100.000.000
 
 
Acquisto di n. 10 giumente
a L. 5.000.000 cadauna
L. 50.000.000
 
 
Bardature diverse
L. 20.000.000
L. 20.000.000
L. 170.000.000
 
Studi e ricerche  per la definizione degli itinerari turistici
L. 20.000.000
L. 20.000.000
 
 
Retribuzione e compensi ad accompagnatrici/accompagnatori
Anticipo per il primo anno in misura forfettaria di L. 12.000.000 per ciascun componente: sono previsti n. 10 collaboratori, uno per ogni carro. Dopo il primo anno, i proventi della specifica attività dovranno essere sufficiente alla copertura finanziaria
L. 120.000.000
L. 120.000.000
 
 
 
 
 
 
Spese varie
Imposte, tasse, cancelleria, assicurazioni, telefono, fitti, compensi straordinari
L. 60.000.000
L. 60.000.000
 
Totale laboratorio sub 1°
 
 
 
L. 370.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
2 ) istituzione di musei (religiosi, etnografici, storici) che pur rifacendosi alle notazioni sciasciane sappiano valorizzare la sconfinata storia di Racalmuto e dei dintorni (Grotte, Naro, Montedoro, Bompensiere, Milena).
 
 
 
 
 
Fitto dell'ex ospedale di San Giovanni di Dio
Il fitto è relativo al primo anno: dopo i proventi dovranno essere bastevoli per la copertura finanziaria
L. 36.000.000
 
 
Adattammento dei suddetti locali
sistemi d'allarme; strutture musive, e varie
L. 300.000.000
 
 
Recupero del materiale ecclesiastico
Piviali, pianete, statue, quadri ed altro
L. 500.000.000
 
 
Allestimento presso un atelier del luogo delle suppellettili antiche di cui ai disponibili inventari
L. 300.000.000
 
 
Spese per il personale
limitatamente al primo anno
L. 100.000.000
 
 
Spese varie
Cancelleria, tasse ed altro
L. 80.000.000
L. 1.316.000.000
 
Fitto di case sparse per il museo etnografico
Precedibile un minimo di 10 case caratteristiche di varia dimensione il cui fitto medio non supererebbe le L. 12.000.000 annue. Fitto previsto per il primo anno
L. 120.000.000
 
 
Reperimento di arredi popolari antichi
 
L. 50.000.000
 
 
spese per il personale
 
L. 120.000.000
 
 
spese varie
 
L. 20.000.000
L. 310.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Utilizzo di locali comunali per sistemazione dell'archivio storico racalmutese
Si è certo che i locali si avrebbero in comodato: le spese si limiterebbero dunque alle opere di adattamento
L. 10.000.000
 
 
Mobilio ed arredi vari
 
L. 100.000.000
 
 
Spese per il personale
 
L. 50.000.000
 
 
Spese per computer, abbonamenti Internet, telefonia
L. 100.000.000
 
 
Spese varie
 
L. 30.000.000
L. 290.000.000
 
 
 
totale
L. 1.916.000.000
 
Il preventivo verrebbe coperto dall'eventuale contributo per il parco per non più del 40%; il resto verrebbe reperito con apporti contributivo del Comune, Provincia e Regione; al limite si ridimensionerebbero siffatte iniziative
L. 766.400.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
3 ) scuole di alta specializzazione nei settori della diplomatica, paleografia, archeologia, microstoria, settori di specifico riferimento a Racalmuto ed al suo inestimabile patrimonio archivistico, archeologico e storico;
 
 
 
 
 
Nei predetti musei ed archivi si dovranno aprire scuole specialistiche di paleologia, archeologia, storia locale. Limitata la spesa per i locali
L. 10.000.000
 
 
Compensi a docenti (specie di livello universitario)
L. 100.000.000
 
 
Spese per il personale molto limitate (sarà utilizzato soprattutto quello disponibile per le altre iniziative)
L. 40.000.000
 
 
Spese varie
L. 50.000.000
L. 200.000.000
L. 200.000.000
 
 
 
4 ) sofà psicanalitico per una inusitata indagine sui testi di Sciascia e per una concreta fruizione dei risultati a fini terapeutici, specie nel settore della labilità mentale senile;
Si conta sulla circostanza che i locali del vecchio ospedale racalmutese (dovuto a lasciti di apprezzati benefattori locali) - oggi in totale abbandono vengano dati in comodato all'Associazione proponente.
Le spese sono dunque quelle occorrenti per la sistemazione
L. 200.000.000
 
 
Attrezzatura scientifica
 
L. 500.000.000
 
 
Personale specializzato
 
L. 200.000.000
 
 
Contributi scientifici universitari
 
L. 50.000.000
 
 
Spese varie
 
L. 30.000.000
 
 
 
 
totale
L. 980.000.000
 
Anche qui prevedibili contributi degli enti locali. A carico del Parco non più del 40%. In caso di insufficienza di fondi, il progetto verrebbe adeguatamente ridimensionato
L. 392.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
5 ) concertazione di iniziative volte al recupero del dialetto racalmutese, della tradizione musicale locale, del canto gregoriano quale nei secoli scorsi clero, sodalizi monacali e le peculiari confraternite racalmutesi salmodiavano.
 
 
 
 
 
È  codesta iniziativa che potrà svolgersi nei locali disponibili per altri laboratori. Si conterà soprattutto sul volontariato, davvero generoso in codesti comparti a Racalmuto.
Le spese sono dunque limitatissime. Si possono pure prefigurare in alcune spese varie non eccedenti
L. 5.000.000
L. 5.000.000
L. 5.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
6 ) coordinamento con i centri culturali di Grotte per il recupero della tradizionale teatralità di questa periferia agrigentina;
Le sinergie che s'intendono realizzare con la fervida operosità della contermine Grotte avranno un nodo nevralgico nell'intesa con il Laboratorio teatrale Luchino Visconti di Grotte per un'edizione stabile delle opere teatrali di Sciascia.
Verrà soprattutto utilizzato il Teatro Comunale di Racalmuto, al centro dell'attenzione di Leonardo Sciascia e prossimo alla riapertura dopo anni di restauro
L. 500.000.000
L. 500.000.000
 
 
Si presume che solo per il 40% l'onere ricadrà sull'associazione
 
L. 200.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
7 ) collegamento con il locale circolo Unione per un’ardita riesumazione dello sciasciano "circolo della concordia" con i suoi veridici personaggi, le sue atmosfere sociali, il suo scenario, le sue vetuste sale.
Tramite Infotar s.r.l. si procederà ad una serie di CD-ROM interattivi rievocativi della storia, degli usi, delle atmosfere sociali del circolo al centro delle Parrocchie di Regalpetra
Spese di produzione dei CD-ROM
L. 200.000.000
L. 200.000.000
 
Restauro delle sale del circolo per il ripristino delle tappezzerie e dell'arredamento come da descrizione sciasciana e secondo la disponibile documentazione fotografica
Lavori commissionabili all'atelier specializzato di Racalmuto, ARCON s.r.l.
L. 100.000.000
L. 100.000.000
 
Scenografica rievocativa dei personaggi e delle "affabulazioni" dei vecchi tempi
Gigantografie fotografiche, pannelli illustrativi, viaggi virtuali (da commissionare ad INFOTAR srl Racalmuto
L. 100.000.000
L. 100.000.000
 
Spese varie
 
L. 50.000.000
L. 50.000.000
L. 450.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
8 ) compartecipazione maggioritaria in una società mista con il Comune cui demandare iniziative imprenditoriali nel campo del turismo locale;
L'associazione intenderebbe partecipare con fondi propri alla costituenda società mista SIRAC spa Racalmuto cui è compartecipe il Comune di Racalmuto che potrebbe finanziare tante iniziative collimanti con quelle del Parco Leonardo Sciascia
L. 300.000.000
L. 300.000.000
L. 300.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
9 ) costituzione di una società di capitali per rilanciare il vecchio progetto di una traslazione cinematografica delle "Parrocchie di Regalpetra" che il regista racalmutese Beppe Cino - discepolo di Rossellini - da tempo agogna di girare;
Partecipazione, nella misura del 50%, alla divisata iniziativa del "Laboratorio Teatrale Luchino Visconti" di Grotte per la realizzazione del film sulle Parrocchie di Regalpetra
L. 500.000.000
L. 500.000.000
L. 500.000.000
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

10 ) attività traslativa dei disparati risultati conseguiti in CD-ROM o in siti Internet a disposizione del mondo dei navigatori informatici.

 

                                                                                                                                         

Tramite INFOTAR o altre realtà informatiche dell'agrigentino, tutte le risultanze dell'attività scientifica, storica, folkloristica, archeologica, etnografica del Parco andrà trasfusa in CD-ROM navigabili e traslata in siti INTERNET
Preventivare sin d'ora gli investimenti è arduo; approssimativamente si può affermare che non supereranno il miliardo di lire
L. 1.000.000.000
L. 1.000.000.000
L. 1.000.000.000
 
In sommatoria generale
 
 
L. 4.183.400.000
 
arrotondabili
 
 
L. 4.000.000.000
 
Riconducibili agevolmente nell'ambito dell'eventuale apporto dell'eroganda sovvenzione comunitaria

L. 3.000.000.000


 

 

Con cosiffatti apporti scatterebbe in Racalmuto un indotto a progressione geometrica. Già operano varie realtà imprenditoriali che usufruiscono delle agevolazioni della legge n.° 488/92. Altre imprese come INFOTAR (azienda d’avanguardia nell’attività dell’editoria digitale) sono in attesa delle agevolazioni di cui alla menzionata legge. Sarà, poi, possibile che la tormentata vicenda della società mista con il locale Comune abbia finalmente felice esito: codesta società si proietterebbe in campi altamente proficui sotto il profilo dell’esaltazione delle vocazioni turistiche di Racalmuto. In cantiere vi sono già progetti che potrebbero far veicolare su tale società a capitale misto (pubblico-privato) fondi per centinaia di miliardi a valere sulla predetta legge 488 e su altri fondi comunitari per imprese cospicue come campagne di scavi archeologici cui collegare attività turistiche del tipo degli stages per vacanze “intelligenti”, strutture alberghiere che al contempo sviluppino le possibilità di sfruttamento delle locali acque sulfuree o salse ai fini terapeutici e via discorrendo. Il Parco Letterario al nome di Leonardo Sciascia, quale qui concepito, davvero sarebbe di volano per un salto qualitativo dell’addormentata realtà economica racalmutese e per un lancio nei futuri, prevedibilissimi flussi turistici che, in vigenza di moneta unica, esploderanno verso l’incantevole Valle dei templi agrigentina (contermine con Racalmuto) e si dirameranno a margherita inondando la ormai celeberrima terra natia di Sciascia, Racalmuto. Sul TCI questo ameno centro della Sicilia dovrà venire ridisegnato. Oggi è malconciamente ridotto a “grosso centro agricolo che prese nome dall’arabo Rahalmaut.” Ed è subito questa una “cervellotica etimologia” come annota, per altre occasioni, il grande storico Garufi. I nuovi storici locali ecco, ad esempio, come affrontano questa tormentata vicenda dell’etimologia del toponimo di Racalmuto:

“ Normanni del Conte Ruggero, 600 cavalleggeri - pare, depredarono il territorio dell’altipiano ove sembra sorgesse un imprecisato Racel... a dire del Malaterra. Nell’XI secolo, il gaito saraceno Chamuth, signore della vicino Naro, con molta probabilità aveva il dominio del nostro Altipiano e forse vi eresse un fortilizio, un Rahal: da qui il toponimo Rahal Chamuth, a seguire l’acuta congettura del Garufi. I Saraceni furono, specie sotto Federico II, ribelli e violenti: imprigionarono persino il vescovo agrigentino Ursone. Federico II non fu tenero verso di loro, deportò a Lucera i caporioni; gli altri - i più pavidi ed i meno appariscenti - si dispersero assumendo nomi latineggianti o fingendo antica professione di fede cattolica. Per uno o due decenni Racalmuto rimase comunque deserta. Un tale della famiglia Musca - forse Federico Musca - poté appropriarsi del territorio, portarvi fuggiaschi, verosimilmente ex saraceni, dotarli di terra e mezzi di lavoro e far sorgere un nuovo casale. Il suddetto Federico Musca finì però con l’osteggiare il vincitore Carlo d’Angiò e costui lo spogliò di quel casale assegnandolo nel 1271 a tal Pietro Negrello di Belmonte: un diploma degli archivi angioini  ne specificava - prima di esser distrutto dai nazisti nel 1943 - termini, modalità e dettagli. Finiva, per altro verso, quella che possiamo considerare la preistoria racalmutese: un periodo buio ed incerto che ebbe a protrarsi per 3271 anni. Quel che per tal periodo si è scritto - ed è tanto ed anche dalla penna più illustre del luogo - è solo cervellotica congettura. Possiamo solo credere a quei radi reperti archeologici di cui si ha conoscenza ed a quel poco, spesso nulla, che riescono a svelarci di tanto defluire umano degli antichi racalmutesi.

Con i Vespri Siciliani, il casale di Racalmuto acquisisce importanza e ruolo perché può fornire tasse e balzelli alla famelica pirateria di un Pietro d’Aragona. Il centro abitato non contava più di 75 fuochi (circa 265 abitanti). Nel 1376 i fuochi erano aumentati a 136 (circa 480 abitanti). Frattanto, Racalmuto - a dire del Fazello - era stato requisito da Federico di Chiaramonte che pare vi abbia costruito le torri del castello nella prima decade del 1300. Si sa che Costanza Chiaramonte, unica figlia di Federico, fu l’erede universale. Che abbia sposato prima il girovago ligure Antonio del Carretto e poi, divenuta vedova, l’avventuriero Brancaleone Doria - forse quello dannato all’inferno da Dante - si dice e qualche documento degli archivi di Stato palermitani sembra confermarlo. Resta comunque certo che sino al 1396 Racalmuto è dominio dei Chiaramonte, in particolare del celebre figlio illegittimo Manfredi Chiaramonte - lo attestano le carte dell’Archivio Segreto Vaticano.

Tocca a Matteo del Carretto rimpossessarsi del feudo, farne una baronia e farsene riconoscere titolare dal re Martino, naturalmente previo esborso di sonanti once. Il figlio Giovanni primo del Carretto è ancor più rapace del padre.

Nel 1404, Racalmuto è ancora fermo a 150 fuochi (540 abitanti). Un secolo dopo nel 1505, al tempo della “venuta” della Madonna del Monte, la sua popolazione sale a 473 fuochi (1670 abitanti). Ora domina il barone di Racalmuto Ercole del Carretto. Il figlio Giovanni II esordisce con un delitto: commissiona a tal Giacchetto di Naro la strage dei Barresi di Castronuovo per vendicare l’uccisione del fratello Paolo, antenato di Vincenzo di Giovanni che nei primi decenni del 1600 scriverà una complessa trattazione su Palermo Restaurato, ove rammenterà quei truci e letali eventi. Dopo, rimorsi e crisi religiose spingeranno quel del Carretto a costruire chiese e conventi ed a chiamare a Racalmuto carmelitani e francescani per una redenzione spirituale sua e del suo popolo. Certo, mero e misto impero, terraggio e terraggiolo ed una pletora d’imposte e tasse feudali fioccarono sui racalmutesi. Un notaio venne chiamato da Agrigento per i tanti atti del barone (e dei suoi vassalli): era quel tale Jacopo Damiano che alla morte di Giovanni II del Carretto finì sotto l’Inquisizione.

A metà del secolo, nel 1548, la popolazione sale a n.° 896 fuochi (3163 abitanti), segno che la politica del barone non era poi così devastante come sembra voler far credere Leonardo Sciascia.

Quello che non fa il barone, lo fa invece la peste del 1576: la popolazione racalmutese viene decimata. Se crediamo ad un documento del fondo Palagonia, dai 5279 abitanti del 1570 si sarebbe passati ad appena n.° 2400 abitanti nel 1577. Ciò non è credibile e si deve alla voglia tutta fiscale di impietosire il viceré per una contrazione delle “tande” in mora e di quelle in atto. Di sfuggita, va detto che la tentata evasione fiscale del 1577 non ebbe effetto. Le “tande” si basavano sulla tassa del macinato: la drastica contrazione della popolazione non consentiva un gettito bastevole a fronteggiare la soffocante tassazione del governo spagnolo. Questo non ebbe pietà e la Universitas fu costretta ad indebitarsi con gli stessi esattori, al contempo strozzini.

Sia come sia, nel 1593 Racalmuto sembra risorta: gli abitanti ora sono in numero di 4448: ovviamente molti fuggiaschi erano rientrati e, soprattutto, si doveva trovare conveniente emigrare dai centri viciniori per sistemarsi nella neo-contea di Racalmuto, le cui condizioni sociali, economiche e giuridiche in definitiva tornavano appetibili.”

 

 

Prosegue il TCI: “fino al ‘300 l’abitato sorgeva presso il luogo detto Casalvecchio [è invenzione del tutto infondata, n.d.r.]; l’odierno si venne fondando attorno al castello dei Chiaramonte [anche qui inesattezze a profusione: il primo nucleo databile attorno al 1250 si stabilì nelle grotte sotto il Carmine; il castello sorge postumo verso il 1310 a seguire il Fazello; codesto pur immenso storico del ‘500 non è perspicuo ad ipotizzare l’erezione dell’attuale castello racalmutese da parte di un cadetto dei Chiaramonte e comunque è molto circospetto per suffragare la ricorrente diceria di un castello chiaramontano a Racalmuto, n.d.r.]. E’ patria del pittore Pietro d’Asaro, d. il Monocolo (1597-1647) [è ormai pacifica la data di nascita del Pittore: 1579 e non 1597, n.d.r.]. Sul Corso Garibaldi, al centro sorge la chiesa Matrice (dell’Annunziata), della fine del ‘600, nel cui interno si conservano due dipinti dell’Asaro (Madonna e Santi e Madonna della Catena) [da rettificare: l’Annunciata è chiesa preesistente sin da prima del XVI secolo; l’attuale chiesa Madre ha laboriosa gestazione, ma può dirsi disegnata nel primo trentennio del 1600 e definita negli anni ’60 del XVII quando la fine del ‘600 era lontana; nessun quadro certo di Pietro d’Asaro vi si conserva, men che meno quelli sopra citati, n.d.r.]. A d. della Matrice, in fondo alla piazza Umberto I, è il Castello, fondato tra il ‘200 e il ‘300 da Federico Chiaramonte [banalizzazione di una cauta nota del Fazello: a credere a codesto grande storico il castello andrebbe datato 1310: le torri rotonde - fortezze abbisognevoli di alta perizia indisponibili ai tempi di Federico Chiaramonte - fanno invece pensare a Federico II lo Svevo,  cioè al 1240 circa. Quando scavi sotto le torri metteranno alla luce i tanti reperti archeologici della dominazione araba - oggi totalmente oscura sotto il profilo dei manufatti - ampia luce ne promanerà anche ai fini del disvelamento della veridica storia dei musulmani in Sicilia. I locali già sanno di tali reperti; la locale Sovrintendenza sembra ignorarli del tutto,  n.d.r.]: ha due torri cilindriche e nell’interno conserva un sarcofago romano del secolo IV, con la raffigurazione del Ratto di Proserpina [inculture passate e presenti hanno oscurato del tutto l’effettivo luogo del ritrovamento dell’importante sarcofago; oggi di certo non è più conservato al Castello ma nel chiostro dell’ex convento di Santa Chiara; la datazione è del tutto cervellotica, n.d.r.]. A sin. del castello si scende alla chiesetta di San Nicolò [in effetti S. Nicola di Bari, e si crede che nessun forestiero sarà in grado di raggiungere la chiesetta con siffatte indicazioni topografiche, n.d.r.], nella quale è una tela del Monocolo, con S. Nicola di Bari (firmata e datata 1603) [c’era una volta, ora non più; sbagliata la data che invece è quella del 1613, n.d.r.]; in Santa Maria di Gesù, fuori del paese, Madonna del Rosario, (firmata dallo stesso 1636). [Il quadro è disinvoltamente dichiarato “completamente distrutto”, n.d.r.] Altre chiese interessanti: la chiesa del Carmelo, con un Crocifisso dell’Asaro [pare, invece, che il quadro dati ad almeno mezzo secolo prima della nascita del Pittore, n.d.r.] e la tomba di Girolamo III del Carretto (1600) [Girolamo III del Carretto morì oltre un secolo dopo, nel 1710; quello di cui tratti è il secondo dei Girolami del Carretto, che comunque fu “occisus a servo” nel 1622, un quarto di secolo dopo n.d.r.]; San Giuliano, con una Madonna della Cintura dell’Asaro [si sostiene essere dell’Asaro solo il San Giuliano che si vorrebbe del 1608; codesta “Madonna” non è oggi identificabile ed in ogni casi giammai sembra essere stata esposta in San Giuliano, n.d.r.]; il santuario di S. Maria del Monte, del sec. XVIII, [si dà invece il caso che la chiesa è visitata dal vescovo Tagliavia già nel 1540, n.d.r.] con una Vergine degli Afflitti, [chissà perché la si vuol chiamare “degli afflitti” quando ha un viso radioso!, n.d.r. ], della scuola del Gagini, [mero topos quando non si sa che dire di una statua marmorea di fine secolo XV, n.d.r.], e un altare con rilievi medioevali [ben strano in una chiesa che prima si affermava essere del XVIII secolo; l’attuale altare maggiore è invero databile XVIII secolo. Non si comprende come nessun cenno vi sia a chiese importantissime e di maggior valore storico ed artistico rispetto a talune chiese invece menzionate: ci riferiamo alle chiese del Collegio, di Sant’Anna, dell’Itria, di Santa Chiara, di San Pasquale e soprattutto della chiesa più antica: S. Francesco.  n.d.r.]. - A N. e NO del paese, lungo il Vall. Pantano o di Racalmuto, sono numerose miniere di zolfo (oggi tutte inattive, ma intelligentemente riadoperabili per insediamenti turistici o per itinerari folkloristici in tipici carretti siciliani alla scoperta delle fonti d’ispirazioni sciasciane, n.d.r.] e di salgemma [da cui quel Sale sulla piaga, titolo che Sciascia avrebbe voluto per le sue Parrocchie di Regalpetra e che volle per la traduzione in inglese, n.d.r.], fra cui la salina Pantanella [ove il 12 maggio 1955 ebbe a trovare tragica morte il salinaio, i cui funerali vengono angosciosamente e con empiti d’ira descritti da Leonardo Sciascia ne “Le parrocchie di Regalpetra” in quel mirabile squarcio su “i salinari”. Escursione al M. Castelluccio m. 721, ore 1.30 circa. Si segue la strada per Montedoro e a 5 km. C. si sale a d. sul monte ove si trovano avanzi notevoli di una fortezza dei Chiaramonte, del sec. XIV, ma fondata nel ‘200 da Abba Barresi [il quale - normalmente chiamato Abbo - nulla ebbe mai a che fare con Racalmuto e dintorni: la fortezza, sede del feudo (in senso giuspubblicistico) di Gibillini [1], pertiene, a dire il vero, alle nobili famiglie medievali dei Podiovirid; Simone di Chiaromonte, Moncada, Alagona,  De Marinis e Telles, Giardina Guerara ed altri, una lunga storia che trascende il dato segnaletico che la pur pregevole pubblicazione turistica fornisce, n.d.r.]. La strada continua per altri km.3,5 alla zolfara Gibellina. Indi prosegue fino, hm. 13,5, a Montedoro.[Nulla sulle interessantissime necropoli sicane; nulla sulle “garbere” del Monte Pernice; nulla sull’ipogeo cristiano delle “grotticelle”; nulla sui cinquecenteschi mulini ad acqua a valle di Racalmuto; nulla sugli “zubbi” di S. Anna (ove esplodono scisti di flora tropicale); nulla sulle “calcarelle” note a Solino e che Brydone cercava ancora nel ‘700; nulla sugli insediamenti bizantini attestati da ritrovamenti numismatici al centro dell’attenzione dei più grandi bizantinisti; nulla sulle “tabulae sulphuris” studiate da Mommsen nell’ottocento ed attualmente motivo di lambiccamento dei più accorti archeologi romanisti; nulla sui fenomeni carsici così atipici in un’isola del mediterraneo e nulla tant’altro, n.d.r.]. ”

Non val la pena - anche per il TCI - attivare un parco letterario in un cosiffatto territorio? Non si reputa del caso propiziare studi storici, scavi archeologici, ricerche paleografiche in una plaga - per sua ventura patria di Leonardo Sciascia - ove dovranno prima o poi affluire scienziati, storici, archeologici alla scoperta di mondi antichi i cui flebili echi si nascondono ancora nel grembo di quella terra e che non è bene che siano negletti o peggio deformati da pur eccelse pubblicazioni turistiche? Noi tentiamo qui una qualche progettazione: senza inquinamenti politici, senza cointeressamenti sospetti, senza padrinati colpevoli.


 

SEZIONE II

Descrizione delle modalità ipotizzate per la gestione del Parco Letterario

 

Abbiamo qua e là sufficientemente precisato come intenderemmo gestire il Parco: affidatane la direzione al dott. Taverna, la nostra associazione sarebbe il soggetto “no profit” che veicolerebbe i fondi per dar lavoro alle altre associazioni della specie pullulanti a Racalmuto, per commissionare alle competenti imprese locali (la società a capitale misto, Infotar, Arcon, aziende turistiche operanti già a Racalmuto, etc.) l’esecuzione delle opere e dei manufatti occorrenti in ordine alle finalità dei vari laboratori che ci si accinge a descrivere.

La tempistica può succintamente prefigurarsi nel succedersi delle seguenti fasi:

a)  studi e ricerche;

b)  commissione delle opere e dei manufatti occorrenti;

c)  pratiche burocratiche varie (richiesta del comodato dei locali del vecchio ed abbandonato Ospedale; fitto delle vecchie case; postulazione di comodato di luoghi pubblici, locali comunali oggi in stato di abbandono, etc.);

d)  opere murarie occorrenti;

e)  attrezzatura di locali per renderli idonei alla realizzazione degli scopi prefissi (musei, esposizioni, registrazioni, allocazione di archivi, installazioni multimediali e via dicendo);

f)   concertazioni con Curia, parroci, sindaci, amministratori provinciali, organi pubblici, associazioni teatrali, registi cinematografici, presidente del circolo Unione di Racalmuto per la messa a punto dei progetti di cui in seguito;

g)   reperimento delle forze lavoro occorrenti;

h)  avvio dei vari laboratori;

i)   svolgimento di relativi compiti;

j)   afflusso dei risultati nelle collegate società d’informatica;

k)  attività editoriale su supporto cartaceo, ma, soprattutto, su CD-ROM;

l)   attivazione dei siti Internet per navigare nell’intero mondo del costituendo Parco Letterario intestato a Sciascia.

*   *   * 

 

Ma ritorniamo a quella che crediamo la nostra idea vincente: i laboratori.

Più che un titolo serve una descrizione anche prolissa ma forse più esplicita. Li abbiamo sopra definiti:

         ) organizzazione di itinerari turistici ispirati all’opera di Sciascia con modalità e percorsi inconsueti;

         ) istituzione di musei (religiosi, etnografici, storici) che pur rifacendosi alle notazioni sciasciane sappiano valorizzare la sconfinata - ma per il momento solo parzialmente conosciuta - storia di Racalmuto e dei dintorni (Grotte, Naro, Montedoro, Bompensiere, Milena);

         ) scuole di alta specializzazione nei settori della diplomatica, paleografia, archeologia, microstoria, settori di specifico riferimento a Racalmuto ed al suo inestimabile patrimonio archivistico, archeologico e storico;

         ) sofà psicanalitico per una inusitata indagine sui testi di Sciascia e per una concreta fruizione dei risultati a fini terapeutici, specie nel settore della labilità mentale senile;

         ) concertazione di iniziative volte al recupero del dialetto racalmutese, della tradizione musicale locale, del canto gregoriano quale nei secoli scorsi clero, sodalizi monacali e le peculiari confraternite racalmutesi salmodiavano come i tanti “libri cantorum” custoditi nelle chiese di Racalmuto comprovano ed in certo senso tramandano;

         ) coordinamento con i centri culturali di Grotte per il recupero della tradizionale teatralità di questa periferia agrigentina;

         ) collegamento con il locale circolo Unione per un’ardita riesumazione dello sciasciano “circolo della concordia” con i suoi veridici personaggi, le sue atmosfere sociali, il suo scenario, le sue vetuste sale: un micromuseo in un normale e funzionante circolo quale continua ad essere;

         ) compartecipazione maggioritaria in una società mista con il Comune cui demandare iniziative imprenditoriali nel campo del turismo locale;

         ) costituzione di una società di capitali per rilanciare il vecchio progetto di una traslazione cinematografica delle “Parrocchie di Regalpetra” che il regista racalmutese Beppe Cino - discepolo di Rossellini - da tempo agogna di girare;

         ) attività traslativa dei disparati risultati conseguiti in CD-ROM navigabili o in siti Internet a disposizione del mondo dei navigatori informatici.  

 

Descrizione del laboratorio sub 1) organizzazione di itinerari turistici ispirati all’opera di Sciascia con modalità e percorsi inconsueti

 

Si è visto sopra come in tema di escursioni Racalmuto viene ridotto nelle guide del TCI in una sola (ed invero asfittica) possibilità: andare al Castelluccio, come faceva La Caico Hamilton con la sua macchina fotografica al sorgere di questo ormai tramontato secolo. Invero, escursioni affascinanti, piene del succo gastrico della prosa sciasciana, paesaggisticamente inobliabili, verso il cielo (Castelluccio, “zubbio” di S.Anna, “garbere” di Monte Pernice”, grotta di fra Diego), verso il mare (la celeberrima “Noce” di Sciascia, l’opalescente “scavo morto”; il mistero bizantino della “Montagna”; la visionarietà ‘peccaminosa’ del “Cozzo della Loggia”), verso l’ancestralità nichilista (l’adombrato cammino verso gli inferi delle terre della Cicuta o di Cugni Longhi), verso la dannazione sulfurea (Cozzo Tondo, Quattro Fanaiti, Pian della Botte) e quella viscerale del sale (Pantanelle, Sacchitello), verso le radici dei progenitori sicani (dalle necropoli sino ai confini di Monte Campanella nel nisseno, oltre Milena sino alle Raffe), queste ed altre escursioni - con poco dispendio tracciabili e con profitto e gioia dello spirito realizzabili - sono pronte a venire ideate. Ritocchi, momenti d’incontro, concertazioni tra le esistenti associazioni specie di giovani e, subito, siffatte escursioni potrebbero venire segnalate persino dalla ineguagliabile Guida del TCI.

L’effettuazione delle escursioni dovrebbe, però, trascendere dal vieto vedere di frettolosi turistici, stracchi per l'estenuante guida delle loro automobili: carretti siciliani, tradizionalmente istoriati, trainati da giumente bardate più e meglio delle locali, antiche contesse carrettesche, comodi comunque per dissimulata tappezzeria, dovranno accompagnare quei turisti che, a margherita, verranno dall’orgia della spettacolarità agrigentina e che potranno immergersi nella sonnacchiosa civiltà di una plurimillenaria sopravvivenza contadina, sicula anzi inimitabilmente sicana.

Strade da tracciare, ma come le vecchie trazzere; posti di ristoro da approntare, ma con i limiti della radicatissima “avara povertà di Catalogna”; accattivanti ricezioni con suoni e luci di atavica estrazione; modernissimo contrasto con proiezioni di originali “cassette” e con “videate” della rivoluzionaria editoria multimediale (che Infotar, già, per suo conto sta approntando); accompagnatori ed assistenti, colti, giovani, adeguatamente istruiti, tutto ciò rientra nella ipotesi di lavoro che si vorrà attuare con il laboratorio in questione.

 

 Descrizione del laboratorio sub 2) istituzione di musei (religiosi, etnografici, storici) che pur rifacendosi alle notazioni sciasciane sappiano valorizzare la sconfinata - ma per il momento solo parzialmente conosciuta - storia di Racalmuto e dei dintorni (Grotte, Naro, Montedoro, Bompensiere, Milena);

 

S’intendono realizzare in Racalmuto almeno tre tipi di micromusei:

a)  parrocchiale;

b)  etnografico, ma a percorso articolato lungo tutte le principali arterie della vecchia Racalmuto;

c)  storico con preminente caratteristica della virtualità.

 

Museo Parrocchiale.

 

Racalmuto vanta una Matrice ove si custodisce un patrimonio archivistico che è un “unicum” in tutta la Sicilia: i documenti più antichi risalgono al 1550; i dati della locale diplomatica travalicano il secolo XV. Oggi quel patrimonio è criminosamente abbandonato in ripostigli insicuri, in armadi di fortuna, alla mercé del primo venuto. Trasferire questo patrimonio in un museo parrocchiale - giuridicamente, s’intende, sotto l’egida della Curia, cui compete lo jus disponendi per diritto canonico - si rende ormai improcrastinabile.

Del pari, l’immensa quantità di vestiario antico, di paramenti sacri, di labari, altaretti, di ciò che nel gergo ecclesiastico si denominava “iogalia” andrebbe salvato dalle tarme, dall’incuria e dalla idiota pirateria che la stanno devastando, nelle mefitiche, vecchie e malconce sagrestie di tutte quelle chiese che abbiamo prima menzionato, anche ad integrazione delle guide turistiche oggi disponibili.

E’ un salvataggio doveroso che deve avvenire in un museo - ci pare come quello parrocchiale che proponiamo. Ma non basta, dai diplomi, dagli atti notarili, dalle visite diocesane e da altro affiorano termini inusitati di antica biancheria ecclesiastica (camici, amitti, mozzette e via di seguito), nomi di paramenti, indicazione di arredamenti che ben tipicizzano una vecchia chiesa locale, un costume religioso oggi dismesso. Il museo - affidandone la reinvenzione a fabbriche del luogo specializzate del tipo della costituenda ARCON - appronterà sale, esposizioni ove questo perduto materiale tessile o ligneo potrà risorgere almeno in una imitazione attendibile.

Studi, ricerche, foto, percorsi musivi, materiale vario dovrà accedere in CD-ROM navigabili, in siti Internet. Passi dell’opera sciasciana daranno lustro, senso, allusività al museo: Sciascia non fu religioso; fu certo intriso di soggezioni chiesastiche.

 

Museo Etnografico.

 

Presi in affitto talune delle tante case dirute che oggi affliggono il vecchio centro storico di Racalmuto, esse, dopo piccoli lavori di restauro, renderanno, come dal vivo, con sceneggiatura, fotomontaggi, arredi contadini originali o ricostruiti, il contesto socio-economico di una civiltà oggi del tutto tramontata. Atti notarili, materiale in disuso, “cantarani”, “currioli”, “pitazzi” etc. consentono una siffatta - per noi suggestiva - rievocazione in loco,  nelle vecchie case terrane, in quelle “solerate”, nei “dammusi”, nelle “arcove”, negli anfratti delle annesse, inverosimili stalle; coi letti all’antica, con le “frazzate”, con i “catoj” - e non è questa la sede per continuare.

I “riveli” del 1595 consentono individuazione delle vecchie contrade, delle case dei vecchi notabili, dei miseri giacigli dei “jurnatara”, delle case  terranee “coniunctae et collegatae” nei caratteristici cortili dei ”burgisi”, dei “mastri”.

Sappiamo persino qual era il peculio del citatissimo pittore Pietro d’Asaro:

389 - Rivelo che il Cl. Don Pietro d'Asaro, clerico coniugato di questa terra di Racalmuto presenta con giuramento nell'officio del signor D. Giacomo Agliata capitano d'arme del Regno nella nuova numerazione delle anime, e facultà in virtù di bando d'ordine di d. sig. cap.no d'arme in detta terra a 25 novembre Va ind. 1636 [cfr. Maria Pia Demma: Percorso biografico ed artistico, in Pietro d'Asaro “il Monocolo di Racalmuto” - Racalmuto 1985, p. 23 e pag 30 - "Archivio di Stato di Palermo - Tribunale del Real Patrimonio, Riveli del Comune di Racalmuto, anno 1637, vol. 607, f. 389 r.]

Anime

 

m Cl. d. Pietro d'Asaro c. di casa d'anni cinquantasette

o Vincenza moglie

m. Michel Angilo d'anni dodici

m. Gio:battista d'anni quattordici

o. Rosalea

o. Dorothea

o. Ninfa figli

o. Gioanna madre

m. e. Giuseppe di Beneditto d'anni diecidotto discepolo

m. Angilo Lo Sardo garzone d'anni dodici

o. Caterina e

o. Natala zitelle

 

Beni stabili

 

Una casa in otto corpi solerati e terrani in questa terra, quartieri di S. Giuliano confinante con la Casa di Pietro di Giuliana e via publica dove habita, quale un anno per l'altro franca di conti si potria locare onze quattro che à 7 per 100 il capitale di cinquantasette e quattro........................ 57. 4

 

Una casa terrana in un corpo di detta terra,  quartieri predetto,confinante con la casa di Pietro di Giuliana e via pubblica, quale un anno per l'altro  franca di conti l'hà soluto e suole locare tarì quindici che à 7 per cento. il capitale onze 7  e tarì quattro............................................. 7. 4

 

Altra casa terrana in tre corpi in detto quartieri confinante con la casa di Giovanni Lo Sardo quale un anno per l'altro franca di conti l'ha soluto e suole locare onza una e tarì 12  che à 7 per 100 il capitale onze 21 e tarì 12 ..........................21.12

 

Una vigna di cinque migliara nella contrada del Serrone territorio di questa predetta terra confinante con la vigna di Giacomo Xibetta e vigna di Francesco di Laurenzo, della quale un anno per l'altro ricava botti quattro di musto che ragionato ad onze 2.18. la botte importa onze diece e tarì dodici delli quali deduttine onze sette per tutti conti a ragione di onze 1.12. per migliaro restano onze tre e tarì dodici che à 7 per cento. il capitale onze quarantotto e tarì sei .....................................48.6

 

[390]

 

Terra lavorativa salme due con migliara sei di pianta infruttifera dentro nella contrata della Montagna territorio predetto confinante con la Chiusa di Stefano d'Agrò, e chiusa di Giuseppe Casuccio quale ragionata ad onze 2.20. la salma importa onze cinque e tarì diece che à 7 per 100  il capitale    settantasei e  tarì cinque..............................................76.5

 

e più terra lavorativa salma una nella contrada di Garamoli territorio predetto confinante con la terra di Salvatore d'Acquista e con la Chiusa di Giuseppe Ferraro, quale ragionata come sopra importa onze due etarì venti che à sette per cento il capitale onze trentotto e tarì due ........................38.2

 

Rendite

 

Dà Mario Morreale di questa predetta terra onze tre e tarì quindici iure sub.nis s.a una sua vigna e chiusa nella contrata di la fico territorio di detta terra che à 10 per 100 il capitale onze trentacinque .........................................35.

 

Dalle infradette persone di d.a terra onze due e tarì quindici sopra l'infrascritti loro beni in detta terra e suo territorio iure subiug.nis cioè onze 1.2 da Francesco la Matina   sopra una sua vigna e chiusa et tt. 28 da Maria Macaluso rel. del q.m Vincenzo sopra una sua chiusa e tt. 15 dà Pietro Sferlazza Marramao, su una sua vigna che à 10  per 100 il capitale onze venticinque................................................25.

                                                   --------------

                                             onze [/'] 308.3

                                              ====================

 

 

 

Beni mobili

 

Prezzo di detta pianta infuttifera importa onze trenta ...30

 

Una giumenta di sella di pelo baio di prezzo onze 8 ...... 8

 

frumento seminativo dentro la suddetta prima chiusa

tt.na [tummina] dudici che ragionata ad onze 4.26 la

salma importa onze tre e tarì venti........................3.20

     

                                                         --------

                                                          41.20

     

                                                        =========

 

Gravezze stabili

 

Paga ogni anno s.a tutti li suoi suddetti beni onze sei e tarì sei iure prop.tis all'Ill.mo conte di detta terra che à 7 per cento il capitale onze ottantasette e tarì due ...................87.2

 

e più paga sopra detti beni iure subiug.nis cioè onze 1.18 alla Cappella della SS.ma Nunziata tt.24 alla Cappella del SS.mo Sacramento e tt. 18 alla Compagnia del Suffraggio che a 10 per 100

[391]

il capitale importa onze trenta.........................30.

                                                      -------

                                                   onze 117.2

                                                 

                                                 ===============


 

Gravezze mobili

 

Deve onze ducento a Leonora d'Asaro di detta terra re: dal q.m Bartholo d'Asaro per causa et compenso delle sue doti assegnatele per testamento di d.o q.m Bartholo in notaio Simone d'Arnone di detta terra di onze....................................200  

 

                                                 ===============

 

Ristretto

 

 

Maschi d'età          1

 

d'altri               4

 

femine                7

                    _____

 

         anime       12

    

                   ======

 

 

Giumente di S. .....1

Beni stabili .........308.03

 

Beni mobili........... 41.20

                   ----------- 349.23

 

gravezze stabili......117.2.

gravezze mobili.......200

                   ----------- 317.2.

                            ----------

                   liq. onze    32.21.

                            =========== 

                             

(Trombino)

 

Terra Racalmuti die 14 dicembris V ind. 1636

 

Fonte, questa di sopra, come tant’altre per ricostruzioni intelligenti, di grande risalto storico, per un peripatetico museo insolitamente etnografico, entro le cinta muraria del vetusto paese di Racalmuto. Le case contadine come Sciascia qua e là rievoca; gli arredi miseri come Sciascia sussume nei suoi amari apologhi: “... quel 6 maggio 1622, i regalpetresi certo mangiarono con la salvietta, come i contadini dicono per esprimere solenne soddisfazione.”; i posti ove le donne si “spicciano e fanno cannola”, proprio come vuole Sciascia in Occhio di Capra; le cucine affumate e soffocanti all’interno delle case con gli arredi del tempo, con i vecchi arnesi, ed anche i forni a paglia di vecchia data che tutto affumavano, anche le lenzuola quelle rare volte che si mettevano nelle sgangherate “trabacche” (Occhio di Capra dà spunti, suggerimenti, richiami per una memoria demente). Qui bastano solo accenni: disposti sempre a fornire una lunghissima dissertazione, un eruditissimo intreccio tra letteratura sciasciana e tradizione popolare, tutta rievocabile in queste sparse sedi del nostro agognato museo etnografico racalmutese.

 

 

Museo Storico

 

Del pari, in una sorta di collaterale del museo parrocchiale, dovrà essere organizzato un piccolo museo storico racalmutese ove raccogliere la breve silloge di carte risorgimentali, ma soprattutto, ove convogliare i tanti microfilm di documenti relativi a Racalmuto che si annidano nell’archivio notarile di Agrigento, negli archivi statali di Palermo, negli archivi spagnoli.

Si scrive con rabbia che ad Agrigento giacciono polverosi i rolli notarili di Racalmuto, pressoché incolsultabili. Si afferma infatti:

Agrigento con il suo Archivio di Stato - nella speranza che il suo direttore si decida ad aprirlo agli studiosi -   custodisce ben n° 69 Rolli di atti notarili che minuziosamente scandiscono la vita paesana di Racalmuto dal 1561 al 1608; n.° 71 per il periodo 1600-1707, n.° 195 per il tempo 1700-1816; n.° 56 per il tratto 1801-1860.

Quel materiale archivistico è praticamente ignoto. Tolta qualche curiosità di padre Alessi che ebbe a cercarvi con l’ausilio di un paleografo atti per il suo Pietro d’Asaro, la cronaca diuturna di Racalmuto si sta polverizzando nell’Archivio di Stato di Agrigento - sbarrato l’anno scorso agli studiosi dalla protervia burocratica.

La vendita di un mulo, la cessione di una “jnizza”, la suggiogazione di una casa, il “pitazzu” di un “inguaggiu”, vita, morte, sposalizio, tasse, risse, organizzazioni sociali, ruolo di preti monaci e chierici, rettori e governatori di confraternite, il pulsare della vita economica, sociale e religiosa di ogni giorno della Racalmuto del tempo, il suo espandersi demografico ed il suo drammatico falcidiarsi per l’esplodere di pesti, tutto ciò è il vivido quadro che i polverosi registri notarili non rivelano per la neghittosità degli storici racalmutesi.

Ed i politici, oggi, anche quelli di sinistra che oggi per la prima volta siedono sugli scranni assessoriali di Racalmuto, potrebbero ovviarvi: penso a cooperative di giovani, a prestiti pubblici comunali - la mia passata professionalità in questo campo  mi rende in ciò particolarmente avvertito - volti a finanziare ricerche d’archivio, scuole di paleografia - giacché leggere quei documenti non è da tutti  - , ad incentivi economici; a borse di studio etc ...”.

E’ superfluo precisare che sbocco di un siffatto micro-museo è quello informatico: dai soliti CD-ROM, agli ipertesti, ai siti Internet, ai percorsi virtuali nella strumentazione d’avanguardia da installare nelle sale del Museo, specie per i giovani, specie per i turisti non disattenti.

 

Descrizione del laboratorio sub 3) scuole di alta specializzazione nei settori della diplomatica, paleografia, archeologia, microstoria, settori di specifico riferimento a Racalmuto ed al suo inestimabile patrimonio archivistico, archeologico e storico;

 

Trattasi di laboratorio che discende spontaneamente dalle precedenti iniziative: nei locali dei musei dovranno venire approntate sale - a precipua conformazione multimediale - ove l’insegnamento sarà immancabile, di sicuro efficace, presumibilmente affollato.

 

Descrizione del laboratorio sub 4) sofà psicanalitico per una inusitata indagine sui testi di Sciascia e per una concreta fruizione dei risultati a fini terapeutici, specie nel settore della labilità mentale senile

 

E’ il punto clou del Parco ma è anche quello più ostico. Sciascia ebbe problemi familiari di non poco momento: non manca di farvi esplicito, coraggioso riferimento in “Fuoco all’anima” che è poi il suo vero testamento; la sua ultima confessione. La Vedova ne ha proibito la diffusione. Là, invero, Sciascia è esplicito: il suicidio del suo giovane fratello; il delirio senile del padre; l’ossessività delle vecchie zie e molt’altro. Lasciano traccia queste alienanti vicende nell’opera letteraria di Sciascia?  Noi siamo convinti di sì.

Nei vetusti locali di un ospedale che i trambusti espoliativi della riforma sanitaria hanno sottratto ai racalmutesi, alle volontà testamentarie di antichi e recenti benefattori locali, l’opera letteraria sciasciana può essere davvero oggetto “unico” per una sperimentazione psicanalitica. I tanti giovani laureati in psicologia, in medicina - che come si dice in loco: passeggiano -  potrebbero esemplarmente dedicarvisi. L’associazione si premurerebbe di ottenere dalla preoccupatissima USL - oggi in ambasce per avere fatto deperire locali e dotazioni sanitarie - il “comodato” dello stabile: lo potrebbe riconvertire con spesa tutto sommato modica.

Ma non in un mero esercizio sperimentale d’indole psicanalitica dovrà esaurirsi l’iniziativa. Collegati con i centri universitari siciliani, i giovani del luogo dovranno porre in essere una inconsueta casa di cura. I vecchi di labile mente - e Racalmuto purtroppo abbonda di siffatti disgraziati, lasciati al ludibrio di una pubblica piazza, ora insofferente, ora indifferente - potranno trovarvi asilo, cure, assistenza discreta, scientifica, forte dei risultati di una per il momento non intentata ricerca medica.

 
 

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