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mercoledì 2 novembre 2016

Gino Caprera fu nel 1950 regista teatrale raffinato, frizzante, abile tanto da obnubilare quell'altro paesanuzzu un tal Leonardo Sciascia.
Avrete notato che nel mio Blog CONTRA OMNIA RACALMUTO ho dovuto rabberciare questo piccolo post:

La filodrammatica della Madrice di Racalmuto del 1950 al gran completo. Anche l'austero arciprete Casuccio posa per noi. Modestissimo aiuto regista io, di un vero regista prima (il fascisstissmo Gino Caprera che qui invero non appare, essendo in prestito) e del successivo regista improvvisato in "La p...atorale" di padre Fedele da San Biagio, il futuro altissimo dirigente dell'INPS, dottor Guid0 Picone. Invero, saccentello e presuntuosetto ero più di impiccio che di aiuto. Finii in rotta di collisione con Guido perché volevo insegnargli a recitare. Ma dopo mi perdonò tutto e siamo divenuti e siamo grandissimi amici.


Mi si impone la censura perché come microstorico di Racalmuto non potrei citare un personaggio storico del 1950 come Gino Caprera senza prima chiedere il permesso alla figlia che all'epoca credo manco ci fosse. Gino Caprera fu nel 1950 regista teatrale raffinato, frizzante, abile tanto da obnubilare quell'altro paesanuzzu un tal Leonardo Sciascia. Ne ho parlato varie volte con stima, con affetto, persino con nostalgia. Come si addice ad un vecchio come me cui grettamente si rimprovera di non avere neppure la mano ferma nel battere per il tempo giusto la "s" della tastiera del "computer" o per frenesia non solo non mettere i puntini sulle "i" ma addirittura ometterle. Orsù via, proprio vecchiaia è questa o semplice imperizia di chi ha dovuto dismettere l'usata e abusata penna stilografica

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