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mercoledì 20 settembre 2017


Gentilissimo dottore Calogero Micciché,



purtroppo non sono assolutamente in grado di venirle incontro. Non mi diletto di prosopografia medievale e quindi il signor  Federico Del Carretto sedicente barone di Sciabica (veramente tal lo dice il Baronio) mi lascia del tutto indifferente,   Il testo che Lei mi mostra  fu scritto occasionale per omaggiare il prof, Nalbone he aveva trovato dei documenti  preziosi per la storia di Racalmuto. Lei mi segnala che vi è contraddizione tra la data d’esordio e la data  della sottoscrizione. Non sono un provetto dattilografo. Ma trattasi di evidente svista dattilografica. Quale la data esatta? Occorrerebbe avere l’originale sotto mano. Ma l’indizione potrebbe fare luce. Come ben leggesi nell’esordio trattasi di strani documenti in possesso dell’ormai soppresso convento del Carmine di Racalmuto. In quelle carte si citava il notaio che le interessa. Non vi sono richiami archivistici ed ovvio io non potevo inventarmeli. Del resto le curiosità anagrafiche non mi allettano per nulla. In quelle carte da me intraviste una trentina di anni fa mi solleticava quell’istituto cartolare della ‘polisa’. Quando lavoravo, facevo l’ispettore di vigilanza bancaria della BI e quindi diciamo che era materia a me congeniale. Ma il feudalesimo siciliano è cosa molto ibrida e contraddittoria come mi spiegava con competenza il prof. Mazzarese Fardella. Insomma la mia curiosità scientifica finì nel nulla. Forse Lei oltre a chiarire il giorno della dipartita del sedicente barone di Sciabica, cadetto squattrinato di Giovanni III del Carretto potrà chiarire le peculiarità feudali di carattere bancario della Sicilia post medievale. Leggerò con vivo interesse i risultati della sua ricerca. Con osservanza dottore Calogero Taverna  

Calogero Miccichè - Agrigento





Gentile dott. Calogero Taverna,

da alcuni anni sto conducendo una ricerca storica sulle antiche famiglie agrigentine, tra queste ho trovato diversi rami cadetti della famiglia Del Carretto, in particolare   Federico Del Carretto figlio secondogenito del barone di Racalmuto Giovanni III.

    Mi scusi se Martedì sera le ho telefonato a ora di cena, ma avevo tentato anche prima  inutilmente,   ma per poter chiudere il capitolo Del Carretto nella mia ricerca ho necessità di alcune informazioni che magari lei potrebbe fornirmi, considerato che è l’autore del saggio “Premessa   ai documenti sui Del Carretto”, che in  copia ho ricevuto alcuni giorni fa via email dal sig. Massimo Sangalli, autore dell’albero genealogico generale dei Del Carretto, compreso il ramo siciliano.

Avendomi Lei indirizzato sulla sua pagina facebook per le informazioni che cerco, eccomi a chiederle alcuni chiarimenti.:

So che Federico Del Carretto nacque nel 1527, ma non conoscevo l’anno della morte,   grazie al suo saggio ho letto che morirà pochi anni dopo il 1569, e a pagina 110 è scritto che morì nel 1572 giusto testamento fatto dal notaio Giovan Battista Monteleone del 9 novembre 1572.

Nello stesso scritto riporta l’atto di fede di alcuni testimoni che dichiararono che il “quondam don Federico Del Carretto” nel 1569 prima di morire firma alcune “polise” ad Antonino Pistone, atto di fede datato 28 febbraio 1572.

Il documento, ovviamente contro la vedova Eleonora Del Carretto come tutrice dei suoi figli ed eredi di Federico, per il riconoscimento del debito del proprio coniuge deceduto, è datato 28 febbraio 1572, quindi è logico ritenere che la suddetta data non concilia con la  data della presunta morte, avvenuta, come si desume dal testamento in atti  del notaio Giovan Battista Monteleone, stilato il 9 novembre 1572, quindi, ciò vuol dire che una delle due date è errata.

Volendo conoscere effettivamente la data esatta della morte, ho chiesto copia  all’ASA del documento del 28 febbraio 1572 (fondo 46 volume 509 ff. 52/55, unico richiamo nella nota 64 da Lei richiamata a pag…), e nel documento in effetti la data corrisponde a quella che Lei cita. Per  quanto, invece,  riguarda il testamento  fatto da Federico Del Carretto, in atti di notaio sopra citato, non mi  è stato possibile chiederlo all’ASA perché nel suo saggio non ho trovato alcuna notizia circa l’archivio in cui si trova, né il fondo archivistico, né il numero del volume e il relativo foglio.

Avendo riportato nel suo saggio uno stralcio di quanto scritto dal notaio Giovan Battista Monteleone, credo che lo stralcio sia tratto da  un documento cartaceo prodotto all’Archivio di Stato.

Purtroppo  non ho potuto risalire all’atto  per la semplice ragione che gli atti di G.B. Monteleone non sono pervenuti  in ASA,  mentre si trovano quelli del notaio Nicolo Monteleone  (notaio che Lei cita in altre occasioni) e che partono dal 1571 al 1607.

Alla luce di queste considerazioni Le chiedo se, gentilmente, può indicarmi il fondo archivistico, il volume  e il foglio dove si trova il testamento di Federico Del Carretto stilato dal notaio Giovan Battista Monteleone il 29 novembre 1572.



Cordiali Saluti

Calogero Miccichè

Bologna 20/9/2017



Ps. Il mio num. telef.. 3351038763 –

Email : lillomicciche@libero.it



Allego uno stralcio estratto del suo saggio

da pag. 109 a pag. 112  della

“PREMESSA AI DOCUMENTI SUI DEL CARRETTO”

          di Calogero Taverna

L’organizzazione feudale del centro agrario di Racalmuto.




Sorprendentemente, i religiosi del Carmelo di fine ’500 detenevano tutta una documentazione 64 sugli strani debiti di uno di tali rami cadetti.  Se ne ricava uno spaccato dell’organizzazione feudale di un centro agrario qual era Racalmuto. Con una “polisa” il 15 febbraio del 1569 il barone di Sciabica, don Federico del Carretto s’indebita con Antonio Pistone. «Io don Fidirico del Carretto per la presente polisa mi fazzo debitori ad Antoni Pistuni in salmi quaranta e tummina setti di frumento forti et sunno li detti ad complimento di salmi 70, tt.a 7 si comi chi mi prestao hora dui anni in lo fego di la Menta quali frumenti prometto darli per tutto lo misi di augusto proximo da veniri et ad sua cautela hajio fatto la presenti polisa scripta di mia propria mano in Girgenti a di 15 di frebaro  XIJ^ Ind. 1579 (è 1569), dico  salme 40 e tt.a 7 – ditto don Fiderico del Carretto>>.

(64) Archivio di Stato di Agrigento - Fondo 46 - vol. 509 - f. 52-55.

Quale il rapporto sottostante di questa transizione di frumento della Menta, non è dato di sapere. E’ da pensare ad una speculazione granaria. Il nobile agrigentino, un cadetto della celebre famiglia, ha entrature a Racalmuto. Qui pare che non manchino gli abbienti come questo Antonio Pistuni che può tranquillamente prestare ingenti quantità di frumento. Federico del Carretto cessò di vivere qualche anno dopo.

Si ricorda dei suoi debiti nel testamento: «E’ da sapere - si può volgere dal latino - come fra gli altri capitoli del testamento fatto  a mio rogito il 9 novembre p.^ Ind. 1572 dal quondam spettabile signor don Federico del Carretto un tempo barone di Sciabica, sussista l’infrascritto capitolo del seguente tenore:

«Del pari lo stesso spettabile testatore volle e conferì mandato che qualsiasi persona dovesse ricevere od avere dal detto spettabile testatore qualsiasi somma di denaro o quantità di frumento, di orzo o di altro sia saldata dalla propria moglie secondo diritto a valere sui redditi del detto spettabile testatore, sempreché quei debiti appaiano in atti pubblici o con testi degni di fede o in scritture ricevute da qualsiasi curia. E ciò volle  e non altrimenti né in altro modo.»

«Faccio fede, io notaio Giovan Battista Monteleone».

Vi è un atto esecutivo della Gran Corte del XV luglio 1573 dai toni pomposamente ultimativi ma che in definitiva non fanno altro che confermare i fatti suesposti.

La curialità cinquecentesca non scherzava davvero: «secondo la forma della nuova Prammatica, si dovrà procedere con l’accesso ed il recesso e per la soddisfazione di cui sopra pignorando qualsiasi bene e vendendo quelli privilegiati ... carcerando e scarcerando ed operando l’estradizione da un luogo ad un altro o da un castello all’altro ...» Ma ci limitiamo agli atti formali della locale curia racalmutese, emergendone procedure, figure locali,  personaggi pubblici.

«Racalmuto 28 gennaio 1572 - atti contro donna Eleonora del Carretto per Gaspare La Matina, baiulo.

«Testi ricevuti - alcuni passi sono in latino, ma qui ne diamo la traduzione - ed esaminati a cura dello spettabile baiulo della terra di Racalmuto ad istanza e richiesta di Antonuzzo Pistuni avverso e contro la spettabile donna Eleonora del Carretto tutrice testamentaria dei propri figli e figlie, eredi del quondam spettabile don Federico del Carretto suo marito, in ordine alla verifica degli infrascritti documenti.

«Relazione del nobile Marco de Promontorio, giurato di questa stessa terra di Racalmuto, che ha prestato giuramento, in ordine al memoriale presentato in curiae, il quale  punto per punto disse: “è tale e quale una polisa quali incomensa ‘Io don Fiderico del Carretto per la presenti polisa mi fazzo debbituri ad Antonj Pistuni in salmi quaranta e tt.na setti di frumento’ et finisci ‘ditto don Fidirico del Carretto’ fui et est scripta di manu propria di ditto quondam spettabile sig.r don Fiderico, si comi per signi, caratteri et figuri di quella appare et questo lo so come quello che havi multi anni che pratico con lo sopradetto spett. don Fiderico et ni havi avuto multi polisi de causa sua”. E questa è la sua relazione”.

Identica relazione fanno i sotto indicati personaggi:

·      nob. Giovanni Antonio Piamontisi, Secreto della terra di Racalmuto, con don Federico ha avuto “pratica et canuxi la sua manu”;

·      magnifico Jo: Saguales di Racalmuto, «che canuxi essiri la manu propria del ditto quondam et che ni havj multi polisi de causa sua et interrogatus dixit scire premissa per modum ut supra ditta sunt..»;

·      hon. Vincenzo Lo Perno di Racalmuto, «como pratico che era con lo ditto quondam don Fiderico ...»;

·      Diacono Martino Rizzo di Racalmuto, il quale «vitti quando ditto quondam don Fiderico scrivia la ditta polisa et la vitti scriviri et la ditta polisa scripta che fui l’appi in potiri lo ditto di Pistuni ....»;

·      Reverendo don Alerico Tudisco di Racalmuto, che sa «come quillo che a pueritia usque in diem obitus canuxi a ditto quondam del Carretto et canuxi essiri ditta polisa la sua propria manu modo quo supra...».

Risulta il tutto dagli atti della curia del baiulo della terra di Racalmuto, essendone stata fatta copia dal maestro notaro Giuseppe de Ugone (gli Ugo del Rivelo).


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