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martedì 16 maggio 2017

sto inondando di post e scritti vari. Te li invio a semplice notizia. Non necessita che tu li legga. Grazie. Ciao a presto.






è un vero piacere leggere ogni cosa che invii .non so se hai sentito il messaggio che ti ho inviato sul cell, avevamo appuntamento per le 16 di oggi ma il caldo è pazzesco avendo problemi di pressione non è il caso che venga a Roma sentiamoci telefonicamente appena possibile



ho letto il messaggio-- giornata infernale stiamocene a casa



Questo il mio primo giuduzio sull'ispettore generale Ettore Messana di Racalmuto. Più passa il tempo, più mi addentro nelle ricerche di archivio, più verifico i truculenti giudizi di settari pubblicisti e più il primo giudizio si conferma. Ed anche il contorno dà ulteriori elementi a favore di questa bistrattata grande figura storica, di questo uomo di stato, per tutta la vita dedito al culto della cosa pubblica, dell'ordine pubblico senza impacci ideologici.
12 giugno 10.47.36
Carissima Giovanna SCRIVIMI QUI nome e cognome dell'avvocato. Non sento bene e quando lo dici non capisco correttamente
12 giugno 15.15.55

Avv Michele Lo Foco

Ho già consultato ottimo! Chissà poi se ha avuto la carica che aveva DEL NOCE?



non lo so, lo chiederemo lunedì, penso che possa esserci molto utile
moltissimo a questo punto indispensabile
Bene sono contenta ci vogliamo bene e sono convinta che farà tutto quanto sarà possibile



13 giugno 17.14.36



Giornata afosissima e davvero torrida qui a Roma. Arrivo proprio adesso dall'Archivio Centrale dello Stato. Ho consultato buste di polverose carte da fare venire la TBC. Ho fatto fare 40 fotocopie che mi sono costate 00 euro per diritti di urgenza. Sono euforico. Sono relazioni originali del nostro grandissimo concittadino, cugino del celeberrimo don Luigi Messana, l'ispettore generale di PS Ettore Messana. Mi dispiace per il Link Sicilia: ha scritto minchiate sul nostro questore. Non rettificherà? E altrettanto dico a Malgrado Tutto, che finge di non leggere quello che scrivo. E che dire al sordo Giuseppe Casarrubea? Mi glissa. Glisserà la nipote Giovanna del questore che è proprio infuriata per le mascalzonate INFAMANTI DEL TUTTO INFONDATE? e che dirà il Vespa che sul suo PORTA A PORTA fa ricicciato vomitevoli e false calunnie storiche sul questore Messana. Proprio lui? Sicuramente male informato. Riparerà con una controtrasmissione? Alla giornalista triestina non so che dire, come a quel paio di corrispondenti del Giornale di Sicilia. All'ANPI d Palermo ho paura di mandare i miei strali. In fin dei conti da vetero comunista non posso buttarmi contro la mia stessa chiesa rossa. Solo che io ho due motti che mi sibilano dentro PLATO AMICUS sed MAGIS VERITAS e l'altro appreso da quei miei padri della chiesa quali Pajetta e C. La verità è sempre rivoluzionaria.



13 giugno 22.36.35











www.youtube.com



17 giugno 19.16.54



ECCO PERCHE’ DIFENDO LA MEMORIA DEL QUESTORE ETTORE MESSANA DA RACALMUTO Giunto a questa svolta delle mie ricerche sul questore Ettore Messana, dopo giorni di colloqui con la spumeggiante nipote di questo cerbero attaccatissimo al suo senso dell’onore, ligio sino all’autocalunnia al più rigoroso rispetto del dovere, un dovere che magari a me risulta effigie di uno Stato di polizia qualunque sia la vernice ideologica della travagliata vicenda politica dell’Italia del XX secolo, giunto qui insomma voglio tracciare le tre cifre ermeneutiche di questa infamia divenuta domma storico. I tre momenti sono: la vicenda del 1919 a Riesi, l’avventura di una Lubiana inventata dal Duce d’accordo con i tedeschi quale “provincia italiana” in cui approdò per il primo anno il Questore Messana; il tormento della Sicilia dell’AVIS quando toccò al Messana districarla dalle grinfie degli agrari in collusione con un Fiorello La Guardia newyorkese; e sarà lui a stroncare il fenomeno del banditismo dei Giuliano, Pisciotta e Fra Diavolo alias Ferreri. Che il Messana sia stato tacciato di protagonismo negativo nelle lotte contadine dei tempi di Nitti in qualità di feroce commissario di pubblica sicurezza noi siam certi che fu l’effetto indotto delle ire funeste del compagno Li Causi, giustamente furibondo per l’eccidio – quello di trent’anni dopo – di Portella delle Ginestre. Ciarla proprio il Casarrubea quando letteralmente scrive, diffamando – che: “l’eccidio ricorda da vicino quello ordinato da Ettore Messana a Riesi nel 1919”. Un personaggio, un valdese di Riesi, lo storico Salvatore Ferro, nel 1934 raccoglie memorie del suo paese ed ecco invece come ci descrive quei tristi eventi: “Gli scalmanati ritornando sull’imbrunire entrarono in paese cantando battendo le mani. Trovandosi in piazza l’Angilella ordinò al popolo di andarsi ad armare e ritornare. E difatti così fecero. La piazza formicolava di gente. Ad un certo punto il Tenente e il Delegato di P.S. premerono la mano del soldato, facendo funzionare lo strumento micidiale. Al crepitio fulminea della Mitragliatrice seguirono altri colpi di fucile e di revolvers. Il terrore invase tutti gli animi. Un momento dopo si vide un campo di morti sia in Piazza che nel Corso: anche i feriti fecero spavento. Nella confusione gli sparatori fuggirono: inseguiti, fu raggiunto il Tenente al piano del Pozzillo per la via di Ravanusa e fu freddato. In quella occasione l’ing. Accardi, che si trovava lungo il Corso, trascinato nel Cortile Golisano, venne pugnalato da mano ignota e ferito. Il pallore, lo sgomento si leggeva in faccia di tutti, vedendo la carneficina il sangue che scorreva, raccolti i cadaveri , le famiglie ne piansero amaramente i figli, i mariti, i parenti. I morti furono 8 e dei feriti non si seppe il numero.”

Lo si accetti, lo si nego codesto racconto, una cosa è certa come si fa a dire che vi partecipò il Messana? Che fu lui in ogni caso colui che ne avrebbe “ordinato l’eccidio”? che i morti furono - poi si disse - in numero di quindici, o di venti? Pare che vi sia stata dopo una inchiesta. Prima o poi troveremo gli atti di questa inchiesta. Ma una cosa è certa: nessuna responsabilità, nessun addebito venne fatto al Messana, e non certo per raccomandazione: non aveva appoggi, non aveva protezioni. Il Messana nel 1919 aveva appena 31 anni e di carriera ne farà, ma dopo . A caldo il Prefetto di Caltanissetta così, per incidens, ragguaglia l’onorevole Ministero dell’Interno: “ il 13 corrente, la locale sezione socialista presentava avviso che l’indomani, domenica, dalle organizzazioni economiche sarebbe stata fatta una pubblica manifestazione con comizio in onore e per l’escarcerazione dell’avv. Calì Carmelo, socialista ufficiale, già arrestato quale istigatore dei noti fatti di Riesi e dimesso dal carcere il 10 andante”. E in questa lunga relazione da noi rinvenuta nell’Archivio Centrale di Stato altri ed altri elementi che fanno tanta luce su queste tragiche vicende delle lotte contadine in Sicilia. Ma un cenno, dico un cenno, che possa coinvolgere l’operato del questore Messana, allora modesto delegato di PS in forza a Caltanissetta non c’è. Si dirà che il silenzio nulla prova. Certo, ma non può non provare che l’eccidio di Riesi “ordinato” dal Messana è solo una infamante superfetazione del Casarrubea.

Il secondo atto riguarda il periodo in cui Messana fu questore a Lubiana: abbiamo lettere e documenti ove traspare che il questore Messana fu colpevole di nulla, dato che addirittura veniva esautorato dall’esercito. (“ora erano le truppe regolari ad assumere compiti di polizia ad insaputa della Questura”. Scriverà il Messana. Vds. Lettera del questore Messana al gen. T. Orlando, comandante della Divisione Granatieri di Sardegna – 04481 del 3/9/1941 IZDG fasc. 656/IV). Nessuna prova, nessun documento, nessuna accusa seria poterono addurre gli jugoslavi titini a guerra persa, per noi, e così nessuno può infamare il Messana perché quella dei Titini fu solo calunnia che non ebbe seguito alcuno.

Messana fu poi uomo di Stato con De Gasperi. Tutto lo comprova. Quanto si è ricamato sopra, magari ingigantendo l’invidiuzza di qualche collega del Messana, è talmente irrisorio che è solo malevolenza volerla ancora strumentalizzare come la recentissima pubblicistica pervicacemente continua. La vicenda siciliana degli anni 1945-1947 vede in effetti un Messana in sintonia con l’on. Aldisio, ed è un abilissimo segugio , poliziotto integerrimo che sfruttando le confidenze di fra Diavolo poté sbaragliare l’ordito mafia-banditismo-agrari-agganci e protezioni americane. Abbiamo trovato ampia documentazione che prova il valore, l’abilità e il modo intemerato di agire del Messana negli archivi di Stato qui a Roma. Documentazione che pur disponibile non è stata mai indagata da chi si veste dei panni di censore di un uomo a totale servizio dello Stato, morto in dignitosa austerità finendo i suoi giorni addirittura in una casa INGC.



Carissima Giovanna, ho già pubblicato questo post nel mio blog. Non ho voluto appositamente chiedere il tuo parere preventivo perché mi piacerebbe che a caldo mi manifestassi tutte le tue perplessità a bocce ferme. Penso che dovresti scrivere al direttore Egidio Terrana di MALGRADO TUTTO per stigmatizzare sia l'infamante articolo del Casarrubea ivi pubblicato lo scorso anno, sia la piccola furbizia di ritenere idoneo alle smentite quel tale Giuseppe Bellavia che comunque la si giri nulla ha a che fare con la famiglia dell'Ispettore Superiore di PS Gr.Uff. Ettore Messana, e in ogni caso non è abilitato in alcun modo a parlare a nome dell'unica nipote vivente del grande Ispettore. Aggiungerei che quindi ai sensi di legge debbano provvedere alle congrue smentite e alle doverose rettifiche, magari, se lo reputi del caso, sulla falsariga di quanto ho iniziato a fare nel mio blog CONTRA OMNIA RACALMUTO. Ti abbraccio.



Debbo aggiungere che essendo in FB una frana questo post è finito riservatamente già a Malgrado Tutto. Me ne sono accorto con ritardo ma tutto sommato non mi dispiace più di tanto. Così capiscono che non possono far finta di niente quando mando preavvisi come già fatto per due volte per tuo nonno.








HO TROVATO SU YOUTUBE RAI 1 13 FEBBRAIO 2012 aLESSANDRA kERSEVAN A PORTA A PORTASTORICA ETITOLARE CASA EDITRICEKAPPA DI UDINE ARGOMENTI .FOIBE LAGHER FASCISTI SE TI PUO' INTERESSARE VAI A VEDERE







un altro personaggio televisivo lucarelli carlo nella trasmissione blu notte parlava di ettore messana purtroppo il video è stato oscurato se ti può interessare vale la pena tu vada a dare un'occhiata











sto cercando di trovare una trasmissione della tv la 7dove la giornalista Lilli gruber parla del nonno sempre sull'argomento delle foibe











i toni sono sempre i soliti



Ho dato u fugacissimo sguardo a quello che mi hai segnalato e che riguarda la Kersevan. Dovrò spulciare il tanto materiale che ho rinvenuto. Ma moltissimo è in lingua slava. Non è roba per me. Ma mi pare di capire che quel marpione di Bruno Vespa l'ha molto censurato. Bisognerà allora limitarsi alla trasmissione di Porta a Porta in un primo tempo rinviata. Senza la cassetta o DVD della trasmissione non saprei cosa fare. Ad ogni modo credo che il nome di Messana non dovrebbe essere stato fatto. E allora il nostro interesse è nullo. Quanto alla trasmissione di Lilli Gruber mi giunge del tutto nuova e allora aspetto che tu da brava segugia mi procuri il materiale.



Ho preso la tua lettera: molto bella. Rallegramenti. Cercherò di non deluderti.











mai! ti sarò perennemente riconoscente











della gruber me lo ha detto mia cognata sto cercando di rintracciare qualcosa



Comincio a pensare che a noi elle trasmissioni televisive non ce ne importa nulla. Credo che con quella paginetta e mezza tuo cugino - da te amabilmente pressato . possa ottenere da Bompiani almeno la pubblica zione di un tuo libro che per ora intitolerei: Difendo mio nonno"-











Il titolo è perfetto.......lo scriviamo insieme vero????



18 giugno 9.13.23











oggi è il tuo onomastico,non so se lo festeggi io ,comunque ,ti faccio tanti auguri



Calogero viene festeggiato in tre giorni 18: a Giugno, a Luglio e ad Agosto. A giugno quello di Naro (e mi riguarderebbe) a Luglio quello di Agrigento con una festa leggendaria (non mi riguarda) ad Agosto non so dove. Mi torna però molo gradito questo tuo pensiero e al di là del convenevole religioso mi divieni sempre più cara. Ciao "spumeggiante" signora.



18 giugno 15.08.54



l'avevo letto tempo fa e in qualche modo già contestato, ma questo blog di Casarrubea riletto ora mi appare molto inquietante Il nnno di Giovanna Messana vi viene davvero diffamato a mezzo stampa senza possibilità di replica. Il Casarrubea sfrutta una spiata segreta di un capo della polizia politica (come dire fascista) per infangare il grande Poliziotto di Stato Ettore Messana. Fare il pelo a quella fonte sarebbe per me facile gioco, ma io non mi chiamo Casarrubea per mettermi a calunniare un morto che non potrebbe difendersi. Per me de muortuis nihil nisi bonum e per mia cultura greca i morti sono tutti aghathoi. Lo è Ettore Messana e per me il rispetto vale anche per codesto “ispettore Ricciardelli ” cui si attribuisce una “Relazione in Archivio di Stato di Trieste, Prefettura gabinetto, b 18”. La laudatrix aggiunge comunque che “ l’Ispettore Ricciardelli aveva già svolto servizio in polizia sotto il passato regime fascista”, un bel fascista insomma che infatti nessuna carriera fece dopo e nessun riconoscimento gli fu tributato dalla subentrata Repubblica democratica di De Gasperi che invece fu munifico di cariche, incarichi e titoli onorifici verso il Messana; questi concluse la sua apicale carriera sino ai suoi estremi limiti di età. Onorato e riverito anche perché mai lo poterono trovare colpevole in sede giudiziaria di nulla. Certe denunce politicamente preconcette di li Causi e Montalbano restarono lettera morta giacché destituite di ogni fondamento, come può riscontrarsi ora cosultando Google. Il Casarrubea ha titolo per sostituirsi alle magistrature di Stato italiane e a quelle internazionali? Ci citi una condanna anche lieve nei confronti del Messana. Quanto al Ricciardelli la laudatrix aggiunge che “era stato internato in Germania sotto l’accusa di favoreggiamento nei confronti di ebrei che sarebbero stati da lui aiutati a scappare.” Gratis? Avremmo voglia di domandare? Ma ciò non è né sarebbe molto significativo. Qui necessita, a mio avviso, che un valido avvocato per adisca due vie presso i tribunali di Palermo: esposto per tutta una serie di reati a mezzo stampa e soprattutto vertenza civilie per risarcimento danni per diffamazione aggravata ed altro a mezzo stampa. Le ultime leggi sulla stampa mi paiono non dare molta ragione agli avvocati affetti da prudenza. So del terrore di editori giornalisti e direttori responsabili. Berlusconi non ha legiferato invano. Non vorrei affliggerti più di tanto, mia cara Giovanna, ma ritengo doveroso renderti edotta di quello he vado scoprendo e pensando. Quel Ricciardelli là si trova in Google. Poche note ma per me molto illuminati. Un soggetto poco simpatico. Riporteremo quei passi della suddetta relazione che si attribuisce al Ricciardelli. Si dice che la relazione si troverebbe a Trieste e chissà perché non starebbe nell’Archivio Centrale di Stato (se vi si trova perché codesti sedicenti storici non la vanno a cercare e avvalorare?). Di sicuro – ed anche la laudatrix lo ammette – l’archivio della prefettura triestina fu molto manomesso e carte sparite e bruciate e manipolate. A me un ricorso acritico a fonti così dubbie non appare molto corretto. Ma tant’è. (Calogero Taverna) ------------------------------------------- Blog di Giuseppe Casarrubea occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro Vai al contenuto Home Archivio Libri di Casarrubea Contatti Resistenza antifascista in Slovenia e l’ispettore Messana Pubblicato il 2 agosto 2008 di casarrubea (Questa parte è illustrata grazie alla scrupolosa ricerca condotta dalla storica Claudia Cernigoi, direttrice della rivista “La Nuova Alabarda.” Si tratta di immagini tratte da una vasta collezione fotografica sui crimini fascisti dell’Italia in Slovenia) III L’ombra lunga del fascismo



18 giugno 17.40.45



Quando leggeremo quello che leggeremo non avremo dubbi nel ritenere codesto questurino a nome Feliciano Ricciardelli un malevolo meschinello detrattore, in anonimato, del grande Ettore Messana che dovrebbe essere stato suo superiore e che certamente non ebbe ad pprezzarlo. Al suo paese irpino si fu di di manica larga: gli si dedicò una via e si cercò di santificarlo. Riportiamo giù locandine manifesti e e dicerie elogiative ma non c'era molto dall'addurre a lode omaggiante. Si disse "uomo giusto". Un epiteto alquanto singolare per uno che di mestere aveva fatto il poliziotto di reparto politico decisamente fascista. E redigeva rapporti infamenti di sospetti e dispetti a base di "corre voce", "si dice", "non poteva non sapere", " era suo subordinato il vero malfattore (se poi tale era)" "lo spalleggiava" "forse ne fu compare" e niente più. Ma proprio niente di più sul suo grande siperiore l'Ispettore generale della PS il Gr.Uff. Dottore Ettore Messana. E quando le scrive queste cose, quando ancora modesto funzionarietto di questura, relagato ad una insignificante periferia, nell'ottobre del 1945, crede che è giunto il momento di togliersi un sassolino dalla scarpa contro l'invidiato suo ex Superiore che invece di carriera ne ha già fatta e con onore e per la stima di un superbo uomo di sìStato, nientemeno l'on. Alcode De Gasperi. E quel insignificante rapportino finisce obliato e trascurato i mano non autorevole e ci vuole tutta la malafede di rampanti speculatori dell'antitalianità per riseumarlo e farne fonte di autorevolissima fede quando scricchiola da tutte leparte. E ciò è tanto vero che Roma repubblicana e democratica e indubitabilmente antifascista non vi diede peso alcuno. Del resto non ne aveva: non un fatto, non una prova, non una certezza. Solo pettegolezzi astiosi di bassa caserma poliziesca. lunedì 12 settembre 2011 Ricciardelli, l'amico e collega di Palatucci che finì a Dachau https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghS7wgIJ8SelmWpQ1JeFZnYBiyMXsvlml9dCaBsTvrJ1gIaAoBzk8Q7CtH8aswFe7U2D5sbfra7tmnpy7joMDd0g6PBimRKIVv-kTD4C_6dxxY5fuUUJuisEsIH2DdxSn7Xy8fuqeQgElA/s1600/ricciardelli.jpg L’Ufficio di Presidenza dell’Associazione Amo Montemarano, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organizza il convegno dal titolo: “Servire la Patria. L’Esempio di un Compaesano, un Questore, un uomo Giusto: dott. Feliciano Ricciardelli”. L’appuntamento è per sabato 17 settembre alle ore 18:00 presso l’Auditorium dell’Edificio Scolastico di Montemarano. Collega, amico e confidente di Giovanni Palatucci, Feliciano Ricciardelli fu capo dell’Ufficio Politico della Questura di Trieste mentre Palatucci era capo dell’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume. Collaborò con quest’ultimo per mettere in salvo centinaia di perseguitati dal regime. Fu arrestato e deportato nel campo di concentramento di Dachau da cui riuscì a salvarsi. La manifestazione trae spunto dal libro “Capuozzo accontenta questo ragazzo. La vita di Giovanni Palatucci” di Angelo Picariello che considera Ricciardelli «...un eroe più anziano ed esperto, mosso dalle stesse motivazioni umanitarie e cristiane. Con lui più volte si confronta sul come muoversi per il bene di questi perseguitati, aggirando le leggi e i controlli dei superiori più intransigenti…». Attraverso l’esempio del Montemaranese Ricciardelli si celebreranno i 150 anni dell’unità d’Italia evidenziando il ruolo di chi, con la propria opera, ha reso grande la nazione. I partecipanti rifletteranno anche su cosa significhi, oggi, servire la Patria nei suoi vari aspetti. Al dibattito interverranno, oltre al Presidente di Amo Montemarano, Beniamino Palmieri, l’autore del libro, nonchè giornalista di Avvenire, Angelo Picariello, Raffaele Ricciardelli, figlio del dott. Ricciardelli, il Questore di Avellino Sergio Bracco. Gli interventi verranno conclusi dal senatore Nicola Mancino, già Vice Presidente del CSM, Presidente del Senato e Ministro dell’Interno. Pubblicato da Mario Avagliano a 15:02 http://img1.blogblog.com/img/icon18_email.gifhttp://img2.blogblog.com/img/icon18_edit_allbkg.gif Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su FacebookCondividi su Pinterest ------------------- Ma ecco cosa scriveva ancora il Ricciardelli: “Fra le insistenti voci che allora circolavano vi era anche quella che egli ordinava arresti di persone facoltose, contro cui venivano mossi addebiti infondati al solo scopo di conseguire profitti personali. Difatti si diceva che tali detenuti venivano poi avvicinati in carcere da un poliziotto sloveno, compare del Messana, che promettevaloro la liberazione mediante il pagamento di ingenti importi di denaro. Inoltre gli si faceva carico che a Lubiana si era dedicato al commercio in pellami, da cui aveva ricavato lauti profitti. Durante la sua permanenza a Trieste, per la creazione in questa città del famigerato e tristemente noto ispettorato speciale di polizia diretto dal comm. Giuseppe Gueli, amico del Messana, costui non riuscì ad affettuare operazionidi polizia politica degne di particolare rilievo. Ma anche qui come a Lubiana, egli si volle distinguere per la mancanza assoluta di ogni senso di umanità e di giustizia che dimostrò chiaramente nella trattazione di pratiche relative a perseguitati politici, responsabili di attività antifascista molto limitata. In proposito, si ritiene opportuno segnalare un episodio che dimostra la sua malvagità d’animo: In una notte del gennaio 1943 senza alcun addebito specifico ed all’insaputa dello stesso Ufficio Politico della Questura, ordinò l’arresto di oltre venti ebrei fra cui si ricordano i nomi dei fratelli Kostoris Marco e Leone, Romano Davide, Israele Felice e l’avvocato Volli Ugo che vennero proposti al Ministero per l’internamento, perché ritenuti politicamente pericolosi. E che il Messana avesse agito per pura malvagità e, probabilmente, per cercare di accattivarsi la benevolenza della locale federazione fascista, con la quale non intercorrevano cordiali rapporti, lo dimostra il fatto che lo stesso Ministero respinse la proposta. Ordinando la scarcerazione dei predetti che furono rilasciati dopo oltre un mese di carcere (per più dettagliati particolari e per conoscere tutti i nomi degli arrestati, esaminare i precedenti al Ministero, poiché gli atti dell’Ufficio Politico della locale Questura, furono asportati o distrutti dalle truppe jugoslave di occupazione della città ai primi di maggio u. s.) Risulta in modo indubbio che il Messana, quale componente la locale commissione provinciale per i provvedimenti di polizia, infierì in modo particolare contro i denunziati. Difatti egli, anche per colpe di lieve entità per quanto riguardava i denunziati per il confino chiedeva sempre il massimo della pena. Tale comportamento veniva aspramente criticato dagli altri componenti la commissione e finanche dal Prefetto fascista Tullio Tamburini, presidente della commissione stessa.[3] gli italiani uccidono 15 uomini e donne a Brdo presso Lubiana. Le vittimesi trovano al cimitero di Vic Destituito Mussolini, nonostante avesse eletto domicilio a Trieste, se ne allontanò ben presto facendo perdere di fatto le sue tracce. Alla data del 2 novembre era ancora irreperibile e in tale veste fu dichiarato dimissionario d’ufficio”. [4] * Di tutta questa accozzaglia di dicerie, presunzioni, maldicenze, sospetti, anonime delazioni nessun fatto, lo affermiamo senza tema di smentita, fu mai provato, nessun misfatto fu mai addebitato all'Ispettore Generale di PS gr.uff. Ettore Messana. Tutto finito nel nulla dell'ARCVHIATO. Non luogo a procedere. Chi rispolvera questo documento che per di più potrebbe risultare persino apocrifo si macchia a mio avviso di diffamazione calunniatrice. Certamente non fa storia.







nota troppo lunga. Ma credo cruciale. Mi piace la coda scritta da me.



Quando leggeremo quello che leggeremo non avremo dubbi nel ritenere codesto questurino a nome Feliciano Ricciardelli un malevolo meschinello detrattore, in anonimato, del grande Ettore Messana che dovrebbe essere stato suo superiore e che certamente non ebbe ad apprezzarlo. Al suo paese irpino si fu di manica larga: gli si dedicò una via e si cercò di santificarlo. Riportiamo giù locandine manifesti e dicerie elogiative ma non c'era molto da addurre a lode omaggiante. Si disse "uomo giusto". Un epiteto alquanto singolare per uno che di mestiere aveva fatto il poliziotto di un reparto politico decisamente fascista. E redigeva rapporti infamanti di sospetti e dispetti a base di "corre voce", "si dice", "non poteva non sapere", " era suo subordinato il vero malfattore (se poi tale era)" "lo spalleggiava" "forse ne fu compare" e niente più. Ma proprio niente di più sul suo grande superiore l'Ispettore generale della PS il Gr.Uff. Dottore Ettore Messana. E quando le scrive queste cose, quando ancora modesto funzionarietto di questura, relegato ad una insignificante periferia, nell'ottobre del 1945, crede che è giunto il momento di togliersi un sassolino dalla scarpa contro l'invidiato suo ex Superiore che invece di carriera ne ha già fatta e con onore e per la stima di un superbo uomo di Stato, nientemeno l'on. Alcide De Gasperi. E quel insignificante rapportino finisce obliato e trascurato in mano non autorevole e ci vuole tutta la malafede di rampanti speculatori dell'antitalianità per riesumarlo e farne fonte di autorevolissima fede quando scricchiola da tutte le parti. E ciò è tanto vero che Roma repubblicana e democratica e indubitabilmente antifascista non vi diede peso alcuno. Del resto non ne aveva: non un fatto, non una prova, non una certezza. Solo pettegolezzi astiosi di bassa caserma poliziesca. lunedì 12 settembre 2011 Ricciardelli, l'amico e collega di Palatucci che finì a Dachau https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghS7wgIJ8SelmWpQ1JeFZnYBiyMXsvlml9dCaBsTvrJ1gIaAoBzk8Q7CtH8aswFe7U2D5sbfra7tmnpy7joMDd0g6PBimRKIVv-kTD4C_6dxxY5fuUUJuisEsIH2DdxSn7Xy8fuqeQgElA/s1600/ricciardelli.jpg L’Ufficio di Presidenza dell’Associazione Amo Montemarano, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organizza il convegno dal titolo: “Servire la Patria. L’Esempio di un Compaesano, un Questore, un uomo Giusto: dott. Feliciano Ricciardelli”. L’appuntamento è per sabato 17 settembre alle ore 18:00 presso l’Auditorium dell’Edificio Scolastico di Montemarano. Collega, amico e confidente di Giovanni Palatucci, Feliciano Ricciardelli fu capo dell’Ufficio Politico della Questura di Trieste mentre Palatucci era capo dell’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume. Collaborò con quest’ultimo per mettere in salvo centinaia di perseguitati dal regime. Fu arrestato e deportato nel campo di concentramento di Dachau da cui riuscì a salvarsi. La manifestazione trae spunto dal libro “Capuozzo accontenta questo ragazzo. La vita di Giovanni Palatucci” di Angelo Picariello che considera Ricciardelli «...un eroe più anziano ed esperto, mosso dalle stesse motivazioni umanitarie e cristiane. Con lui più volte si confronta sul come muoversi per il bene di questi perseguitati, aggirando le leggi e i controlli dei superiori più intransigenti…». Attraverso l’esempio del Montemaranese Ricciardelli si celebreranno i 150 anni dell’unità d’Italia evidenziando il ruolo di chi, con la propria opera, ha reso grande la nazione. I partecipanti rifletteranno anche su cosa significhi, oggi, servire la Patria nei suoi vari aspetti. Al dibattito interverranno, oltre al Presidente di Amo Montemarano, Beniamino Palmieri, l’autore del libro, nonchè giornalista di Avvenire, Angelo Picariello, Raffaele Ricciardelli, figlio del dott. Ricciardelli, il Questore di Avellino Sergio Bracco. Gli interventi verranno conclusi dal senatore Nicola Mancino, già Vice Presidente del CSM, Presidente del Senato e Ministro dell’Interno. Pubblicato da Mario Avagliano a 15:02 http://img1.blogblog.com/img/icon18_email.gifhttp://img2.blogblog.com/img/icon18_edit_allbkg.gif Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su FacebookCondividi su Pinterest ------------------- Ma ecco cosa scriveva ancora il Ricciardelli: “Fra le insistenti voci che allora circolavano vi era anche quella che egli ordinava arresti di persone facoltose, contro cui venivano mossi addebiti infondati al solo scopo di conseguire profitti personali. Difatti si diceva che tali detenuti venivano poi avvicinati in carcere da un poliziotto sloveno, compare del Messana, che promettevaloro la liberazione mediante il pagamento di ingenti importi di denaro. Inoltre gli si faceva carico che a Lubiana si era dedicato al commercio in pellami, da cui aveva ricavato lauti profitti. Durante la sua permanenza a Trieste, per la creazione in questa città del famigerato e tristemente noto ispettorato speciale di polizia diretto dal comm. Giuseppe Gueli, amico del Messana, costui non riuscì ad affettuare operazionidi polizia politica degne di particolare rilievo. Ma anche qui come a Lubiana, egli si volle distinguere per la mancanza assoluta di ogni senso di umanità e di giustizia che dimostrò chiaramente nella trattazione di pratiche relative a perseguitati politici, responsabili di attività antifascista molto limitata. In proposito, si ritiene opportuno segnalare un episodio che dimostra la sua malvagità d’animo: In una notte del gennaio 1943 senza alcun addebito specifico ed all’insaputa dello stesso Ufficio Politico della Questura, ordinò l’arresto di oltre venti ebrei fra cui si ricordano i nomi dei fratelli Kostoris Marco e Leone, Romano Davide, Israele Felice e l’avvocato Volli Ugo che vennero proposti al Ministero per l’internamento, perché ritenuti politicamente pericolosi. E che il Messana avesse agito per pura malvagità e, probabilmente, per cercare di accattivarsi la benevolenza della locale federazione fascista, con la quale non intercorrevano cordiali rapporti, lo dimostra il fatto che lo stesso Ministero respinse la proposta. Ordinando la scarcerazione dei predetti che furono rilasciati dopo oltre un mese di carcere (per più dettagliati particolari e per conoscere tutti i nomi degli arrestati, esaminare i precedenti al Ministero, poiché gli atti dell’Ufficio Politico della locale Questura, furono asportati o distrutti dalle truppe jugoslave di occupazione della città ai primi di maggio u. s.) Risulta in modo indubbio che il Messana, quale componente la locale commissione provinciale per i provvedimenti di polizia, infierì in modo particolare contro i denunziati. Difatti egli, anche per colpe di lieve entità per quanto riguardava i denunziati per il confino chiedeva sempre il massimo della pena. Tale comportamento veniva aspramente criticato dagli altri componenti la commissione e finanche dal Prefetto fascista Tullio Tamburini, presidente della commissione stessa.[3] gli italiani uccidono 15 uomini e donne a Brdo presso Lubiana. Le vittimesi trovano al cimitero di Vic Destituito Mussolini, nonostante avesse eletto domicilio a Trieste, se ne allontanò ben presto facendo perdere di fatto le sue tracce. Alla data del 2 novembre era ancora irreperibile e in tale veste fu dichiarato dimissionario d’ufficio”. [4] * Di tutta questa accozzaglia di dicerie, presunzioni, maldicenze, sospetti, anonime delazioni nessun fatto, lo affermiamo senza tema di smentita, fu mai provato, nessun misfatto fu mai addebitato all'Ispettore Generale di PS gr.uff. Ettore Messana. Tutto finito nel nulla dell'ARCHIVIATO. Non luogo a procedere. Chi rispolvera questo documento che per di più potrebbe risultare persino apocrifo si macchia a mio avviso di diffamazione calunniatrice. Certamente non fa storia.





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2.bp.blogspot.com



versione corretta



l'avevo letto tempo fa e in qualche modo già contestato, ma questo blog di Casarrubea riletto ora mi appare molto inquietante Il nonno di Giovanna Messana vi viene davvero diffamato a mezzo stampa senza possibilità di replica. Il Casarrubea sfrutta una spiata segreta di un capo della polizia politica (come dire fascista) per infangare il grande Poliziotto di Stato Ettore Messana. Fare il pelo a quella fonte sarebbe per me facile gioco, ma io non mi chiamo Casarrubea per mettermi a calunniare un morto che non potrebbe difendersi. Per me de mortuis nihil nisi bonum e per mia cultura greca i morti sono tutti aghathoi. Lo è Ettore Messana e per me il rispetto vale anche per codesto “ispettore Ricciardelli ” cui si attribuisce una “Relazione in Archivio di Stato di Trieste, Prefettura gabinetto, b 18”. La laudatrix aggiunge comunque che “ l’Ispettore Ricciardelli aveva già svolto servizio in polizia sotto il passato regime fascista”, un bel fascista insomma che infatti nessuna carriera fece dopo e nessun riconoscimento gli fu tributato dalla subentrata Repubblica democratica di De Gasperi; questi invece fu munifico di cariche, incarichi e titoli onorifici verso il Messana; il quale concluse la sua apicale carriera sino ai suoi estremi limiti di età. Onorato e riverito anche perché mai lo poterono trovare colpevole in sede giudiziaria di nulla. Certe denunce politicamente preconcette di Li Causi e Montalbano restarono lettera morta giacché destituite di ogni fondamento, come può riscontrarsi ora cosultando Google. Il Casarrubea ha titolo per sostituirsi alle magistrature di Stato italiane e a quelle internazionali? Ci citi una condanna anche lieve nei confronti del Messana. Quanto al Ricciardelli la laudatrix aggiunge che “era stato internato in Germania sotto l’accusa di favoreggiamento nei confronti di ebrei che sarebbero stati da lui aiutati a scappare.” Gratis? Avremmo voglia di domandare! Ma ciò non è né sarebbe molto significativo. Qui necessita, a mio avviso, che un valido avvocato adisca due vie presso i tribunali di Palermo: esposto per tutta una serie di reati a mezzo stampa e soprattutto vertenza civile per risarcimento danni per diffamazione aggravata ed altro a mezzo stampa. Le ultime leggi sulla stampa mi paiono non dare molta ragione agli avvocati affetti da prudenza. So del terrore di editori giornalisti e direttori responsabili. Berlusconi non ha legiferato invano. Non vorrei affliggerti più di tanto, mia cara Giovanna, ma ritengo doveroso renderti edotta di quello he vado scoprendo e pensando. Quel Ricciardelli là si trova in Google. Poche note ma per me molto illuminati. Un soggetto poco simpatico. Riporteremo quei passi della suddetta relazione che si attribuisce al Ricciardelli. Si dice che la relazione si troverebbe a Trieste e chissà perché non starebbe nell’Archivio Centrale di Stato (se vi si trova perché codesti sedicenti storici non la vanno a cercare e avvalorare?). Di sicuro – ed anche la laudatrix lo ammette – l’archivio della prefettura triestina fu molto manomesso e carte sparite e bruciate e manipolate. A me un ricorso acritico a fonti così dubbie non appare molto corretto. Ma tant’è. (Calogero Taverna) ------------------------------------------- Blog di Giuseppe Casarrubea occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro Vai al contenuto Home Archivio Libri di Casarrubea Contatti Resistenza antifascista in Slovenia e l’ispettore Messana Pubblicato il 2 agosto 2008 di casarrubea (Questa parte è illustrata grazie alla scrupolosa ricerca condotta dalla storica Claudia Cernigoi, direttrice della rivista “La Nuova Alabarda.” Si tratta di immagini tratte da una vasta collezione fotografica sui crimini fascisti dell’Italia in Slovenia) III L’ombra lunga del fascismo



versione corretta



19 giugno 14.59.54



Gentilissimo signor Direttore di Malgrado Tutto, Egidio Messana, Solo adesso prendo visione del Vostro servizio del 15 febbraio dello scorso anno, non certo laudativo della fulgida figura di mio nonno il gr.Uff. Ettore Messana, Ispettore Generale di PS. Già nella titolazione il pur glorioso giornale caro a Sciascia, Malgrado tutto, incappa in malevoli giudizi di valore e qualifica fatti e vicende in termini pregiudizievoli nei confronti di quest'altissimo servitore dello Stato che fu mio nonno. Si danno per vere e reali colpe che un falso storico, invero un politico ideologicamente preconcetto, raffazzona manipolando fonti e documenti incongrui e omettendo la più pertinente e molto favorevole a mio nonno documentazione che il vostro dottore Calogero Taverna ha rintracciato commentato e contrapposto come emerge dal suo blog CONTRA OMNIA RACALMUTO. Non mi rivolgo a Lei ai sensi di legge che pur potrei: so essere LEI un grande gentiluomo, un saggio uomo di cultura e un validissimo giornalista e direttore, ragion per cui La prego soltanto di riparare alla scivolata del Suo giornale, inconveniente pur comprensibile, adoperandosi ad una rettifica storica doverosa anche per il buon nome di Racalmuto, che per tanti versi viene vilipeso. Il presunto chiarimento di tal Giuseppe Bellavia non è accettabile per la stessa figura del notista che i suoi locali collaboratori non potevano non conoscere. Di certo il Bellavia non ha alcun titolo a parlare in nome della vera e legittima famiglia di mio nonno, di cui l'unica erede naturale e legale sono io Giovanna Messana. Qualora lo ritenesse del caso potrebbe avvalersi del contributo del dottore Taverna col sol quale sono in contatto, che volentieri presterebbe la sua consulenza storica e documentale. Con deferenza, Giovanna Messana



Questa la bozza a cui ho pensato. Ti do gli estremi di quel servizio. Non si possono fare fotocopie e quindi devi accontentarti di quelli che ho trascritto.Ti invio i miei scarabocchi. I dati essenziali si leggono.





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19 giugno 21.14.38





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ho letto e domani stesso spediròuna raccomandata con ricevuta di ritorno così saremo sicuriche venga recapitata,benissimo una lettera diplomatica e risoluta avrà sicuramente esito positivo ,come sempre ti sono riconoscente



Mi sono messo nei tuoi panni. Credo però che avraiqualche difficoltà con l'indirizzo. Nel caso potresti mandargliela con un messaggio a Malgrado Tutto e chiedere lindirizzo cui far seguire la lettera. Ma tu sai cavartela meglio di me.





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la sede del giornale qual'è? vedo di trovare l'indirizzo su google



Guarda ma credo che non abbia sede ... lo fanno in casa di Salvatore Picone .. ma non ne sono certo.





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quello che mi hai mandato scritto a mano non si legge ho provato ad ingrandire le lettere ma non è leggibile ........mi serve un indirizzo per spedire le lettera



Ora guardo...



Storia di Malgrado Tutto Sin dal primo numero ha avuto la firma di Leonardo Sciascia Malgrado Tutto Web Chi Siamo Direttore, Redazione, Autori e Collaboratori Malgrado Tutto web di Redazione | 23 novembre 2011 Direttore Responsabile: Egidio Terrana Redazione: Giancarlo Macaluso, Salvatore Picone, Gigi Restivo, Gaetano Savatteri, Paolo Terrana Web Design: Eugenio Agnello Rubriche: Salvatore Alfano, Simona Carisi, Felice Cavallaro, Massimo D’Antoni, Luigi Galluzzo, Alfonso Maurizio Iacono, Antonio Liotta, Anna Rita Peritore, Francesco Pira, Giuseppe Piscopo, Carmelo Sardo, Anna Maria Scicolone, Ignazio Scimé, Annamaria Tedesco Scrivono per Malgrado tutto: Carlo Barbieri, Valeria Iannuzzo, Ester Rizzo, Daniela Spalanca. collaboratori: Alessandro Giudice, Ignazio Gueli Info: cell. 366.2749550 – malgrado.tutto@libero.it PER LA VOSTRA PUBBICITA’ INFO: 388.1963858 Registrazione presso il Tribunale di Agrigento del 10/4/1982 Articoli dello stesso argomento: Saluti e baci dal Vinitaly di Verona Saluti e baci dal Vinitaly di Verona Savatteri sindaco: si lavora alla squadra Savatteri sindaco: si lavora alla squadra SPECIALE ELEZIONI. 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Più di questo io non trovo. Gliela potresti quindi mandare per e-mail o telefonare prima e farti dire l'indirizzo.Intanto anch se non sei amica (potresti chiedere l0amicizia( credo che glie la potresti anticipare per il MESSAGGIO



Ti trascrivo quello che non hai potuto leggere: "La discussa carriera del poliziotto Ettore Messana Malgrado Tutto web " di Venerdì 15 febbraio 2013 alle ore 14, 57 - Giuseppe Casarrubea - Giuseppe Bellavia Messana - "Il fascismo, gli anni di Lubiana, la banda Giuliano, il patto con fra' Diavolo. " Lo storico Giuseppe Casarrubea disegna un profilo dell'Ispettore Ettore Messana, originario di Racalmuto. Il commento di un erede del questore che attraversò gli anni più cupi della storia italiana. Dal sito www.casarrubea.wordpress.com." "la risposta di Giuseppe Bellavia Messana: "il mio è certo un commento di parte, essendo io, per parte di madre, un pronipote dell'Ispettore Messana."





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www.casarrubea.wordpress.com





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ho letto........mando la lettera per via email a questo indirizzo spero sia quello giusto malgrado.tutto.@libero.it





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dammi conferma



Mi pare che ci sia un punto in più la e-mail dovrebbe essere malgrado.tutto@libero.it



ma mandagli pure una copia con il messaggio.



hai etta la mia correzione dell'e-mail?





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si hai ragione avevo sbagliato ,domani mattina mando il messaggio ora sono un pò stanca ti auguro buona notte e buon viaggio per domani ciao e a presto



Buona notte carissima



20 giugno 13.39.07





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Ho bisogno assoluto di avere un recapito per inviare la lettera ,ho telefonato al numero di cell che si trova sul sito ma non ho avuto risposta .......da Racalmuto ti sarà facile avere l'indirizzo preciso o un numero di fax grazie a presto



21 giugno 16.23.03





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ho risolto ,ho chiesto l'amicizia al sito malgrado tutto ,mi è stata concessa ed ho inviato subito la lettera al direttore.pedona se ti disturbo,ma sono contenta di aver fatto anche questo piccolo passo



24 giugno 16.24.43



Finalmente troviamo e subito pubblichiamo il ponderoso fascicolo processuale della denunzia che l'on.le comunista Montalbano avanzò contro l'ispettore Generale dottore gr. uff. Ettore Messana da Racalmuto. Sottolineo senza indugio il finale: archiviazione senza se e senza ma. Hanno i detrattori postumi di oltre un sessantennio preso visione di questa documentazione, l'hanno analizzata? cosa hanno da rimarcare? Quanti loro castelli denigratori vanno in misero fumo? Hanno da fare qualche atto di resipiscenza operativa, o aspettano sentenze giudiziarie. La famiglia del calunniato sta finalmente reagendo: vuole il ripristino dell'ottimo nome di S.E. Gr.Uff. Dottore Ettore Messana , ispettore generale di PS da Racalmuto



Ecco tutta la verità, processualmente appurata, in ordine alle vicende del gr.uff. dottore Ettore Messana ispettore generale di PS di Racalmuto. Ogni superfetazione denigratoria s'infrange contro la verità processuale: è calunnia. Così relaziona al magistrato il gr. uff. Messana quanto alla intricata storia del bandito Giuliano e al suo ruolo. Cosa hanno da opporre i denigratori postumi e posticci? Il bandito Giuliano La strage di Portella della Ginestra Documenti sulla strage Documento 13 VERBALE INTERROGATORIO DELL’ISPETTORE VITO MESSANA Verbale di continuazione di dibattimento del 20 luglio 1951 [cartella 4, vol. V, n. 5] D’ordine del Presidente, introdotto il testimone Messana Ettore fu Clemente di anni 66, nato a Racalmuto (Agrigento) e domiciliato in Roma, Ispettore di Ps. Interrogato in merito ai fatti della causa, risponde: «Fui mandato in Sicilia a capo dell’Ispettorato Generale di P.S. per la Sicilia nel maggio 1945 e vi rimasi fino a tutto luglio 1947. Il decreto che istituì l’Ispettorato è dell’aprile 1945 e funzione di tale organo fu quella di integrare l’opera repressiva e preventiva nell’eliminazione del banditismo ed in genere della delinquenza associata in Sicilia». D. R. «Io ebbi a mia disposizione 750 carabinieri, 350 agenti e 14 funzionari, che distribuii in tutte le province della Sicilia da Messina a Trapani. Fui io che istituii i nuclei di carabinieri e polizia nei centri dove a me sembrò che dovessero essere istituiti. Le mie prime operazioni feci nelle province di Agrigento e di Catania. Verso la fine del 1945 incominciò ad affiorare l’attività della banda Giuliano. Tale fatto fece aumentare la mia attività tanto più che la banda Giuliano e quella di Avila si erano poste al servizio dell’Evis». D. R. «Ebbi notizia dei fatti di Portella nelle ore pomeridiane del 1° maggio 1947. Mi recai ad una riunione indetta dal prefetto Vittorelli, dove si stabilì una certa azione da svolgersi. L’indomani mi recai a Piana degli Albanesi ed a San Giuseppe Jato, ove già si era proceduto all’arresto di quattro persone ad opera di un nucleo dipendente dall’Ispettorato e dove si era proceduto a largo rastrellamento arrestando centinaia di persone sospette, le quali però furono quasi tutte rimesse in libertà. Non essendo emersa a loro carico alcuna responsabilità». D. R. «Tutto ciò venne fatto ad opera della questura che si limitò poi a denunciare solo i quattro arrestati». D. R. «In una riunione tenuta anche alla presenza dell’Ispettore Generale di P. S. Rosselli, inviato a Palermo dal Ministero, fu deciso da quest’ultimo che la direzione delle indagini dovesse essere affidata al questore Giammorcaro e fu così che io passai alle dipendenze di costui». D. R. «Si venne frattanto a conoscenza che il 1° maggio era stato sequestrato, dopo la sparatoria, un campiere, certo Busellini, del quale non si seppe nulla per tanti giorni e che poi fu trovato ucciso in un fossato da un nucleo alle mie dipendenze». D. R. «Non so se il ritrovamento del cadavere del Busellini avvenne a mezzo di cani poliziotti od a mezzo solo di ricerche». D. R. «Mi sembra di ricordare che sul petto del cadavere del Busellini fu trovato un cartello con la scritta «questa è la fine dei traditori», la qualcosa ci convinse che il delitto era stato consumato dalla banda Giuliano. Tale convinzione ci facemmo anche per il delitto di Portella poiché ci convincemmo che colui che aveva ucciso Busellini era uno di quelli che aveva sparato a Portella». D.R. «Noi dell’Ispettorato, fin dal primo momento, pensammo che la strage di Portella era da attribuirsi alla banda Giuliano, perché il fatto era avvenuto nella zona così detta d’imperio della banda stessa, mentre l’Angrisani ed il Guarino avevano orientamento diverso». D. R. «Tale convincimento da parte dell’Ispettorato fu però rafforzato dal rinvenimento del cadavere del Busellini». Contestatogli che nel verbale di rinvenimento del cadavere del Busellini non vi è traccia del cartello rinvenuto sul suo cadavere, risponde: «Può darsi che io abbia un cattivo ricordo di tale fatto, ma pure mi sembra di ricordare così». D. R. «Le indagini continuarono e solo nel giugno avvennero i primi fermi effettuati dal nucleo centrale comandato dal colonnello Paolantonio, il quale mi riferiva lo sviluppo di esse». D. R. «Il rapporto n. 37 fu redatto quando io non ero più Ispettore Generale in Sicilia, essendo stato sostituito il 1.8.47 dal questore di Napoli Coglitori». D. R. «Quasi tutti i fermi avvennero durante la mia permanenza in Sicilia ed io, giorno per giorno, venivo informato di quanto si riusciva a sapere dai fermati». D. R. «L’Ispettorato aveva dei confidenti ed inoltre era in contatto con alcuni elementi che ci ponevano in comunicazione con il bandito Ferreri Salvatore». D. R. «Io nessun contatto diretto ebbi col Ferreri, solo ebbi rapporti con lui tramite i suddetti elementi di collegamento». D. R. «Escludo che Ferreri mi abbia fatto sapere i nomi di coloro che avevano partecipato all’azione di Portella; può darsi che qualche indicazione l’abbia data al colonnello Paolantonio oppure ad un altro funzionario di P.S., certo Zappone, che io avevo dislocato nella zona di Partinico e che fu ucciso a Borgetto in un agguato». D. R. «Il nostro convincimento che l’azione di Portella era dovuta alla banda Giuliano fu maggiormente rafforzato dal riconoscimento effettuato da quattro cacciatori sequestrati in quella mattina del 1° maggio, i quali in una fotografia di persona a cavallo riconobbero proprio colui che ritenevano fosse il capo del gruppo che li aveva sequestrati». D. R. «Il colonnello Paolantonio, fin quando io restai in Sicilia, non mi parlò mai del fermo di alcuno ritenuto partecipe della strage di Portella per confidenze avute dal Ferreri». D. R. «Escludo di aver avuto mai rapporti con Pisciotta Gaspare, come escludo di avergli rilasciato un tesserino di riconoscimento sia al suo nome che a quello di Faraci Giuseppe». Contestatogli che il Pisciotta ha affermato invece di aver avuto rilasciato un tesserino proprio da lui che glielo fece recapitare tramite Ferreri, risponde: «Escludo nel modo più reciso che ciò sia avvenuto». Richiamato l’imputato Gaspare Pisciotta e contestatagli la dichiarazione resa dall’Ispettore Messana a proposito del tesserino, risponde: «Il tesserino lo ebbi tramite Ferreri, portava la firma Messana, aveva i timbri dell’Ispettorato, fu strappato ed io spero che colui che lo ha strappato, se ha coscienza, lo dirà». D. R. «Luca potrà dire qualcosa in merito, può darsi che il tesserino esista ancora, ma a me risulta che fu stracciato». Il teste Messana: D. R. «Io facevo da organo propulsore nell’attività dei miei funzionari; dissi loro di indagare anche sulla ragione per cui Giuliano fece l’azione di Portella ma nessuno di essi mi parlò mai su tale fatto». D. R. «Andai via dalla Sicilia il 31.7.1947 e quindi non mi occupai più della cosa». A domanda dell’Avv. Sotgiu, risponde: «Non ricordo di aver rilasciato al Ferreri un tesserino di libera circolazione, ma non escludo che esso possa essere stato rilasciato da altri sotto il mio nome, essendo io il capo dell’Ispettorato. Devo dire per altro che la mia firma ufficiale è quasi inintellegibile come Messana, anzi ritengo che sia del tutto inintellegibile». D.R. «Non rilasciai tesserini di libera circolazione ai confidenti, non so se ne furono rilasciati a mio nome dai miei dipendenti che nulla mi riferivano intorno al rilascio di essi poiché ognuno ha i propri confidenti ed intorno a noi si mantiene il più stretto riserbo anche con i superiori». D.R. «Io fornivo il danaro che mi richiedevano per i confidenti ai miei dipendenti, i quali mi rilasciavano ricevuta sulla quale si limitavano a dire. -- per un confidente- senza indicarne le generalità». D.R. «Certamente i rapporti col Ferreri iniziarono prima della strage di Portella. Ricordo di aver saputo, attraverso la fonte Ferreri, che Giuliano voleva attentare alla vita dei dirigenti del Partito Comunista di Palermo, fra i quali il Li Causi. Informai per la opportuna vigilanza il questore e fu il colonnello Paolantonio che avvisò direttamente il Li Causi». D.R. «Al padre del Ferreri feci dare un porto d’armi, ma ciò rientrava nel progetto di venire all’arresto di Giuliano. Sentii parlare del rinvenimento del predetto porto d’armi sul cadavere del Ferreri, ma ciò non constatai personalmente». D.R. «Escludo che il padre del Ferreri facesse parte della banda Giuliano». D.R. «Non mi risulta che dopo l’amnistia dell’Evis Giuliano abbia mantenuto rapporti con persone insospettabili». D.R. «Dopo di me all’Ispettorato ci fu Coglitore, poi Modica, poi Spanò, poi Verdiani» D.R. «Non ricordo i nominativi dei componenti la banda Giuliano». D.R. «Esiste un rapporto intorno alle bande armate dell’Evis ed all’attività da esse spiegate, rapporto redatto dal nucleo centrale alle mie dipendenze». D.R. «Sono a conoscenza dei nomi in esso compresi, può darsi che l’elenco contenuto in detto rapporto non sia completo e non comprenda tutta la materia, essendo potuta qualcosa essere sfuggita e qualcosa sopraggiungere». D.R. «Non ricordo il nome di Genovesi Giovanni tra i confidenti della polizia, né so se egli sia stato interrogato dal colonnello Denti». A domanda dell’avv. Crisafulli, risponde: «Per il fatto di Portella venne in Sicilia un Ispettore generale del Ministero, come di solito avviene quando succedono fatti di una certa rilevanza». D.R. «Detto Ispettore riunì tutti gli organi di polizia in questura e poiché ogni organo comunicò i risultati delle indagini svolte, l’Ispettore volle che le varie attività fossero coordinate e quindi, senza esautorare e sostituire alcuno, dette la direzione al questore Giammorcaro al quale doveva essere comunicata ogni attività degli organi di polizia. Tutto ciò per quanto riguarda i fatti di Portella». D.R. «Mi fu detto che il Ferreri fu operato di appendicite». A domanda dell’avv. Sotgiu, risponde: «Non mi risulta che al Ferreri sia stata rilasciata una tessera intestata a Salvo Rossi, autista del colonnello Paolantonio». A domanda dell’avv. Crisafulli, risponde: «Parlando di un rapporto Coglitore mi riferivo solo al rapporto firmato dal maresciallo Lo Bianco relativo ai fatti di Portella» A domanda del Pisciotta Gaspare, risponde: «Escludo di essere stato io a consegnare i mitra al Ferreri, né mi risulta che ciò sia stato fatto da qualcuno dell’Ispettorato. A quell’epoca avevamo penuria di armi». Il Pisciotta aggiunge: «I cinque mitra servirono per l’azione di Portella, secondo quanto mi disse Ferreri». Dopo di che il Presidente rinvia la prosecuzione del dibattimento all’udienza del 23.7.1951 ore 9,30.

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