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lunedì 10 aprile 2017

giovedì 6 aprile 2017

Alfredo Sole

Mio sempre diletto figlio selettivo Alfredo Sole,
Ricevo la tua e stavolta ti rispondo di colpo.
Ti confesso, da tempo dovevo rispondere alla tua lettera precedente ma ho avuto come un blocco, un divieto intimo morale e umano. Mi sono detto: va a finire che invece di aiuto io sono di danno al mio diletto Alfredo.
Ho il mio modo di pensare da uomo eternamente libero e rivoltoso- Me lo sono potuto permettere. Ho tenuto anche sotto scacco il Potere. (non esagero). Mi sa che sono... un cattivo consigliere. Mi sa che divento fomite per una subdola vendetta trasversale; il Potere non potendosela prendere con me va a finire che se la prende con il mio diletto figlio ‘selettivo’ il racalmutese Alfredo Sole divenuto ora pesino emblema di una condannevole ‘maffia’ cinematografica proprio nel mentre il professionismo antimafioso palermitano sta subendo colpi nell’onore e nella credibilità (vedi la faccenda Ingroia).
Non per nulla il tuo ‘film’ lo vanno a proiettare a Racalmuto, a Gela, a Palma di Montechiaro e sicuro a Porto Empedocle. Già, potranno dire: ecco quanto è vera la frottola degli ‘stiddrara’ contro i ‘culi vasci’. Tanu Savatteri, l’inventore della favola dei culi vasci, può gongolare.

Da tutto questo ti verrà qualcosa di buono? Me lo auguro, te lo auguro. Che ne penso io? Eccetto il ridurti, dopo mezzo secolo di vita e oltre un quarto di secolo di carcere ‘ostativo’, un esemplare scolaretto universitario, nient’altro di buono. Ma il mio pessimismo è atroce e riprovevolissimo.
Allora, che fare?
Io resto fermo al processo di revisione. In mie mani quelle carte processuali diverrebbero oggetto di profondo scherno per l’antimafia imperante.
Solo, forse, un omicidio preterintenzionale smunto in mille e mille attenuanti non riconosciute e in miliardi di aggravanti inventate, di comodo, per tesi preconcette, per il perverso gioco tutto siciliano, sciasciano, del professionismo dell’antimafia.
Tu non accedi a questa mia visione e tu hai ragione. Sai il fatto tuo. Tu stai dentro, non io. Io non posso non debbo non posso permettermi di fare maretta contro il professionismo dell’antimafia giocando sulla tua pelle. Eccoti la mia riluttanza a scriverti.
Ti abbraccio immutatamente.
Tuo affezionatissimo papà selettivo C. Taverna.

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